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venerdì 15 luglio 2022

I cinque profumi del nostro amore (Audiolibro)


Autrice: Laure Margerand

Lingua: italiano

Titolo originale: Les 5 parfums de notre histoire

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: novembre 2020

Voce narrante: Assunta Maria Berruti




Charlotte è una editor tra le più competenti e richieste, che, come reazione ad una tragedia familiare, perde il senso dell'olfatto e si lascia andare.
Quando il famoso e borioso scrittore Pierre-Emanuel le propone di seguirlo nella stesura del suo nuovo romanzo, sembra l'occasione giusta per rimettersi in piedi.
Ma l'uomo vuole creare una storia "olfattiva", ovvero corredata di segnalibri il cui profumo ne evochi i momenti cruciali...

Proprio quando pensavo  di essere stata molto fortunata, quest'anno, nello scegliere le letture, I cinque profumi del nostro amore è arrivato a smentirmi: è infatti uno dei libri più brutti che abbia letto (o ascoltato), e uno dei pochissimi a cui abbia dato una sola stella. Con buona pace delle innumerevoli recensioni entusiastiche.

La storia è noiosa, lo stile brutto, i personaggi odiosi. Anche Charlotte, nonostante sia la protagonista e nonostante la tragedia. Per non parlare di Pierre-Emmanuel e di Gabriella, la profumiera, che ad un certo punto si comportano in modo così infantile ed assurdo, che non sapevo più cosa pensare.
La trama è a tal punto brutta che non solo non riesco a trovare un altro aggettivo per definirla, ma fa anche sembrare i leggeri film romantici dei pomeriggi natalizi come scritti da premi Nobel per la letteratura.

L'elemento peggiore sono i dialoghi: brutti, bruttissimi, inverosimili, noiosi.
I problemi tra Charlotte e il marito si risolvono in modo così frettoloso e superficiale che mi sono sentita insultata nella mia intelligenza.

Statene alla larga.

La voce narrante: piuttosto spigolosa; di certo non ha contribuito a farmi provare empatia per i personaggi.

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La copertina: l'accostamento di colori è piacevole, ma è tutto troppo macroscopico, i fiori, il flacone, il titolo...

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Trama: Osannato dal pubblico come una star, Pierre- Emmanuel è uno degli scrittori francesi più noti, sempre in testa alle classifiche. Ma ormai scrive come una macchina, e da tempo ha perso l'ispirazione e la stima della moglie. Quando Agathe lo lascia per un altro, Pierre vede crollare ogni certezza. Come riconquistare la donna che ama ricordandole tutte le emozioni vissute insieme? Nel pieno della crisi, finalmente ha un'illuminazione: scriverà un grande romanzo sul loro amore. Ma non un romanzo qualsiasi: dato che l'olfatto è il senso che più di ogni altro riesce a risvegliare i ricordi in modo immediato, Pierre incarica Gabriella, famoso “naso”, di creare una fragranza per ogni momento cruciale della storia con Agathe, per poi racchiuderla in un segnalibro. Il profumo del loro primo incontro, della passione, della vacanza a Cuba, della pelle del loro bambino. Però, per ritrovare il suo talento letterario ormai smarrito, Pierre ha bisogno di altro aiuto. Per questo contatta Charlotte, la migliore editor sulla piazza, chiedendole di assisterlo nella scrittura. Non può sapere che la giovane nasconde un segreto che la rende la persona meno adatta per quel compito: ha perso l'olfatto in seguito a un terribile trauma che ha distrutto la sua famiglia, e da allora conduce un'esistenza solitaria e appartata. Eppure la singolare proposta dello scrittore risveglia qualcosa in lei. Ma qualcuno che non riesce più a sentire gli odori e le emozioni può lavorare su un romanzo olfattivo? E se fosse proprio quello di cui ha bisogno?

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Rating: 1/5
Voce narrante: 2,5 / 5

domenica 24 ottobre 2021

Teresa degli oracoli


Autrice: Arianna Cecconi

Lingua: italiano

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: gennaio 2020





Da dieci anni Teresa non parla e non si muove, ma, coricata in un letto al centro del salotto, partecipa a suo modo alla vita quotidiana della "casa del fico". Quando il medico annuncia che la matriarca sta per andarsene, le figlie, la nipote, la cugina e la badante peruviana si stringono attorno la lei.

La casa diventa così quasi una bolla avulsa dal mondo, in cui le donne di famiglia - che "finisce con la a perché è femmina" - ripercorrono i sentieri più accidentati delle proprie vite e si liberano finalmente dalle paure e dalle proprie catene.

Teresa degli oracoli è romanzo che gioca abilmente con vari piani temporali e ci restituisce una storia che definire saga familiare è troppo, ma che ci si avvicina, raccontando l'origine della famiglia, dal matrimonio non desiderato di Teresa, ai rimpianti della nipote Nina, voce narrante.
A questo proposito, il fatto che la donna chiami per nome gli altri personaggi, e non "nonna", "mamma", "zia" - certo per rendere la storia più scorrevole - sembra abbastanza innaturale e qualche volta non mi ha permesso di calarmi completamente nella storia.

Tutte le donne, proprio come la matriarca immobile nel proprio letto, sono bloccate all'interno della propria vita: Rusì è stata testimone delle conseguenze della guerra, e poi il caso ha distrutto il suo sogno d'amore, rendendola incapace di vivere nel mondo; Irene ha seguito il proprio cuore, ma si ritrova sola, con addosso la necessità di muoversi e spostarsi; Flora ha pagato a caro prezzo la chiusura mentale e la malvagità altrui; Pilar ha abbandonato da anni il proprio paese e i propri figli e continua a portare ogni giorno un pezzettino delle proprie tradizioni nella casa del fico; Nina, dopo alcune scelte difficili, è come pietrificata, anche nel corpo.


Tutte queste donne si ritrovano insieme nella casa del fico, in cui per qualche giorno creano un bozzolo, come quello appeso al letto di Teresa, come quelli che lavorava suo marito.
Attraverso sogni, ricordi e segreti finalmente svelati, ognuna di loro cerca, per quanto possibile, di liberarsi da timori e sensi di colpa e di riappropriarsi della propria vita per andare finalmente avanti.

Il romanzo mi è piaciuto molto, tuttavia verso la fine mi è sembrato che si calcasse troppo la mano sugli aspetti "magici" dell'esistenza delle donne.
Mi sono commossa nel leggere di questa nonna che, nonostante avesse vissuto una vita che non aveva scelto, aveva fatto del proprio meglio per far sentire amati coloro che la circondavano, e ne è una prova il fatto che, negli ultimi giorni della sua vita, si trovi circondata da donne che non possono far altro che ricordarla con affetto - e che l'hanno amata ed accudita durante i dieci, lunghi anni, in cui tutto di lei, tranne il corpo, era già andata via -.
Mi è dispiaciuto per il suo matrimonio poco felice e per la solitudine di Irene, mi si è spezzato il cuore all'idea delle vite non vissute di Rusì e Flora; per quell'unico momento di felicità che, solo, era riuscito a sostenere Teresa per tutta la vita, e per il desiderio di Pilar per la propria, amatissima terra, per la sua impossibilità di veder crescere i figli.
Avrei letto ancora e ancora aneddoti riguardo a tutte loro, soprattutto Teresa, Rusì e Pilar.

Il romanzo si chiude con un grande, corale messaggio di speranza, eppure non ho potuto fare  ameno di pensare che la storia ci abbia detto anche questo: che il tempo non lo si recupera, che le vite non vissute non godono di nessun riscatto, che ciò che perdiamo non potremo mai più riaverlo indietro.

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La copertina: mi piace l'illustrazione di nonna Teresa che lavora a maglia quella che è - immagino - la metafora della storia della sua famiglia, nonché la scelta di utilizzare una gamma di colori molto ristretta.

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Quarta di copertina: Teresa custodisce da sempre un segreto da tutta la vita e per questo, quando intuisce che la sua memoria inizia a fare acqua come un colino, decide di sdraiarsi nel letto e restarci, zitta e immobile. Per dieci anni, non si alzerà più. Ma le figlie Irene e Flora, la cugina Rusì, la badante Pilar e Nina, la nipote, non sono disposte a rinunciare a lei: spostano il letto al centro del salotto, al cuore di una famiglia - che è donna perché finisce con la "a" - diversa da tutte le altre. C'è infatti Irene, che è nata con ai piedi dodici dita, e Pilar, che sa distinguere i sogni che nascono da dentro e quelli che arrivano da fuori; c'è chi come Rusì dorme con una torcia da minatore sulla fronte, e chi di nascosto appende bachi da seta al letto di Teresa. E ognuna di loro, per paura, senso di colpa o incapacità ad abbandonarsi al proprio futuro, vive a metà. Fino al giorno in cui, richiamate dalle preoccupazioni del medico, tutte si stringono attorno a quel letto per vegliare la matriarca. Nella condivisione e nei silenzi si aprono a poco a poco spiragli: Teresa li asseconda rivelando, notte dopo notte, quattro oracoli che aiutano le donne a sciogliere i nodi che limitano le loro esistenze. Così, forse, Teresa potrà finalmente liberare se stessa.
In Teresa degli oracoli la scrittura di Arianna Cecconi dà vita a un immaginario al contempo realistico e magico, che ci scuote nel riso e nella commozione, scavando al fondo dei nostri segreti.

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Rating: 4/5

domenica 15 agosto 2021

L'uomo che voleva uccidermi (audiolibro)



Autore: Yoshida Shūichi

Lingua: italiano

Titolo originale: 悪人

Genere: mystery / slice of life

Prima pubblicazione: aprile 2007

Voce narrante: Erika Urban



La giovane Ishibashi Yoshino è stata uccisa.
Il suo corpo è stato ritrovato al valico di Mitsuse, e da allora le indagini hanno scavato nella sua vita, fornendo alla stampa una quantità di informazioni tale, da fare della ragazza una vittima non solo di omicidio, ma della crudeltà dell'opinione pubblica.
Indagando nella sua sfera privata e in quella dei due giovani sospettati dell'assassinio, l'autore ci dimostra che non sempre le cose sono ciò che sembrano, tuttavia spesso, nel giudicare, gli esseri umani non possono accettare la scala di grigi, ma solo il bianco e il nero...

L'uomo che voleva uccidermi è un audiolibro lungo 11 ore e 49 minuti, ma che mi è parso lunghissimo - mentre scopro che in realtà il formato cartaceo consta di poco più di 300 pagine... -, e che verso la fine ho ascoltato a velocità aumentata perché terminasse in fretta.

Benché l'assassinio della giovane Yoshino sia l'evento che dà il via al romanzo, esso non è il fulcro della storia, che è piuttosto uno slice of life, uno spaccato di vita, in cui entriamo nelle giornate dei personaggi coinvolti, per un motivo o l'altro, nella vicenda.
E tutti loro hanno delle vite miserabili e infelici, caratterizzate dalla solitudine e dall'incomunicabilità.
Per questo motivo il romanzo ha prosciugato le mie energie; alla fine mi sentivo spossata, senza speranze.

Tutte le vicende sono in qualche modo tristi, ma quella che più mi ha colpito è stata quella della nonna che viene così subdolamente frodata e poi trattata con violenza nonostante la sua età e le sue condizioni, anche se il suo personaggio è stato l'unico, alla fine, a creare una crepa nell'universo pessimista e negativo del romanzo. L'acquisto di quella sciarpa, e il suo significato, è stato davvero un raggio di sole, di cui si aveva bisogno.  


Notevoli alcuni aspetti della trama, come la prontezza dell'opinione pubblica nello scagliarsi contro una ragazza che è stata uccisa, o il chiaro concetto che coloro che risultano innocenti possono albergare l'anima di un mostro, ancora peggiore di quella di chi commette crimini.
Ed è triste pensare a come sarebbe stata diversa l'esistenza dell'assassino, a quanta felicità avrebbe potuto avere nella sua vita, se solo un incontro non fosse avvenuto, o un altro si fosse verificato prima.
Ancora più triste la concezione che la giovane - influenzabile - Mitsuyo finisce per avere di lui, e che conserverà per tutta la vita.

La storia, visto il genere, non presenta grandi colpi di scena, eccetto due plot twist che cercano di confondere il lettore riguardo all'identità dell'assassino.

Per una volta, bello il titolo scelto per l'edizione italiana, il cui senso si comprende solo alla fine della storia.

  • Nel 2010 dal romanzo è stato tratto un film dal titolo Villain.

La voce narrante: purtroppo non mi è piaciuta. L'ho trovata irritante, e il fatto che la lettrice pronunciasse nel modo sbagliato i nomi giapponesi ha contribuito a peggiorare l'esperienza di ascolto.

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La copertina: bella. Mi piace la scelta dei colori e il fatto che il riflesso della ragazza non corrisponda a ciò che dovremmo vedere, in linea con il carattere del romanzo.

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Trama: In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l’uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.

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Rating: 3/5
Voce narrante: 2/5

domenica 1 agosto 2021

The family across the street


Autrice: Nicole Trope

Lingua: inglese

Sottotitolo: The most perfect families can hide the most terrible secrets...

Genere: romanzo / mystery / thriller psicologico

Prima pubblicazione: agosto 2021



È una torrida mattina d'estate.
La casa dei West ha qualcosa di strano: le finestre sono ancora chiuse e i bambini non sono usciti per andare a scuola, né si sentono le loro voci. Lo pensa l'anziana vicina Galdys, e lo pensa Logan, che avrebbe dovuto consegnare un pacco, e il cui tono della padrona di casa non smette di preoccuparlo.

Ma chi crederebbe all'impicciona del quartiere e a un ex-galeotto tatuato?
Intanto, per Katherine e i suoi gemellini va in scena un incubo...

Come nei romanzi precedenti, anche in The family across the street Nicole Trope affronta una delle situazioni più terribili in cui ci si possa trovare, e di cui purtroppo ascoltiamo di tanto in tanto le tristi conseguenze al telegiornale: quella dell'uomo che prende in ostaggio la donna che dovrebbe amare, ma a cui vuol farla pagare perché non si sente da lei amato, o non amato abbastanza, o perché non accetta che il loro rapporto sia finito.
È quanto accade a Katherine e ai suoi figli di cinque anni, una mattina che avrebbe dovuto essere routinaria come le altre, mentre i vicini sono rintanati in casa per proteggersi dalle elevatissime temperature.

Quando ho scelto di leggere il romanzo, fuorviata in questo senso anche dalla trama, pensavo che la storia avrebbe raccontato i vari eventi culminanti, poi, nella tragedia finale.
Invece tutti i capitoli, eccetto gli ultimi, rappresentano un'istantanea di ciò che sta accadendo nella bella casa dei West. Sin dall'inizio siamo catapultati nell'azione, sappiamo che qualcuno è in pericolo, che qualcun altro ha una pistola.
L'autrice, con la bravura di sempre, riesce a creare un background per ogni personaggio, anche per la giovane mamma che si chiede cosa stia succedendo e che non ha alcun ruolo negli eventi, diluendo così all'estremo la risoluzione della storia.

E questo fa in modo che The family across the street risulti molto angosciante, tanto che spesso non sono riuscita a leggere più di un capitolo in un intero giorno. Volevo che l'agonia di quella donna e di quei bimbi finisse, ma allo stesso tempo non volevo ritrovarmi ancora in quell'incubo.


Ho trovato interessante quanto fossero simili il passato di Logan e quello dell'uomo che minaccia Katherine e i bambini, e quanto invece sia diverso il presente dei due, con l'uno che ha combattuto e combatte ogni giorno per riuscire a vivere una vita serena e normale, e l'altro che invece sceglie di mettere fine a tutto con un'arma da fuoco.
Ed è molto realistico e fa arrabbiare quanto Logan sia a priori (mal) giudicato a causa degli innumerevoli tatuaggi che ricoprono il suo corpo, e come debba temere di essere scambiato per colpevole, quando cerca di chiedere aiuto per Katherine.

Un colpo da maestro il plot twist finale, che non mi aspettavo e che fa riconsiderare tutta la storia.


" The idea that our relationship is over is not something I can accept. I didn't accept it."

" if I cannot have the life I wanted, then no one gets to have a life."

" It isn't my fault that we're here. "

" I couldn't stand the idea of her not loving me anymore "

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La copertina: non la trovo adatta. Avevo immaginato diversamente la casa in base alle descrizioni, e il fatto che sembri notte non correla con la storia, che prende le mosse al mattino.

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Trama: Sometimes, the most perfect families are hiding the most terrible secrets. How well do you know the people next door…?

Everybody wants to live on Hogarth Street, the pretty, tree-lined avenue with its white houses. The new family, The Wests, are a perfect fit. Katherine and Josh seem so in love and their gorgeous five-year-old twins race screeching around their beautiful emerald-green lawn.

But soon people start to notice: why don’t they join backyard barbecues? Why do they brush away offers to babysit? Why, when you knock at the door, do they shut you out, rather than inviting you in?

Every family has secrets, and on the hottest day of the year, the truth is about to come out. As a tragedy unfolds behind closed doors, the dawn chorus is split by the wail of sirens. And one by one the families who tried so hard to welcome the Wests begin to realise: Hogarth Street will never be the same again.

A completely gripping, twist-packed psychological thriller, perfect for fans of Liane Moriarty, Sally Hepworth and Lisa Jewell.

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Rating: 4/5

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Della stessa autrice:

sabato 19 giugno 2021

Mancarsi (audiolibro)

Autore: Diego De Silva

Lingua: italiano

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2013

Voce narrante: Diego De Silva


Dopo alcuni fallimentari tentativi con gli audiolibri, Mancarsi è stato finalmente il primo che sia riuscita ad ascoltare dall'inizio alla fine, e che ha fatto da apripista a tutti gli altri che sono seguiti.

Mancarsi è la storia di una coppia che non si è formata, o, almeno, non ancora. Seguiamo le storie delle sue due metà, delle loro relazioni complicate come tutte quelle "normali" sanno essere, ma anche, per motivi diversi, insoddisfacenti, tristi. E comprendiamo che qualcosa scricchiola, in quelle relazioni, che Irene e Nicola sarebbero perfetti insieme, che non si conoscono ma si mancano, e speriamo che si trovino, che smettano di mancarsi...

Questa di Diego De Silva è una storia molto breve, scritta in modo unico, fresco e fluido, pur trattandosi per lo più di un romanzo introspettivo. L'autore sembra conoscere profondamente l'animo umano, come se riuscisse a scavare a fondo nei sentimenti, nei pensieri, negli errori di chiunque. 
A tal proposito un esempio su tutti è il capitolo riguardante Nicola, Licia e il bambino.

Pur nella sua brevità, il romanzo ci regala tre storie, quelle delle due coppie, e quella, più bella, che accade off-screen, dopo l'ultima parola letta o pronunciata.
Per un attimo ho desiderato che l'autore avesse messo nero su bianco anche quest'ultima storia, l'incontro tra Irene e Nicola (che, comunque, si è liberi di immaginare che non avverrà mai), il loro riconoscersi, trovarsi, innamorarsi. Ma in tal modo la loro storia avrebbe perso magia, un po' come i sogni ad occhi aperti, quando si raccontano o devono fare i conti con la realtà.


E tante sono le citazioni memorabili, che mi piacerebbe rivivere la storia questa volta leggendo il cartaceo, per potermi soffermare su questa o quella frase, e prendere appunti.

La voce narrante: lo stesso autore Diego De Silva fa da narratore. La sua voce è calda e avvolgente, ma, soprattutto, Mancarsi è una sua creatura, lo si sente dall'intonazione, dalla velocità o la lentezza con cui approccia una frase, un dialogo, un monologo; sa quando arrabbiarsi, stupirsi, alzare la voce, sa bene quando i suoi personaggi sono irritati o frustrati. Meraviglioso.

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La copertina: perfetta. Riassume la solitudine e il grigiore delle vite dei protagonisti e anche, forse, il fatto che basterebbe loro fermarsi e voltarsi per trovarsi.

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Trama: Irene e Nicola sono fatti l'una per l'altro, ma ancora non lo sanno. Si sfiorano, percorrono le stesse strade, frequentano lo stesso bistrot, ma soprattutto le loro sensibilità viaggiano in perfetta sintonia… eppure non si sono ancora incontrati. Entrambi alla ricerca di qualcosa o meglio ancora di qualcuno, sono solo a un passo da una grande storia d'amore.

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Rating: 4/5
Voce narrante: 5/5

lunedì 5 aprile 2021

Equivoci e bugie


Autrice: Joanna Cannon

Lingua: italiano

Titolo originale: The trouble with goats and sheep

Genere: mystery \ romanzo

Prima pubblicazione: maggio 2016



Inghilterra, 1976. Mrs Creasy è scomparsa. 
Le piccole Grace e Tilly, di dieci anni, prendono alla lettera le parole del vicario: "Se in una comunità esiste Dio, non si perde nessuno". Comincia così il loro "viaggio" nelle case del quartiere alla ricerca del Signore, nell'ingenua convinzione di poter, in tal modo, far tornare a casa la vicina scomparsa. Davanti ai loro occhi inconsapevoli, durante una torrida estate, si svelano segreti e bugie che da anni tengono uniti gli abitanti del quartiere, e che si portano ancora dietro il loro strascico di ingiustizie...

Equivoci e bugie è stato il primo romanzo del mio 2021, un libro grazie al quale è venuta a crearsi qualche altra crepa in quel book-slump che sembrava ormai inespugnabile da anni.

Lo stile mi è piaciuto molto, eccetto forse durante i primi capitoli, nei quali l'autrice indugia troppo in similitudini e metafore.

La storia è interessante, un mystery in piena regola, che intreccia le vite degli abitanti di un quartiere e che corre su due binari temporali, il 1976, ovvero il presente delle due piccole protagoniste, e il 1967, anno in cui accaddero gli avvenimenti culminati poi con la scomparsa di Mrs Creasy.

È sbalorditivo come la scrittrice sia riuscita a creare personaggi così variegati e veri. Ognuno dei vicini di Grace e Tilly ha una propria personalità e caratteristiche peculiari, tanto che, pur dimenticando un nome qui e lì, non si fa fatica a riconoscerli e distinguerli gli uni dagli altri, né a credere che abbiano vissuto un'intera vita prima della sparizione di Mrs Creasy, e che continueranno a vivere dopo la fine del romanzo.
Tutti loro incarnano perfettamente l'idea di perbenismo: sono persone "ammodo", proteggono i bambini, si aiutano, eppure i loro pregiudizi, le loro convinzioni, la mentalità chiusa, li portano a macchiarsi di azioni orribili, dinanzi alle quali spesso riescono semplicemente a scrollare le spalle.


Più volte mi hanno fatto quasi tenerezza, qualcuno per il dolore di una perdita, qualcun altro per la sua vita miserevole o squallida, eppure non ho potuto simpatizzare con nessuno, se non con l'uomo la cui vita è stata sconvolta da una caccia alle streghe che non aveva contemplato ripensamenti o pietà, e che aveva avuto come unico scopo quello di trovare un capro espiatorio ed emarginare definitivamente il "diverso".

Mi è piaciuta molto la descrizione di queste persone, annegate, quasi inconsapevolmente, nell'ipocrisia e nel conformismo, che non si perdono una funzione in chiesa, ma che non aspettano altro che finisca per spettegolare, che credono che il loro quartiere sia stato benedetto da un miracolo, e si preoccupano di chi debba sedere più vicino all'immagine sacra apparsa sul muro, che danno il benvenuto a una famiglia straniera, ma non riescono a celare il razzismo.

E poi, in questa foresta di adulti dai comportamenti spesso inesplicabili, ci sono loro, Grace e Tilly. L'una, che ha una gran fretta di crescere e già rischia di diventare come i "grandi" che la circondano; l'altra, più riflessiva e schiacciata dal peso di una salute cagionevole.
L'estate del 1976 sarà significativa anche per loro, che impareranno il valore dell'amicizia e, si spera, a guardare il mondo in maniera diversa rispetto agli adulti della loro vita.

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La copertina: l'illustrazione in sé mi piace molto, ma non si avvicina all'idea che mi ero fatta delle ragazzine e del quartiere, né trasmette la sensazione di caldo torrido così importante ai fini della storia.

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Trama: Una piccola cittadina inglese, un lunedì mattina nell’afosa estate del 1976: Mrs Creasy del civico 8 è scomparsa. I vicini sembrano attribuire questo fatto al caldo insolito, ma Grace, dieci anni, e la sua amica del cuore Tilly non la pensano allo stesso modo. Ispirate da una predica del vicario della parrocchia locale, le ragazzine decidono di investigare, sicure del fatto che se il nostro cuore ci permette di trovare Dio, anche Mrs Creasy può essere trovata e ricondotta a casa con il loro aiuto. E così, mentre la temperatura si impenna e l’asfalto si scioglie, Grace e Tilly vanno di porta in porta alla ricerca di qualche indizio. Quello che scoprono è una incredibile rete di menzogne e segreti legati a un fatto accaduto tempo prima. E intanto che cercano di raccapezzarsi in quel che hanno visto e sentito, viene alla luce una storia ben più grande di loro...

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Rating: 5/5

mercoledì 30 dicembre 2020

Le ho mai raccontato del vento del Nord

 

Autore: Daniel Glattauer

Lingua: italiano

Titolo originale: Gut gegen Nordwind

Genere: romance \ "epistolare"

Prima pubblicazione: agosto 2006




Emmi è intenzionata a disdire il suo abbonamento a Like, e le sue email trasudano sempre più irritazione quando la rivista continua a esserle spedita. Peccato che l'indirizzo a cui si rivolge sia quello di Leo Leike, che con Like non c'entra nulla.
A partire da questo malinteso, i due cominciano a scriversi sempre più assiduamente, sino a diventare una parte importante delle rispettive giornate...

Le ho mai raccontato del vento del Nord non mi è piaciuto tanto quanto mi aspettavo. Credevo che sarebbe stato più appassionante, più romantico, forse.
Ho apprezzato invece molto il modo di raccontare: il libro è una sorta di romanzo epistolare del XXI secolo, visto che la storia ci è presentata esclusivamente attraverso le email che i personaggi si scambiano.
L'autore, inoltre, è stato bravo a "creare" due stili di scrittura ben differenziati per i protagonisti, entrambi d'altronde piuttosto caratteristici.

Uno dei punti più dolenti è stato per me la protagonista Emmi. Il suo bisogno di novità, di qualcuno che la ascolti e la desideri è comprensibile, così come molto realistico è il fatto che si racconti di essere "felicemente sposata", quando è lampante sin da subito che nel suo matrimonio qualcosa non funziona. Tuttavia, si tratta di un personaggio che mi ha irritato molto. È egocentrica, invadente, pressante, manipolatrice. Verso la fine del racconto, ciò che prova per Leo sfiora l'ossessione.
Leo è invece più interessante, sembra abbia di più da raccontare - riguardo al proprio lavoro, i viaggi, la famiglia, la relazione con Marlene - e, che, in generale, abbia più spessore. 


Per qualche motivo, non sono riuscita a trovare bella la storia tra i due. E non perché lei fosse sposata o non mi stesse simpatica, ma perché il tutto mancava di magia.
Anche nel caso della loro relazione, è comprensibile e realistico, ma non magico il sentimento di attaccamento reciproco che provano l'una verso l'altro, il vedersi a vicenda come una fuga dal mondo esterno, come dei confidenti, il bisogno di incontrarsi davvero, la paura di deludere le aspettative dell'altro e le proprie, e così frantumare quel mondo costruito una email dopo l'altra.

L'intromissione [SPOILER] di Bernhard nella corrispondenza mi è sembrata una mossa banale, e da lì la storia ha cominciato ad interessarmi meno. Tuttavia non mi aspettavo quell'unica parola finale, che ha sovvertito tutto, mi ha risvegliato e fatto in parte riconsiderare il romanzo.

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La copertina: il fatto che il viso della donna della fotografia non sia visibile si adatta perfettamente alla storia, in cui i due protagonisti non hanno alcuna idea di come sia fatto fisicamente l'altro.

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Quarta di copertina: Un'email all'indirizzo sbagliato e tra due perfetti sconosciuti scatta la scintilla. Come in una favola moderna, dopo aver superato l'impaccio iniziale, tra Emmi Rothner - 34 anni, sposa e madre irreprensibile dei due figli del marito - e Leo Leike - psicolinguista reduce dall'ennesimo fallimento sentimentale - si instaura un'amicizia giocosa, segnata dalla complicità e da stoccate di ironia reciproca, e destinata ben presto a evolvere in un sentimento ben più potente, che rischia di travolgere entrambi. Romanzo d'amore epistolare dell'era Internet, Le ho mai raccontato del vento del Nord descrive la nascita di un legame intenso, di una relazione che coppia non è, ma lo diventa virtualmente. Un rapporto di questo tipo potrà mai sopravvivere a un vero incontro?

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Rating: 3,5/5

sabato 14 novembre 2020

The pretenders

 

Autrice: Agatha Zaza

Sottotitolo: Three couples. Two exes. One day. One reckoning.

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: novembre 2020




Insieme agli amici John ed Anne e alla futura moglie Holly, Jasper decide di fare una sorpresa al fratello Edmund, recandosi da lui per festeggiare il proprio fidanzamento.
Ma lì, in quella casa che sembra uscita da una rivista, trova l'ultima persona che mai si sarebbe aspettato: Ovidia, che riporta a galla sentimenti e terrori mai sopiti...

The pretenders è un romanzo che comincia in modo difficile, astruso, direi: che cosa è successo, ci si chiede, tra Edmund e Ovidia? Perché sembrano entrambi così privi di vita? Cos'è la cosa importante che devono fare quello stesso giorno? 
Con il procedere della narrazione, tuttavia, la storia avviluppa come in un vortice e non ti lascia più andare.
L'azione si svolge tutta in una sola giornata, densa e pesante, mentre svariati flashback fanno luce su quelle che sono le relazioni tra i sei personaggi (i pretenders, coloro che mentono), le piccole o grandi finzioni in cui vivono, le bugie dietro cui si nascondono.

Il risultato è una storia che avvince, stupisce, fa male, e che opprime, soffoca, forse in modo eccessivo verso la fine.

Benché il rapporto tra Jasper, Edmund e Ovidia e ciò che è successo tra loro mi sia sembrato qualche volta implausibile, tutti i personaggi sono invece profondamente realistici.
 Mentono agli altri e a se stessi, sono egoisti, invidiosi, fragili.
Descrivendoci le loro vicende, l'autrice tocca molti temi importanti, come quello della violenza domestica, del tradimento e della depressione.

In molti hanno definito il finale di questo romanzo "unhappy", triste; di certo non è lieto, ma io lo definirei semplicemente umano. È così che vanno le cose, a volte, nella vita.


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La copertina: bella. Dà l'idea del party, del festeggiamento in giardino con calici e champagne, ma anche della distanza di Edmund e Ovidia dalle altre due coppie.

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Trama: 'I’m perfectly happy lying to myself…If it means getting to stay with you.’
Jasper is ready to surprise his brother; Holly is ready to celebrate their engagement.
Anne tags along for fear of missing out, and John might just be going for another drink.
But Edmund and Ovidia had other plans for their Saturday.
Over the course of one day, these couples must own up to the secrets they’ve been hiding from one another and the lies they’ve been telling themselves. And face the devastating consequences.

Three couples. Two exes. One day. One reckoning.

In her debut novel, Agatha Zaza crafts a modern domestic tragedy simmering with betrayal and deceit.

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Rating: 4/5

venerdì 31 luglio 2020

Arcobaleno



Autrice: Banana Yoshimoto

Lingua: italiano

Titolo originale: 虹

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2002




Quando incontriamo per la prima volta Eiko, la giovane giapponese si trova a Tahiti, un luogo che desiderava visitare a causa del proprio lavoro nel ristorante Arcobaleno, specializzato appunto in piatti tahitiani.
Scopo principale del viaggio è però per la ragazza l'allontanamento dalla caotica Tokyo, un'occasione per riposare dopo la perdita della madre, nonché per fare chiarezza nei propri sentimenti nei confronti del principale Takada, uomo sposato, benché infelicemente.

Sull'isola Eiko riesce a riconnettersi alla natura che tanto ama, a comprendere la bellezza dei momenti passati a chiacchierare con gli altri viaggiatori, e a capire cosa desidera dalla vita soprattutto riguardo al signor Takada.
Attraverso il racconto della giovane, entriamo nella casa dell'uomo, ne conosciamo la moglie, gli amati animali, respiriamo l'aria soffocante di quel luogo e di quel matrimonio.
Inizialmente il rapporto che viene a crearsi tra Eiko e Takada è molto delicato e dolce; i due sono legati innanzitutto dall'amore per la natura e gli animali, e i loro dialoghi sono la parte migliore del romanzo. Quando però l'uomo cerca di imporsi su di lei, facendole quasi violenza, e la ragazza sembra accettare quasi suo malgrado, la magia  - almeno per quanto mi riguarda - si spezza.

Il romanzo ha un ritmo piuttosto lento e, soprattutto all'inizio, è piuttosto ripetitivo e inconsistente. Vi sono qui e lì alcune belle scene, come l'incontro di Eiko con la signora Kaneyama e il racconto di questa, ma per lo più la storia è poco coinvolgente e spesso noiosa.


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La copertina: bello il dipinto scelto come sfondo e l'essenzialità del riquadro giallo.

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Trama: Orfana del padre, Eiko vive con la madre e la nonna, proprietarie di un ristorante. Finito il liceo, la giovane decide di trasferirsi a Tokyo e trova un'occupazione in un ristorante indonesiano, l'Arcobaleno. Alla morte delle due donne, si ritrova completamente sola. Per vincere il dolore della perdita, Eiko si concentra completamente sul suo lavoro. Il signor Takada, proprietario dell'Arcobaleno, si dimostra molto solidale e comprensivo con lei e le propone di aiutare la moglie incinta nella conduzione domestica. Questo nuovo impegno, a contatto con un ambiente in apparenza tranquillo, consente a Eiko di riprendersi. Ma presto si accorge di quanto siano orribili i rapporti tra il marito e la moglie, fatti di bugie e tradimenti.

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Rating: 3/5

martedì 28 luglio 2020

The life she left behind



Autrice: Nicole Trope

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: luglio 2020





La serena vita di Rachel sembra d'improvviso andare a rotoli: sua madre, a cui è legatissima, sta per morire di cancro; il lavoro di suo marito è in pericolo; la loro casa dei sogni, appena acquistata, è in un quartiere ancora disabitato e inquietante, e, quel che è peggio, l'incubo più spaventoso della donna, da cui era riuscita a sfuggire da bambina, si sta lentamente materializzando di nuovo davanti ai suoi occhi...

Blame, Forgotten e My daughter's secret, i romanzi di Nicole Trope che hanno preceduto The life she left behind, mi erano piaciuti moltissimo. Perciò, dopo un attimo di titubanza, ho scelto di leggere questo libro nonostante la trama poco convincente.
Purtroppo, però, ho riscontrato due problemi principali. Innanzitutto, la storia non è per niente originale e, mi duole scriverlo, anche abbastanza prevedibile. Inoltre, la tematica affrontata, ovvero la violenza domestica, è davvero pesante.
Ad essi si sono aggiunti una protagonista piuttosto piatta, per la quale ho provato solo indifferenza, ed un finale troppo frettoloso e buonista.

Ho spesso pensato di abbandonare il romanzo, e di sicuro non morivo dalla voglia di continuare a leggerlo.
Ciò che, nonostante tutto, non mi ha fatto mollare, è stata la prosa della scrittrice. Sempre eccellente, e, se possibile, anche migliorata rispetto ai romanzi precedenti. 


Ho apprezzato inoltre il racconto secondo diversi punti di vista, l'impegno della Trope nel cercare di tenere celate le identità di Little bird e del narratore senza nome, l'uso delle bamboline troll per creare una tensione crescente nella protagonista (purtroppo non nel lettore) e, soprattutto, la riflessione sulla scelta compiuta dalla madre di Rachel.

I capitoli in cui è l'"uccellino" a parlare, rappresentano il racconto, da parte di una bambina di soli sei anni, delle reiterate violenze domestiche subite dalla mamma, a cui fa sempre male la testa a causa dei "fiori dolorosi" che il padre le fa sbocciare sul viso. Un padre spaventoso e crudele, a cui si aggiunge un fratello violento, che, piuttosto che essere un porto sicuro, diventa ben presto un'ulteriore fonte di paura.
Il palpabile timore della bimba, il suo vivere in uno stato di continua tensione, ne fanno i capitoli più potenti e devastanti.

The life she left behind è sicuramente una storia ben raccontata e ancor meglio scritta, che affronta tematiche importanti e che può di certo piacere, ma a cui manca quel qualcosa di speciale che aveva reso gli altri romanzi dell'autrice così accattivanti e impossibili da mettere giù.

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La copertina: interessante il parallelo tra la storia del passato e quella del presente che la foto richiama, tuttavia i colori sembrano troppo brillanti e luminosi rispetto al tenore del romanzo.

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Trama: You tell him everything. The husband you adore, the father of your child, your best friend. He knows, just by looking at your sage-green eyes, when something is wrong. The two of you can communicate with a glance, or a touch of the hand. Except what if you can’t? What if your happy marriage has plastered over one huge lie? A lie you have even started to believe yourself, in order to survive? What if you have a secret, something you have hidden from your beloved husband and your strawberry-scented baby girl, to keep them safe? What if the guilt has kept you up, night after night, for as long as you can remember? What happens when suddenly, after twenty-eight years, that secret refuses to stay buried? What will you do now everyone you love, everything you cherish, is in harm’s way?

An emotional, thought-provoking and beautifully written novel which examines the pieces of ourselves we are afraid of, and the impossible decisions we make when we are desperate. Fans of Jodi Picoult, Kerry Fisher and Liane Moriarty will be moved by this heartbreaking tale.

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Rating: 3/5

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Della stessa autrice:
- Blame
- Forgotten
- My daughter's secret

mercoledì 3 giugno 2020

Intenso come un ricordo



Autrice: Jodi Picoult

Lingua: italiano

Titolo originale: The storyteller

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2013




Sage ha scelto di lavorare di notte, come fornaia, per nascondere di giorno la cicatrice che le deturpa parte del viso e che è una sorta di estrinsecazione del suo senso di colpa.
Partecipando ad un gruppo di sostegno, incontra il novantacinquenne Josef e ne diventa amica, finché l'uomo non le confessa di essere stato un ufficiale delle SS e di aver partecipato alla soluzione finale...

Erano anni che non leggevo un romanzo di Jodi Picoult, eppure il suo stile è stato subito inconfondibile. Purtroppo, però, non ho amato questa storia così come mi era accaduto con Senza lasciare traccia e Un nuovo battito, trovandola invece spesso noiosa, prevedibile, e poco appassionante.

Il personaggio di Sage non è per niente originale. È la classica protagonista che sceglie di ritirarsi dalla vita e pensa di non essere degna di amore per un senso di colpa che si porta dietro da anni. Non mi è riuscito di trovarla simpatica o di parteggiare per lei, e la sua storia con Leo è risultata scontata sin dall'apparizione dell'uomo sulla scena. Ho tuttavia apprezzato le sue scelte, e soprattutto quella che chiude la storia, non perché le condivida, ma perché l'hanno resa umana e l'hanno finalmente liberata dalla banalità.


Il vero gioiello di questo romanzo è la parte centrale, ovvero il racconto della nonna di Sage. Si tratta di una donna sopravvissuta ai campi di concentramento, che dà finalmente voce alla propria storia. L'autrice è stata brava nel darci un quadro completo di come tutto sia cominciato, di come la vita degli ebrei polacchi sia scivolata, a poco a poco, nell'orrore e nell'indicibile. Ho desiderato alcune volte che il racconto - di non semplice lettura a causa del potente carico emozionale - fosse interrotto, anche solo da un'interiezione da parte degli altri personaggi, ma in fin dei conti credo che aver inserito tutta la storia in blocco sia stata una buona scelta, rendendola così più di impatto per il lettore.

Purtroppo, una volta terminato il racconto della nonna, che quasi sembrava appartenere ad un romanzo diverso, il libro è tornato a sfiorare la banalità e ad avere dialoghi legnosi e scontati. La storia dell'upior purtroppo mi ha annoiata, così come le ripetizioni di frammenti di capitoli qui e lì.
Ho tuttavia apprezzato il colpo di scena finale, nonché il dibattito sul perdono e anche quello, più sottile, del dissidio interiore che nasce dall'amare una persona per ciò che è e ciò che significa per noi nel presente, e, contemporaneamente, dall'odiare ciò che è stata e ciò che ha compiuto in passato.

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La copertina: molto bella, soprattutto per la scelta dei colori e la resa del cielo.

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Trama: Sage Singer è una ragazza solitaria. Evita ogni contatto con il mondo, nasconde il proprio volto sfregiato in seguito ad un incidente, si rifugia in una relazione clandestina perché le consente di non impegnarsi fino in fondo. Finché non stringe amicizia con un vecchio signore, Josef Weber. Insegnante in pensione, di origine tedesca, Weber è un filantropo benvoluto da tutti nella piccolo comunità in cui vive. Ma un giorno, contando sul rapporto di stima e affetto che li lega, Weber chiede a Sage un favore molto particolare che sconvolgerà la ragazza. Scioccata, confusa, Sage non acconsente ma non può rifiutarsi di ascoltare la confessione dell’anziano amico. Weber è stato nelle SS ed era fra le guardie di Auschwitz. E la nonna di Sage è una sopravvissuta ai campi di sterminio… Più voci narranti si alternano nella scrittura di Jodi Picoult, come sempre magistrale nel riannodare il filo dei ricordi sepolti nel passato e delle emozioni che agitano il presente. E la chiave, ancora una volta, sta nella potenza della narrazione: «Un racconto può essere molto potente. Può cambiare il corso della storia. Può salvare una vita. Ma può anche essere un buco nero, o le sabbie mobili, in cui si rimane impantanati, incapaci di scrivere per liberarsi». Sta a noi, alla nostra coscienza, scegliere la strada da prendere.

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Rating: 2,5/5

domenica 19 aprile 2020

Senza nome



Autore: Wilkie Collins

Lingua: italiano

Titolo originale: No name

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 1862



Inghilterra, XIX secolo. Alle sorelle Norah e Magdalen sembra non mancare nulla: giovinezza, bellezza, spensieratezza, due genitori amorevoli ed un ingente patrimonio. Un'improvvisa tragedia, però, porta con sé delle conseguenze inaspettate, e la vita delle ragazze cambia radicalmente.
Mentre Norah affronta con rassegnazione gli eventi e tenta di ricostruirsi una nuova esistenza, la più giovane Magdalen vede risvegliarsi in lei uno spirito guerriero e un coraggio che la sosterranno nella sua lunga battaglia per riappropriarsi di ciò che le è stato tolto...

Anni fa il riemergere dei romanzi di Wilkie Collins nel panorama letterario italiano mi aveva incuriosito molto, ma già La legge e la signora, letto dopo La donna in bianco, non mi aveva granché entusiasmato.
Senza nome presenta un inizio promettente, che ci fa scoprire che l'autore aveva talento anche nel raccontare scene di armoniosa quotidianità familiare, che mi hanno ricordato un po' i romanzi di Jane Austen.
Tuttavia, proprio quando la storia è entrata nel vivo, e quindi avrebbe dovuto farsi interessante, ho invece cominciato ad apprezzarla meno.
Innanzitutto il focus è quasi completamente su Magdalen, mentre mi sarebbe piaciuto molto curiosare anche nella vita di Norah, relegata invece a personaggio marginalissimo, menzionata di tanto in tanto e recuperata nel finale. Inoltre, la storia paga molto il fatto di essere stata concepita come un racconto da pubblicare a puntate su una rivista: spesso ho avuto l'impressione che i capitoli si trascinassero senza che nulla davvero accadesse, o che gli eventi fossero diluiti per fare in modo che i lettori aspettassero il prossimo episodio. Anche la battaglia di astuzie tra Mr Wragge e Mrs Lecount, veri antagonisti per buona parte del racconto, ad un certo punto annoia per il suo protrarsi che appare infinito. L'inserimento del sonnambulismo e di una "malattia di nervi", tanto cara ai romanzi vittoriani, non ha di certo migliorato le cose.
La prima mi è parsa un facile espediente affinché Magdalen fosse aiutata nella sua ricerca; la seconda, un pretesto affinché la protagonista potesse divenire la fanciulla da salvare.
Purtroppo è stato anche prevedibile cosa sarebbe successo con Noel Vanstone e con il capitano Kirke.


L'elemento più brillante del romanzo sono di sicuro i personaggi, ben caratterizzati e fedeli a se stessi
fino alla fine.
Entrato nella storia di soppiatto, quasi come un fastidio, la canaglia Wragge è diventata presto il mio preferito. Certo il suo modo di vivere è biasimevole, ma ho apprezzato che col tempo riuscisse ad affezionarsi a Magdalen, ed ero sempre incuriosita riguardo a quale sarebbe stata la sua prossima mossa. E' stato molto soddisfacente leggere di ciò che ne era stato di lui, alla fine.
Magdalen, la protagonista, è un personaggio molto forte e determinato. Proprio per questo, e per il fatto di non arrendersi come la sorella, viene tacciata di cattiveria e perversione innumerevoli volte, e, dopo l'inganno, diventa anche un'onta per la propria famiglia. Non so se con le sue vicende l'autore volesse denunciare la condizione della donna ai suoi tempi o dare un messaggio morale, ma di sicuro fa riflettere il modo in cui tutti trattano la ragazza. Probabilmente, se fosse stata un uomo, sarebbe stato giudicato diversamente per non essersi arreso e aver cercato di recuperare ciò che gli era stato ingiustamente tolto.
Altri personaggi molto ben descritti sono l'ipocrita e debole Noel, la scaltra Mrs Lecount e la cara Mrs Wragge.

Da apprezzare la riflessione sul sistema legale dell'epoca, che lasciava completamente sole due ragazze che non avevano nessuna responsabilità per le azioni dei propri genitori.

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La copertina: benché la fanciulla del dipinto non mi faccia pensare a nessuna delle sorelle del romanzo, mi piace molto la pacatezza dell'immagine e la scelta del font e della disposizione del titolo e del nome dell'autore.

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Trama: Senza nome è uno degli esempi più belli di «melodramma contenuto», secondo la definizione di Thomas S. Eliot, dell’opera di Wilkie Collins. Capolavoro di minuziosa osservazione psicologica e allo stesso tempo critica decisa alle storture della società vittoriana, ha un posto di primo piano nella letteratura inglese del secolo scorso. Protagoniste ne sono due sorelle, Magdalen e Norah Vanstone che, per una sfortunata serie di circostanze, alla morte improvvisa dei genitori si trovano private di una cospicua eredità e sono costrette a guadagnarsi da vivere. Sullo sfondo di questa contrastata vicenda, scandita da perizie legali e tradimenti, emergono i personaggi, mirabilmente caratterizzati, di una storia intensamente drammatica, ma anche venata di umorismo. Una strepitosa narrazione, ricca di innumerevoli colpi di scena, in cui ogni elemento si ricollega all’altro in una dinamica continua e incessante. Un romanzo che per tutto il 1862 ha tenuto in sospeso migliaia di lettori che ne seguivano gli sviluppi sulla rivista «All The Year Round» e che rimane ancora oggi un esempio miracoloso del talento del grande autore de La pietra di luna e de La donna in bianco.

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Rating: 2,5/5

sabato 7 marzo 2020

Mr Gwyn


Autore: Alessandro Baricco

Lingua: italiano

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2011






Jasper Gwyn è uno scrittore che ha deciso di non voler più scrivere. O, meglio, di non voler più scrivere romanzi, perché il suo desiderio e bisogno di mettere su carta scene e pensieri, nonché la sua curiosità nei confronti degli altri, si fanno presto sentire prepotentemente.
E' così che l'uomo decide di diventare un particolare tipo di copista, che cioè, copi persone. Il suo scopo è quello di scrivere ritratti, di "scoprire" uomini e donne, arrivare al nocciolo della loro anima.
E' così che, in un loft arredato ad hoc, egli riesce a creare una sorta di spazio alternativo e quasi surreale, in cui passare ore con i propri clienti, fino ad essere capace di ritrarli...

Erano anni che non leggevo un romanzo di Alessandro Baricco, in passato, per qualche tempo, il mio autore preferito.
Della sua scrittura mi aveva una volta affascinato la capacità di creare un'intera storia in poche righe, così come personaggi originali e tangibili in pochi tocchi, come una sorta di pittore che scrivesse ritratti come il suo signor Gwyn.
E anche in questo romanzo Baricco non è da meno, regalandoci, su tutti, Tom e la signora con il foulard impermeabile.
La storia, tuttavia, non è riuscita a tenermi incollata alle pagine, non l'ho trovata appassionante né troppo profonda, e forse un po' prevedibile verso la fine. La scrittura mi è sembrata sotto tono rispetto agli altri romanzi.
Ho tuttavia apprezzato molto il messaggio: siamo tutti storie e abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci riporti a casa.

"Ci fermiamo all'idea di essere un personaggio [...], ma quel che dovremmo capire è che noi siamo tutta la storia, non solo quel personaggio. Siamo il bosco dove cammina, il cattivo che lo frega, il casino che c’è attorno, tutta la gente che passa, il colore delle cose, i rumori"...

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La copertina: piacevole ed essenziale. Molto particolare il fatto che i dermatoglifi dell'impronta digitale siano costituiti in realtà da testo leggibile estrapolato da Bartleby lo scrivano di Herman Melville.

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Quarta di copertina: Jasper Gwyn è uno scrittore. Vive a Londra e verosimilmente è un uomo che
ama la vita. Tutt'a un tratto ha voglia di smettere. Forse di smettere di scrivere, ma la sua non è la crisi che affligge gli scrittori senza ispirazione. Jasper Gwyn sembra voler cambiare prospettiva, arrivare al nocciolo di una magia. Gli fa da spalla, da complice, da assistente una ragazza che raccoglie, con rabbiosa devozione, quello che progressivamente diventa il mistero di Mr Gwyn. Alessandro Baricco entra nelle simmetrie segrete di questo mistero con il passo sicuro e sciolto di chi sa e ama i sentieri che percorre. Muove due formidabili personaggi che a metà romanzo si passano il testimone, e se a Mr Gwyn tocca mischiare le carte del mistero, la ragazza ha il compito di ricomporne la sequenza per arrivare a una ardita e luminosa evidenza.

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Rating: 3/5

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Dello stesso autore:
- Questa storia
- Questa storia - Citazioni
- City - Citazioni
- Oceano mare - Citazioni
- Seta - Citazioni

domenica 26 gennaio 2020

Friend: a novel from North Korea



Autore: Paek Nam-nyong

Lingua: inglese

Titolo originale: 벗

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 1988




Anni '80 del Novecento, Corea del Nord. Sun Hee si reca dal giudice Jeong Jin Wu per chiedere il divorzio dal marito, ma nel Paese anche la separazione tra coniugi è un affare che interessa la collettività, così, non solo il "compagno" Jeong coinvolge amici e conoscenti della coppia, ma, risoluto a non stravolgere una famiglia e a riportarvi l'armonia, diventa per i due l'amico del titolo, interessandosi in prima persona al caso...

La caratteristica principale di questo romanzo, che mi ha spinto a scegliere di leggerlo, è quella di essere una delle pochissime opere nordcoreane tradotte e distribuite in occidente, scritta non da un disertore, ma da un autore che vive nel paese di origine ed è in buoni rapporti con il regime.

Il romanzo presenta uno stile davvero molto semplice, e parte dalla richiesta di divorzio di Sun Hee per raccontare la storia della sua relazione con il marito; parallelamente, l'autore narra anche, seppur più brevemente, quella di altre due coppie, ossia l'una, formata dallo stesso giudice e sua moglie, l'altra, costituita da una maestra e suo marito.

Fonte
Il racconto è piuttosto didascalico, portando avanti con fermezza l'idea che una coppia debba fare del proprio meglio per evitare il divorzio e non distruggere la famiglia, che è alla base della società, e la cui armonia porta gli individui ad essere più utili al benessere della collettività.
"Un matrimonio", scrive l'autore, è "un pezzo della nazione" e la famiglia è "un bellissimo mondo in cui fiorisce la speranza e dove risiede l'amore dell'umanità".

Il partito, seppur menzionato solo alcune volte, e naturalmente elogiato per i suoi meriti, sembra però una presenza costante che, come una grossa cupola, incapsula il mondo in cui si muovono i personaggi della storia, un mondo che viene descritto con termini quasi bucolici, complici descrizioni accurate e quasi sognanti dei paesaggi naturali e degli agenti atmosferici.
Si sottolinea più volte la necessità di "essere leali cittadini del paese" e di dedicare la propria vita ad accrescerne la prosperità.

Ciò che mi ha colpito favorevolmente sono state le descrizioni delle donne. In un romanzo degli anni '80 mi ha abbastanza sorpreso leggere di mogli e madri liberamente impegnate in lavori che amano e, anche se questo potrebbe essere giustificato dalla stessa esigenza del regime di tenere occupato il suo popolo, è stato inaspettato imbattermi in mariti che sbrigavano faccende domestiche e badavano ai figli. Inaspettato perché ancora oggi, nel nostro civilissimo occidente, esistono individui dalla mentalità piuttosto chiusa che credono ancora in ruoli stabiliti dal sesso.
Inoltre, benché inizialmente mi è sembrato che l'autore volesse addossare solo alla moglie la responsabilità del fallimento del matrimonio, andando avanti con la storia è stato chiaro che Jeong Jin Wu ritenesse entrambi i coniugi imputabili del fatto di aver minato, con il proprio comportamento e il proprio atteggiamento, la stabilità della coppia.


Il personaggio del giudice è quello meglio caratterizzato, e probabilmente anche il mio preferito. In ambito lavorativo, sente che è dovere della legge proteggere i diritti delle donne, così come è consapevole del fatto di non occuparsi semplicemente di "casi legali", ma delle vite delle persone; ripensa spesso alle sue vecchie cause, chiedendosi se abbia fatto la scelta giusta, e cerca di aiutare in tutti i modi coloro che si rivolgono a lui. In ambito privato non è esente da difetti, si rende conto di provare risentimento verso la moglie, la cui assenza lo fa sentire solo ed oberato, eppure fa in modo di non farsi sommergere dai propri sentimenti negativi e di diventare una persona migliore, spostando il focus sui meriti della donna che ha sposato e sui sacrifici che ella stessa compie ogni giorno per il paese.

Friend è stato una lettura interessante per la sua ambientazione e per la possibilità di dare un'occhiata ad una realtà così lontana - benché romanzata -, tuttavia non si è rivelato appassionante, né tanto meno una di quelle storie che non si può smettere di leggere.

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La copertina: bella, dai colori molto piacevoli; l'immagine rende il senso di intimità che viene a crearsi tra i personaggi, ma fa anche pensare ai segreti nascosti nel "chiuso" delle case, in famiglie all'apparenza del tutto normali.

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Trama: Paek Nam-nyong's Friend is a tale of marital intrigue, abuse, and divorce in North Korea. A woman in her thirties comes to a courthouse petitioning for a divorce. As the judge who hears her statement begins to investigate the case, the story unfolds into a broader consideration of love and marriage. The novel delves into its protagonists' past, describing how the couple first fell in love and then how their marriage deteriorated over the years. It chronicles the toll their acrimony takes on their son and their careers alongside the story of the judge's own marital troubles.

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Rating: 3/5

mercoledì 30 ottobre 2019

Come il vento tra i mandorli



Autrice: Michelle Cohen Corasanti

Lingua: italiano

Titolo originale: The almond tree

Genere: drammatico / fiction storica

Prima pubblicazione: 2012




Questo romanzo è un continuo pugno nello stomaco.
Comincia con la morte di una bambina, continua con una famiglia costretta a lasciare la propria casa e la propria terra, e prosegue con altre morti e ingiustizie, tanto che, durante i primi capitoli, mi sono chiesta se volessi davvero proseguire con la lettura.
E sono felice di averlo fatto. Perché Come il vento tra i mandorli permette di capire cosa accadde, a partire dagli anni cinquanta del Novecento, tra ebrei e palestinesi, cosa significò per innumerevoli famiglie arabe perdere affetti, ricordi e fonti di sostentamento.
Perché una storia, pur se inventata, può aiutare a comprendere gli eventi molto più di qualche scarno paragrafetto presente sui libri di storia.

Protagonista è Ichmad, che, all'inizio del romanzo, è solo un bambino che vede il proprio mondo devastato da qualcosa che non riesce a spiegarsi, e si ritrova a capo di una famiglia sempre più povera, disperata, e piena di odio e rancore nei confronti degli ebrei. Suo punto di riferimento è il padre, che, seppur ingiustamente arrestato, lo sprona a seguire i suoi sogni e a mettere da parte ogni risentimento ed astio.

Pur se punteggiata da disgrazie - e forse quella di Nora l'autrice avrebbe potuto risparmiargliela - la
vita di Ichmad è quindi votata alla tolleranza, alla speranza e alla volontà di spezzare la catena di odio che soffoca i due popoli.

L'ultima parte della storia, ambientata nel 2009, ci mette di fronte alle condizioni della popolazione della striscia di Gaza, e alla totale mancanza di prospettive e speranze per il futuro dei suoi giovani - per cui l'arco narrativo del nipote di Ichmad è facilmente prevedibile, ma lascia anche il lettore con un gran senso di impotenza -.

Di sicuro uno degli aspetti migliori del romanzo è il rapporto tra Ichmad e il suo insegnante ebreo, che ci mostra come l'amicizia tra popoli diversi possa essere possibile e che in fondo, anche quando tutto sembra irrimediabilmente distrutto, l'umanità è capace di riportare alla luce quella speranza data ormai per scomparsa.

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La copertina: molto belli i fiori e il contrasto tra il loro colore tenue e quelli più forti degli abiti del bambino.

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Quarta di copertina: Palestina, metà degli anni cinquanta. Mentre il conflitto arabo-israeliano infiamma, Ichmad, dodici anni, un talento non comune per la matematica e un'ammirazione sconfinata per Albert Einstein, scopre per la prima volta cosa siano la violenza e la paura. La sua famiglia viene costretta dall'esercito israeliano a trasferirsi in un misero fazzoletto di terra rallegrato soltanto da una pianta di mandorlo, unica fonte di sostentamento e ristoro. Ma i problemi non sono finiti: quando il padre di Ichmad viene imprigionato con l'accusa di aver nascosto delle armi, spetta al primogenito prendersi cura della madre e dei fratelli. Ichmad deve trovare un lavoro, e in fretta. Suo unico conforto, il mandorlo in fondo al giardino. Anno dopo anno, ingiustizia dopo ingiustizia, i suoi fratelli soccombono all'odio verso Israele, invece Ichmad lotta per dare un senso a ciò che lo circonda e, grazie alla sua intelligenza matematica, vince una borsa di studio per l'università. Intanto il mandorlo resta lì, in fondo al giardino d'infanzia. Mentre la Storia fa il suo corso. Mentre Ichmad, ormai adulto, riesce a emigrare negli Stati Uniti nonostante l'opposizione della famiglia. Mentre capisce cosa siano l'amore e il lutto, la rabbia e il perdono. E, riappropriandosi delle proprie radici, finalmente ricomincia a sognare.

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Giudizio personale: 5/5

mercoledì 24 luglio 2019

Il silenzio dell'onda



Autore: Gianrico Carofiglio

Lingua: italiano

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2011






Roberto vede uno psichiatra due volte a settimana. E' stato per anni un carabiniere sotto copertura, vivendo gomito a gomito con assassini, ladri e spacciatori, e quella vita, che per un periodo gli  è piaciuta, alla fine lo ha ridotto a pezzi.
Anche Emma si reca dallo stesso medico negli stessi giorni, mentre Giacomo, a soli dodici anni, sente il peso di una richiesta d'aiuto che gli arriva tramite i sogni...

La caratteristica più interessante del Il silenzio dell'onda è sicuramente il modo in cui è narrata la vicenda, affidata quasi del tutto alle pagine di diario di Giacomo e alle sedute psichiatriche del protagonista. Riguardo a quest'ultime, però, c'è da dire che i dialoghi risultano molto forzati, ed i racconti non rendono l'idea dello scorrere dei 50 minuti della visita, dando l'impressione che ne siano trascorsi solo una manciata. Le vicende passate di Roberto sono però interessanti, soprattutto quelle ambientate all'estero.
Le pagine del diario di Giacomo, d'altro canto, purtroppo risultano molto noiose.


Per quanto riguarda il personaggio di Emma, mi è parso poco realistico e ancor meno autentico, anche se nella sua caratterizzazione e soprattutto nel suo modo di esprimersi ho voluto vedere il tentativo dello scrittore di rendere palese il passato da attrice della donna.

Il silenzio dell'onda  è quindi un romanzo dalle ottime premesse e dalla piacevole struttura, che però non è riuscito ad appassionarmi e mi ha dato continuamente l'impressione di qualcosa di finto, fallendo nell'intento di immergermi nella storia, della cui finzione sono stata sempre consapevole.

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La copertina: belli colori ed immagine scelti.

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Trama: Da mesi, il lunedì e il giovedì, Roberto Marias attraversa a piedi il centro di Roma per raggiungere lo studio di uno psichiatra. Si siede davanti a lui, e spesso rimane in silenzio. Talvolta i ricordi affiorano. E lo riportano al tempo in cui lui e suo padre affrontavano le onde dell'oceano sulla tavola da surf. Lo riportano agli anni rischiosi del suo lavoro di agente sotto copertura, quando ha conosciuto il cinismo, la corruzione, l'orrore. Fuori, ma anche dentro di sé. Di professione fantasma, ha imparato a ingannare, a tradire, a sparire senza lasciare traccia. Una vita che lo ha ubriacato e travolto. Le parole del dottore, le passeggiate ipnotiche in una Roma che lentamente si svela ai suoi occhi, l'incontro con Emma, come lui danneggiata dall'indicibilità della colpa, gli permettono di tornare in superficie. E quando Giacomo gli chiede aiuto contro i suoi incubi di undicenne, Roberto scopre una strada di riscatto e di rinascita.

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Giudizio personale: 3/5