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domenica 19 febbraio 2017

Ensnared

Autrice: Rita Stradling
Lingua: inglese
Genere: retelling/ fantascienza / romance
Prima pubblicazione: dicembre 2017

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Ensnared è un retelling della fiaba della Bella e la Bestia ambientato in un mondo futuristico in cui robot più o meno antropomorfi fanno ormai parte della vita di tutti i giorni, essendo impiegati come poliziotti, autisti, infermieri e medici.

La "Bella" della storia è Alainn, una ventiquattrenne che vive con il padre e il fratello, entrambi programmatori e sviluppatori di automi. Per proteggere il genitore da una sicura detenzione, la ragazza si offre di raggiungere la "Bestia", ovvero il misterioso Mr Lorcann Garbhan, nella sua torre, e fingere di essere il robot che l'uomo aveva ordinato, ma che il padre non è riuscito ad ultimare.


Nella torre futuristica ma irreparabilmente isolata dal mondo esterno, Alainn troverà una realtà del tutto differente da quella che aveva immaginato, e ciò che temeva potesse essere una soffocante prigionia, si rivela una porta verso il suo lieto fine.
Ma un automa ormai più intelligente dei suoi creatori e capace di riprogrammarsi potrebbe avere un'idea molto diversa di quale sia la felicità per tutto il genere umano...

La Bella e la Bestia è una delle mie fiabe preferite, e naturalmente sono stata entusiasta di leggere in anteprima Ensnared, anche se l'ambientazione non mi aveva convinta del tutto, preferendo setting più "bucolici" o medievali.

Di sicuro la trama è originale, ma l'esecuzione lascia un po' a desiderare.
Tra i personaggi, l'unico che mi sia piaciuto è Lorcann, la Bestia destinata a vivere rinchiusa nella sua torre dalla maledizione degli abusi subiti nell'infanzia.
Ricchissimo e circondato da qualsiasi cosa di cui abbia bisogno, all'uomo manca ciò che desidera di più al mondo: un essere umano con cui riuscire ad interagire e costruire un rapporto basato su sentimenti veri.
Da qui l'idea di farsi costruire Rose, un automa dalle fattezze umane con cui esercitarsi, per poter poi riuscire a passare del tempo con una persona in carne ed ossa.


Alainn, che di Rose prende il posto, è una ragazza che si sente emarginata nella sua stessa casa per il suo essere intellettivamente "normale" rispetto al padre e al fratello, e che non dà molto valore alla sua vita, soprattutto a causa di una spaventosa esperienza di qualche anno prima.

Connor Murphy, il padre della protagonista, è un inventore con la dipendenza per il gioco d'azzardo, nonché un codardo, e l'ho disprezzato molto per le conseguenze che il suo egoismo ha sulla figlia.
Colby, il fratello di Alainn, benché alla fine della storia sia di aiuto, mi è sembrato comunque egoista almeno quanto il padre, e concentrato solo sui suoi obiettivi.

Gli altri personaggi sono alquanto inutili ai fini della storia; Greg, ad esempio, amico di Alainn e suo capo, pare messo lì giusto perché vi fosse qualcuno che ricordasse Gaston, mentre il lavoro da soccorritrice di montagna di Alainn, così slegato dal contesto, voleva forse essere un richiamo al suo amore per la natura - qualcosa di vivo, dunque -, o, quel che mi auguro, mostrare la differenza tra un mondo non ancora robotizzato e la città che ormai non può più fare a meno degli automi, ma che si rivela così un luogo freddo e privo di empatia.
Tra i robot, Rose è di sicuro da film horror: macchina in un certo modo senziente e molto più intelligente della gran parte degli esseri umani, riesce anche a porsi degli interrogativi etici, ma poi, prendendo come riferimento la moralità dei suoi creatori, sceglie di mettere la vita umana al secondo posto dopo i suoi scopi.
Le scimmiette sono carine ma, ancora, pensare che siano solo dei robot fa venire la pelle d'oca.

La scrittura è molto spigolosa, per niente elegante, e spesso Alainn rasenta il volgare, facendomi pensare più volte a lei come a uno scaricatore di porto, piuttosto che a una ragazza.
La storia tra lei e Lorcann è abbastanza appassionante, ma avrei preferito che l'autrice non indugiasse nelle descrizioni dei loro rapporti intimi. Sembra che ormai nessun romanzo moderno possa essere immune da contenuti maturi più o meno espliciti!


Non mi è piaciuto il background di Alainn: la sua esperienza passata è troppo terribile e violenta, e non è per nulla necessaria alla caratterizzazione del personaggio.

Pur essendo questo il racconto dell'incontro tra due persone spezzate e problematiche, Lorcann non ne esce "guarito": che riesca ad avere una relazione con Alainn e ad interagire - probabilmente solo virtualmente - con altre persone non basta, ed alla fine della storia ciò che mi ha fatto paura è stata proprio la prospettiva di una vita della protagonista con lui. Qui non si tratta di accettare l'altro ed amarlo così com'è, ma di chiudere gli occhi davanti a problemi gravissimi, e non fare nulla per cercare di risolverli.

L'ultima parte è stata molto noiosa, tutto avrebbe potuto risolversi in poche righe; il processo è stato ridicolo e ha quasi del tutto fatto fuori gli interrogativi sulla eventuale pericolosità di robot troppo umanizzati e intelligenti. Un monito, forse, per un futuro non troppo lontano.

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Trama: A Near Future Retelling of Beauty and the Beast.

Alainn’s father is not a bad man. He’s a genius and an inventor. When he’s hired to create the robot Rose, Alainn knows taking the money is a mistake. 

Rose acts like a human. She looks exactly like Alainn. But, something in her comes out wrong.

To save her father from a five year prison sentence, Alainn takes Rose’s place. She says goodbye to the sun and goes to live in a tower no human is allowed to enter. She becomes the prisoner of a man no human is allowed to see. 

Believing that a life of servitude lies ahead, Alainn finds a very different fate awaits her in the company of the strange, scarred recluse.

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Giudizio personale: 3/5

giovedì 30 luglio 2015

La fine del mondo e il paese delle meraviglie

Autore: Aruki Murakami
Titolo originale: Sekai no Owari to Hado-boirudo Wandarando
Lingua: italiano

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La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un romanzo del 1985, uno dei primi di Aruki Murakami, un altro esempio della sua capacità di creare mondi onirici, folli, complicati, eppure solidissimi e senza sbavature, in cui ogni evento o elemento si fa portatore di un messaggio.
Il titolo del libro indica proprio i due mondi in cui si muove il protagonista - non ci si impiega molto a capire che i due uomini sono in realtà la stessa persona -: l'uno, il paese delle meraviglie, è una Tokio futuristica  e violenta controllata dal "Sistema", in perenne lotta con la "Fabbrica" per il controllo di dati e informazioni, ma più probabilmente solo per il loro sfruttamento, mentre l'altro, la fine del mondo, è una città protetta da una muraglia i cui cittadini conducono una vita pacifica e tranquilla perché hanno rinunciato letteralmente al loro cuore e non provano più alcuna emozione.
Nonostante ciò, il primo mi è sembrato molto più claustrofobico del secondo, in cui, ad un certo punto, il protagonista riesce a portare un barlume di speranza.

La storia scorre su due binari paralleli, con i capitoli dedicati alternativamente all'uno o all'altro mondo, e a poco a poco riusciamo a scoprire come stanno davvero le cose e qual è l'ordine cronologico degli eventi.

I capitoli dedicati alla fine del mondo sono di sicuro i più interessanti, quelli in cui c'è più da scoprire e da capire, mentre quelli dedicati al paese delle meraviglie risultano spesso concettosi o troppo lunghi - mi sono annoiata molto durante la discesa del protagonista e della ragazza dal tailleur rosa nelle viscere della terra -. 
Della fine del mondo non ho apprezzato l'ombra parlante, che ho voluto comunque vedere come una sorta di coscienza. Il percorso del protagonista mi è invece piaciuto molto. Quando si trova ad un bivio fondamentale della sua esistenza, egli sceglie la vita anche al di là della vita, perdendo quella rigidità e limitatezza che lo avevano da sempre caratterizzato, e che avevano fatto sì che non vivesse mai un'esistenza piena o degna di nota. 
Anche il nome della città, la fine del mondo, è fortemente suggestivo: se può esistere un mondo in cui le persone non hanno più un cuore e non provano più niente, e le loro vite scorrono sì tranquille e pacifiche, ma grigie e piatte, allora non siamo di fronte al mondo, bensì alla fine del mondo. 

Il romanzo tocca diversi temi fondamentali, come le paure più inconsce ed ataviche, rappresentate dal sottosuolo e dalle strane e pericolose creature che vi abitano; l'inganno e il profitto ( il "Sistema" e la "Fabbrica", forse facce della stessa medaglia); il senso della perdita, più volte provato dal protagonista.
In particolare, è notevole come l'autore abbia descritto la reazione dell'uomo di fronte alla consapevolezza del termine della propria vita - o, almeno, della vita così come lui la conosce -. Quella vita, infatti, che fino a quel momento avrebbe definito con una scrollata di spalle, diventa improvvisamente qualcosa di preziosissimo a cui il protagonista si sente fortemente legato. Doverla perdere gli provoca una tristezza così profonda che non può prendere nemmeno la forma delle lacrime:

"E' una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno la capirebbe. E' una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento. [...] La tristezza troppo profonda non può prendere la forma delle lacrime."

La fine del mondo e il paese delle meraviglie è un romanzo che ci catapulta in un universo in cui uno scienziato è capace di controllare i suoni fino ad eliminarli del tutto, o in cui esistono gli unicorni i cui teschi nascondono un tesoro preziosissimo, eppure la storia parla delle nostre paure più profonde, del senso della vita e dell'amore, delle scelte e di responsabilità. Risultando molto più attuale e reale di quanto possa sembrare ad una prima occhiata.

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Quarta di copertina: " E fu così che sprecai insensatamente, su una squallida sedia d'alluminio di una lavanderia a gettoni, parte delle ultime, preziose ore che mi restavano da vivere. Il mio orologio segnava le dodici e diciassette ".

In una piccola e spettrale città, che mura insormontabili separano dal resto del mondo, gli abitanti, privi di ombra e di sentimenti, vivono al riparo da qualunque emozione. Un nuovo arrivato ha il compito di leggere i vecchi sogni nel teschio degli unicorni, i soli animali del luogo, cogliendo frammenti di memorie e di un'altra vita o dimensione. Parallelamente, in una Tokyo futuribile e disumana, un uomo viene coinvolto da uno scienziato, geniale ma sconsiderato, in un esperimento a rischio della vita che lo porterà a calarsi nei sottosuoli della città, in lugubri voragini animate da creature mostruose e maligne, metafora delle paure che agitano le coscienze. 
Proprio nel buio fitto della mente si troverà la soluzione che lega i personaggi dei due mondi, in realtà l'uno il riflesso dell'altro. 
Sarà possibile lo scambio tra le due dimensioni? O il viaggio rimarrà senza ritorno? 

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Giudizio personale: 4/5

martedì 29 marzo 2011

La città e le stelle


Autore: Arthur C. Clarke
Titolo originale: The City and the Stars

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Benchè io non sia una fan della letteratura fantascientifica, devo ammettere che La città e le stelle è scritto davvero benissimo.
La storia è ambientata in un futuro molto lontano, in cui sulla Terra sono sopravvissute solo due città, inconsapevoli l'una dell'altra: Diaspar e Lys.
La storia comincia a Diaspar, una città programmata da un Calcolatore Centrale che mantiene qualsiasi cosa immutabile nel corso dei millenni, anche la popolazione; in questa città, infatti, non esistono più gravidanze nè bambini, la vita comincia con un corpo da ventenne e continua per migliaia di anni, durante i quali affiorano alla mente i ricordi della persona che si era stata in passato.
Qui troviamo Alvin, l'Unico, che, diversamente da ogni suo concittadino, non ha vissuto altre vite, e sogna di uscire da Diaspar e scoprire cos'è rimasto del mondo e del desiderio dell'uomo di raggiungere le stelle.
E' probabilmente proprio la figura del protagonista l'elemento meno originale della storia: è comune a molte altre, infatti, il personaggio diverso da chiunque lo circondi, e per questo unico, speciale, solo, capace di atti coraggiosi che nessun altro compirebbe.
Ed infatti Alvin riesce ad uscire, arriva a Lys, dove la natura è ancora viva e il grembo materno accoglie ancora i bambini, ma l'uomo ha comunque raggiunto uno sviluppo notevole, dimostrato dal potere telepatico degli abitanti...

La città e le stelle si è rivelata una storia interessante, forse con qualche momento di stanca e un pò di perplessità riguardo la storia del Messia -che ho trovato fuori luogo, ma in linea con le convinzioni dello scrittore-; mi piace pensare alla storia di Diaspar come la metafora di una vita monotona e routinaria, da cui però qualcuno sceglie di allontanarsi, barattando la sicurezza e la solidità con l'ignoto che fa paura, ma che riesce a far sentire davvero e finalmente vivi...

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Giudizio personale: 4/5

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Qui le citazioni dal romanzo


sabato 9 ottobre 2010

La bambina Lazarus

Autore: Robert Mawson
Titolo originale: The Lazarus child

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Anni fa sentii molto parlare di questo libro, così, quando l'ho visto, spinta dalla curiosità mi sono decisa a prenderlo.
Beh, non rientrerà certo nel novero dei libri che ho apprezzato di più...
in breve, una dottoressa ventiseienne, Lizzie, ha trovato il modo per "riportare indietro" i ragazzi e i bambini caduti in coma profondo in seguito ad incidenti di vario tipo.
La ragazza è infatti convinta che, più o meno in profondità, anche i pazienti dichiarati irrecuperabili ci siano, e che grazie a innovativi macchinari e stimolazioni di vario tipo, possano essere recuperati.
Ciò però non si rivela sempre la scelta giusta: alcuni ragazzi muoiono durante il trattamento; altri "riemergono", ma profondamente limitati e con una qualità di vita ai minimi livelli.
E' a Lizzie che si rivolgono gli Heywood, genitori -e nonna- di una bimba investita da un autobus mentre il fratellino più grande, Ben, assisteva impotente alla scena e che, insieme alla sorellina, ha perso anche la voglia di vivere.
Lizzie si dedica con tutto il cuore a questo caso, anche perchè, da piccola, assistette con altrettanta impotenza alla morte di suo fratello minore, ed il suo impegno per far "risorgere" la piccola e Ben la porterà proprio in quella profonda oscurità da cui ha sempre cercato di salvare gli altri...
la prima parte della storia è interessante, mi sono piaciute le dinamiche familiari degli Heywood, molto verosimili, e la figura della nonna dei bambini è stata quasi da subito la mia preferita, per la sua simpatia, il suo coraggio, la sua bontà; a lungo andare però la storia si fa noiosa, la piccola storia d'amore che nasce tra la dottoressa e l'agente Boyd è prevedibile, la questione del recupero dei bambini troppo inverosimile. Ed il finale lascia l'amaro in bocca.

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Retrocopertina: Un drammatico viaggio nel buio. Verso la luce.
Ben Heywood aveva solo dodici anni quando sua sorella fece il salto nelle tenebre. Era stata una questione di secondi: Ben aveva attraversato la strada per comprare un fumetto e un pò di mentine, senza accorgersi che lei lo aveva seguito e si era fermata con l'amichetta in mezzo alle automobili sfreccianti. Il tempo si era fermato per un attimo, poi quello schianto atroce... ora la bambina è in coma, e ben sta morendo dentro. Ma la dottoressa Elizabeth Chase ha scoperto come oltrepassare il confine tra il nostro mondo e quello che c'è al di là. Un viaggio delicato e impossibile che soltanto Ben potrà affrontare. Per morire con la sorellina o risorgere.

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Giudizio personale: 2-3/5