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domenica 1 agosto 2021

The family across the street


Autrice: Nicole Trope

Lingua: inglese

Sottotitolo: The most perfect families can hide the most terrible secrets...

Genere: romanzo / mystery / thriller psicologico

Prima pubblicazione: agosto 2021



È una torrida mattina d'estate.
La casa dei West ha qualcosa di strano: le finestre sono ancora chiuse e i bambini non sono usciti per andare a scuola, né si sentono le loro voci. Lo pensa l'anziana vicina Galdys, e lo pensa Logan, che avrebbe dovuto consegnare un pacco, e il cui tono della padrona di casa non smette di preoccuparlo.

Ma chi crederebbe all'impicciona del quartiere e a un ex-galeotto tatuato?
Intanto, per Katherine e i suoi gemellini va in scena un incubo...

Come nei romanzi precedenti, anche in The family across the street Nicole Trope affronta una delle situazioni più terribili in cui ci si possa trovare, e di cui purtroppo ascoltiamo di tanto in tanto le tristi conseguenze al telegiornale: quella dell'uomo che prende in ostaggio la donna che dovrebbe amare, ma a cui vuol farla pagare perché non si sente da lei amato, o non amato abbastanza, o perché non accetta che il loro rapporto sia finito.
È quanto accade a Katherine e ai suoi figli di cinque anni, una mattina che avrebbe dovuto essere routinaria come le altre, mentre i vicini sono rintanati in casa per proteggersi dalle elevatissime temperature.

Quando ho scelto di leggere il romanzo, fuorviata in questo senso anche dalla trama, pensavo che la storia avrebbe raccontato i vari eventi culminanti, poi, nella tragedia finale.
Invece tutti i capitoli, eccetto gli ultimi, rappresentano un'istantanea di ciò che sta accadendo nella bella casa dei West. Sin dall'inizio siamo catapultati nell'azione, sappiamo che qualcuno è in pericolo, che qualcun altro ha una pistola.
L'autrice, con la bravura di sempre, riesce a creare un background per ogni personaggio, anche per la giovane mamma che si chiede cosa stia succedendo e che non ha alcun ruolo negli eventi, diluendo così all'estremo la risoluzione della storia.

E questo fa in modo che The family across the street risulti molto angosciante, tanto che spesso non sono riuscita a leggere più di un capitolo in un intero giorno. Volevo che l'agonia di quella donna e di quei bimbi finisse, ma allo stesso tempo non volevo ritrovarmi ancora in quell'incubo.


Ho trovato interessante quanto fossero simili il passato di Logan e quello dell'uomo che minaccia Katherine e i bambini, e quanto invece sia diverso il presente dei due, con l'uno che ha combattuto e combatte ogni giorno per riuscire a vivere una vita serena e normale, e l'altro che invece sceglie di mettere fine a tutto con un'arma da fuoco.
Ed è molto realistico e fa arrabbiare quanto Logan sia a priori (mal) giudicato a causa degli innumerevoli tatuaggi che ricoprono il suo corpo, e come debba temere di essere scambiato per colpevole, quando cerca di chiedere aiuto per Katherine.

Un colpo da maestro il plot twist finale, che non mi aspettavo e che fa riconsiderare tutta la storia.


" The idea that our relationship is over is not something I can accept. I didn't accept it."

" if I cannot have the life I wanted, then no one gets to have a life."

" It isn't my fault that we're here. "

" I couldn't stand the idea of her not loving me anymore "

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La copertina: non la trovo adatta. Avevo immaginato diversamente la casa in base alle descrizioni, e il fatto che sembri notte non correla con la storia, che prende le mosse al mattino.

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Trama: Sometimes, the most perfect families are hiding the most terrible secrets. How well do you know the people next door…?

Everybody wants to live on Hogarth Street, the pretty, tree-lined avenue with its white houses. The new family, The Wests, are a perfect fit. Katherine and Josh seem so in love and their gorgeous five-year-old twins race screeching around their beautiful emerald-green lawn.

But soon people start to notice: why don’t they join backyard barbecues? Why do they brush away offers to babysit? Why, when you knock at the door, do they shut you out, rather than inviting you in?

Every family has secrets, and on the hottest day of the year, the truth is about to come out. As a tragedy unfolds behind closed doors, the dawn chorus is split by the wail of sirens. And one by one the families who tried so hard to welcome the Wests begin to realise: Hogarth Street will never be the same again.

A completely gripping, twist-packed psychological thriller, perfect for fans of Liane Moriarty, Sally Hepworth and Lisa Jewell.

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Rating: 4/5

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Della stessa autrice:

domenica 18 aprile 2021

Germs up close


Autrice: Sara Levine

Lingua: inglese

Genere: scienze

Prima pubblicazione: aprile 2021



Germs up close è un simpatico libricino di poche decine di pagine, che si propone di renderci più familiari batteri, protozoi, funghi e virus, quelli che, comunemente, sono chiamati germi.

Il volume è molto colorato, e le foto sono bellissime.
Ad ogni germe è dedicata una pagina che ne contiene l'immagine ed una breve ma esauriente descrizione. In particolare, ne viene indicata la pronuncia del nome, l'apparenza microscopica, l'habitat, le malattie di cui è causa ed altre eventuali informazioni utili.

Non si tratta certo di un volume professionale, ma soddisfacente per una lettura veloce, ed adatto ad ogni età.


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La copertina: simpatica e stuzzicante grazie alla scelta dei colori.

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Descrizione: Have you ever seen a germ up close? Really, really close? Award-winning science writer Sara Levine introduces readers to a variety of viruses, bacteria, protozoa, and fungi that can make people sick—including SARS-CoV-2, E. coli, and ringworm. Micrographs and illustrations show extremely close-up views of the germs that are at once incredible and a little gross.

The book concludes with tips for staying healthy as well as information about the immune system, vaccines, and medicines. It gives readers accessible, up-to-date scientific information presented in a way that emphasizes curiosity rather than fear.

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Rating: 4/5

domenica 28 marzo 2021

Why she wrote

 Autrici: Lauren Burke; Hannah K. Chapman

Illustratrice: Kaley Bales

Sottotitolo: A Graphic History of the Lives, Inspiration, and Influence Behind the Pens of Classic Women Writers

Lingua: inglese

Genere: saggio

Prima pubblicazione: aprile 2021


Why she wrote è uno dei saggi più belli che abbia mai letto, e di sicuro il più stimolante.
Bellissima la prefazione in cui, piuttosto che ricercare differenze e unicità delle scrittrici trattate, si pone l'accento sulle loro similitudini e su quanto alcune di esse ne abbiano influenzato altre.

Non solo di romanziere parla il testo, ma anche di attiviste, poetesse, donne che si sono battute per i propri diritti intellettuali, che hanno dovuto nascondersi dietro pseudonimi maschili e superare notevoli difficoltà dovute ai tempi in cui sono vissute, spesso alle precarie condizioni economiche, quasi sempre al fatto di non essere degli uomini.

Il volume non racchiude aride biografie, quanto piuttosto brevi - ma non per questo non esaurienti - testi che pongono l'accento sugli eventi più importanti e sul background delle scrittrici, facilitando la contestualizzazione.


La presenza di brevi fumetti è stata fuorviante, perché mi aveva fatto pensare ad un volume per bambini o ragazzi. Le tavole, invece, - dichiaratamente romanzate - si occupano spesso di momenti molto difficili delle vite di queste donne, come il terribile intervento subito da Frances Burney, tuttavia c'è anche spazio per eventi più gioiosi e piacevoli, come la scoperta di un amore insperato da parte di Elizabeth Barrett Browining.

Ogni capitolo si chiude con alcuni aneddoti - spesso simpatici - riguardanti le scrittrici, e un elenco dei loro lavori, che spinge il lettore a ricercarli per saperne di più.
Accanto ad autrici più conosciute e famose come Jane Austen, le sorelle Bronte o Beatrix Potter, il saggio permette di conoscerne altre, come Edith Maude Eaton, nata da madre cinese e padre inglese e dedicatasi soprattutto alla narrazione di storie di immigrati euroasiatici, o le attiviste afroamericane Alice Dunbar Nelson e Frances E.W. Harper, che si batterono per i diritti delle donne e della loro gente.

Why she wrote è un volume che consiglio a chiunque mastichi l'inglese - sperando che venga presto tradotto in italiano - e di cui metterò in wish list la versione cartacea.


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La copertina: non amo il rosa, ma credo che sia il colore adatto per un saggio tutto al femminile, e mi piace l'idea dei busti per rappresentare le autrici.

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Descrizione: In Why She Wrote, dive into the fascinating, unexpected, and inspiring stories behind the greatest women writers in the English language.

This compelling graphic collection features 18 women—including Jane Austen, Louisa May Alcott, Alice Dunbar Nelson, Anne Lister, and more—and asks a simple question: in a time when being a woman writer often meant being undervalued, overlooked, or pigeonholed, why did she write?

Why did Jane Austen struggle to write for five years before her first novel was ever published? How did Edith Maude Eaton's writing change the narrative around Chinese immigrant workers in North America? Why did the Brontë sisters choose to write under male pennames, and Anne Lister write her personal diaries in code?

Learn about women writers from the 18th, 19th, and early 20th centuries, from familiar favorites to those who have undeservedly fallen into obscurity, and their often untold histories, including:

• The forgotten mother of the gothic genre
• The unexpected success of Little Women
• The diaries of the "first modern lesbian"
• The lawsuit to protect Little Lord Fauntleroy
• The personal account of a mastectomy in 1811
• Austen's struggles with writer's block
• And much, much more!

Why She Wrote highlights a significant moment from each writer's life and retells it through engaging and accessible comics, along with biographical text, bibliographies, and fun facts. For aspiring writers, literary enthusiasts, and the Janeite who has everything, this new collection highlights these incredible women's hardships, their influence, and the spark that called them to write.

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Rating: 5/5

sabato 14 novembre 2020

The pretenders

 

Autrice: Agatha Zaza

Sottotitolo: Three couples. Two exes. One day. One reckoning.

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: novembre 2020




Insieme agli amici John ed Anne e alla futura moglie Holly, Jasper decide di fare una sorpresa al fratello Edmund, recandosi da lui per festeggiare il proprio fidanzamento.
Ma lì, in quella casa che sembra uscita da una rivista, trova l'ultima persona che mai si sarebbe aspettato: Ovidia, che riporta a galla sentimenti e terrori mai sopiti...

The pretenders è un romanzo che comincia in modo difficile, astruso, direi: che cosa è successo, ci si chiede, tra Edmund e Ovidia? Perché sembrano entrambi così privi di vita? Cos'è la cosa importante che devono fare quello stesso giorno? 
Con il procedere della narrazione, tuttavia, la storia avviluppa come in un vortice e non ti lascia più andare.
L'azione si svolge tutta in una sola giornata, densa e pesante, mentre svariati flashback fanno luce su quelle che sono le relazioni tra i sei personaggi (i pretenders, coloro che mentono), le piccole o grandi finzioni in cui vivono, le bugie dietro cui si nascondono.

Il risultato è una storia che avvince, stupisce, fa male, e che opprime, soffoca, forse in modo eccessivo verso la fine.

Benché il rapporto tra Jasper, Edmund e Ovidia e ciò che è successo tra loro mi sia sembrato qualche volta implausibile, tutti i personaggi sono invece profondamente realistici.
 Mentono agli altri e a se stessi, sono egoisti, invidiosi, fragili.
Descrivendoci le loro vicende, l'autrice tocca molti temi importanti, come quello della violenza domestica, del tradimento e della depressione.

In molti hanno definito il finale di questo romanzo "unhappy", triste; di certo non è lieto, ma io lo definirei semplicemente umano. È così che vanno le cose, a volte, nella vita.


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La copertina: bella. Dà l'idea del party, del festeggiamento in giardino con calici e champagne, ma anche della distanza di Edmund e Ovidia dalle altre due coppie.

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Trama: 'I’m perfectly happy lying to myself…If it means getting to stay with you.’
Jasper is ready to surprise his brother; Holly is ready to celebrate their engagement.
Anne tags along for fear of missing out, and John might just be going for another drink.
But Edmund and Ovidia had other plans for their Saturday.
Over the course of one day, these couples must own up to the secrets they’ve been hiding from one another and the lies they’ve been telling themselves. And face the devastating consequences.

Three couples. Two exes. One day. One reckoning.

In her debut novel, Agatha Zaza crafts a modern domestic tragedy simmering with betrayal and deceit.

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Rating: 4/5

martedì 28 luglio 2020

The life she left behind



Autrice: Nicole Trope

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: luglio 2020





La serena vita di Rachel sembra d'improvviso andare a rotoli: sua madre, a cui è legatissima, sta per morire di cancro; il lavoro di suo marito è in pericolo; la loro casa dei sogni, appena acquistata, è in un quartiere ancora disabitato e inquietante, e, quel che è peggio, l'incubo più spaventoso della donna, da cui era riuscita a sfuggire da bambina, si sta lentamente materializzando di nuovo davanti ai suoi occhi...

Blame, Forgotten e My daughter's secret, i romanzi di Nicole Trope che hanno preceduto The life she left behind, mi erano piaciuti moltissimo. Perciò, dopo un attimo di titubanza, ho scelto di leggere questo libro nonostante la trama poco convincente.
Purtroppo, però, ho riscontrato due problemi principali. Innanzitutto, la storia non è per niente originale e, mi duole scriverlo, anche abbastanza prevedibile. Inoltre, la tematica affrontata, ovvero la violenza domestica, è davvero pesante.
Ad essi si sono aggiunti una protagonista piuttosto piatta, per la quale ho provato solo indifferenza, ed un finale troppo frettoloso e buonista.

Ho spesso pensato di abbandonare il romanzo, e di sicuro non morivo dalla voglia di continuare a leggerlo.
Ciò che, nonostante tutto, non mi ha fatto mollare, è stata la prosa della scrittrice. Sempre eccellente, e, se possibile, anche migliorata rispetto ai romanzi precedenti. 


Ho apprezzato inoltre il racconto secondo diversi punti di vista, l'impegno della Trope nel cercare di tenere celate le identità di Little bird e del narratore senza nome, l'uso delle bamboline troll per creare una tensione crescente nella protagonista (purtroppo non nel lettore) e, soprattutto, la riflessione sulla scelta compiuta dalla madre di Rachel.

I capitoli in cui è l'"uccellino" a parlare, rappresentano il racconto, da parte di una bambina di soli sei anni, delle reiterate violenze domestiche subite dalla mamma, a cui fa sempre male la testa a causa dei "fiori dolorosi" che il padre le fa sbocciare sul viso. Un padre spaventoso e crudele, a cui si aggiunge un fratello violento, che, piuttosto che essere un porto sicuro, diventa ben presto un'ulteriore fonte di paura.
Il palpabile timore della bimba, il suo vivere in uno stato di continua tensione, ne fanno i capitoli più potenti e devastanti.

The life she left behind è sicuramente una storia ben raccontata e ancor meglio scritta, che affronta tematiche importanti e che può di certo piacere, ma a cui manca quel qualcosa di speciale che aveva reso gli altri romanzi dell'autrice così accattivanti e impossibili da mettere giù.

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La copertina: interessante il parallelo tra la storia del passato e quella del presente che la foto richiama, tuttavia i colori sembrano troppo brillanti e luminosi rispetto al tenore del romanzo.

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Trama: You tell him everything. The husband you adore, the father of your child, your best friend. He knows, just by looking at your sage-green eyes, when something is wrong. The two of you can communicate with a glance, or a touch of the hand. Except what if you can’t? What if your happy marriage has plastered over one huge lie? A lie you have even started to believe yourself, in order to survive? What if you have a secret, something you have hidden from your beloved husband and your strawberry-scented baby girl, to keep them safe? What if the guilt has kept you up, night after night, for as long as you can remember? What happens when suddenly, after twenty-eight years, that secret refuses to stay buried? What will you do now everyone you love, everything you cherish, is in harm’s way?

An emotional, thought-provoking and beautifully written novel which examines the pieces of ourselves we are afraid of, and the impossible decisions we make when we are desperate. Fans of Jodi Picoult, Kerry Fisher and Liane Moriarty will be moved by this heartbreaking tale.

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Rating: 3/5

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Della stessa autrice:
- Blame
- Forgotten
- My daughter's secret

lunedì 22 giugno 2020

Pride and Prejudice (Easy Classics)


Testo originale: Pride and Prejudice di Jane Austen

Adattamento: Gemma Barder

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione programmata: febbraio 2021



In questo breve volume di poco meno di 100 pagine, Gemma Barder ha adattato Orgoglio e pregiudizio, il più famoso romanzo di Jane Austen.
Ne è nato un racconto scorrevole, di semplice comprensione e corredato da simpatiche illustrazioni.

La storia, pur essendo molto sintetizzata, mantiene comunque lo spirito dell'opera originale, e nessun evento importante è stato depennato.

Benché sia classificato come una "storia per bambini", il romanzo è adatto anche a chi bambino non è più e comincia a cimentarsi con la lingua inglese, e a chiunque voglia rispolverare in modo divertente la storia di Lizzie e Darcy.


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La copertina: carinissima! Adorabili l'illustrazione, le decorazioni e la scelta dei colori.

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Quarta di copertina: Mrs. Bennet is desperate to find rich husbands for her daughters, so the arrival of a charming new neighbor is welcome indeed. Sadly, the friend he brings with him is not. Mr. Darcy seems to have even more pride than money. Nobody likes him - least of all Elizabeth Bennet. But not everyone is who they seem.

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Rating: 4/5

domenica 26 gennaio 2020

Friend: a novel from North Korea



Autore: Paek Nam-nyong

Lingua: inglese

Titolo originale: 벗

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 1988




Anni '80 del Novecento, Corea del Nord. Sun Hee si reca dal giudice Jeong Jin Wu per chiedere il divorzio dal marito, ma nel Paese anche la separazione tra coniugi è un affare che interessa la collettività, così, non solo il "compagno" Jeong coinvolge amici e conoscenti della coppia, ma, risoluto a non stravolgere una famiglia e a riportarvi l'armonia, diventa per i due l'amico del titolo, interessandosi in prima persona al caso...

La caratteristica principale di questo romanzo, che mi ha spinto a scegliere di leggerlo, è quella di essere una delle pochissime opere nordcoreane tradotte e distribuite in occidente, scritta non da un disertore, ma da un autore che vive nel paese di origine ed è in buoni rapporti con il regime.

Il romanzo presenta uno stile davvero molto semplice, e parte dalla richiesta di divorzio di Sun Hee per raccontare la storia della sua relazione con il marito; parallelamente, l'autore narra anche, seppur più brevemente, quella di altre due coppie, ossia l'una, formata dallo stesso giudice e sua moglie, l'altra, costituita da una maestra e suo marito.

Fonte
Il racconto è piuttosto didascalico, portando avanti con fermezza l'idea che una coppia debba fare del proprio meglio per evitare il divorzio e non distruggere la famiglia, che è alla base della società, e la cui armonia porta gli individui ad essere più utili al benessere della collettività.
"Un matrimonio", scrive l'autore, è "un pezzo della nazione" e la famiglia è "un bellissimo mondo in cui fiorisce la speranza e dove risiede l'amore dell'umanità".

Il partito, seppur menzionato solo alcune volte, e naturalmente elogiato per i suoi meriti, sembra però una presenza costante che, come una grossa cupola, incapsula il mondo in cui si muovono i personaggi della storia, un mondo che viene descritto con termini quasi bucolici, complici descrizioni accurate e quasi sognanti dei paesaggi naturali e degli agenti atmosferici.
Si sottolinea più volte la necessità di "essere leali cittadini del paese" e di dedicare la propria vita ad accrescerne la prosperità.

Ciò che mi ha colpito favorevolmente sono state le descrizioni delle donne. In un romanzo degli anni '80 mi ha abbastanza sorpreso leggere di mogli e madri liberamente impegnate in lavori che amano e, anche se questo potrebbe essere giustificato dalla stessa esigenza del regime di tenere occupato il suo popolo, è stato inaspettato imbattermi in mariti che sbrigavano faccende domestiche e badavano ai figli. Inaspettato perché ancora oggi, nel nostro civilissimo occidente, esistono individui dalla mentalità piuttosto chiusa che credono ancora in ruoli stabiliti dal sesso.
Inoltre, benché inizialmente mi è sembrato che l'autore volesse addossare solo alla moglie la responsabilità del fallimento del matrimonio, andando avanti con la storia è stato chiaro che Jeong Jin Wu ritenesse entrambi i coniugi imputabili del fatto di aver minato, con il proprio comportamento e il proprio atteggiamento, la stabilità della coppia.


Il personaggio del giudice è quello meglio caratterizzato, e probabilmente anche il mio preferito. In ambito lavorativo, sente che è dovere della legge proteggere i diritti delle donne, così come è consapevole del fatto di non occuparsi semplicemente di "casi legali", ma delle vite delle persone; ripensa spesso alle sue vecchie cause, chiedendosi se abbia fatto la scelta giusta, e cerca di aiutare in tutti i modi coloro che si rivolgono a lui. In ambito privato non è esente da difetti, si rende conto di provare risentimento verso la moglie, la cui assenza lo fa sentire solo ed oberato, eppure fa in modo di non farsi sommergere dai propri sentimenti negativi e di diventare una persona migliore, spostando il focus sui meriti della donna che ha sposato e sui sacrifici che ella stessa compie ogni giorno per il paese.

Friend è stato una lettura interessante per la sua ambientazione e per la possibilità di dare un'occhiata ad una realtà così lontana - benché romanzata -, tuttavia non si è rivelato appassionante, né tanto meno una di quelle storie che non si può smettere di leggere.

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La copertina: bella, dai colori molto piacevoli; l'immagine rende il senso di intimità che viene a crearsi tra i personaggi, ma fa anche pensare ai segreti nascosti nel "chiuso" delle case, in famiglie all'apparenza del tutto normali.

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Trama: Paek Nam-nyong's Friend is a tale of marital intrigue, abuse, and divorce in North Korea. A woman in her thirties comes to a courthouse petitioning for a divorce. As the judge who hears her statement begins to investigate the case, the story unfolds into a broader consideration of love and marriage. The novel delves into its protagonists' past, describing how the couple first fell in love and then how their marriage deteriorated over the years. It chronicles the toll their acrimony takes on their son and their careers alongside the story of the judge's own marital troubles.

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Rating: 3/5

giovedì 28 marzo 2019

My daughter's secret


Autrice: Nicole Trope

Sottotitolo: The truth will tear your family apart

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: marzo 2019



Un altro incisivo e toccante romanzo di Nicole Trope. In un periodo in cui stavo leggendo meno e più lentamente del solito, ho divorato questo libro, per altro non in italiano, in soli tre giorni. Il tutto grazie allo stile dell'autrice e alla sua capacità di creare delle trame a cui è difficile non appassionarsi.

Questa volta si tratta di una storia molto dolorosa, che non lascia speranze, come invece poteva accadere con Forgotten.
La vicenda si apre con il suicidio di Julia, bellissima ventenne universitaria, trovata impiccata sotto il portico di casa la notte di Halloween. Sua madre, Claire, circa otto anni prima era riuscita a liberare se stessa e i suoi tre bambini da un marito violento, di cui era costante vittima di abusi fisici e psicologici.

Il suicidio della figlia spinge Claire ad interrogarsi di continuo sui propri errori di madre, a scavare nei ricordi e a cercare risposte. Risposte che cominciano a palesarsi in una scatola di lettere trovata nel dormitorio di Julia, e grazie alle quali la donna comincia a mettere insieme i pezzi di un terribile puzzle: la ragazza intratteneva una relazione con un uomo molto più grande di lei che, dopo averla irretita e sedotta, per qualche motivo inizialmente non chiaro, le ha mostrato il suo lato peggiore, spingendola infine al suicidio...


My daughter's secret è un romanzo difficile, crudele, direi. I mostri, qui, sono ben due: il primo marito di Claire e l'uomo di Julia. Non so dire se siano stati più dolorosi i ricordi delle violenze dell'uno, o le lettere e i messaggi dell'altro.
Nel suo incessante torturarsi sui motivi del gesto della figlia, Claire ricorda vari episodi di violenza domestica, che sono un vero pugno nello stomaco e mi hanno più volte spezzato il cuore. D'altro canto, le lettere e i messaggi mi hanno prima provocato disgusto verso un uomo che si stava palesemente approfittando di una giovane ragazza vulnerabile e immatura, poi rabbia profonda, per le sue parole crudeli e l'assenza assoluta non tanto di quell'amore tanto professato, ma del semplice rispetto per la vita umana, e poi dolore per Julia e la situazione insostenibile e tormentosa in cui si era venuta a trovare. Pur essendo ella consenziente, infatti, anch'io, come Claire, che continua a definirla "my little girl", "my beautiful child", non sono riuscita a considerarla altro che una ragazzina, che in quei momenti avrebbe solo avuto bisogno della sua mamma.

Purtroppo l'identità dell'uomo con cui Julia aveva una relazione è stata abbastanza prevedibile, ma mi è piaciuto il modo in cui Claire ne viene finalmente a conoscenza. Da quel punto in poi, però, avrei preferito che la storia scorresse più velocemente. Inoltre, benché alla fine mi sia piaciuto che Claire scelga se stessa, non ho condiviso il fatto che lasci perdere ciò che concerneva Julia: avrei voluto almeno la promessa di una denuncia e di indagini per omicidio o induzione al suicidio (semmai tale reato esista anche in Australia).

Riguardo allo stile della scrittrice, lo definirei "cinematografico". Il suo modo di raccontare, infatti, riesce a creare nella mente del lettore immagini vive e vivide di ciò che accade. Da ricordare in particolare, a questo proposito, la scena in ospedale, quando a Claire viene detto della morte di Julia e tutto il mondo intorno a lei diventa ovattato e sfocato, per poi ripopolarsi di nuovo, a mano a mano, di immagini e suoni.

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La copertina: mi piace l'accostamento di colori e la semplicità dei font scelti.

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Trama: In the middle of the night, Claire wakes up to discover that her beloved daughter, Julia, is dead – and life, as she knows it, is over.

Searching for answers, Claire stumbles upon a pile of letters, hidden under Julia’s bed in an old, battered shoebox, and feels closer to her daughter than ever before. They tell her that Julia was happy, that she was thriving at university, that she was in love. 

But as the letters go on, Claire starts to feel uneasy at something hidden between the lines. Even as she grieves, she must prepare to face a shocking discovery. Because Julia was hiding a terrible secret – and when it’s uncovered, it will devastate a family already torn apart by tragedy.

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Giudizio personale: 4/5 

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Della stessa autrice:
- Blame
- Forgotten

domenica 19 agosto 2018

Jane Austen (Little People, Big Dreams)


Autrice: M. Isabel Sanchez Vegara

Illustratrice: Katie Wilson

Lingua: inglese

Genere: libri per bambini

Prima pubblicazione: giugno 2018


Questo libricino di poco più di dieci pagine racconta ad un pubblico molto molto giovane di lettori la vita di Jane Austen, mostrando loro come una scrittrice ancora oggi tanto apprezzata sia stata una bambina come loro.
Inoltre illustra un po' dello stile di vita del XIX secolo, sottolineando soprattutto i limiti imposti alle donne e alle bambine, a cui spesso non era consentito studiare o avere una vita al di fuori delle mura domestiche.

Le illustrazioni sono adorabili e la fanno da padrone, occupando tutto lo spazio a disposizione. Si tratta di disegni che richiamano quelli semplici dei bambini nel tratto e nella colorazione, eppure si presentano ricchi di particolari da scoprire.


Di sicuro il volumetto rappresenta un utile, primo passo per i piccoli verso il meraviglioso mondo della lettura.

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La copertina: molto carina ed accattivante, anche se forse non è dei migliori l'accostamento dell'azzurro dell'abito di Jane Austen ed il verde dello sfondo.

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Descrizione: Jane Austen was born into a large family with seven brothers and sisters. Shhe grew up reading and writing stories in the English countryside. As an adult, she wrote witty commentaries about the landed gentry in a way that no-one had ever done before. These novels made Jane one of the most loved British writers of all time. This inspiring story of her life features a facts and photo section at the back.

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Giudizio personale: 3/5

martedì 14 agosto 2018

Slipper - Non terminato


Autrice: Hester Velmans

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: aprile 2018







Chiunque mi conosca o abbia dato un'occhiata a questo blog, sa che ho un debole per i retelling delle fiabe tradizionali, e Slipper, presentato come la storia vera che avrebbe poi ispirato Cenerentola, ha catturato subito la mia attenzione, ma è diventato purtroppo uno dei pochi libri che non terminerò.

La protagonista, Lucinda, rimasta orfana alla nascita, viene maltrattata dalle proprie zie, una delle quali la fa lavorare per un periodo come sguattera a casa sua.
E questo è ciò che di meglio capita alla povera bambina: qualsiasi disgrazia la prende di mira. Angosciante. 
Il suo mondo finisce col diventare cupo e asfittico. Intollerabile, per me.
Avrei voluto fermarmi una volta arrivata al 31% della storia, a cui ho però dato un'altra possibilità.
Ed ecco che il peggio accade: un personaggio buono come il pane trova ingiustamente la morte, ma, soprattutto, due uomini adulti approfittano di Lucinda quattordicenne. 
Disgustoso. Non pensavo che si sarebbe arrivati a tanto.
Non ho potuto proseguire, non è un romanzo che fa per me (la stessa autrice ha ammesso: "It may not be everyone's cup of tea..."), non in questo momento e probabilmente nemmeno in futuro.
E' angoscioso vedere Lucinda andare incontro alla propria rovina ed essere continuamente disillusa.

Nulla da ridire sullo stile della scrittrice, che ha di sicuro ricostruito con maestria il periodo storico ed ha descritto molto bene alcuni sintomi e malattie, tanto che mi sono chiesta se fosse un medico.

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La copertina: adatta, complice anche il titolo, a rendere l'idea di Cenerentola.

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Trama: Her life is the inspiration for the world’s most famous story.

Lucinda, a penniless English orphan, is abused and exploited as a cinder-sweep by her aristocratic relatives. On receiving her sole inheritance—a pair of glass-beaded slippers—she runs away to France in pursuit of an officer on whom she has a big crush. She joins the baggage train of Louis XIV’s army, survives a terrible massacre, and eventually finds her way to Paris. There she befriends the man who will some day write the world’s most famous fairy tale, Charles Perrault, and tells him her life story.

There is more: a witch hunt, the sorry truth about daydreams, and some truly astonishing revelations, such as the historical facts behind the story of the Emperor's new clothes, and a perfectly reasonable explanation for the compulsion some young women have to kiss frogs. 

This is not the fairy tale you remember.

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Giudizio personale: 2/5

lunedì 6 agosto 2018

Enemies in love


Autrice: Alexis Clark

Sottotitolo: A German POW, a Black Nurse, and an Unlikely Romance

Lingua: inglese

Genere: saggio / storia

Prima pubblicazione: maggio 2018



In Enemies in love, la storia d'amore tra un'infermiera di colore e un prigioniero di guerra tedesco, deportato negli Stati Uniti, è lo spunto per un interessante saggio sui trattamenti riservati agli afro-americani nell'esercito, che si trattasse di soldati o infermiere.

E' questa un'ulteriore pagina che si aggiunge alla vergognosa storia del razzismo, dell'apartheid e delle leggi Jim Crow.
Una pagina, però, che mi era quasi totalmente sconosciuta, e che non ha mancato di turbarmi.
L'autrice, infatti, pone l'accento sul fatto che i bianchi americani, ufficiali dell'esercito e civili, trattassero di gran lunga meglio i prigionieri tedeschi, appartenenti ad un popolo in quel momento nemico, piuttosto che i propri connazionali "rei" di avere la pelle scura. Se, infatti, ai soldati era praticamente preclusa la possibilità di una carriera e i loro luoghi di svago erano attentamente separati da quelli dei bianchi, la situazione delle donne non era migliore. Innanzitutto, pur avendo bisogno di infermiere, l'esercito negò per anni l'entrata di un elevato numero di infermiere di colore specializzate, destinando le poche che riuscirono a farcela, alla cura dei soli soldati neri e, ormai alla fine della guerra, ai campi che ospitavano prigionieri tedeschi, pensando che, tra i due gruppi, non avrebbero mai potuto instaurarsi rapporti di amicizia o cameratismo.


Nel profondo sud, inoltre, dove il razzismo era più radicato e le leggi Jim Crow seguite alla lettera, alle infermiere nere non era consentito frequentare locali pubblici, cosa che le condannava all'isolamento e alla frustrazione.

Tutto ciò ci porta a riflettere, con orrore, sulla somiglianza tra l'ideologia hitleriana della razza ariana superiore, e quella americana, di un popolo che pur combatteva il nazismo, ma che contemporaneamente considerava le persone di pelle scura, cittadini di seconda classe.


"... the liberties they fought for weren't extended to them."


" Germans learned from their American occupiers that white supremacy was a shared value in both American and German cultures." 


Proprio in un campo di detenzione per prigionieri tedeschi, si incontrarono e innamorarono i due "nemici" del titolo, Frederick, paracadutista amante della musica, ed Elinor, statuaria infermiera.
Dei due ci viene descritto il background familiare: anaffettivo per lui, sempre alla vana ricerca della considerazione e dell'apprezzamento di un padre assente e rigido; anomalo per quei tempi per lei, cresciuta in una comunità in cui la sua famiglia era rispettata e stimata.
L'autrice non ci narra un idillio, ma piuttosto la verità ricostruita attraverso svariate testimonianze: le difficoltà incontrate dalla coppia a causa del colore della pelle di Elinor; i tradimenti di Frederick; la distanza della coppia dai due figli, lasciati soli ad affrontare un mondo ostile.
In particolare, ho trovato interessante la parte in cui viene narrato il tentativo della famiglia di vivere in Germania, tentativo miseramente fallito a causa del rifiuto della società nei confronti delle coppie miste e dei loro figli.
A questo proposito, vi fu addirittura, dopo la guerra, il "Brown baby plan", un programma di adozione che trasferiva i bambini nati da donne tedesche e soldati afro-americani negli Stati Uniti, affinché i piccoli, outsider nel proprio paese e destinati a crescere negli orfanotrofi, fossero adottati da famiglie di colore e potessero così avere una vita migliore.


Ho trovato Enemies in love molto interessante, tuttavia non posso dire che mi abbia tenuto incollata alle pagine. Credo che se non fosse presentato solo come una storia d'amore, ma come ciò che è, ovvero principalmente un saggio - e un ottimo saggio, direi - potrebbe attirare una fetta di lettori più adatta, maggiormente interessata e ricettiva. Io stessa avrei scelto comunque di leggere il libro, ma in un momento diverso.

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La copertina: senza infamia e senza lode. Mi piacciono la foto e il font, ma se si voleva dare l'impressione dello scorcio di un album fotografico, credo che l'impresa sia riuscita solo a metà: l'immagine sembra circondata da metallo piuttosto che da carta.

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Trama: A true and deeply moving narrative of forbidden love during World War II and a shocking, hidden history of race on the home front
This is a love story like no other: Elinor Powell was an African American nurse in the U.S. military during World War II; Frederick Albert was a soldier in Hitler’s army, captured by the Allies and shipped to a prisoner-of-war camp in the Arizona desert. Like most other black nurses, Eleanor pulled a second-class assignment, in a dusty, sun-baked—and segregated—Western town. The army figured that the risk of fraternization between black nurses and white German POWs was almost nil.

Brought together by unlikely circumstances and racist assumptions, Elinor and Frederick should have been bitter enemies; but instead, at the height of World War II, they fell in love. Their dramatic story was unearthed by journalist Alexis Clark, who through years of interviews and historical research has pieced together an astounding narrative of race and true love in the cauldron of war.

Based on a New York Times story by Clark that drew national attention, Enemies in Love paints a tableau of dreams deferred and of love struggling to survive, twenty-five years before the Supreme Court’s Loving decision legalizing mixed-race marriage—revealing the surprising possibilities for human connection in one of history’s most violent conflicts.

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Giudizio personale: 3/5

sabato 23 giugno 2018

Manga Classics: The Count of Monte Cristo

Autrici: Stacy King; Crystal S. Chan

Mangaka: Nokman Poon

Lingua: inglese

Genere: manga / adattamento

Prima pubblicazione: aprile 2017





Il Conte di Montecristo è stato uno dei romanzi che ho letto nella mia primissima giovinezza, e che ho amato molto. Mi affascinava, allora, l'idea della vendetta, e il fatto che il protagonista, Edmond Dantes, riuscisse ad escogitare una punizione adatta ad ognuna delle persone responsabili della sua rovina, così da farle cadere una ad una, quasi stesse giocando una anomala partita di scacchi.

A distanza di molti anni ecco il manga tratto dal romanzo di Alexander Dumas, la cui uscita mi ha visto entusiasta, per la possibilità di incontrare di nuovo un "vecchio amico", ma anche incuriosita, perché Il Conte di Montecristo è pur sempre un romanzo di quasi 1000 pagine, e deve essere stata una sfida, nonché un lavoro veramente impegnativo, adattarlo per un formato così diverso ed avendo a disposizione uno spazio piuttosto ridotto.


La sfida può dirsi vinta: la storia è raccontata in modo da essere del tutto comprensibile anche a chi non abbia mai letto il romanzo originale e, cosa più importante per me, mi è sembrato che nessuno degli eventi significativi della storia sia stato escluso, cosa che non sempre accade, ad esempio, in molti degli adattamenti cinematografici e televisivi che sono stati realizzati nel corso dei decenni - vedi, ad esempio, la storia di Valentina -.

Riguardo alla trama in sé, questa volta sono state lampanti le sue caratteristiche da feuilleton (l'ambientazione in luoghi esotici, la dilatazione della trama, l'inserimento di rapimenti e banditi) che probabilmente oggi non gradirei del tutto, ed anche il tema della vendetta ha perso qualsiasi fascino potesse mai aver avuto, lasciando il posto, piuttosto, ad un bisogno di giustizia, che mi ha fatto apprezzare di più l'Edmond dubbioso riguardo alle proprie azioni, che quello accecato dalla sete di rivalsa.


Le tavole sono molto belle e i personaggi ben caratterizzati. Il protagonista, in particolare, è una figura affascinante e dannata, capace di far mettere sull'attenti, con la sua imponenza (e il suo patrimonio) un'intera masnada di furfanti.

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La copertina: bella. Mi piace che sullo sfondo ci sia il Castello d'If, il luogo in cui il protagonista ha più sofferto, ma anche che ha rappresentato una svolta per la sua intera esistenza, quando invece avrebbe dovuto rappresentarne solo la fine, e che Edmond si imponga al centro dell'immagine nell'atto di liberarsi dalle catene, anche se preferisco di gran lunga la versione con i capelli scuri all'interno del manga.

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Trama: A Conspiracy and a miscarriage of justice turn the gentle Edmond Dantès into an implacable agent of fate: The Count of Monte Cristo . Obsessed by vengeance and empowered by providence, the Count avenges himself on whose who have wronged him - but is this justice, or is this hubris? In the end, does even the Count know?

Alexandre Dumas' skillful narrative combines intrigue, betrayal, and triumphant revenge into a powerful conflict between good and evil. Now this exciting saga, rich and diverse, takes on an entirely new life in this Manga Classics adaptation!

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Giudizio personale: 5/5





sabato 10 marzo 2018

First impressions - A contemporary retelling of Pride and Prejudice


Autrice: Debra White Smith

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: dicembre 2004







First impressions di Debra White Smith è, come ci indica il titolo, un retelling - in chiave moderna - di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

La protagonista, Eddi/Edwarda (Elizabeth), è un'avvocatessa che sceglie di trasferirsi nella piccola cittadina di London, Texas, desiderosa di vivere una vita più semplice - nonché di allontanarsi dalla propria famiglia.
Dave (Darcy) è invece l'uomo più ricco del posto, e per questo lo scapolo più ambito, ma nasconde dei segreti riguardo se stesso e il suo passato...

Le prime interazioni tra i due non fanno ben sperare: come nella storia originale, Eddi ascolta Dave fare dei commenti negativi su di lei all'amico Calvin (Bingley), ed è inoltre irritata dall'orgoglio dell'uomo, che giudica rozzo e sgarbato.
Dave, dal canto suo, è stanco di essere inseguito da donne interessate solo al suo patrimonio, e col tempo si forma una pessima opinione delle sorelle di Eddi, Jenny (Jane) e Linda (Lydia).

L'attrazione che i due provano l'uno per l'altra è però innegabile, ed entrambi si ritroveranno poi a soffrire per scelte sbagliate e per essersi lasciati accecare dall'orgoglio e dal pregiudizio...


Il romanzo purtroppo non mi è piaciuto, e più di una volta ho avuto la tentazione di mollarlo. Solo verso la fine sono riuscita a trovarlo interessante (ma forse perché volevo semplicemente il mio lieto fine).
Innanzitutto non ho apprezzato lo stile, che a tratti mi è parso grossolano.
Il problema maggiore, però, è stato lo stesso cuore della storia: quasi tutti i personaggi, infatti, sono impegnati nel mettere in scena una riduzione teatrale di... Orgoglio e pregiudizio.
Ora, provo sempre fastidio e perplessità quando i personaggi di un retelling austeniano leggono il romanzo di Jane Austen da cui è tratta la loro stessa storia, o ne guardano un adattamento in tv, o, come in questo caso, ne imparano a memoria le battute.
Non faccio che chiedermi: " Non si accorgono di vivere gli stessi identici eventi?"; " Nessuno si chiede come mai i nomi di tutti, nonché le loro personalità siano uguali, o quanto meno poco dissimili, a quelli dei personaggi a cui si stanno appassionando?".
Personalmente lo trovo un fastidioso glitch, una sorta di bug.

Altro elemento che non ho apprezzato è stata la violenza. Non parlo di violenza fisica: nessuno (o quasi) viene malmenato. Tuttavia Eddi viene di continuo strattonata, trascinata da una parte all'altra e sembra tutto normale, nemmeno una donna forte e in carriera come lei si ribella a questo comportamento. Mi hanno infastidito, sempre riguardo a questo punto, anche alcune interazioni tra i coniugi Boswick (Bennet), nonché i modi di fare di Dave, che avrebbe dovuto essere l'epitome del fascino, ma non mi ha per nulla incantato.


Mi è piaciuto il cambiamento di cui è stata oggetto Lady Catherine (qui Mrs DeBloom), tuttavia, all'occorrenza, all'improvviso la dolce zia si è trasformata nel suo corrispettivo cartaceo, altezzosa e classista...

Vi sono stati però anche degli elementi che ho apprezzato molto: Calvin, ad esempio, e la sua reazione nel vedere Jenny per la prima volta, o il modo di presentare il disagio di Linda, di sicuro influenzata dalla predilezione del padre per Eddi, o dalla decantata bellezza di Jenny; la gelosia di Dave nel vedere Conner (Collins) essere in confidenza con Eddi.
Anche il rapporto tra i coniugi Boswick è stato indagato a fondo, tuttavia credo che un padre non dovrebbe parlare in modo così aperto alla propria figlia della relazione con la madre.

Nella storia non ci sono contenuti maturi (e di questo ne sono stata ben lieta) e abbastanza intrusivo è il ruolo della religione.

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La copertina: è carina. Mi piace la scelta del font e dei colori. E' moderna e vivace.

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Trama: Lawyer Eddi Boswick tries out for a production of Pride and Prejudice in her small Texas town. When she's cast as the lead, Elizabeth Bennet, her romantic co-star is none other than the town's most eligible--and arrogant--bachelor.

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Giudizio personale:3/5

domenica 25 febbraio 2018

I could write a book

Autrice: Karen M. Cox

Sottotitolo: A Modern Variation of Jane Austen's "Emma"

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: settembre 2017





Sono sempre alla ricerca di un bel retelling moderno dei romanzi austeniani, e questo di Karen M. Cox è certamente uno dei migliori che abbia mai letto.

I could write a book è la riscrittura di Emma, ambientato questa volta negli anni '70 nel Kentucky, sud degli Stati Uniti.
Dopo un inizio un po' lento in cui ho dovuto abituarmi al nuovo background di cui non ho una conoscenza personale, sono stata catturata dalla storia e dallo stile dell'autrice.

La trama è piuttosto aderente al romanzo originale: Emma Woodhouse è una ragazza di buona famiglia, cresciuta tra lodi e complimenti; amici e parenti costituiscono tutto il suo mondo, che è invero piccolo. Emma, infatti, fatica ad allargare i propri orizzonti a causa della propria situazione familiare: dopo aver subito la morte della madre, il padre, in passato noto avvocato, necessita di cure per i reliquati di un ictus. Emma rinuncia così al college, scegliendo di restare a casa.
Suo amico da sempre è George Knightley, figlio del socio di Mr Woodhouse e anch'egli avvocato. Diversamente da Emma, ha potuto conoscere il mondo e sperimentare la vita, e rimprovera alla ragazza la sua inesperienza, nonché la convinzione di credere sempre di sapere cosa sia meglio per tutti. George è un uomo gentile, un gentiluomo, anzi, che intreccia di continuo relazioni fallimentari con donne sicure e di successo.

Come il suo corrispettivo austeniano, anche questa Emma è una ragazza piuttosto sola: sua sorella è ormai sposata e assorbita da marito e figli; la zia che si è presa cura di lei, Miss Taylor, ha trovato l'amore e la sua strada; il padre, che ha problemi di memoria, occupa tutto il suo tempo.
La trovo una protagonista molto coraggiosa: nonostante la vita potrebbe darle di più e nonostante i suoi sacrifici, non si lamenta mai, è sempre vivace, e non prova rancore nei confronti di quella famiglia che continua a tenerla legata a sé e a tirarla giù, quando lei potrebbe allontanarsi ed emergere dalla ristretta comunità in cui si ritrova a vivere.
Anche George è un personaggio adorabile, ed ho amato leggere della sua progressiva consapevolezza dei propri sentimenti verso Emma.

Come dicevo, l'autrice è riuscita a restare molto aderente al romanzo originale, non tralasciando nessun personaggio: c'è spazio per Frank e Jane Fairfax, per la storia tra Miss Taylor e il signor Weston, per gli odiosi Elton, per la semplice Mary Jo (Harriet), che, spinta dalle buone intenzioni di Emma, rischia di allontanarsi dalla propria felicità, credendosi innamorata ora dell'uno, ora dell'altro degli uomini che popolano il romanzo; più sottotono, invece, le apparizioni delle Bates (e forse è meglio così, trovo sempre penosi gli eventi di Box Hill).
Karen M. Cox ci regala anche delle toccanti scene con protagonista Emma e sua madre, che hanno fatto aumentare in me la tenerezza verso la protagonista e il suo buon cuore ferito.

Emma è la mia eroina austeniana preferita, protagonista di una storia profonda e divertente e di un processo di crescita doloroso e valido. Nonché di alcune delle scene più dolci con uno dei gentiluomini più amabili e affascinanti della letteratura.

I could write a book mantiene inalterate tutte queste caratteristiche e si rivela una lettura emozionante e piacevole anche per chi sia a digiuno dei romanzi di Jane Austen.

Come in Find wonder in all things, invece, non ho gradito del tutto l'epilogo con i protagonisti invecchiati, perché, come ho già ribadito altrove, a me piace pensarli giovani e felici per sempre.
Molto stimolante la sezione finale, contenente alcune domande su cui riflettere, tra cui un interessante confronto tra il personaggio di Emma e quello di Mr Darcy di Orgoglio e pregiudizio.

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La copertina: molto carina. Mi piace l'accostamento di colori e il fatto che ci sia una silhouette piuttosto che una foto.

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Trama: “Emma Woodhouse, handsome, clever and rich…”
Thus began Jane Austen’s classic, a light and lively tale set in an English village two hundred years ago. Yet every era has its share of Emmas: young women trying to find themselves in their own corners of the world. 
I Could Write a Book is the story of a self-proclaimed modern woman: Emma Katherine Woodhouse, a 1970s co-ed whose life is pleasant, ordered, and predictable, if a bit confining. 
Her friend George Knightley is a man of the world who has come home to fulfill his destiny: run his father’s thriving law practice and oversee the sprawling Donwell Farms, his family legacy in Central Kentucky horse country. 
Since childhood, George’s and Emma’s lives have meshed and separated time and again. But now they’re adults with grown-up challenges and obligations. As Emma orchestrates life in quaint Highbury, George becomes less amused with her antics and struggles with a growing attraction to the young woman she’s become. 
Rich with humor, poignancy, and the camaraderie of life in a small, Southern town, I Could Write a Book is a coming of age romance with side helpings of self-discovery, friendship, and finding true love in the most unlikely places.

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Giudizio personale: 5/5

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Della stessa autrice:
- Find wonder in all things

sabato 4 novembre 2017

The lost letter

Autrice: Mimi Matthews
Lingua: inglese
Genere: romance
Prima pubblicazione: settembre 2017

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The lost letter è un breve romanzo di ambientazione vittoriana che strizza vagamente l'occhio alla fiaba de La Bella e la Bestia.

Sylvia, la protagonista, è la figlia di un baronetto caduta in disgrazia dopo il suicidio del padre, e che si è rassegnata ad una vita dignitosa ma solitaria da governante.
Sebastian, la "bestia" della storia, da secondogenito di un nobile, si era arruolato per l'India, da cui torna con orribili cicatrici fisiche e spirituali, e, dopo la morte di padre e fratello, si ritrova di malavoglia nuovo conte di Radcliffe.
I due avevano intrattenuto una breve quanto intensa relazione durante una delle tante season londinesi, relazione approdata a nulla a causa di un inganno, e creduta da entrambi naufragata a causa dell'altro. Il motivo, purtroppo, risulta piuttosto chiaro dal titolo rivelatore.
Tuttavia Julia, la vivacissima e caparbia sorella di Sebastian, decide di ritrovare quella Sylvia un tempo amata dal fratello, per cercare di ridare a quest'ultimo una felicità che pare averlo abbandonato per sempre.

Assistiamo così all'ingresso della bella nel castello della bestia, ai loro battibecchi, ad un'improbabile scena in biblioteca durante la quale l'antico malinteso viene finalmente chiarito... solo per lasciare il posto ad un nuovo fraintendimento!
La forte e aperta Sylvia, che aveva saputo riprendere in mano le fila di una vita distrutta, che aveva chiesto chiaramente e a gran voce a Sebastian i motivi della sua acredine, che per ben due volte era stata, tra i due, colei che aveva fatto il primo passo, scappa via come una ragazzina a causa di un equivoco che avrebbe potuto essere chiarito immediatamente.


Il romanzo di Mimi Matthews parte da premesse interessanti, ma si perde a metà strada per rincorrere l'angst a tutti i costi, che rovina anche il personaggio di Sylvia.
Il futuro dei protagonisti, le loro azioni e reazioni al sicuro sprezzo della società non vengono indagati (e di certo il rintanarsi nel castello mi pare una fuga, nonché un'azione improbabile da parte di un conte con delle responsabilità e, alla lunga, una prigione per la povera sposa). Mi sarebbe piaciuto vedere più interazioni tra i due dopo il riavvicinamento finale, il loro rimarginarsi a vicenda le ferite che, paradossalmente, nel caso di Sylvia mi sembrano anche più profonde.

Lo stile è semplice e piuttosto acerbo, con molte ripetizioni, ma l'autrice brilla in almeno due punti: nella descrizione della fine del rapporto tra Sylvia e la sua cameriera Button, ed in quella della lezione alle piccole Dinwiddy.

The lost letter non è un romanzo memorabile, che faccia sognare od emozionare, ma è piacevole e si legge in fretta. Se fosse stato sviluppato meglio, o se avesse seguito più da vicino la storia della Bella e la Bestia, diventandone una sorta di retelling, sarebbe stato di certo più interessante.

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La copertina: molto carina. Apprezzo il fatto che sia semplice ed elegante, e soprattutto che il viso della fanciulla del dipinto non sia del tutto compreso nell'inquadratura.

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Trama: England, 1860. An impoverished Victorian beauty is unexpectedly reunited with the now beastly earl who once broke her heart. Will they finally find their happily-ever-after? Or are some fairy-tale endings simply not meant to be?

A PROUD BEAUTY 
Society beauty Sylvia Stafford is far too pragmatic to pine. When the tragic death of her gamester father leaves her destitute and alone, she finds work as a governess in a merchant's household in Cheapside. Isolated from the fashionable acquaintance of her youth, she resigns herself to lonely spinsterhood until a mysterious visitor convinces her to temporarily return to her former life--and her former love.

A SCARRED BEAST
Colonel Sebastian Conrad is no longer the dashing cavalry officer Sylvia once fell in love with. Badly scarred during the Sepoy Rebellion, he has withdrawn to his estate in rural Hertfordshire where he lives in near complete seclusion. Brooding and tormented, he cares nothing for the earldom he has inherited--and even less for the faithless beauty who rejected him three years before.

A SECOND CHANCE
A week together in the remote Victorian countryside is the last thing either of them ever wanted. But when fate intervenes to reunite them, will a beastly earl and an impoverished beauty finally find their happily-ever-after? Or are some fairy-tale endings simply not meant to be?

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Giudizio personale: 3/5

sabato 21 ottobre 2017

Descendants - The rotten to the core Trilogy - Volume 2

Adattamento: Jason Muell
Tavole: Natsuki Minami
Lingua: inglese
Genere: manga / fantasy
Volume: 2 di 3
Prima pubblicazione: 2017

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Continua, con questo secondo fumetto edito dalla TokyoPop, l'avventura dei figli dei villian Disney: Mal, Evie, Jay e Carlos.

I ragazzi cominciano ad ambientarsi e coltivare le prime amicizie: Mal, con i suoi incantesimi, diviene la "parrucchiera" più ambita della scuola; Evie si accorge che un bel visino non basta a fare un principe, ed inizia a guardare con occhi diversi i ragazzi che la circondano; Jay e Carlos assaporano in modo particolare la vita fuori dall'isola, crescendo più di quanto non facciano per il momento le ragazze.
Le loro vicende a questo punto, come già mi era accaduto durante la visione del film, sono tra le mie preferite dell'intera storia. Jay, il figlio di Jafar, è cresciuto venendo sfruttato come ladruncolo dal padre, e convinto di poter contare solo su se stesso. La frequentazione della scuola e soprattutto il gioco di squadra gli permettono di scoprire invece l'altruismo e la cooperazione, cose che gli erano non solo sconosciute, ma che il ragazzo giudicava quanto meno impossibili (e la vita ad Auradon non gli sembra più poi
così male).
Carlos, sempre il più tenero dei quattro, si libera finalmente della fobia dei cani inculcatagli dalla madre Crudelia DeMon. Pur non avendo mai visto gli animali, l'adolescente è pronto a fuggire in preda al panico al solo sentirli menzionare. L'incontro con un cagnolino gli permette finalmente di capire quanto si a facile fare amicizia con lui e quanto affetto possa dare  e ricevere.

Guidati da Mal, più che mai decisa a recuperare la bacchetta della fata Madrina per accontentare la madre Malefica, i ragazzi escogitano un piano affinché Ben, il figlio di Belle e della Bestia, nonché futuro re, si innamori della ragazza e la faccia sedere accanto a sé, a pochi passi dalla bacchetta, alla cerimonia di incoronazione.
Aiutata da magici biscotti, la ragazza vive così il suo primo appuntamento con quello che sembra davvero un principe delle fiabe, in un posto meraviglioso, e comincia ad avere i primi dubbi su se stessa e sulla propria missione...


Il fumetto racconta in modo piacevole la parte centrale della storia dei Descendants, ma, ancor più del primo volume, presenta numerosi cambi di scena che renderebbero molto confusa la storia a chi non avesse visto il film. Inoltre le tavole mi sembrano molto meno curate, più semplici, con poca o nessuna attenzione per gli sfondi, spesso del tutto assenti o comunque privi di particolari.

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La copertina: non mi piace. Lo sfondo è inesistente, i ragazzi sono ritratti grossolanamente. Dovrebbe però trattarsi di una cover temporanea, per cui c'è qualche speranza che quella ufficiale possa migliorare.

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Trama: The children of Maleficent, the Evil Queen, Jafar and Cruella De Vil have never ventured off the Isle of the Lost. . . until now. Invited to pristine Auradon, to attend prep school alongside the children of beloved Disney heroes, Mal, Evie, Jay and Carlos must carryout their villain parents evil plot to rule once again. Will the rebel teens follow in their rotten parents' footsteps or will they choose to embrace their innate goodness and save the kingdom?

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Giudizio personale: 3/5