mercoledì 10 agosto 2016

The truth about fragile things

Autrice: Regina Sirois
Lingua: inglese
Genere: young adult
Prima pubblicazione: giugno 2016

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The truth about fragile things è una storia molto delicata che coinvolge tre adolescenti: Megan, Charlotte e Philip.
La prima, di circa diciassette anni, ha sempre vissuto la sua vita portandosi dietro un gran senso di colpa e la voglia di nascondersi. All'età di due anni, infatti, per inseguire una farfalla, rischiò di essere investita da un'auto, ma fu prontamente salvata da un uomo, Bryon, che però perse la sua vita.
Charlotte all'epoca non aveva nemmeno compiuto un anno, e quell'atto eroico le costò il padre. Al tempo della storia raccontata nel romanzo, è una ragazzina arrabbiata e cinica, che tenta di esaudire i desideri che compongono una wish list lasciata incompleta dal genitore.
Philip è il migliore amico di Megan, un ragazzo simpatico e sensibile che permetterà alle due adolescenti di realizzare i desideri della lista, una volta deciso che è un compito che porteranno avanti insieme.

Nella descrizione dei ragazzi e delle loro vicende, l'autrice riesce a tenersi lontana dagli stereotipi e dai facili drammi.
Il personaggio di Megan, ad esempio, che rischiava di diventare patetico, rappresentando una "secchiona" taciturna e scostante, riesce a mostrare tutta la sua disperazione e il dolore che si deve provare sentendosi per tutta l'infanzia e l'adolescenza come l'assassina di un uomo buono e altruista.
Dal canto suo, Charlotte in principio mi stava un po' antipatica, ma con il proseguire della storia si comprendono anche le sue ragioni e il suo profondo dolore.

Notevoli i personaggi comprimari, come i genitori delle ragazze, la sorellina di Megan e la professoressa Schatz.

Mi è piaciuto molto il modo in cui Regina Sirois ha raccontato l'evolversi dei rapporti tra i tre ragazzi protagonisti, soprattutto quello tra Philip e Megan, che ad un certo punto della storia si ritrova spiazzata da un'altra ragazza, con l'impressione di perdere il suo amico, cosa che la porta a sentirsi ancora più sola e abbandonata.

La storia è così sia un racconto di crescita che la rappresentazione di una catarsi, con i protagonisti - ma non solo - che alla fine del percorso si ritrovano non soltanto cambiati, ma finalmente liberi da quei pesi che li avevano schiacciati durante tutta la loro breve vita.

Il romanzo è piacevole e spesso commovente; ciò che non ho gradito è stata la sua eccessiva lunghezza, soprattutto l'indugiare nel racconto del campeggio e dello spettacolo teatrale.

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Trama: Bryon died fifteen years before his time. Charlotte grew up angry. I grew up scared. And Phillip- well, he never grew up.
And now we are all bound together in one painful heap of humanity. Broken, but bound. And maybe it is only the fact that we are tangled in this terrible knot that will hold us together until we heal. This is unfortunately, and miraculously, my story.

17-year-old Megan Riddick is alive only because a stranger died to save her when she was a toddler. Fifteen years later she finds herself in the same high school as that heroic man's daughter.

Charlotte Exby never knew her father because he chose to save a child he didn't know instead of raise the one he loved.

Plagued with guilt and resentment, Megan and Charlotte make an uneasy truce as they join forces to complete the bucket list of the man who made both of their lives possible.

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Giudizio personale: 4/5

venerdì 5 agosto 2016

L'uomo che credeva di essere morto

Autore: Vilayanur S. Ramachandran
Sottotitolo: e altri casi clinici sul mistero della natura umana
Titolo originale: The tell-tale brain
Lingua: italiano
Genere: scienze / neuroscienze / medicina
Prima pubblicazione: 2011

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L'uomo che credeva di essere morto è un interessantissimo saggio scritto dal neuroscienziato indiano Vilayanur Ramachandran.
Il titolo italiano si riferisce ad uno degli ultimi casi trattati, in realtà secondo me nemmeno il più interessante, ma sicuramente nella nostra lingua più accattivante della traduzione del titolo originale, The tell-tale brain, pressappoco "Il cervello rivelatore".

Gli argomenti trattati sono numerosi e vari, quali gli arti fantasma, la visione, il linguaggio, l'introspezione e sindromi che potrebbero sembrare a prima vista "bizzarre", come quella che dà il titolo al libro.
In particolare ho trovato molto interessanti i capitoli riguardanti l'autismo con l'intrigante teoria sui neuroni specchio, e quello sulla sinestesia, cioè la capacità di alcune persone di percepire colori nelle lettere o nei numeri.
Ancora, ho scoperto varie connessioni tra l'arte, l'estetica e il cervello, a cui ammetto di non aver mai pensato prima.
L'Introduzione al libro, in cui l'autore parla dell'essere umano come di un "fenomeno assolutamente unico e meravigliosamente nuovo nell'universo", è quasi commovente.

Lo stile è molto chiaro e asciutto (ahimè, qualche volta autocelebrativo), e lo scienziato tratta di esperimenti, aneddoti ed esperienze vissuti in prima persona, quindi di argomenti che conosce bene e di teorie di cui può illustrare lucidamente le ragioni.

Il libro è corredato da numerose illustrazioni e foto che aiutano a comprendere meglio il testo, nonché da un Glossario molto curato e utile.

Di sicuro un libro da rileggere.

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Quarta di copertina: Perché alcune persone ci attraggono sessualmente? Perché ci affascina una certa melodia, un quadro o un tramonto? Come è nato il linguaggio? Come fa il cervello a dare origine alla coscienza? Il famoso neuroscienziato Vilayanur R. Ramachandran indaga le connessioni tra corpo, mente e cervello basandosi sull'osservazione concreta di pazienti che, a causa di difetti genetici o di lesioni cerebrali, presentano sindromi stravaganti e in apparenza inspiegabili.
Coniugando competenza specialistica e talento narrativo, attraverso esempi, storie ed esperimenti, Ramachandran ci guida in una sorta di piacevolissimo "giro turistico" tra le più innovative e feconde scoperte scientifiche sul sottile confine tra neuroscienza e comportamento umano, e lungo il misterioso itinerario dalla percezione alla coscienza. Il risultato è un libro destinato ad aprire prospettive inedite su quelle facoltà che rendono l'uomo davvero unico e speciale fra tutti gli esseri viventi che popolano il nostro pianeta.

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Giudizio personale: 5/5

lunedì 1 agosto 2016

Non lasciarmi

Autore: Kazuo Ishiguro
Titolo originale: Never let me go
Lingua: italiano
Genere: ucronia
Prima pubblicazione: 2005

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Non lasciarmi è un romanzo molto coraggioso dello scrittore di origini giapponesi Kazuo Ishiguro.
A narrare è Kathy, trentun anni, che racconta della sua infanzia nell'istituto di Hailsham, passata insieme ad altri bambini come lei "speciali", accomunati da un destino di cui, di sicuro, ognuno di loro sarebbe stato ben felice di sbarazzarsi.
L'autore, infatti, immagina che, negli anni '50 del Novecento, l'umanità abbia fatto una scelta terribile, del tutto discutibile sul piano etico e morale.
La storia è ambientata invece negli anni '80, quando oramai, egoisticamente, nessuno sceglierebbe di tornare indietro, e le persone sono irrimediabilmente divise in due gruppi: quelle che hanno il diritto di vivere la propria vita e avere un futuro, e quelle a cui tale diritto viene invece negato.

Non svelerò quale sia questa orribile scelta, il vero fulcro del romanzo che dà il via a tutta la storia, anche se in tantissime recensioni viene tranquillamente rivelato, a danno, secondo me, di chi non si è ancora avvicinato al libro.
Purtroppo ho letto il romanzo sapendo già di cosa si trattasse, e mi sono chiesta quali emozioni avrei provato se invece lo avessi scoperto secondo i tempi dettati dall'autore.
In entrambi i casi, ad ogni modo, Non lasciarmi è una storia capace di evocarne tantissime, di emozioni.

L'autore è molto bravo a descrivere la vita in comune di ragazze e ragazzi in modo piuttosto verosimile, e proprio questa normalità nei protagonisti e nei loro compagni rende ancora più atroci le descrizioni della vita da giovani adulti che invece è stata loro destinata.
Spesso mi sono ritrovata a pensare: "E' devastante".
Eppure uno dei personaggi, Ruth, non desta nemmeno simpatia ed empatia, nel suo manipolare ulteriormente le vite dei suoi compagni Kathy e Tommy. Ma si tratta di un essere umano, e nessuna scelta, nessun bene superiore, dà il diritto a persone che come lei respirano, pensano, sognano, di negarle il diritto fondamentale alla vita.

Non lasciarmi è un romanzo molto profondo, che fa riflettere sul valore dell'esistenza, dell'amicizia, dell'amore, e ci mostra a cosa potrebbero arrivare gli uomini, in un mondo in cui non vorremmo vivere mai.

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Trama: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un'autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall'intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole "donatore" e "assistente"? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d'amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un'utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata. È uno di quei libri che agiscono sul lettore come lenti d'ingrandimento: facendogli percepire in modo intenso la fragilità e la finitezza di qualunque vita.

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Giudizio personale: 4/5

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E' del 2010 la trasposizione cinematografica di Non lasciarmi, con titolo omonimo, per la regia di Mark Romanek e sceneggiatura di Max Garland.


Carey Mulligan interpreta Kathy, Keira Knightley è Ruth, Andrew Garfield è Tommy, mentre Charlotte Rampling interpreta Miss Emily.

Non mi sono avvicinata con molta fiducia al film, che invece si è rivelato bellissimo, anche migliore del romanzo, a cui è molto aderente.


La scelta degli attori mi è piaciuta molto, ed in particolare c'è stata molta cura per il casting dei bambini: su tutti, Isobel Meikle-Small, che sembra davvero Carey Mulligan da bambina, non solo per il suo aspetto fisico, ma per il modo di muoversi e parlare.


Così come nel romanzo, - e forse anche di più, perché qui i bambini hanno un volto, li vedi sorridere e correre e giocare, e sono bellissimi e vorresti portarteli a casa e salvarli - la storia spezza davvero il cuore.
Da vedere.

martedì 19 luglio 2016

Il grande Gatsby - Citazioni

" Astenersi dal giudicare implica un'infinita speranza. "

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" ... la vita sembra molto più di successo se la si vede da una finestra sola..."

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" ... distribuiva luce di stelle a falene casuali ... "

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" Non c'è fuoco o gelo che possa sfidare ciò che un uomo può immagazzinare nella sua anima. "

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" ... ma se riusciva una sola volta a ritornare a un certo punto di partenza e ricominciare lentamente daccapo, sarebbe riuscito a capire qual era la cosa che cercava ... "

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" Ma ad ogni parola lei si ritraeva sempre di più in se stessa, perciò lui rinunciò, e solo il sogno morto continuò a battersi mentre il pomeriggio scivolava via, cercando di toccare ciò che non era più tangibile, lottando infelice, senza disperazione, per raggiungere quella voce perduta al di là della stanza. "

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" La simpatia umana ha dei limiti ... "

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" ... nessun altro era interessato - interessato, intendo dire, con quell'intenso interesse personale a cui tutti hanno un vago diritto nel momento della fine. "

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" Aveva fatto molta strada per arrivare a questo prato azzurro, e il suo sogno gli doveva essere sembrato così vicino da non potergli più sfuggire. Non sapeva che l'aveva già alle spalle, da qualche parte nella vasta oscurità oltre la città ... "

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Qui la recensione del romanzo

domenica 10 luglio 2016

Beauty never dies

Autore: Cameron Jace
Sottotitolo: A Grimm Diaries prequel
Lingua: inglese
Genere: fantasy
Prima pubblicazione: giugno 2012

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Beauty never dies è il terzo, breve prequel dei Grimm diaries, questa volta scritto da Peter Pan.
In quanto creatura di sir James Matthew Barrie e non dei fratelli tedeschi, questi non è sottoposto alla maledizione dei Grimm, ma ne subisce comunque le conseguenze, in quanto innamorato della Bella Addormentata.

Questa, a quanto pare, non è l’angelica principessa delle fiabe che tutti conosciamo, ma una sedicenne instabile e viziata. Proprio a causa delle sue intemperanze, ancor prima della maledizione, gli altri personaggi delle fiabe hanno fatto in modo che dormisse per un lungo tempo. Quel sonno che è stato poi attribuito alla puntura del fuso e alla maledizione della strega.

Peter, però, sedicenne per sempre che rapisce bambini allo scopo di popolare Neverland, è deciso a risvegliare la sua bella, e così si rivolge a Dracula, del cui castello ha preso possesso.
Accanto a lui, un gobbo di Notte Dame incattivito dal suo passato.

Dal prequel veniamo anche a sapere che Peter ha aiutato la cosiddetta Regina Cattiva (qui Queen of Sorrow) a sbarazzarsi della pericolosa Snow White.
Sembra, però, che il pericolo non sia del tutto scongiurato, a causa dei Lost Seven, diventati i sette nani nella favola,che potrebbero aiutarla.

Il prequel si conclude svelando la vera identità della Bella Addormentata.

Sin dall'inizio tutto sembra molto caotico; non mi è piaciuto il gobbo di Notre Dame né Dracula privato del suo fascino e ridotto a un'ombra del personaggio da tutti conosciuto.
La questione della maledizione dei Grimm è di sicuro l’elemento che provoca più confusione, e di questo sembra accorgersi anche l'autore, che spesso lo fa dire agli stessi personaggi.
La Queen of Sorrow mi è sembrata priva di carisma, e in balia di un ragazzino presuntuoso e con un evidente deficit dell’attenzione.

La vera natura della Bella Addormentata è una piacevole novità, e di sicuro la sua vera identità è l’aspetto più innovativo.
Sembra che l’autore abbia delle buone idee, ma non sappia come utilizzarle per un buon racconto, e finisca per fare di tutto una gran confusione.
Di sicuro è bravo a stuzzicare l’appetito di quelli a cui piacciono le riletture delle favole. Nel prossimo prequel a prendere la parola sarà infatti Cappuccetto Rosso.
Pur non aspettandomi grandi cose, gli darò di sicuro una possibilità (magari cercando, nel frattempo, qualche variazione meglio scritta).

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Trama: Peter Pan has a plan. Since it's been hundred years since his friends were all cursed by the Brothers Grimm, he is about to wake up Sleeping Beauty, his eternal lover. Oops, you didn't know that. Blame it on the Grimms.

But in the middle of the ceremony, he is visited by the Evil Queen who manipulates him into helping her with information about Snow White. This or she will expose him as he has been secretly kidnapping kids to help him rebuild Neverland in the Dreamworld.

After the deal is made, Peter continues with the ceremony, bringing Sleeping Beauty back into life. What Sleeping Beauty is capable of and who she really is are like nothing ever written in the books.

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Giudizio personale: 2/5

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Volumi precedenti:

martedì 5 luglio 2016

La ragazza tatuata - Citazioni

" Tra quei detriti, ci vuole un occhio acuto e paziente per scorgere un tesoro. "

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" Questa era una di quelle situazioni in cui non perdere era infinitamente più importante che vincere. "

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" E' facile calare all'Averno: la porta dell'oscura dimora di Dite è sempre aperta, il giorno e la notte. Ma tornare sui propri passi, salire all'aria che si respira in terra, è faticoso e difficile. "

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" Entrare in macchina, [...], era a volte complicato, e uscirne fuori, con quell'azzardato spostamento di equilibrio che davi per scontato finché non lo stavi perdendo, era ancora più difficile. "

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" La maggior parte delle persone si sbaglia riguardo alla maggior parte delle cose, [...]. La maggior parte degli adulti. "

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" Perché anche i narcisisti soffrono, anzi forse i narcisisti soffrono più profondamente, per la perdita di coloro che esistevano per amarli e per riflettere la loro esagerata autostima. "

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" ... non poteva sfuggire alla convinzione che quando gli anziani genitori muoiono di morte naturale dopo lunghe malattie, nessuno ha motivo di pensare che sia stata commessa un'ingiustizia. "

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" Fingeva le esagerazioni, l'isterismo. Ma un volto può assumere i tratti della maschera che vi è calcata sopra. "

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" ... coloro che ci odiano, ci odiano perché credono che noi siamo pericolosi in qualche modo. Quella pericolosità, o la possibilità che ci sia, ci fornisce un "potere" su di loro. "

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" Nei giorni buoni era dannatamente grato per la sua salute e nei giorni cattivi, bé, poteva sempre essere grato di non stare peggio. "

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" Adesso non riesco a ricordarmi per cosa diavolo fossi così preoccupato. Per la maggior parte della mia vita adulta. Ero pazzo? "

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" Non credeva nel peccato. Ancora meno nel peccato originale. Credeva nei difetti personali. "

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" Era ottimista. - Un ottimista è uno che non ha altra scelta -. "

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" Fu un periodo di profondissimo sonno e, quando si svegliava, ogni volta lui era ancora morto. "

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Qui la scheda del libro

sabato 2 luglio 2016

Il nome del vento

Autore: Patrick Rothfuss
Lingua: italiano
Genere: fantasy
Prima pubblicazione: marzo 2007

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Ho desiderato per lungo tempo leggere Il nome del vento, e purtroppo devo proprio affermare che l’attesa è stata la parte migliore.

Quando, con molto entusiasmo, ho cominciato il romanzo, mi ha colpito come uno schiaffo inatteso la piattezza dello stile. Non ho potuto fare a meno di confrontarlo con quello de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin che, piacciano o meno, sono scritte in modo eccellente, e a cui la prosa di Patrick Rothfuss non è minimamente paragonabile.
Il setting è molto simile: un mondo simil medioevale privo quindi delle comodità moderne e con un pizzico di magia. L’universo di Rothfuss non è però per niente violento, e questo di sicuro non mi è dispiaciuto.
Messi a parte confronti con altre opere, Il nome del vento è stato deludente soprattutto per quanto riguarda la storia in sé.

Tutto ha inizio in una locanda, il cui locandiere, ci viene fatto ben intendere, non è ciò che sembra. Pare che egli sia considerato, infatti, ora un eroe, ora un assassino, ora un grande mago, ora un eccelso cantore o un farabutto.
Quindi, quando nella locanda fa il suo ingresso un Cronista (di nome e di fatto), e il locandiere Kote, sotto cui si nasconde il misterioso Kvothe, si accinge a raccontare tutta la sua storia, il lettore, o almeno io, immagina che davanti a sé si dispiegherà un mondo fatto di avventure, misteri e magia.
Niente di più diverso.
Dopo aver narrato, infatti, dell’infanzia di Kvothe e di alcuni anni passati dal fanciullo in completa miseria e solitudine nella crudele città di Trabean, il romanzo diventa né più né meno che la storia di un quindicenne durante i suoi primi mesi all’Accademia, una sorta di college in cui, tra le altre cose, si insegna la “simpatia”, qui nome attribuito alla magia perché basata sul legame tra le cose (la simpatia, appunto).

Il protagonista è un ragazzo piuttosto presuntuoso, che, a quanto pare, sa sempre cosa fare e come farlo bene, per poi peccare spesso di stupidità (e credo di averlo ormai ripetuto fino alla nausea, che la giovane età di un personaggio non è un pretesto valido. Gli adolescenti possono essere avventati e non avere esperienza, ma non sono stupidi).
Sua nemesi all'Accademia è Ambrose, un personaggio piuttosto stereotipato. Si tratta infatti del tipico ragazzo nobile, molto ricco, che prende di mira il compagno senza un soldo in tasca e non tollera che si faccia lo stesso nei suoi confronti. Le beghe fra i due sono ad un certo punto diventate così noiose che, nel leggere del loro ennesimo scontro, mi sono rifiutata per un po' di andare avanti.
Inoltre il protagonista-narratore predice di continuo delle conseguenze disastrose per la sua carriera in Accademia proprio a causa degli scontri con Ambrose, ma ciò, in realtà, almeno in questo primo volume, non si avvera mai.
Gli altri colleghi di Kvothe all'Accademia, sia ragazzi che ragazze, anche se poco indagati, hanno comunque una loro personalità definita.
I professori sono abbastanza stereotipati: c'è quello che prova immediatamente simpatia verso Kvothe; quello che, al contrario, tenta sempre di mettergli i bastoni tra le ruote e di farlo espellere; quello che sembra essere ormai impazzito da tempo (ma, in realtà, è palese che riesca a vedere ciò che a chiunque altro è precluso) e così via.

Per quanto riguarda i personaggi femminili, i più meritevoli di attenzione sono Devi, Auri e Denna.
La prima presta del denaro a Kvothe quando questi ne ha bisogno; benché sia una strozzina, non mi è dispiaciuta, e credo che avrebbe meritato più spazio.
Auri è un personaggio molto dolce, una ragazza piuttosto slegata dalla realtà, forse una ex allieva che non è riuscita a tenere il passo con i ritmi dell'Accademia, nei cui sotterranei vive in solitudine.
Denna, che avrebbe dovuto essere la più importante ai fini della storia, è invece una vera e propria spina nel fianco. Kvothe ne parla come di un essere straordinario, che le parole non potrebbero mai descrivere. Si tratta invece di una ragazza senza spessore, le cui caratteristiche principali - e forse uniche - sono quelle di attrarre qualsiasi uomo e di scappare, anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno (come nell'episodio del draccus). Il protagonista, quindi, non fa altro che cercarla, per lo più senza successo, anche se poi, chissà come, i due si ritrovano sempre nello stesso luogo, come se il mondo avesse solo tre città o giù di lì.
Per l'autore quella tra i due avrebbe probabilmente dovuto essere una grande e tormentata storia d'amore, ma, essendo piuttosto piatta e vuota, non mi ha suscitato alcuna emozione.

 Per le prime 150 pagine circa, la storia è poco accattivante; la parte centrale è abbastanza interessante, ma gli ultimi capitoli sono davvero noiosi, soprattutto quando si parla del draccus. Non vedevo l'ora che la tortura finisse!
Quello che avrebbe dovuto essere il nucleo del racconto, e cioè la ricerca dei Chandrian o di qualche informazione su di loro, non vede alcun progresso - e, a quanto pare, non ci sarà nessuna novità nemmeno nel volume successivo -.

Il nome del vento, infatti, è il primo volume di una trilogia, ma, piuttosto che lasciarmi la voglia di continuare a leggere le avventure del suo protagonista, mi ha fatto solo desiderare di starne alla larga.
Una vera delusione!

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Trama: "Ho percorso alla luce della luna sentieri di cui altri temono di parlare durante il giorno. Ho parlato a dèi, amato donne e scritto canzoni che fanno commuovere i menestrelli. Potresti aver sentito parlare di me."

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che si rifà a nobili ideali. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

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Giudizio personale: 2/5