Autrice: QuinRose
Disegnatrice: Soumei Hoshino
Titolo originale: Heart no kuni no Alice
Volume: 6 di 6
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Si conclude, con questo sesto volume, Alice in Heartland, una sorta di retelling di Alice nel paese delle meraviglie derivato da un otome game (una sorta di dating game, il cui scopo principale è quello di sviluppare una relazione tra la protagonista femminile e uno dei personaggi maschili).
L'ultimo numero è probabilmente il migliore di tutti, con scene molto belle, come il duello tra Blood ed Ace, il saluto di Vivaldi ad Alice, ed il momento in cui questa pone la mano sul petto del Cappellaio per sentirne il "cuore".
A questo punto della storia, il tempo è scaduto, ed Alice si prepara a tornare a casa.
Una conversazione tra Peter e Nightmare ci fa comprendere cosa rappresentano i personaggi di Heartland, e perché il Bianconiglio sarebbe il più amato, se solo la ragazza ricordasse. Il motivo per cui Peter, Nightmare -e probabilmente tutti gli altri- non vogliono che ciò accada, è molto triste, e mi ha fatto rivalutare la figura del coniglio.
La storia si conclude forse nell'unico modo possibile, che ho trovato abbastanza soddisfacente.
Deludente, invece, il fatto che l'inserto Alice in Jockerland, inserito alla fine del volume 4, non abbia avuto seguito. A quanto pare si trattava di un espediente per pubblicizzare un nuovo capitolo del videogioco, ma, non essendo questo mai arrivato in Italia, non vedo perché tradurre ed inserire una storia che non ha una conclusione.
Da segnalare, in questo numero, la speciale galleria iniziale di tavole a colori, davvero bellissime.
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Benché non credo che sia indispensabile conoscere il videogame per comprendere il manga, penso che aver almeno messo a parte il lettore dei rapporti intercorrenti tra l'ex ragazzo di Alice e la sorella, avrebbe permesso di capire perché Peter, nel volume 5, desiderasse che la ragazza recuperasse i suoi ricordi per tenerla lontana da Blood.
A questa pagina, una piccola guida in italiano al manga, ma consiglio di dare un'occhiata anche al post originale (soprattutto per le spiegazioni relative alla "pozione" e al "gioco") e a questo interessante articolo che illustra le caratteristiche più importanti dei vari personaggi [attenzione: potrebbero esserci spoiler per chi non abbia ancora letto il volume conclusivo del manga].
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Quarta di copertina: Il sogno è finito: si chiude il sipario sul mondo di Heartland.
Eppure, proprio ora che può godersi la sua cara, vecchia casa, davanti agli occhi di Alice compare...
Scopritelo nel sesto e conclusivo numero del capolavoro di QuinRose e Soumei Hoshino!
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Giudizio personale: 5/5
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Giudizio sull'intera opera: Alice in Heartland è un manga interessante, mi è piaciuta molto la terra di Heart e tutti i suoi variegati personaggi, nonché il fatto che la storia fosse un po' più matura rispetto ad altri retelling di Alice nel paese delle Meraviglie. Certo, può lasciare qualche interrogativo irrisolto (e per questo non lo consiglio a chi cerca una storia che alla fine risponda a tutte le domande) ed essere oscuro in alcuni punti (niente a cui comunque non si possa ovviare grazie ai link in alto), ma credo che valga la pena leggerlo proprio per il suo essere "diverso" dalle altre storie, e naturalmente per le belle tavole: 4-5/5.
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Alice in Heartland 1
Alice in Heartland 2
Alice in Heartland 3
Alice in Heartland 4 e 5
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venerdì 12 luglio 2013
sabato 1 dicembre 2012
I peccati dei Borgia
Autrice: Sarah Bower
Titolo originale: Sins of the House of Borgia
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Ero un pò prevenuta verso questo romanzo, in quanto temevo che sarebbe stato l'ennesimo che avrebbe sfruttato la "leggenda" degli amori incestuosi di Lucrezia Borgia; una volta cominciata la lettura, tuttavia, ho davvero pensato di dovermi ricredere... fino a trenta pagine dalla fine, ahimè!
Ma andiamo con ordine.
La storia prende le mosse dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna, a causa della quale la piccola Ester, narratrice del romanzo, arriverà a Roma, e diventerà poi la dama di compagnia favorita di Lucrezia Borgia ai tempi delle sue nozze con Alfonso d'Este, dopo la morte del secondo marito Alfonso di Bisceglie.
Il libro è scritto benissimo, la prosa è davvero incantevole, e le descrizioni di scene di corte, abiti e quant'altro sono minuziose. La figura di Lucrezia si avvicina molto a quella descritta da Maria Bellonci nel suo bellissimo saggio, e innumerevoli sono i personaggi storici che sfilano davanti ai nostri occhi, da Angela Borgia a Dorotea Caracciolo, da Caterina Sforza a Isabella d'Este. La storia d'Italia e il coinvolgimento dei Borgia in essa viene spesso, purtroppo, lasciata in secondo piano, ma evidentemente non ci troviamo di fronte ad un libro di storia.
Cinquecento pagine scorrono veloci, anche se il romanzo non è proprio privo di difetti, come l'inconsistenza del personaggio di Ester (ribattezzata prima Donata e poi Violante) o la poco coinvolgente storia della stessa ragazza con il duca Valentino, di sicuro non il mio personaggio preferito.
Evidentemente, però, la presunta -e a quanto pare falsa- relazione di Lucrezia con il fratello Cesare rappresentava una tentazione troppo grande per non essere colta, e così, con il suo inserimento a pochissime pagine dalla fine si rovina, secondo me, un romanzo godibile e il cui elemento di novità era rappresentato proprio dal non servirsi degli incesti di casa Borgia.
Senza contare che alla luce della "rivelazione" va riletta l'intera vicenda e la funzione stessa della protagonista Violante all'interno della storia.
Il finale è un pò affrettato e la parte centrale, con un Cesare Borgia onnipresente e una Lucrezia momentaneamente scomparsa dalla scena, può risultare lenta.
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Trama: Quando Violante, giovane ebrea di Toledo, parte per l'Italia nel 1492, non può immaginare i magnifici eccessi di cui sarà presto testimone. Sola e inesperta, fa il suo ingresso come dama di compagnia in una delle corti più fastose d'Europa: quella splendida e misteriosa dei Borgia. Diventata prediletta della bellissima Lucrezia, che la tiene sempre con sé, e innamorata di suo fratello Cesare, che ne farà la propria amante, la fanciulla gode dell'ambiguo privilegio di veder nascere gli intrighi più perversi, le vendette più feroci, i rapporti più lussuriosi di una famiglia celebre per aver fatto del potere, e del peccato, il proprio credo. Compreso il patriarca, Rodrigo Borgia, alias Papa Alessandro VI, che mentre allunga le mani su Roma non si fa mancare i favori della stupenda, e giovanissima, Giulia Farnese. Ma a palazzo, in realtà, nessuno è come appare. Se le lussuose stanze celano una Lucrezia ignota a chi la ritiene soltanto una donna volgare e depravata, e se i mormorii su Cesare non possono svelare l'anima dell'uomo a cui Violante ha dato il cuore, quest'ultima, dal canto suo, nasconde più di un segreto: un passato con troppi lati oscuri, e una missione inconfessata...
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Giudizio personale: 4/5
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Approfondimenti - Dorotea Caracciolo
Nata Malatesta, Dorotea crebbe alla corte dei Gonzaga e seguì la futura duchessa Elisabetta a Urbino come dama di compagnia. La duchessa ne favorì le nozze con il nobile napoletano Giovanni Battista Caracciolo, di trent'anni più vecchio.
Per motivi politici, il Consiglio della Serenissima impedì a Giovanni Battista Caracciolo di attuare rappresaglie private, e dopo un pò sulla questione fu fatto cadere il silenzio.
Nell'ottobre del 1502 si seppe che Dorotea era viva, e un anno dopo -in coincidenza con la morte di Papa Alessandro VI e con il declino del potere del figlio Cesare- fu liberata.
Non si sa di sicuro cosa accadde.
Probabilmente la Malatesta fu ad Imola, a Forlì, a Roma, prigioniera a Castel Sant'Angelo insieme a Sancia d'Aragona, infine in un convento di suore.
E' accreditata l'ipotesi che il Borgia fosse, se non il mandante del rapimento, almeno compiacente. C'è inoltre il sospetto che la donna fosse consenziente.
Una volta libera, Dorotea fu accolta con grandi onori dal marito a Faenza, dove nacquero i quattro figli Marco Oliviero, Isabella, Viola e Battista.
Nel 1508 il Caracciolo fu ucciso da un suo parente per vendetta di un torto personale, e la Malatesta decise di trasferirsi con i figli a Napoli, patria del marito.
Qui morì di peste nel 1527, senza essersi mai risposata.
Fonte: Treccani.it
Titolo originale: Sins of the House of Borgia
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Ero un pò prevenuta verso questo romanzo, in quanto temevo che sarebbe stato l'ennesimo che avrebbe sfruttato la "leggenda" degli amori incestuosi di Lucrezia Borgia; una volta cominciata la lettura, tuttavia, ho davvero pensato di dovermi ricredere... fino a trenta pagine dalla fine, ahimè!
Ma andiamo con ordine.
La storia prende le mosse dalla cacciata degli ebrei dalla Spagna, a causa della quale la piccola Ester, narratrice del romanzo, arriverà a Roma, e diventerà poi la dama di compagnia favorita di Lucrezia Borgia ai tempi delle sue nozze con Alfonso d'Este, dopo la morte del secondo marito Alfonso di Bisceglie.
Il libro è scritto benissimo, la prosa è davvero incantevole, e le descrizioni di scene di corte, abiti e quant'altro sono minuziose. La figura di Lucrezia si avvicina molto a quella descritta da Maria Bellonci nel suo bellissimo saggio, e innumerevoli sono i personaggi storici che sfilano davanti ai nostri occhi, da Angela Borgia a Dorotea Caracciolo, da Caterina Sforza a Isabella d'Este. La storia d'Italia e il coinvolgimento dei Borgia in essa viene spesso, purtroppo, lasciata in secondo piano, ma evidentemente non ci troviamo di fronte ad un libro di storia.
Cinquecento pagine scorrono veloci, anche se il romanzo non è proprio privo di difetti, come l'inconsistenza del personaggio di Ester (ribattezzata prima Donata e poi Violante) o la poco coinvolgente storia della stessa ragazza con il duca Valentino, di sicuro non il mio personaggio preferito.
Evidentemente, però, la presunta -e a quanto pare falsa- relazione di Lucrezia con il fratello Cesare rappresentava una tentazione troppo grande per non essere colta, e così, con il suo inserimento a pochissime pagine dalla fine si rovina, secondo me, un romanzo godibile e il cui elemento di novità era rappresentato proprio dal non servirsi degli incesti di casa Borgia.
Senza contare che alla luce della "rivelazione" va riletta l'intera vicenda e la funzione stessa della protagonista Violante all'interno della storia.
Il finale è un pò affrettato e la parte centrale, con un Cesare Borgia onnipresente e una Lucrezia momentaneamente scomparsa dalla scena, può risultare lenta.
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Trama: Quando Violante, giovane ebrea di Toledo, parte per l'Italia nel 1492, non può immaginare i magnifici eccessi di cui sarà presto testimone. Sola e inesperta, fa il suo ingresso come dama di compagnia in una delle corti più fastose d'Europa: quella splendida e misteriosa dei Borgia. Diventata prediletta della bellissima Lucrezia, che la tiene sempre con sé, e innamorata di suo fratello Cesare, che ne farà la propria amante, la fanciulla gode dell'ambiguo privilegio di veder nascere gli intrighi più perversi, le vendette più feroci, i rapporti più lussuriosi di una famiglia celebre per aver fatto del potere, e del peccato, il proprio credo. Compreso il patriarca, Rodrigo Borgia, alias Papa Alessandro VI, che mentre allunga le mani su Roma non si fa mancare i favori della stupenda, e giovanissima, Giulia Farnese. Ma a palazzo, in realtà, nessuno è come appare. Se le lussuose stanze celano una Lucrezia ignota a chi la ritiene soltanto una donna volgare e depravata, e se i mormorii su Cesare non possono svelare l'anima dell'uomo a cui Violante ha dato il cuore, quest'ultima, dal canto suo, nasconde più di un segreto: un passato con troppi lati oscuri, e una missione inconfessata...
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Giudizio personale: 4/5
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Approfondimenti - Dorotea Caracciolo
Nata Malatesta, Dorotea crebbe alla corte dei Gonzaga e seguì la futura duchessa Elisabetta a Urbino come dama di compagnia. La duchessa ne favorì le nozze con il nobile napoletano Giovanni Battista Caracciolo, di trent'anni più vecchio.
Elisabetta Gonzaga, duchessa di Urbino
Il matrimonio fu celebrato nel 1500 ad Urbino, alcuni mesi dopo la nomina del Caracciolo a capitano generale della fanteria della Repubblica di Venezia. Solo un anno più tardi Dorotea si mise in viaggio per la Serenissima. Il corteo fu seguito da una corposa scorta inviata dal capitano, consapevole della pericolosità del viaggio, che avrebbe portato la moglie nelle terre di Romagna, occupate da Cesare Borgia.
Le precauzioni, tuttavia, non furono sufficienti, e il viaggio fu all'origine di un'avventura durata tre anni e dai contorni ancora indefiniti.
Infatti, tra Porto Cesenatico e Cervia, Dorotea fu rapita insieme con la dama di compagnia da alcuni soldati spagnoli e la scorta fu messa in fuga o uccisa. Sulla base di testimonianze di soldati superstiti e di alcuni contadini che avevano alloggiato le donne e i rapitori, il rapimento fu attribuito senza esitazioni a Cesare Borgia, che però lo attribuì a un suo capitano.
Cesare Borgia, il "Duca valentino"
Nell'ottobre del 1502 si seppe che Dorotea era viva, e un anno dopo -in coincidenza con la morte di Papa Alessandro VI e con il declino del potere del figlio Cesare- fu liberata.
Non si sa di sicuro cosa accadde.
Probabilmente la Malatesta fu ad Imola, a Forlì, a Roma, prigioniera a Castel Sant'Angelo insieme a Sancia d'Aragona, infine in un convento di suore.
E' accreditata l'ipotesi che il Borgia fosse, se non il mandante del rapimento, almeno compiacente. C'è inoltre il sospetto che la donna fosse consenziente.
Una volta libera, Dorotea fu accolta con grandi onori dal marito a Faenza, dove nacquero i quattro figli Marco Oliviero, Isabella, Viola e Battista.
Nel 1508 il Caracciolo fu ucciso da un suo parente per vendetta di un torto personale, e la Malatesta decise di trasferirsi con i figli a Napoli, patria del marito.
Qui morì di peste nel 1527, senza essersi mai risposata.
Fonte: Treccani.it
domenica 29 aprile 2012
Il Maestro e Margherita
Titolo originale: Master i Margarita
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Ho passato le prime 300 pagine di questo libro a pensare che l'avrei lasciato perdere, e le ultime 200 ad amarlo profondamente.
Nella prima parte (la storia è divisa in due parti e un Epilogo) lo stile non mi piaceva, l'atmosfera era claustrofobica -e qui mi riferisco soprattutto alle condizioni di vita dei moscoviti-, facevo fatica a distinguere i personaggi -indicati a volte con il nome, altre con il cognome, altre con quelli che credo fossero diminutivi, in russo-, mi chiedevo perché stare lì a leggere delle innumerevoli disgrazie provocate dal diavolo che ha deciso di andare a far danni a Mosca. Notevoli sono risultati però i capitoli del Libro di Ponzio Pilato (una vera storia nella storia), soprattutto il primo.
La seconda parte è più incentrata sul Maestro e sulla Margherita del titolo, in un'atmosfera a tratti fiabesca e da cartoon, che include l'allucinato e meraviglioso Ballo di Satana (il quale riesce anche a diventare simpatico).
E viene da chiedersi se il diavolo sia sceso sulla terra non solo per preannunciare l'arrivo di mali peggiori -e qui i riferimenti alla storia russa si sprecano- ma anche -soprattutto?- per riavvicinare due persone che si amavano, ma che si erano perse forse per sempre, e per riportare la fantasia e l'irrazionalità in una società imbavagliata e irrigidita dall'ingiustizia e dalle costrizioni.
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Retrocopertina: " Il Diavolo è il più appariscente personaggio del grande romanzo postumo di Bulgakov. Appare un mattino dinanzi a due cittadini, uno dei quali sta enumerando le prove dell'inesistenza di Dio. Il neovenuto non è di questo parere. [...] Ma c'è ben altro: era anche presente al secondo interrogatorio di Gesù da parte di Ponzio Pilato e ne dà ampia relazione in un capitolo che è forse il più stupefacente del libro. [...] Poco dopo, il demonio, in veste del professore di magia nera Woland, si esibisce al Teatro di varietà di fronte a un pubblico enorme. I fatti che accadono sono così fenomenali che alcuni spettatori devono essere ricoverati in una clinica psichiatrica. [...] Un romanzo-poema o, se volete, uno show in cui intervengono numerosissimi personaggi, un libro in cui un realismo quasi crudele si fonde o si mescola col più alto dei possibili temi: quello della Passione, non poteva essere concepito e svolto da un cervello poeticamente allucinato. E' qui che [...] Bulgakov si congiunge con la più profonda tradizione letteraria della sua terra: la vena messianica, quella che troviamo in certe figure di Gogol' e di Dostoevskij e in quel pazzo di Dio che è il quasi immancabile comprimario di ogni grande melodramma russo ".
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Giudizio personale: 4/5
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Master and Margarita è un interessante sito dedicato al romanzo di Bulgakov, con una parte dedicata alla storia, una al contesto, una ai temi e allo stile, ai personaggi, alle locations, allo scrittore, agli adattamenti, ognuna con numerose sotto sezioni. Quella dedicata agli adattamenti, ad esempio, si occupa dei film e delle serie tv, degli adattamenti per il teatro, dei poster teatrali, delle musiche ispirate al romanzo, delle comic strips, delle copertine dei libri e delle illustrazioni (davvero numerose).
sabato 18 febbraio 2012
Il diario di Bridget Jones
Autrice: Helen Fielding
Titolo originale: Bridget Jones's diary
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Avevo letto questo libro moltissimi anni fa e non mi era piaciuto granché, in particolare avevo trovato fastidioso l'elenco di sigarette fumate, chili, alcolici e calorie prima di ogni pagina.
Poi l'ho rispolverato grazie ad un gruppo di lettura, e l'ho rivalutato molto.
Il Diario è ispirato ad Orgoglio e Pregiudizio, con innumerevoli personaggi e situazioni che rimandano al romanzo della Austen, a cominciare dal protagonista maschile, che non poteva che chiamarsi Darcy -anche se di nome fa Mark-. A prima vista snob e scostante, come il più famoso Fitzwilliam, anch'egli si rivela in seguito un uomo splendido ed innamorato della protagonista.
Altri personaggi che rimandano ad Orgoglio e Pregiudizio sono Daniel e Julio, nel "ruolo" di Wickham, e Peter -di cui purtroppo leggiamo solo poche righe- in quello di Collins.
Ed infatti Daniel è il "mascalzone" che racconta bugie, Julio è responsabile di una fuga, e Peter, in passato scaricato da Bridget, le mostra ora cosa ha perso magnificando la proprio situazione.
Probabilmente il personaggio che più si discosta da quelli austeniani è proprio Bridget, nella quale non ho riconosciuto una novella Elizabeth, ma una donna moderna in cui potrebbe non essere difficile rispecchiarsi: trentenne o giù di lì, single, ossessionata dai chili di troppo, insicura, Bridget annota tutte le calorie che accumula in un giorno, ed osserviamo che il suo peso varia anche considerevolmente in base all'umore.
Sostanzialmente alla ricerca di qualcuno che l'ami per quello che è, Bridget è attorniata da una simpatica "famiglia" di amici molto ben caratterizzati: Jude, Shazzer, Tom e Magda, che non lesinano consigli strampalati ed in disaccordo tra loro.
E non bisogna dimenticare i genitori di Brige, Pam, una madre imbarazzante almeno quanto Mrs Bennet, e la cui non-comunicazione con la figlia si traduce in divertenti siparietti tragicomici, e Colin, affezionato alla protagonista e rassegnato ad amare una donna un po' egoista che vuole "avere una vita".
La storia è molto divertente, si legge in fretta ed è ricca di simpatici episodi, anche se quelli che mi sono piaciuti di più sono stati probabilmente quelli ispirati ad Orgoglio e Pregiudizio, come il buffet in cui Mark rifiuta Bridget, o la scoperta che è stato proprio Mark a risolvere la questione della fuga di Julio con uno dei personaggi femminili.
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Giudizio personale: 4/5
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Rimando al sito Old Friend and New Fancies (ed in particolare alle tre tappe del Gruppo di Lettura del Diario) chiunque abbia voglia di leggere, oltre alle analogie tra Il diario di Bridget Jones e Orgoglio e Pregiudizio, le interessanti considerazioni sulle discrepanze tra il libro e il film e i confronti tra la versione italiana e quella inglese del romanzo.
Qui una recensione-chiacchierata delle owners del sito con l'aggiunta di un mio piccolo commento.
Titolo originale: Bridget Jones's diary
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Avevo letto questo libro moltissimi anni fa e non mi era piaciuto granché, in particolare avevo trovato fastidioso l'elenco di sigarette fumate, chili, alcolici e calorie prima di ogni pagina.
Poi l'ho rispolverato grazie ad un gruppo di lettura, e l'ho rivalutato molto.
Il Diario è ispirato ad Orgoglio e Pregiudizio, con innumerevoli personaggi e situazioni che rimandano al romanzo della Austen, a cominciare dal protagonista maschile, che non poteva che chiamarsi Darcy -anche se di nome fa Mark-. A prima vista snob e scostante, come il più famoso Fitzwilliam, anch'egli si rivela in seguito un uomo splendido ed innamorato della protagonista.
Altri personaggi che rimandano ad Orgoglio e Pregiudizio sono Daniel e Julio, nel "ruolo" di Wickham, e Peter -di cui purtroppo leggiamo solo poche righe- in quello di Collins.
Ed infatti Daniel è il "mascalzone" che racconta bugie, Julio è responsabile di una fuga, e Peter, in passato scaricato da Bridget, le mostra ora cosa ha perso magnificando la proprio situazione.
Probabilmente il personaggio che più si discosta da quelli austeniani è proprio Bridget, nella quale non ho riconosciuto una novella Elizabeth, ma una donna moderna in cui potrebbe non essere difficile rispecchiarsi: trentenne o giù di lì, single, ossessionata dai chili di troppo, insicura, Bridget annota tutte le calorie che accumula in un giorno, ed osserviamo che il suo peso varia anche considerevolmente in base all'umore.
Sostanzialmente alla ricerca di qualcuno che l'ami per quello che è, Bridget è attorniata da una simpatica "famiglia" di amici molto ben caratterizzati: Jude, Shazzer, Tom e Magda, che non lesinano consigli strampalati ed in disaccordo tra loro.
E non bisogna dimenticare i genitori di Brige, Pam, una madre imbarazzante almeno quanto Mrs Bennet, e la cui non-comunicazione con la figlia si traduce in divertenti siparietti tragicomici, e Colin, affezionato alla protagonista e rassegnato ad amare una donna un po' egoista che vuole "avere una vita".
La storia è molto divertente, si legge in fretta ed è ricca di simpatici episodi, anche se quelli che mi sono piaciuti di più sono stati probabilmente quelli ispirati ad Orgoglio e Pregiudizio, come il buffet in cui Mark rifiuta Bridget, o la scoperta che è stato proprio Mark a risolvere la questione della fuga di Julio con uno dei personaggi femminili.
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Giudizio personale: 4/5
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Rimando al sito Old Friend and New Fancies (ed in particolare alle tre tappe del Gruppo di Lettura del Diario) chiunque abbia voglia di leggere, oltre alle analogie tra Il diario di Bridget Jones e Orgoglio e Pregiudizio, le interessanti considerazioni sulle discrepanze tra il libro e il film e i confronti tra la versione italiana e quella inglese del romanzo.
Qui una recensione-chiacchierata delle owners del sito con l'aggiunta di un mio piccolo commento.
lunedì 2 gennaio 2012
Dalia nera
Autore: James Ellroy
Titolo originale: The Black Dahlia
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Leggere Dalia nera significa calarsi negli anni '40, in un'atmosfera fumosa e a tratti claustrofobica, dove d'un tratto i colori possono sparire per lasciare spazio solo al bianco e al nero.
Nucleo del romanzo è l'assassinio di Elizabeth Short, che cambierà la vita dei due poliziotti ex-pugili Lee e Dwight/"Bucky". Nel primo, il caso risveglierà vecchi dolori e sensi di colpa, mentre per il secondo diventerà un'ossessione, che lo porterà quasi a perdere tutto ciò che è riuscito a guadagnarsi nella vita.
Il romanzo è ricco di colpi di scena e "falsi finali": quando sembra che la storia potrebbe terminare lì, ecco che un nuovo evento o una nuova scoperta mettono di nuovo tutto in discussione.
In particolare è una sorpresa la verità sul passato di Lee e sulla sua fine, e naturalmente la vera identità dell'assassino della Dalia.
I personaggi sono molto ben caratterizzati, ed ho apprezzato parecchio tutti i membri della famiglia Sprague, presenti soprattutto nell'ultima parte del romanzo, che è quella che ho preferito, mentre i primi capitoli, per lo più incentrati sul passato da boxeur dei due poliziotti e sul loro incontro, sono stati piuttosto lenti.
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Giudizio personale: 4/5
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Il romanzo Dalia nera si ispira ad un fatto realmente accaduto, e cioè l'orrendo assassinio della ventiduenne Elizabeth Short, che nella realtà è rimasto irrisolto.
La pagina di Wikipedia dedicata al caso è molto interessante, soprattutto per quanto riguarda i principali sospettati.
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Aggiornamento - 26/01/13
Dal romanzo di James Ellroy è stato tratto nel 2006 il film The Black Dahlia, con Josh Hartnett ("Bucky"), Aaron Eckhart ("Lee"), Scarlett Johansson (Kay) e Hilary Swank (Madeleine).
La pellicola è molto aderente al libro, eccetto per l'episodio ambientato in Messico, eliminato evidentemente per mancanza di tempo.
Mi sono piaciute molto le musiche e la fotografia, e come è stato reso il rapporto tra i tre protagonisti principali, tuttavia non manca qualche momento di stanca, e alla questione dell'omicidio della Dalia è dedicata per lo più la seconda metà del film, con una risoluzione del caso che mi è sembrata un pò affrettata.
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Il personaggio di Elizabeth Short compare anche nella puntata numero 9 della prima serie di American Horror Story, intitolata "Spooky Little Girl".
La Dalia è interpretata da Mena Suvari, ed è uno dei fantasmi che affollano la casa. Secondo la finzione telefilmica, la ragazza vi morì a causa di una prolungata anestesia, somministratale da un dentista che aveva bisogno di "riscuotere" un pagamento in natura. All'uomo venne in aiuto il fantasma di Charles Montgomery, folle chirurgo nonché primo proprietario della casa, che fece a pezzi il corpo di Elizabeth affinché fosse più facile portarlo via.
Benché il telefilm mi piaccia molto, non ho gradito l'inserimento di un fatto di cronaca così tragico nella storia.
Titolo originale: The Black Dahlia
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Leggere Dalia nera significa calarsi negli anni '40, in un'atmosfera fumosa e a tratti claustrofobica, dove d'un tratto i colori possono sparire per lasciare spazio solo al bianco e al nero.
Nucleo del romanzo è l'assassinio di Elizabeth Short, che cambierà la vita dei due poliziotti ex-pugili Lee e Dwight/"Bucky". Nel primo, il caso risveglierà vecchi dolori e sensi di colpa, mentre per il secondo diventerà un'ossessione, che lo porterà quasi a perdere tutto ciò che è riuscito a guadagnarsi nella vita.
Il romanzo è ricco di colpi di scena e "falsi finali": quando sembra che la storia potrebbe terminare lì, ecco che un nuovo evento o una nuova scoperta mettono di nuovo tutto in discussione.
In particolare è una sorpresa la verità sul passato di Lee e sulla sua fine, e naturalmente la vera identità dell'assassino della Dalia.
I personaggi sono molto ben caratterizzati, ed ho apprezzato parecchio tutti i membri della famiglia Sprague, presenti soprattutto nell'ultima parte del romanzo, che è quella che ho preferito, mentre i primi capitoli, per lo più incentrati sul passato da boxeur dei due poliziotti e sul loro incontro, sono stati piuttosto lenti.
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Giudizio personale: 4/5
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Il romanzo Dalia nera si ispira ad un fatto realmente accaduto, e cioè l'orrendo assassinio della ventiduenne Elizabeth Short, che nella realtà è rimasto irrisolto.
La pagina di Wikipedia dedicata al caso è molto interessante, soprattutto per quanto riguarda i principali sospettati.
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Aggiornamento - 26/01/13
Dal romanzo di James Ellroy è stato tratto nel 2006 il film The Black Dahlia, con Josh Hartnett ("Bucky"), Aaron Eckhart ("Lee"), Scarlett Johansson (Kay) e Hilary Swank (Madeleine).
La pellicola è molto aderente al libro, eccetto per l'episodio ambientato in Messico, eliminato evidentemente per mancanza di tempo.
Mi sono piaciute molto le musiche e la fotografia, e come è stato reso il rapporto tra i tre protagonisti principali, tuttavia non manca qualche momento di stanca, e alla questione dell'omicidio della Dalia è dedicata per lo più la seconda metà del film, con una risoluzione del caso che mi è sembrata un pò affrettata.
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Il personaggio di Elizabeth Short compare anche nella puntata numero 9 della prima serie di American Horror Story, intitolata "Spooky Little Girl".
La Dalia è interpretata da Mena Suvari, ed è uno dei fantasmi che affollano la casa. Secondo la finzione telefilmica, la ragazza vi morì a causa di una prolungata anestesia, somministratale da un dentista che aveva bisogno di "riscuotere" un pagamento in natura. All'uomo venne in aiuto il fantasma di Charles Montgomery, folle chirurgo nonché primo proprietario della casa, che fece a pezzi il corpo di Elizabeth affinché fosse più facile portarlo via.
Benché il telefilm mi piaccia molto, non ho gradito l'inserimento di un fatto di cronaca così tragico nella storia.
giovedì 18 agosto 2011
Lucrezia Borgia
Autrice: Maria Bellonci
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Messo da parte lo stereotipo di donna crudele, tentatrice, corrotta e perversa -tanto da essere stata per secoli accusata di essere figlia, moglie e nuora del Papa-, Maria Bellonci -autrice del bellissimo Rinascimento privato- basandosi solo su documenti autentici, ci dipinge un ritratto il più fedele possibile di quella che dovette essere sul serio Lucrezia Borgia.
Unica figlia femmina di Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, fu a quanto pare amatissima dal genitore e dai fratelli, che non per questo evitarono di usarla come pedina di vetro sullo scacchiere politico, o, più spesso, come vittima sacrificale al fine di raggiungere i propri scopi.
Dal libro emerge così la figura di una ragazzina e poi di una donna estremamente legata alla famiglia, orgogliosa di farne parte, eppure contemporaneamente come persa in un mondo troppo grande, troppo lussuoso, troppo pericoloso.
Pericoloso, sì, perchè i Borgia non esitavano a compiere assassinii -e ad assassinarsi tra loro- pur di ottenere ciò che volevano.
E' così che una Lucrezia ancora giovane ma già sposata due volte, chiede -spera- di essere data in moglie a Ferrara, anche se questo significa lasciare Roma, due bambini amatissimi e il sogno di andare in quella Spagna da sempre dipinta come meravigliosa patria da Papa Borgia.
E' la voglia di allontanarsi dai giochi di potere, dall'immoralità, dall'egoismo, da quella famiglia adorata che non ha esitato a toglierle quello che è stato ipotizzato essere il suo primo vero amore, il secondo marito Alfonso di Bisceglie.
Perchè Lucrezia non riesce a disprezzarli, o almeno non per molto, e neanche ad allontanarsene, anche se ciò significa essere usata e calpestata.
Maria Bellonci ci racconta tutto ciò in poco meno di 600 pagine, senza inventare nulla -ponendosi qualche domanda, a volte, su quello che Lucrezia avrebbe potuto provare- ma, come già detto, affidandosi esclusivamente a documenti, per lo più lettere e registri.
Ricostruisce così minuziosamente gli ambienti, le feste, le cerimonie, ci elenca le pietre preziose possedute dalla duchessa (ultimo titolo di Lucrezia), il modo in cui venivano usati per farne gioielli, i tessuti utilizzati, i colori, le pettinature -e a questo proposito fa quasi sorridere ed è estremamente attuale la "rivalità" tra Lucrezia e la cognata Isabella d'Este-, i disegni per gli abiti, la moda di questa o quella corte.
Alla storia principale di Lucrezia se ne intrecciano inoltre mille altre, oltre a quelle degli innumerevoli Borgia -il Papa in primis, e poi Cesare, Giovanni, Jofrè, Angela-, delle dame di compagnia, dei poeti, di Sancha d'Aragona e Caterina Sforza, di figure altrimenti sconosciute, come quella di Dorotea, rapita il giorno del suo matrimonio, o quella di Barbara Torelli.
La lettura non è sempre semplicissima, ma val la pena di lasciarsi conquistare da questo libro, per immergersi nel XVI secolo e cercare di comprendere cosa e come fu la vita di una donna la cui memoria è stata molto spesso maltrattata.
Bellissimo il finale, nel quale l'autrice permette all'immaginazione di impadronirsi del testo:
"La poveretta va stentando" scrivevano i relatori.
Passa il 23; e trascorse il 24 giugno col suo sole allegro e chiaro avviato al giro consueto. Lucrezia si era quietata, pareva stesse ormai senza capire. Eppure, laggiù dove lei giaceva, qualche cosa doveva ancora arrivare a toccarla: era il colore del cielo di Subiaco, e si sentiva in basso rotolare l'Aniene, mentre al riso carnoso di Vannozza seguivano, scoccati, i baci materni dall'odor di vaniglia. Era il rosso della porpora cardinalizia abbagliato e vinto dal bianco trionfale della veste pontificia, e il gran viso di Alessandro VI tutto aperto alla luce d'agosto. Si componevano le volte ora finite e indorate dal pennello del Pinturicchio, tintinnavano vicini i campanelli del duca di Gandia, e s'incrociava, denso e periglioso, lo sguardo di Cesare Borgia.
Roma andava vaporando in una polvere rosea, di sera, mentre la campana del Campidoglio commentava ed esaltava i fasti borgiani. Forse a questo rombo che sembra arrivare da un tempo remotissimo, da un'eternità umana, con una voce che ha tanto di magia quanto di antica incuorante serenità, i terrori finivano di sbandarsi per dar luogo a una stanchezza lunga, filata, vicina alla pace. Era venuto il momento di non aver più paura. Lucrezia guardava in viso suo padre come al momento della loro separazione, quel nevoso mattino d'Epifania. E come allora sospirò appena, quando qualcuno disse che bisognava partire.
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Giudizio personale: 5/5
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| Presunto ritratto di Lucrezia Borgia |
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| La famiglia Borgia |
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| Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia |
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| Cesare Borgia |
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| Giovanni Borgia |
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| Jofrè Borgia |
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| Presunto ritratto di Giulia Farnese (ma secondo i documenti la dama aveva capelli corvini) |
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| Vannozza Cattanei |
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| Angela Borgia |
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| Alfonso I d'Este |
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| Ippolito d'Este |
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| Isabella d'Este |
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| Francesco Gonzaga |
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| Caterina Sforza |
| Carlo VIII re di Francia |
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| Anna di Bretagna, moglie di Carlo VIII |
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Links
- kleio, innumerevoli immagini di Lucrezia Borgia;
- kleio, innumerevoli immagini di Isabella d'Este;
- tanogabo, breve storia di Caterina Sforza ed alcune ricette di bellezza ideate da lei;
- castello di Gradara, breve storia della famiglia Borgia.
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Aggiornamento 13/04/2013
E' del 2011 la serie tv The Borgias, con Jeremy Irons nei panni di Papa Alessandro e Holliday Grainger in quelli di Lucrezia; Francois Arnaud è invece Cesare, mentre Lotte Verbeek è Giulia Farnese.
Che si tratti di un prodotto Showtime (The Tudors) è palese sin dai primi secondi della sigla:
E' una serie molto ben fatta e alquanto piacevole (alcune inesattezze storiche sono facilmente perdonabili, in quanto prodotto di intrattenimento), anche se mi hanno lasciata perplessa i personaggi del Papa e di Cesare Borgia. Il primo, infatti, sembra quasi perennemente stupito o assente, mentre il secondo non è - almeno non ancora - il mostro sanguinario di cui ci parla la storia. E' un personaggio scaltro, ma a suo modo positivo, e la prima volta che uccide un uomo, lo fa per amore...
Mi è piaciuto molto, invece, il modo in cui è stata resa Lucrezia, presentata come una ragazzina allegra e spensierata che deve poi crescere in fretta a causa del matrimonio con Giovanni Sforza.
Assenti, per il momento - e spero che si continui così - ogni riferimento alla leggenda di Lucrezia quale figlia, nuora, e amante del Papa, anche se alcune scene - soprattutto tra la ragazza e Cesare - sono state palesemente confezionate per essere viste, volendo, con occhio malizioso.
Mi è piaciuto molto, invece, il modo in cui è stata resa Lucrezia, presentata come una ragazzina allegra e spensierata che deve poi crescere in fretta a causa del matrimonio con Giovanni Sforza.
Assenti, per il momento - e spero che si continui così - ogni riferimento alla leggenda di Lucrezia quale figlia, nuora, e amante del Papa, anche se alcune scene - soprattutto tra la ragazza e Cesare - sono state palesemente confezionate per essere viste, volendo, con occhio malizioso.
mercoledì 13 luglio 2011
Le sei mogli di Enrico VIII
Autrice: Antonia Fraser
Titolo originale: The six wives of Henry VIII
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Divorced, Beheaded, Died, Divorced, Beheaded, Survived.
Così vengono indicate le sei mogli di Enrico VIII, o ancora, con gli stereotipi: la Donna Tradita, la Tentatrice, la Donna Buona, la Brutta Sorella, la Ragazza Cattiva, la Figura Materna.
In realtà queste sei donne che si ritrovarono consorti di uno dei sovrani più potenti d'Europa e, con lui, nei vortici della storia, furono molto di più che tradite, buone o cattive.
Ognuna di loro ebbe, come tutti, pregi, difetti, sentimenti, amò, coltivò speranze, affrontò delusioni, patì sofferenze.
Antonia Fraser ci traccia i loro ritratti, quelle che furono le loro vite in quel determinato contesto, senza mostrare preferenze di sorta ed attenendosi a documenti e verità storiche.
Non ci troviamo quindi qui di fronte ad un romanzo, a pensieri che non furono mai pensati o ad azioni che probabilmente non videro mai la luce.
Eppure riusciamo comunque a commuoverci, inorridire, stupirci, di fronte agli avvenimenti che coinvolsero queste donne ognuna a suo modo speciale: Caterina, degna figlia di Isabella d'Aragona, colta, pia, capace di reggere le redini dello stato in mancanza del consorte, ingiustamente abbandonata dopo anni di matrimonio, e la cui tragedia condizionò per sempre la vita della figlia Mary; Anna Bolena, uccisa per colpe che, tutti lo sapevano, non aveva commesso; Jane, la "pienamente amata", che riuscì a riportare la sfortunata Mary a corte e a cui non fu concesso di veder crescere suo figlio (e chissà se l'egoista Enrico si sarebbe stancato anche di lei); Anna di Cleves, che ebbe la forza di adattarsi a vivere in un paese straniero e di sopportare il ripudio; Catherine Howard, una ragazzina proiettata in un mondo forse troppo grande e complicato, per lei; infine Catherine Parr, che fu costretta a rinunciare al suo amore per Thomas Seymour per obbedire al re.
Lontano dall'essere una lettura noiosa o difficile, Le sei mogli di Enrico VIII si rivela davvero molto interessante, capace di portare il lettore nell'Europa a cavallo tra XV e XVI secolo, con tutte le sue complicate, fragili alleanze e le innumerevoli figure di spicco; ci presenta i personaggi a tutto tondo, senza giudicarli, ci fa venir voglia di chiederci spessissimo "e se... ?" e di immaginare scenari inediti con tutto il loro carico di conseguenze.
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Quarta di copertina: Sei figure femminili d'eccezione, rievocate con talento di scrittrice da Antonia Fraser, al di là della leggenda e della tradizione popolare, alla ricerca di una verità storica molto più interessante e complessa. Caterina d'Aragona, Anna Bolena, Jane Seymour, Anna di Cleves, Caterina Howard e Caterina Parr, le sei mogli di Enrico VIII, condivisero ciascuna a suo modo il non invidiabile destino di sposare il re d'Inghilterra e Irlanda - il più bel principe d'Europa quando salì al trono, appena diciottenne, nel 1509, che si rivelò poi una specie di mostruoso Barbablù. Sei storie straordinarie - romantiche, crudeli, drammatiche, a volte farsesche - che danno nuova vita ai caratteri stereotipati della leggenda delle vittime innocenti di un tiranno. Sei donne dai tormentati rapporti reciproci, che diedero prova di intelligenza, coraggio e grande indipendenza di spirito.
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Giudizio personale: 5/5
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Le sei mogli


Caterina d'Aragona

Anna Bolena

Jane Seymour

Anna di Cleves

Catherine Howard

Catherine Parr
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Enrico VIII




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Altri personaggi:

Mary, figlia di Enrico e Caterina d'Aragona

Henry Fitzroy, figlio illegittimo di Enrico e Bessie Blunt

Elisabetta, figlia di Enrico e Anna Bolena


Edward, figlio di Enrico e Jane Seymour

Arturo Tudor, fratello di Enrico e primo marito di Caterina d'Aragona

Charles Brandon e la moglie Mary, sorella di re Enrico

Il Cardinale Reginald Pole

Chapuis, ambasciatore spagnolo

L'Imperatore Carlo V

Eleonora di Portogallo e Francia, moglie di Carlo V

Mary Boleyn, sorella di Anna

Cristina di Danimarca, Duchessa di Milano, vagheggiata da Enrico VIII come quarta moglie

Thomas Cromwell

Catherine Willoughby, duchessa di Suffolk

Jane Parker Rochford

Giacomo V di Scozia

Margaret Tudor

Thomas Seymour
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I Tudors è una serie televisiva scritta da Michael Hirst.
E' ben fatta, avvincente, ma è stata oggetto di critiche a causa di alcune inesattezze storiche che di sicuro sono presenti. Non bisogna dimenticare, però, che si tratta di un prodotto di intrattenimento e non di un documentario.
Vi ho comunque ritrovato tantissimi episodi descritti nel libro.
Nell'immagine in basso, i protagonisti principali.
Da sinistra a destra: Natalie Dormer (Anna Bolena); Joss Stone (Anna di Cleves); Joely Richardson (Catherine Parr); Jonathan Rhys Meyers (Enrico VIII); Tamzin Merchant (Catherine Howard); Annabelle Wallis (Jane Seymour); Maria Doyle Kennedy (Caterina d'Aragona).

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Links
- The Tudor years , sito ricco di informazioni ed immagini, tra cui le foto delle statue di cera di Madam Tussaud e le firme dei reali;
- The Royal forum , ricchissimo di immagini;
- Hot hot History breve storia delle sei mogli;
- Tudor Burial Sites , immagini delle tombe di Enrico VIII e delle mogli;
- Henry VIII , gruppo di Flickr;
- Ann Laurén , varie immagini di Caterina d'Aragona;
- The Tudors on Showtime , informazioni ed immagini sulla serie televisiva.
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