lunedì 22 giugno 2020

Pride and Prejudice (Easy Classics)


Testo originale: Pride and Prejudice di Jane Austen

Adattamento: Gemma Barder

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione programmata: febbraio 2021



In questo breve volume di poco meno di 100 pagine, Gemma Barder ha adattato Orgoglio e pregiudizio, il più famoso romanzo di Jane Austen.
Ne è nato un racconto scorrevole, di semplice comprensione e corredato da simpatiche illustrazioni.

La storia, pur essendo molto sintetizzata, mantiene comunque lo spirito dell'opera originale, e nessun evento importante è stato depennato.

Benché sia classificato come una "storia per bambini", il romanzo è adatto anche a chi bambino non è più e comincia a cimentarsi con la lingua inglese, e a chiunque voglia rispolverare in modo divertente la storia di Lizzie e Darcy.


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La copertina: carinissima! Adorabili l'illustrazione, le decorazioni e la scelta dei colori.

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Quarta di copertina: Mrs. Bennet is desperate to find rich husbands for her daughters, so the arrival of a charming new neighbor is welcome indeed. Sadly, the friend he brings with him is not. Mr. Darcy seems to have even more pride than money. Nobody likes him - least of all Elizabeth Bennet. But not everyone is who they seem.

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Rating: 4/5

lunedì 15 giugno 2020

I ragazzi di Jo


Autrice: Louisa May Alcott

Lingua: italiano

Titolo originale: Jo's Boys, and How They Turned Out: A Sequel to "Little Men"

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 1886



I ragazzi di Jo chiude definitivamente la storia della famiglia March cominciata con Piccole donne.
Il romanzo si propone di seguire tutti gli allievi incontrati in Piccoli uomini nel loro percorso di crescita fino all'età adulta.
Purtroppo, diversamente dal volume precedente, che sin dalle prime pagine riusciva a trasmettere l'atmosfera calda e familiare di Plumfield, I ragazzi di Jo risulta per lo più arido, stentato e noioso.
È sicuramente la storia della quadrilogia più moralista e intrisa di religiosità, tanto che ho spesso pensato che ne avrebbe giovato molto se almeno alcuni dei sermoni dell'autrice fossero stati eliminati.

Delle vecchie conoscenze, Fritz ed Amy diventano molto marginali, mentre Meg viene descritta come una madre che sa cos'è meglio per i propri figli, tanto da imporre loro le proprie decisioni e le conseguenti sofferenze.
Nessuno dei più giovani riesce a fare tenerezza, nemmeno le piccole Bess e Josie. Mi ha spesso infastidito che la prima, che, pur non avendo spessore non è comunque un personaggio sgradevole, fosse chiamata "principessa" e considerata migliore e più preziosa di tutti gli altri ragazzi, solo perché figlia del ricco Laurie. La seconda, pur in un certo senso ammirevole per la determinazione con cui persegue i propri sogni, non riesce comunque a far breccia ed è assolutamente dimenticabile.

Tutti i ragazzi sono spinti in un modo o nell'altro dagli adulti a diventare dei piccoli borghesi, a
sposarsi e mettere su famiglia. In altre parole, a "sistemarsi". 
Alcune delle coppie non sembrano le meglio assortite, in primis quella costituita da Tom e dalla ragazza diventata fidanzata quasi per caso, e spero che con questo l'autrice volesse trasmetterci che non sempre ciò che sembra "giusto" e ben fatto dalla famiglia o dalla società rispecchia i veri desideri del cuore.
Riguardo a Dan, la sua storia è probabilmente la più interessante, anche se fondamentalmente triste. Le scelte operate per il suo personaggio dalla scrittrice possono sembrare troppo crudeli per un lettore moderno, ma, se contestualizzate, risultano perfettamente in linea con la mentalità del tempo.

Qui e lì l'autrice tenta di portare avanti qualche idea femminista, riuscendoci però poco o male.

Pur appesantita dai vari sermoni, l'unico personaggio che trattiene una scintilla di vitalità è proprio Jo, materna con tutti i "suoi" ragazzi e spesso divertente quanto negli altri romanzi.

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La copertina: piuttosto bruttina, non rispecchia le descrizioni dei ragazzi, così come non le rispecchiano le illustrazioni all'interno del volume.

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Trama: Le tre sorelle March sono ormai signore, ma il loro spirito non è stato smussato dal tempo: sono ancora vivaci, curiose, piene di vita. E i ragazzi di Plumfield, il collegio che ha accolto bambini soli e sbandati, hanno davvero bisogno di tutta la saggezza di Jo per crescere e lasciare il nido.

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Rating: 2/5

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Della stessa autrice:
- Piccole donne
- Le piccole donne crescono
- Piccoli uomini

mercoledì 3 giugno 2020

Intenso come un ricordo



Autrice: Jodi Picoult

Lingua: italiano

Titolo originale: The storyteller

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2013




Sage ha scelto di lavorare di notte, come fornaia, per nascondere di giorno la cicatrice che le deturpa parte del viso e che è una sorta di estrinsecazione del suo senso di colpa.
Partecipando ad un gruppo di sostegno, incontra il novantacinquenne Josef e ne diventa amica, finché l'uomo non le confessa di essere stato un ufficiale delle SS e di aver partecipato alla soluzione finale...

Erano anni che non leggevo un romanzo di Jodi Picoult, eppure il suo stile è stato subito inconfondibile. Purtroppo, però, non ho amato questa storia così come mi era accaduto con Senza lasciare traccia e Un nuovo battito, trovandola invece spesso noiosa, prevedibile, e poco appassionante.

Il personaggio di Sage non è per niente originale. È la classica protagonista che sceglie di ritirarsi dalla vita e pensa di non essere degna di amore per un senso di colpa che si porta dietro da anni. Non mi è riuscito di trovarla simpatica o di parteggiare per lei, e la sua storia con Leo è risultata scontata sin dall'apparizione dell'uomo sulla scena. Ho tuttavia apprezzato le sue scelte, e soprattutto quella che chiude la storia, non perché le condivida, ma perché l'hanno resa umana e l'hanno finalmente liberata dalla banalità.


Il vero gioiello di questo romanzo è la parte centrale, ovvero il racconto della nonna di Sage. Si tratta di una donna sopravvissuta ai campi di concentramento, che dà finalmente voce alla propria storia. L'autrice è stata brava nel darci un quadro completo di come tutto sia cominciato, di come la vita degli ebrei polacchi sia scivolata, a poco a poco, nell'orrore e nell'indicibile. Ho desiderato alcune volte che il racconto - di non semplice lettura a causa del potente carico emozionale - fosse interrotto, anche solo da un'interiezione da parte degli altri personaggi, ma in fin dei conti credo che aver inserito tutta la storia in blocco sia stata una buona scelta, rendendola così più di impatto per il lettore.

Purtroppo, una volta terminato il racconto della nonna, che quasi sembrava appartenere ad un romanzo diverso, il libro è tornato a sfiorare la banalità e ad avere dialoghi legnosi e scontati. La storia dell'upior purtroppo mi ha annoiata, così come le ripetizioni di frammenti di capitoli qui e lì.
Ho tuttavia apprezzato il colpo di scena finale, nonché il dibattito sul perdono e anche quello, più sottile, del dissidio interiore che nasce dall'amare una persona per ciò che è e ciò che significa per noi nel presente, e, contemporaneamente, dall'odiare ciò che è stata e ciò che ha compiuto in passato.

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La copertina: molto bella, soprattutto per la scelta dei colori e la resa del cielo.

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Trama: Sage Singer è una ragazza solitaria. Evita ogni contatto con il mondo, nasconde il proprio volto sfregiato in seguito ad un incidente, si rifugia in una relazione clandestina perché le consente di non impegnarsi fino in fondo. Finché non stringe amicizia con un vecchio signore, Josef Weber. Insegnante in pensione, di origine tedesca, Weber è un filantropo benvoluto da tutti nella piccolo comunità in cui vive. Ma un giorno, contando sul rapporto di stima e affetto che li lega, Weber chiede a Sage un favore molto particolare che sconvolgerà la ragazza. Scioccata, confusa, Sage non acconsente ma non può rifiutarsi di ascoltare la confessione dell’anziano amico. Weber è stato nelle SS ed era fra le guardie di Auschwitz. E la nonna di Sage è una sopravvissuta ai campi di sterminio… Più voci narranti si alternano nella scrittura di Jodi Picoult, come sempre magistrale nel riannodare il filo dei ricordi sepolti nel passato e delle emozioni che agitano il presente. E la chiave, ancora una volta, sta nella potenza della narrazione: «Un racconto può essere molto potente. Può cambiare il corso della storia. Può salvare una vita. Ma può anche essere un buco nero, o le sabbie mobili, in cui si rimane impantanati, incapaci di scrivere per liberarsi». Sta a noi, alla nostra coscienza, scegliere la strada da prendere.

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Rating: 2,5/5