giovedì 7 luglio 2011

Un indovino mi disse - Citazioni


" L'acqua che ha ancora da passare è il domani, ma c'è già, a monte; quella che è scivolata via è l'ieri, ma c'è ancora, altrove, a valle ".

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" ...come se ognuno, cosciente della relatività di ciò che ha attorno, volesse mantenere la speranza che l'assoluto è altrove ".

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" La tua mente non è mai calma... tutto il tempo pensi a qualcosa... il che non è bene ".

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" Non c'è dubbio che sono figlio di mia madre. [...]. Eppure è altrettanto vero che, alla famiglia in cui sono cresciuto, non sono mai appartenuto, [...] non ho sentito mai alcuna affinità, come se davvero fossi stato messo lì per caso ".

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" ...i fatti non registrati non esistono ".

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" O abbiamo tutti, per una qualche innaturale deformazione, perso l'istinto per quel che la vita dovrebbe essere, e cioè soprattutto un'occasione di felicità? ".

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" -Ma non hai paura?-
-No, perché ho Dio- ".

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" Ero felice. Ero solo e trovavo la solitudine una magnifica compagna ".

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" ...il fatto che uno ha degli obblighi, che deve organizzare qualcosa fa sì che le emozioni vengano messe da parte, controllate ".

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" Il dolore di aver perso una persona cara sarebbe insopportabile se uno non avesse da pensare al funerale, a come vestirsi, a quale musica far suonare ".

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" ...se quella era la prova che tutto era scritto, la vita allora non aveva più alcun senso! ".

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" L'aver messo la scienza su un piedistallo ha fatto sì che tutto ciò che non è scientifico ci appaia ridicolo e spregevole ".

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" ...mi ero reso conto di come l'essere lontano mi faceva sentire a casa ".

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" Tutto quel che prima mi era parso poetico e interessante d'un tratto mi parve assurdo, stupido, umiliante ".

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" Mi alzavo la mattina e mi pareva d'avere sulle spalle il fardello del mondo... ".

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" Tutti corrono, ma verso dove? Perché? ".

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" ...io volevo riportare tutti indietro nella storia a ricercare il punto in cui avevamo imboccato la strada sbagliata ".

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" ...ero già preso dalla solita gioia di mettermi in cammino, dal sempre rinnovato senso di sollievo che mi prende a sapere che nessuno mi potrà raggiungere... ".

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" ...quel peso sordo che noi occidentali, invece, ci portiamo sempre dietro e che è in fondo la colla della nostra civiltà: il senso di colpa ".



La principessa di Sumiyoshi

Autore: Anonimo
Titolo originale: Sumiyoshi monogatari

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[attenzione: SPOILER]

Il Giappone è sempre stato un paese con usi e costumi peculiari, ancora oggi spesso molto lontano dal nostro stile di vita.
Una storia giapponese, quindi, ambientata per di più nell'epoca Heian (794-1185), ci catapulta in un mondo sconosciuto, per certi versi affascinante, in cui i personaggi comunicano in versi, esprimendo i propri sentimenti e desideri sotto forma di metafore e similitudini riguardanti la meravigliosa natura nipponica e le stagioni:

Anche con il passar del tempo,
sempre ardente
come le viscere del monte Fuji
che continua a emanare il suo fumo
sarà la passione nel mio cuore per voi.
O ancora:
Effimera più della rugiada
che si posa su una campanula,
evanescente come i vapori
che si levano dalla terra
è la mia esistenza.

La storia è molto semplice e comune: una ragazza molto bella, di cui è gelosa la matrigna, si innamora, ricambiata, di un uomo. Ma la matrigna riesce a fare in modo che lui sposi una delle sue figlie, e progetta un futuro degradante per la protagonista.
Questa è così costretta a fuggire, ma viene ritrovata dall'uomo anche grazie ad un intervento divino, ed i due sono liberi di vivere il loro amore.
Ne La principessa di Sumiyoshi è quindi presente il tema della figliastra maltrattata, un problema molto comune nella società dell'epoca, nella quale un uomo aveva più mogli in rivalità tra loro, e che probabilmente giustifica il successo che l'opera ebbe tra i lettori del tempo.
A questo tema segue quello della fuga, una sorta di "purificazione" utile perchè la protagonista si trasformi da fanciulla in donna, ed infine il matrimonio, lieto fine per gli innamorati e punizione per la matrigna.
Lo stile della storia è semplice, la trama è essenziale, mancano le lunghe descrizioni, le rievocazioni, i personaggi sono senza spessore e si muovono secondo modelli prestabiliti. Ciò, insieme all'uso di espressioni di cui l'uditorio conosceva bene il significato, fa pensare che l'opera sia anonima perchè in principio veniva trasmessa oralmente, e solo in seguito ne fu ricavato un testo scritto.

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Quarta di copertina: La crudeltà di una matrigna che maltratta la figliastra e ostacola la sua storia d'amore con il Tenente, facendolo sposare con l'inganno a una delle sue figlie, e dopo molte peripezie il lieto fine con la giusta punizione: questa la storia di Himegimi, principessa di Sumiyoshi, costellata di imprevisti, lacrime copiosamente versate, missive romantiche, versi che scandiscono il passare del tempo mentre ritraggono lo stato d'animo dei protagonisti. Una Cenerentola ante litteram commovente, talvolta ironica, qui in prima traduzione italiana, che ci offre uno spaccato della vita degli aristocratici di corte del Giappone intorno al X secolo.

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Giudizio personale: 3/5

domenica 26 giugno 2011

Washington Square


Autore: Henry James
Titolo originale: Washington Square

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Fratello maggiore per età e minore per estensione di Ritratto di signora, Washington Square è la storia di un inganno perpetrato ai danni di una ereditiera da un cacciatore di dote.
La storia potrebbe sembrare banale, eppure James ne fa un capolavoro da cui è difficile staccarsi.
Egli ci rende spettatori di un dramma; un dramma di cui conosciamo già la fine, ma a cui dobbiamo assistere impotenti.
Sul palcoscenico spicca la figura della protagonista, Catherine Sloper, un ragazza timida, senza pretese, cresciuta all'ombra dei ricordi lasciati dalla madre morta; una ragazza che potrebbe essere brillante e arguta, se solo ci si desse la briga di conoscerla, e che soprattutto adora -non ricambiata- suo padre.
Prima figura di contorno è proprio il famoso, stimatissimo dottor Sloper, che ha perso le uniche cose che valessero per lui: la moglie e un figlio maschio che avrebbe potuto seguirlo nella professione. Catherine rappresenta per questo padre osannato solo un'ombra scialba, una donna senza alcuna attrattiva fuorché l'eredità, che non merita di essere amata e che non lo sarà mai. La sua figura risulta così anche più crudele di quella di Morris Townsend, il cacciatore di dote, che corteggia Catherine e la fa innamorare. Paradossalmente, infatti, Morris appare quasi sincero nel suo inganno, che infatti è chiaro a tutti tranne che a Catherine, mentre il dottor Sloper si nutre dell'amore della figlia senza dare mai nulla in cambio, ed è orribilmente divertito quando la ragazza si rende conto di essere stata ingannata e soffre enormemente.
Altra figura indispensabile al dramma è la zia di Catherine, Lavinia Penniman, assetata di romanticismo, che quasi vive al di fuori della realtà, in un mondo fatto di corteggiamenti, lettere e fughe d'amore, e che per la sua stessa indole finisce per essere una strenua sostenitrice di Morris, l'unico capace di rendere infinita la storia d'un amore fasullo e interessato, ma nella quale lei riesce a sentirsi indispensabile e pienamente partecipe.
Benchè tutti i personaggi risultino, alla fine, vittime nel proprio mondo, l'unica a cui può andare la nostra compassione è solo Catherine, a cui non è stato nemmeno permesso di godere di un amore insincero.
Molto bello il finale, con una Catherine finalmente in pace col mondo e non abbruttita da ciò che la vita le ha negato.

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Retrocopertina: Catherine Sloper, figlia non bella di un ricco e affermato medico di New York, ama e crede di essere amata dall'attraente avventuriero Morris Townsend, per poi scoprire che lui aveva mirato solo al suo denaro e alla sua eredità: la storia, abbastanza scontata e mille volte narrata di un cacciatore di dote, si trasforma nella drammatica immagine di un inganno e di un'illusione, di cui Catherine è tragicamente vittima. Washington Square prelude al periodo culminante dell'arte di James, incentrato sul tema del denaro e su quello della rinuncia.
Il denaro, infatti, mostra già in questo romanzo tutta la sua forza distruttiva e fatale, la sua capacità di corrompere l'armonia del mondo (come quella della piazza newyorkese che dà il titolo al romanzo e in cui James aveva dimorato con la famiglia), di far esplodere le qualità negative che albergano nell'uomo. Ma quest'opera è anche uno dei primi esempi - il più tangibile - del passaggio da un realismo della vita esterna a quel realismo della coscienza che è il grande contributo di James alla narrativa moderna.

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Giudizio personale: 4/5

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E' del 1949 il film L'ereditiera, tratto dal romanzo.
Olivia de Havilland è una splendida Catherine, magnifica nel farci intravedere quanto avrebbe potuto essere ironico e vivace il personaggio, ed immensamente commovente e intensa nel portare in scena il dramma della disillusione dell'amore non solo romantico, ma anche di quello paterno.
Montgomery Clift è l'avventuriero Morris, mentre Ralph Richardson interpreta il dottor Sloper e Miriam Hopkins la zia Penniman.

Il film è piuttosto aderente al testo, tranne che nel finale, nel quale Catherine - "Caterina" nella versione italiana - cambia a causa di ciò che le è successo, e da dolce e ingenua ragazza si trasforma in una donna capace di ripagare chi le ha fatto del male con la stessa moneta.

I protagonisti, Olivia de Havilland e Montgomery Clift.
Per l'interpretazione di Catherine, la Havilland ricevette il Premio Oscar nel 1950.


Di seguito, alcune scene del film:



Nella scena seguente, il dottor Sloper afferma crudelmente ciò che per lui costituisce la verità, e cioè che Caterina non ha la minima attrattiva, nè bellezza, nè brio, nè vivacità, e che l'unica cosa che può fare in modo che un uomo si avvicini a lei è la sua eredità:

Nella prossima scena, Caterina si prepara a scappare con Morris, ma le parole della zia Penniman le fanno capire che l'uomo non arriverà, in quanto una fuga farebbe perdere alla giovane l'eredità del padre. Per Caterina è la seconda, amara delusione dopo quella ricevuta dal genitore:

La scena seguente è una delle più significative: in essa Caterina rinfaccia al padre di non averla mai amata e di non aver voluto tenere lontano Morris per proteggerla, ma solo perchè la disprezza e pensa che qualsiasi uomo si annoierà, accanto a lei; gli dice inoltre che, dato che lui non la ama, avrebbe almeno dovuto lasciare che qualcun altro tentasse..
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mercoledì 8 giugno 2011

Dieci piccoli indiani

Autrice: Agatha Christie
Titolo originale: Ten little niggers

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Romanzo interessante ed originale, Dieci piccoli indiani.
Dieci persone sono attirate con l'inganno su una piccola isola, Nigger Island, che diventerà la loro prigione e il tribunale in cui saranno giudicati per i delitti che hanno compiuto, per i quali la legge non ha potuto fare giustizia.
Ma chi è il misterioso " signor Owen", regista e spettatore dell'orrore, nonchè seminatore di morte, se la casa di Nigger Island è isolata e non c'è nessun posto in cui potrebbe nascondersi, se non proprio nei panni di uno degli ospiti?

Inizia così una caccia all'assassino che finisce col coinvolgere anche il lettore, il quale si ritrova a passare in rassegna ogni personaggio.
La cosa è interessante soprattutto perchè nessuno è al di sopra delle parti, infatti, nel romanzo, a differenza di quasi ogni giallo, è assente la figura dell'investigatore o comunque dell'uomo o della donna che indagano allo scopo di svelare il mistero (e che, a mio parere, finiscono col risultare poco simpatici a causa della loro "onniscienza" e delle intuizioni geniali riservate solo a loro).

Il romanzo, come scrive Falzon nella prefazione, è un esempio dello stile country gothic dell'autrice, la quale, infatti, non ambienta la vicenda in un tetro castello con stanze e passaggi segreti, ma in una modernissima casa, in "un'atmosfera apparentemente placida ed idilliaca" - il mare, la tranquillità, gli agi - che poi "si rivela soffocante e micidiale".

Solo nell'epilogo si scoprirà l'identità dell'assassino, il quale si descrive come una persona che prova piacere nel vedere o provocare la morte, ma con un forte senso della giustizia (e qui il paragone con Dexter, personaggio telefilmico protagonista dell'omonimo show, è stato subitaneo).

"Spina dorsale" del romanzo, è una filastrocca per bambini, nella quale sono descritti i dieci modi in cui periranno gli sfortunati ospiti della casa, e che contribuisce a creare la suspense (chi sarà quello che "rimarrà indietro", o quello che sarà "infranto a mezzo"?) e dà un ulteriore tocco inquietante all'opera.


Una curiosità sul titolo: quello originale è Ten little niggers, cioè "Dieci piccoli negretti". Di negretti infatti parla la filastrocca; le statuine di porcellana che spariscono in relazione alle morti degli ospiti raffigurano negretti, e la stessa isola teatro della vicenda si chiama "Nigger Island", cioè "Isola negra".
All'epoca della prima edizione americana, però -ricordiamo che l'autrice è britannica- la parola nigger era considerata spregiativa, così si preferì adottare come titolo la frase finale della filastrocca: and then were none ("... e poi non rimase nessuno", indicato come sottotitolo all'interno dell'edizione italiana).
Questa soluzione però non piacque, e la successiva edizione fu intitolata Ten little indians, tradotto in Italia come Dieci piccoli indiani.
Ora mi chiedo, se "Dieci piccoli negretti" poteva suonare politicamente scorretto, non è altrettanto scorretto "Dieci piccoli indiani", visto lo sfortunato destino dei nativi americani a seguito della colonizzazione da parte dei bianchi? Probabilmente nel 1940 si pensava che il numero degli indiani che comprassero libri fosse nettamente minore di quello delle persone di colore...

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Quarta di copertina: Una casa misteriosa su un'isola deserta, lontana dal resto del mondo. Dieci persone che non si sono mai conosciute prima, tutte accomunate da un inquietante passato, riunite sotto lo stesso tetto da una serie inspiegabile di inviti. Un'assurda filastrocca per bambini
che ritorna ossessivamente, scandendo in maniera implacabile, come in un incubo dal quale è impossibile sfuggire, una serie spaventosa di omicidi. Un romanzo originalissimo, nel quale ciascuno dei protagonisti ricopre, contemporaneamente, il ruolo di investigatore, sospetto e probabile vittima.
Pubblicato per la prima volta nel 1939, e in seguito stampato e ristampato in tutto il mondo, Dieci piccoli indiani rappresenta, ancora oggi, uno dei massimi esempi di "giallo classico".

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Giudizio personale: 4/5

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La filastrocca:

Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.

Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar:
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.

Otto poveri negretti
se ne vanno a passeggiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.

Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di lor s'infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.

I sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.

Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
un lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.

Quattro poveri negretti
salpan verso l'alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.

I tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l'orso ne abbrancò,
e due soli ne restar.

I due poveri negretti
stanno al sole per un pò:
un si fuse come cera
e uno solo ne restò.

Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s'impiccò,
e nessuno ne restò.

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Dieci piccoli indiani (titolo originale: And then there were none) del 1945 è la prima trasposizione cinematografica del famoso romanzo di Agatha Christie.


E' davvero un ottimo film, con attori bravissimi, che non annoia nemmeno per un attimo.
Tutta l'azione di svolge all'interno della casa e nelle sue immediate vicinanze, ossia la spiaggia e la legnaia; i personaggi non possono scappare dall'isola sulla quale sorge la villa, e la tensione cresce a mano a mano che gli omicidi continuano e le statuine dei dieci piccoli indiani diminuiscono.


La pellicola è molto aderente al romanzo, ad eccezione del finale, lo stesso che Agatha Christie riscrisse per la trasposizione teatrale della storia, e che permette una sorta di "lieto fine"; nonostante ciò, mi piace molto meno rispetto a quello del libro.





Tra glia attori, ho preferito Barry Fitzgerald nel ruolo del Giudice Quincannon, e Judith Anderson in quello di Miss Brent.

domenica 29 maggio 2011

April in Paris

Autore: Michael Wallner
Titolo originale: April in Paris

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Come scrive lo stesso autore nella sua Postfazione, il caporalmaggiore Roth, protagonista della storia, è un giovane che cerca di sfuggire ai conflitti dell'epoca, ma non riesce a sottrarsi all'inumanità del regime d'occupazione.
Egli si spoglia della sua divisa di soldato tedesco e, con un completo a quadretti, diventa Antoine, un parigino che può finalmente girare libero per la città senza sentire attorno a sè l'odio della popolazione, godendo appieno delle giornate di sole, fingendo, anche solo per brevi pomeriggi, che tutto l'orrore della guerra non esista e non sia mai esistito.
Conosce così Chantal, la figlia di un libraio, e ne resta affascinato.
Non sa che sia la ragazza che le persone a lei più vicine militano nella Resistenza, ed hanno come scopo quello di distruggere il mondo di cui lui stesso è parte.
Ma nel sogno ad occhi aperti di Roth, non c'è nulla di male nell'essere innamorato di una parigina della Resistenza e, contemporaneamente, assistere ogni giorno alle torture che i tedeschi infliggevano ai cittadini traditori o presunti tali.
Tuttavia il sogno si infrange presto, e il giovane diviene vittima dello stesso sistema di cui faceva parte, e che gli porterà via tutto ciò che di prezioso potesse avere.
Libro interessante e ben scritto, April in Paris acquista una marcia in più dall'arresto di Roth in poi, quando ci accompagna nelle celle tedesche e nell'orrore di quei tempi.
Il finale è triste, ma probabilmente l'unico possibile, per un periodo storico in cui la vita umana non aveva alcun valore, e non c'era spazio per alcun lieto fine.

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Retrocopertina: Chantal, libraia, è una giovane militante della Resistenza.
Roth, interprete, è un soldato della Wehrmacht.

"...in un angolo era rannicchiata Chantal... Impiegò parecchi secondi per conciliare la mia faccia con la divisa. Ne ebbe un tale spavento che, mentre si alzava, cominciò a tremare in tutto il corpo."

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Giudizio personale: 4/5


sabato 21 maggio 2011

La prima inchiesta di Maigret

Autore: Georges Simenon
Titolo originale: La première enquete de Maigret

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Non amo i gialli, ma val la pena leggere Simenon, perchè i suoi libri sono sempre molto ben scritti; lo stile è chiaro, asciutto, essenziale, scevro da tecnicismi.
In questa prima inchiesta, Maigret è un ragazzo ventiseienne appena sposato, ed è solo il segretario del commissario; è molto umano, umile, fragile, anche, profondamente deluso nel constatare che, purtroppo, la legge non sempre è uguale per tutti.
Tema sempre attuale, contenuto ne La prima inchiesta di Maigret, è infatti l'impunità dei ricchi e potenti, per i quali la punizione, appunto, può non essere una diretta conseguenza di un'azione sbagliata.

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Retrocopertina: "A dire il vero, il mestiere che aveva sempre sognato non esisteva. Da ragazzo, al paese, aveva come l'impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perchè non aveva le idee chiare.
E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado di intuire con un'occhiata il destino delle persone [...].
Maigret non aveva mai parlato di questo con nessuno. Né osava pensarci troppo seriamente per paura di sentirsi ridicolo. Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli accomodatori di destini? "

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Giudizio personale: 3/5

sabato 14 maggio 2011

Saffo - Citazioni

" ...mi chiedevi cosa di nuovo io soffrissi
e perchè di nuovo ti invocassi
e cosa di nuovo così intensamente desiderassi
nel mio cuore impazzito; chi questa volta
persuaderò
...ad amarti? ".

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" e si fece loro freddo il cuore
e lasciarono cadere le ali ".

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" ...perchè chi è bello, non è bello che il tempo di guardarlo,
chi è nobile sarà subito anche bello ".

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" E' tramontata la luna
e le Pleiadi; a mezzo del suo corso
è la notte, l'ora passa
e io dormo sola ".