venerdì 4 aprile 2014

Dearly beloved

Autore: Lewis Whelchel

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[attenzione: SPOILER]

Dearly beloved è una variation del famoso romanzo di Jane Austen Orgoglio e Pregiudizio, in cui, purtroppo, la cara Jane non supera la malattia provocatale dall'andare a cavallo, sotto la pioggia, da Longbourn a Netherfield. 
Mi è sembrata, questa, una scelta coraggiosa - che mi ha anche indotto a leggere il libro - perché Jane, oltre ad essere un personaggio piuttosto importante nella storia, è anche uno dei più buoni, o probabilmente il più buono che si possa ritrovare in letteratura.

Le scene che riguardano i giorni precedenti alla sua morte sono davvero strazianti ed emozionanti, ma, dopo la dipartita della maggiore delle Bennet, comincia una serie di eventi che mi hanno fatto un po' storcere il naso.

Innanzitutto, Mrs Bennet incolpa Elizabeth della morte della sorella, e la bandisce da casa. Neppure il signor Bennet può nulla contro la decisione della moglie, e per il proprio carattere, e perché minacciato dalla consorte, che gli fa temere uno scandalo che rovinerebbe irrimediabilmente le figlie più piccole.
Ora, è plausibile, anzi, certo, che Mrs Bennet avrebbe incolpato chiunque altro della morte di Jane fuorché se stessa, ma non credo che avrebbe mai e poi mai cacciato di casa Elizabeth. E' un personaggio che ama profondamente le sue figlie - e le sue azioni e i suoi comportamenti nel romanzo originale sono in gran parte "giustificati" dalla preoccupazione per l'avvenire delle ragazze -, e non avrebbe perso Lizzy dopo aver perduto irrimediabilmente Jane. Così come non si sarebbe recata a Pemberley da sola - azione già di per sé improbabile - per insultare la figlia e Georgiana, e per tentare di convincere Mr Darcy a non sposare Lizzy, a suo dire non meritevole di tale unione.

Mi è parso anche un po' esagerato l'episodio in cui Elizabeth cade in una sorta di stato catatonico, espediente affinché Mr Darcy le confessi il suo amore, a torto convinto che lei non possa sentirlo.
Troppo lunghe anche alcune scene tra i due, come quella in chiesa, mentre l'amore tra Georgiana e Bingley pare a tratti forzato e voluto dai due, più che sentito, anche se mi è piaciuta la differenza tra il sentimento che unisce Lizzy e Darcy, più passionale, e quello tra Georgiana e Bingley, più delicato.

Il romanzo, però, presenta anche degli aspetti positivi: è una bella novità che Lizzy vada a vivere a Pemberley e che la sua fiducia in Darcy cresca di giorno in giorno, e mi è piaciuto anche il personaggio di Georgiana, che ho trovato veramente adorabile.
Piuttosto improbabile, invece, il ruolo di "matchmaker" di Mr Bennet, e il fatto che molto spesso sia Elizabeth, nella coppia, a fare il primo passo.

Come accade in molte altre variation, Mary sposa Mr Collins, che ama e da cui è riamata, cosa che mi fa sempre piacere.
Grande assente Lady Catherine, zia di un Mr Darcy che sì, mette in campo tutte le proprie risorse affinché Wickham sposi Lydia ed Elizabeth non sia investita dallo scandalo, ma che neppure per un attimo viene sfiorato dall'idea che l'unione che tanto desidera, possa portare disonore alla sua famiglia a causa della posizione sociale della futura moglie.

Tutto sommato, Dearly beloved si è comunque rivelato una lettura piacevole, che ha fatto rivivere per qualche pomeriggio i sempre amati personaggi di Orgoglio e Pregiudizio.

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Trama: Dearly Beloved – inspired by the characters in Jane Austen’s “Pride and Prejudice”

Sometimes people do “die of little trifling colds,” and a tragedy at Netherfield destroys the harmony between Elizabeth Bennet and her family. As she begins her mourning under the protection of Mr. Bingley and struggles to heal from the pain of losing her beloved sister Jane, Elizabeth discovers a new source of hope in Mr. Darcy. His pride is overcome by her vulnerability, and his eyes are opened to her endearing qualities. Can he console her during the year of mourning and win her love and hand at the end of it? Will Charles Bingley, whose heart is broken, ever find love again?


Dearly Beloved - Ispirato ai personaggi di "Orgoglio e Pregiudizio" di Jane Austen

A volte le persone muoiono per un "piccolo, irrilevante raffreddore", e la tragedia a Netherfield distrugge l'armonia tra Elizabeth Bennet e la sua famiglia. Mentre comincia il suo lutto sotto la protezione di Mr Bingley e combatte per guarire dal dolore della perdita della sua amata sorella Jane, Elizabeth scopre una nuova fonte di speranza in Mr Darcy. L'orgoglio di lui è sopraffatto dalla vulnerabilità di lei, e i suoi occhi si aprono alle tenere qualità della giovane.
Può lui consolarla durante l'anno di lutto e conquistare il suo amore e la sua mano alla fine di esso? Charles Bingley, il cui cuore è spezzato, troverà mai di nuovo l'amore?

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Giudizio personale: 3/5

martedì 1 aprile 2014

Il Club dei morti

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Club dead
Volume: 3 di 13

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Il Club dei morti è il terzo volume della serie di Sookie Stackhouse.
Ho notato un ulteriore miglioramento rispetto a Morti viventi a Dallas, ma, soprattutto, questo romanzo è divertente, davvero l'ideale da leggere dopo una giornata faticosa.

Viene qui introdotto il personaggio di Alcide, che ho trovato veramente adorabile, tanto da chiedermi cosa ci trovi ormai Sookie in Bill, ma anche in Eric, e da sperare in un futuro tra la biondina e il licantropo.
Facciamo la conoscenza anche di Russel Edginton, il re del Mississippi, un personaggio interessante che spero di incontrare nelle storie successive, di Franklin Mott, che, invece, mi auguro che non sia più citato (la sua versione telefilmica me lo ha reso ormai irrimediabilmente detestabile), e di Lorena, la creatrice di Bill. Proprio riguardo alla vampira, sono stata un po' delusa dalla scena del combattimento, troppo breve, veloce e "semplice", mentre ho trovato davvero terribile l'episodio tra Sookie e Bill nel bagagliaio, è stato veramente brutto da leggere.

Mi ha fatto invece sorridere la differenza tra la Pam dello show televisivo, una vamp dal trucco pesante e dall'abbigliamento sopra le righe, e quella cartacea, il cui "abbigliamento [...] rientrava nell'anonimità medioborghese" ed "evitava il nero per i colori pastello".
Divertentissimo Bubba nella sua ingenua semplicità.

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Trama: C'è soltanto un vampiro con cui Sookie Stackhouse abbia dei rapporti (almeno volontariamente), e si tratta di Bill. Di recente, però, lui si è mostrato un po' distaccato, distante, addirittura se n'è andato in un altro stato ed è irreperibile. Eric, il sinistro e sensuale capo di Sookie, ha qualche idea di dove possa essere, e prima ancora di rendersene conto, Sookie si ritrova spedita a Jackson, nel Mississippi, per mescolarsi alle creature del sottobosco urbano non umano che frequentano il Club Dead, un localino pericoloso dove i membri dell'elitistica società dei vampiri possono andare a svagarsi e a succhiare un po'di sangue di gruppo zero. Quando alla fine riesce a trovare Bill sorpreso a commettere un grave atto di tradimento, Sookie però si trova indecisa se salvarlo o cominciare ad appuntire qualche paletto.

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Giudizio personale: 3/5

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A Il Club dei morti è ispirata la terza stagione di True Blood, a partire dalla quale, a mio parere, è cominciata la parabola discendente della serie televisiva.


Il big bad della stagione è Russel Edginton, re del Mississippi, solo abbozzato nel romanzo, ma molto ben caratterizzato nello show, in cui tutto ciò che lo riguarda, dall'abbigliamento, al modo di esprimersi, all'immensa abitazione, è particolare e peculiare.


Sono state molto interessanti le questioni politiche del mondo dei vampiri, presto però fagocitate da storyline noiose e del tutto inutili.
In primis, quella riguardante la famiglia di Sam, di cui avrei fatto volentieri a meno, seguita dalle vicende di Jason che vuole entrare in polizia, e Jason che incontra Crystal (ma circa questo argomento, il peggio è ancora tutto da venire).
Ho trovato molto carini Jessica e Hoyt e Terry e Arlene, mentre, come ho già scritto sopra, ho detestato profondamente il vampiro Franklin per tutte le violenze che impone a Tara. Terribile.


Nello show, si scopre che Bill stava facendo ricerche riguardo a Sookie e alla sua vera natura per conto della regina della Louisiana (mentre nel romanzo sta compilando una sorta di data base vampirico), e ciò porta a rivalutare tutta la storia tra i due - che, a dire il vero, non mi è mai dispiaciuta -, cominciata quindi solo grazie ad un inganno da parte del vampiro.
Imbarazzanti, a livello di fotografia, le scene aventi come protagoniste Sookie e Claudine.

Il trailer ufficiale della terza stagione, e il link per raggiungere la versione con sottotitoli in italiano:




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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas

venerdì 28 marzo 2014

Morte a Pemberley

Autrice: P.D. James
Titolo originale: Death comes to Pemberley

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Avevo letto svariate recensioni negative riguardo a questo romanzo, ma ho voluto farmene un'idea personale, e poi, come ho già detto in un precedente post, è meglio non farsi scappare nessun derivato austeniano che venga finalmente tradotto in italiano (anche se, a quanto pare, molti dei romanzi migliori sono ancora ben lungi dal raggiungere i nostri scaffali).

Il Prologo mi è piaciuto: è stato divertente leggere un sunto degli eventi occorsi in Orgoglio e Pregiudizio come se stessi origliando qui e lì i pettegolezzi di Meryton.
Riguardo alla storia in sé, invece, sono stata subito sfavorevolmente colpita dall'eccesso di realtà - con tutte le sue brutture - che investe i protagonisti del romanzo austeniano.

La stessa P.D. James, d'altronde, nella sua Nota, si scusa con l'autrice "per aver coinvolto la sua beneamata Elizabeth nell'esperienza traumatica dell’indagine su un delitto" e per essersi soffermata su "argomenti tanto odiosi". Prima di leggere Morte a Pemberly, lo ammetto, non mi ero mai completamente resa conto della dimensione quasi "fiabesca" di Orgoglio e Pregiudizio, la cui freschezza e spensieratezza stridono fortemente con gli argomenti e le atmosfere di questo romanzo.

Romanzo che sarebbe risultato anche interessante e piacevole, se solo ci avessi trovato qualcosa che potesse richiamarmi alla mente l'opera austeniana. Invece i personaggi si limitano semplicemente ad avere gli stessi nomi di quelli di O&P: Darcy, Elizabeth, Georgiana e Wickham avrebbero potuto chiamarsi Lucy, James, Polly e Josh, e nulla sarebbe cambiato. Il Colonnello Fitzwilliam è veramente odioso, mentre Darcy e Lizzy quasi non si parlano. La storia del delitto in sé non mi ha suscitato nessuna curiosità, e la vera identità dell'assassino non mi ha provocato né sorpresa né soddisfazione.

La lettura è risultata per gran parte della storia molto noiosa - noiosissimo il processo - , e, ad un certo punto, ho pensato che se avessi dovuto di nuovo leggere del ritrovamento del corpo del povero Danny, mi sarei messa a urlare.

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Trama: Inghilterra, 1803. Sono passati sei anni da quando Elizabeth e Darcy hanno iniziato la loro vita insieme nella splendida tenuta di Pemberley. Elizabeth è felice del suo ruolo di padrona di casa ed è madre di due bellissimi bambini. La sorella maggiore Jane, cui lei è legatissima, vive nelle vicinanze insieme al marito Charles, vecchio amico di Darcy, e il suo adorato padre, Mr Bennet, va spesso a farle visita. Ma in una fredda e piovosa serata d'ottobre, mentre fervono gli ultimi preparativi per il grande ballo d'autunno che si terrà il giorno successivo, l'universo tranquillo e ordinato di Pemberley viene scosso all'improvviso dalla comparsa di Lydia, la sorella minore di Elizabeth e Jane. In preda a una crisi isterica la giovane donna urla che suo marito, l'ambiguo e disonesto Wickham, non gradito a Pemberley per la sua condotta immorale, è appena stato ucciso proprio lì, nel bosco della tenuta. Di colpo, l'ombra pesante e cupa del delitto offusca l'eleganza e l'armonia di Pemberley, e i protagonisti si ritrovano loro malgrado coinvolti in una vicenda dai contorni drammatici.

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Giudizio personale: 2/5

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Nel dicembre 2013 è andato in onda, sul canale BBC One, il drama in tre puntate Death comes to Pemberley, tratto dal romanzo di P.D. James.


La mini serie mi è piaciuta molto rispetto al libro, ma, se dovessi giudicarla al di là dell'opera cartacea, ne sarei molto meno entusiasta.
Come la maggior parte delle produzioni BBC, il prodotto in sé è ineccepibile, molto bella la fotografia, meravigliose le location -Pemberley ed il gazebo sono gli stessi del film di Joe Wright del 2005-, c'è una grandissima cura dei particolari.
Eppure la storia non mi ha preso, né mi è piaciuta la scelta degli attori che hanno impersonato Lizzy e Darcy.


Anna Maxwell Martin è indubitabilmente brava, ma non ha nulla che possa ricordare neanche lontanamente  Elizabeth: sembra una donna triste e prematuramente invecchiata (brutti i flashback che la vedono protagonista, in cui si è cercato di ringiovanirla), e solo in un paio di scene mostra un minimo di quella vivacità e prontezza di spirito che caratterizzano il suo corrispettivo cartaceo.
Molto bravo anche Matthew Rhys, che però proprio non riesco a vedere come Darcy. Riguardo alla caratterizzazione del personaggio, pare proprio che questo Fitzwilliam abbia fatto un passo indietro rispetto a ciò che accade nel romanzo della Austen: l'ho trovato troppo incline alla rabbia, poco paziente, pessimo nella scena in cui rinfaccia alla moglie il fatto stesso di averla sposata.
In generale, i due mi hanno dato l'impressione di una coppia poco o per niente felice.
Mi sono piaciuti molto, invece, Jenna Coleman e Matthew Goode nei ruoli di Lydia e Wickham.


Il loro rapporto è stato reso più romantico rispetto al romanzo - vedi la scena in cella-, e si è anche tentato di indagare più a fondo la psicologia della piccola Lydia, palesemente meno felice di quanto voglia far credere. In particolare, mi è piaciuta molto la scena in cui la ragazza fa capire alla sorella Elizabeth - e al pubblico tutto - di usare la propria superficialità come difesa contro le brutture della vita.
Mi è spiaciuto non vedere Bingley, ma ho trovato molto azzeccata la scelta di inserire nella storia i coniugi Bennet. La signora, in particolare, si rende protagonista di scene piuttosto divertenti, soprattutto insieme alla figlia più piccola.


Molto carini Georgiana ed Alveston (interpretati da Eleanor Tomlinson e James Norton), e molto adatto Tom Ward nel ruolo del Capitano Fitzwilliam (qui meno odioso di quanto lo abbia trovato nel romanzo).



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Scene dal primo episodio:

Scene tratte dal secondo episodio:


Scene dal terzo episodio:

domenica 16 marzo 2014

Madame Bovary - Citazioni

" Chi mai aveva introdotto una tale distanza tra il mattino dell'altro ieri e la sera di oggi? "

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" Il futuro era un corridoio nerissimo, e in fondo c'era una porta ben chiusa. "

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" ... mai nessuno può dare l'esatta misura dei suoi desideri, dei suoi pensieri, dei suoi dolori, e la parola umana è come un paiolo di rame incrinato su cui battiamo cadenze da far danzare gli orsi, quando invece vorremmo intenerire le stelle. "

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" Il grado di faccia tosta dipende dagli ambienti in cui uno si trova..."

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" Ma denigrare quelli che amiamo significa sempre staccarsene un poco. "

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Qui la recensione del romanzo

venerdì 7 marzo 2014

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Autrice: J. K. Rowling
Titolo originale: Harry Potter and the prisoner of Azkaban
Volume: 3 di 7

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E' passato un bel po' di tempo da quando ho letto i primi due capitoli della saga di Harry Potter, che mi avevano, a sorpresa, positivamente colpita soprattutto per lo stile di scrittura e le godibilissime descrizioni.
Caratteristiche ancora presenti in questo terzo volume la cui storia, però, non mi ha entusiasmato, ma anzi, molto spesso, annoiato.

A farla da padrone sono stati invece i luoghi e i personaggi.
Adoro davvero tantissimo Diagon Alley, ed è sempre un piacere "rivisitarla"; in più, questo nuovo capitolo si arricchisce di un intero villaggio magico, Hogsmeade, che mi è piaciuto moltissimo.

Ho apprezzato anche i personaggi di Cornelius Caramell e, soprattutto, del professor Lupin, molto particolare e dolce. Ho trovato perfetta la costruzione di Hermione, di cui la Rowling ha saputo mostrarci i vari aspetti caratteriali: non c'è una sbavatura nella sua descrizione di ragazzina ligia al dovere e alle regole, ma anche orgogliosa, e affezionata ai suoi amici.
Mi hanno invece stancato Malfoy e il professor Piton, le cui scene ho trovato piuttosto ripetitive e noiose, soprattutto quelle riguardanti il ragazzo, mentre mi ha fatto sempre molta tenerezza Hagrid.

Il fatto che la storia non abbia avuto un finale lieto al 100% mi è un po' dispiaciuto, ma credo che sia un elemento a favore del romanzo, che forse, in caso contrario, sarebbe risultato troppo prevedibile.

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Quarta di copertina: " Harry Potter era un ragazzo insolito sotto molti punti di vista. Prima di tutto, odiava le vacanze estive più di qualunque altro periodo dell'anno. Poi voleva davvero fare i compiti, ma era costretto a studiare di nascosto, nel cuore della notte.
E per giunta era un mago.
Era quasi mezzanotte, e Harry era steso sul letto a pancia in giù, le coperte tirate sulla testa come una tenda, una torcia in mano e un grosso libro rilegato in pelle (Storia della magia, di Bathilda Bath) aperto e appoggiato al cuscino. Fece scorrere la punta della penna d'aquila sulla pagina, aggrottando le sopracciglia, alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarlo a scrivere il tema: Perché i roghi di streghe nel Quattordicesimo Secolo furono completamente inutili. "

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Trama: " Non vado in cerca di guai. Di solito sono i guai che trovano me".
Così dice Harry Potter, giovane studente della prestigiosa Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, ai suoi amici. E infatti Harry non è al sicuro: un famigerato assassino è evaso dalla terribile prigione di Azkaban e gli sta dando la caccia, deciso a ucciderlo. Forse questa volta nemmeno la scuola magica, nemmeno gli amici più cari possono aiutarlo, non quando tra loro si nasconde un traditore...
In un vortice di emozionanti colpi di scena, tra mappe stregate e ippogrifi scontrosi, zie volanti e libri che mordono, Harry Potter conduce il lettore nel terzo capitolo delle sue straordinarie avventure.

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Giudizio personale: 3/5

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Link correlati:
- Harry Potter e la pietra filosofale
- Harry Potter e la camera dei segreti

domenica 2 marzo 2014

Anna Karénina - Citazioni

" Scese evitando a lungo di guardarla, come il sole; ma la vedeva, come si vede il sole, anche senza guardare. "

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" E' proprio questo lo scopo dell'istruzione: fare di tutto un piacere. "

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" - Ecco. mettiamo che tu sia sposato, che tu ami tua moglie, ma che tu sia preso da un'altra donna... -.
- Scusami, ma non posso capirlo assolutamente, sarebbe come... proprio come se io, adesso, dopo aver mangiato a crepapelle, passassi davanti a un forno a rubarmi una focaccia -. "

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" Tutta la varietà, l'incanto, tutta la bellezza della vita è fatta di luci e ombre. "

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" Di parlare del suo dolore non aveva voglia, ma con quel dolore in cuore non riusciva a parlare d'altro. "

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" Ospiti si sta bene, ma in casa propria è meglio. "

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" ... leggeva e capiva, ma non le faceva piacere leggere, cioè seguire di riflesso la vita di altre persone. "

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" ... non conosco la tranquillità, e non ve la posso dare. Tutto me stesso, l'amore... sì. "

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" L'offesa del rifiuto che aveva patito gli bruciò in cuore come una ferita fresca, appena inferta. Ma era a casa, e a casa i muri aiutano. "

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" Qualsiasi persona conosca fin nei minimi particolari tutta la complessità della propria situazione, senza volere è convinta che la complessità della situazione e la difficoltà di chiarirla siano solo un suo caso personale, speciale, e non pensa affatto che gli altri siano circondati dalla stessa complessità nelle loro questioni private, al pari di lui. "

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" Forse io sono peggio di loro, più stupido, anche se non vedo perché dovrei essere peggiore di loro. Ma io e te abbiamo sicuramente un vantaggio importante: che è più difficile comprarci. E persone così sono più necessarie che mai. "

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"  Quando avevo dei dubbi, almeno c'era una speranza; adesso invece non c'è speranza, eppure dubito di tutto. "

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" Che colpa ne ha? Vuole vivere. Dio ce lo ha impresso nell'anima. "

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" ... le auguro di non perdonarmi mai. Per perdonarmi bisogna aver passato quel che ho passato io, e Dio la salvi da questo. "

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Qui la recensione del romanzo

domenica 19 gennaio 2014

Il portale delle tenebre

Autore: George R.R. Martin
Titolo originale: A storm of swords - Book three of a Song of Ice and Fire
Volume: 7 di 12 de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco"

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[attenzione: SPOILER]

Settimo nella discutibile divisione della Mondadori, Il portale delle tenebre chiude in realtà il Terzo libro delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco.

Anche questa volta un matrimonio, e anche questa volta una morte: Joffrey e Margaery uniscono le loro vite - e le loro case -, ma al banchetto di nozze il re ragazzino viene avvelenato da una coppa di vino (solo io avevo sospettato il pasticcio di piccione, magari destinato in realtà a Tyrion?), in una scena che, seppur notevole, non eguaglia però quella delle ormai famose "nozze rosse".
Dell'assassinio viene icolpato Tyrion, a cui sono riservate, come al solito, le battute più ironiche e divertenti. Sansa, dal canto suo, creduta complice del marito, passa dalla cosiddetta padella alla cosiddetta brace: fidatasi di Ser Dontos, che le aveva promesso di portarla via da Approdo del Re, la ragazza si ritrova ben presto nelle mani di Ditocorto e della sua nuova sposa Lysa Arryn, che medita di farle sposare il cugino malaticcio Robert. Ma l'attrazione di Petyr verso la figlia del suo primo amore Catelyn fa precipitare le cose - e non solo quelle -. Dopo un'attenta spiegazione di cosa accadde realmente in passato tre le due sorelle Tully e Bealish - nonché su chi abbia davvero provocato la morte di Jon Arryn -, infatti, accade ciò che davvero non mi aspettavo: lady Lysa viene spinta giù dalla Porta della Luna proprio dal suo adorato marito, ed un altro personaggio lascia il palcoscenico delle Cronache.

Ad Approdo del Re, Tyrion cerca di dimostrare la sua innocenza per singolar tenzone, presentando come suo campione Oberyn Martell, la "vipera Rossa", nonché fratello della principessa Elia di Dorne. Ed il combattimento tra questi e Gregor Clegane, che mi aspettavo noioso, è stato una delle scene più belle del libro, dall'esito per niente - purtroppo - scontato.

E le sorprese che riserva il volume non finiscono qui: saputa l'amarissima verità sulla sua prima moglie, Tyrion si vendica, seppur in modi diversi, nei confronti del duro padre e del fratello Jaime. Jaime che viene allontanato sia da Tywin che dall'adorata sorella/amante Cersei quando si rifiuta di diventare una marionetta nelle loro mani, e che continua ad acquistare punti, salvando ancora una volta Brienne e tentando di mantenere, almeno in parte, la promessa fatta a lady Catelyn.

Sul fronte Daenerys, mi ha sorpreso invece l'allontanamento di Ser Jorah; davvero non riesco ad immaginare l'una senza l'altro.

Alla Barriera - tasto spesso dolente, per me - assistiamo ad un bel combattimento e leggiamo di uno Jon finalmente interessante, ma l'arrivo di Ser Allister Thorne, con il suo carico di prevedibilissime conseguenze, rischia davvero di rovinare le cose. Mi ha lasciato alquanto perplessa, invece, ritrovare all'estremo Nord l'esercito di Stannis Baratheon. Prima o poi la Donna Rossa riuscirà a mandarlo anche su Marte, e non dovremo sorprenderci!
Ho trovato interessante la proposta che l'uomo fa a Jon, e per un attimo ho sperato che il ragazzo accettasse. Mi chiedo cosa accadrà quando saranno rese note le ultime volontà di Robb.

Il romanzo si conclude con quello che dal mio punto di vista è uno dei più grandi colpi di scena mai verificatisi nelle Cronache (nonché uno dei pochi che sia riuscita a non spoilerarmi): il ritorno nel mondo dei vivi - o qualcosa del genere - di lady Catelyn Stark, decisissima a vendicare suo figlio e a ritrovare Arya. Mi chiedo a cosa sia dovuto il "prodigio", e se il sogno da lupo della piccola Stark c'entri qualcosa.
E, naturalmente, a fare da contorno a questi eventi maggiori, non mancano gli intrighi - interessante il rapporto Tyrell-Martell -, le rivelazioni - davvero avevo sperato che il mandante dell'omicidio di Bran fosse Robert, magari spinto dal pigro desiderio di lasciare intatto lo status quo, anche se probabilmente la cosa non sarebbe stata in linea con il personaggio - e le battaglie, grandi e piccole, quelle delle spade e quelle, molto spesso più pericolose e difficili, dell'anima.

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Quarta di copertina: Mentre l'inverno incombe sui Sette Regni, la "guerra dei Cinque re" pare giunta alla sua conclusione, con il Trono di Spade saldamente in mano al giovanissimo e demente re Joffrey.
Il suo matrimonio con la splendida Margaery, che suggellerà l'alleanza tra i Lannister di Castel Granito e i Tyrell di Alto Giardino, è ormai prossimo. Ma su di lui pende l'oscura maledizione gettata sugli usurpatori da Stannis Baratheon. E numerosi sono i nemici da cui deve guardarsi, come la Madre dei Draghi Daenerys Targaryen. Intanto, nelle segrete della Fortezza Rossa, Tyrion Lannister, il Folletto, è costretto a discolparsi da un'accusa infamante che può portarlo al patibolo, mentre nell'estremo nord del reame Jon Snow, il bastardo di Grande Inverno, si trova a difendere la Barriera da una nuova e più micidiale minaccia: l'assalto finale che il mastodontico esercito di Mance Rayder, il re oltre la Barriera, scatena contro il Castello Nero, ultima piazzaforte dei Guardiani della notte. Forse, la guerra per il potere supremo è ancora tutta la giocare.

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Giudizio personale: 4/5

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Qui le citazioni dal romanzo

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Per l'adattamento televisivo, si è scelto di dedicare la terza stagione di Game of Thrones alla prima metà di Storm of swords, e la quarta alla seconda metà.


Probabilmente a causa della diluizione degli eventi, questa terza stagione mi è piaciuta meno delle due precedenti (con un picco negativo rappresentato secondo me dalla 3x06), e vi ho trovato molte scene a mio avviso inutili e messe lì come riempitivo (vedi Meera e Osha accanto al fuoco che litigano per chi, tra le due, sappia scuoiare meglio un coniglio).


Gli eventi raccontati in questa stagione sono quindi il "passaggio" di Jon dalla parte dei bruti, la sua storia con Ygritte e la scalata della barriera, il viaggio di Jaime e Brienne fino all'arrivo ad Approdo del Re, quello di Daenerys nelle città schiaviste dell'est, il matrimonio tra Tyrion e Sansa, e, naturalmente, le ormai famose Nozze Rosse.


Riguardo a quest'ultimo evento, ammetto di aver invidiato i non lettori (o, almeno, chi era riuscito a stare lontano dagli spoiler), per i quali le scene finali de Le piogge di Castamere devono essere state davvero molto forti ed emozionanti. Io le ho guardate con l'animo di chi "deve togliersi un dente", ed in un primo tempo ho sottovalutato il loro impatto emotivo. Impatto che pure, a ben pensarci, è stato fortissimo, sin da quelle prime coltellate a Talisa che proprio non mi aspettavo.


All'interno di questa stagione vi è poi inserita anche la vicenda, assente sia ne I fiumi della guerra che ne Il portale delle tenebre, della tortura di Theon, a cui secondo me è stato dedicato troppo minutaggio.
Naturalmente vi sono state delle differenze tra il romanzo e la serie tv, alcune di poco conto, come Sansa e poi Cersei promesse a Loras Tyrell piuttosto che a Willas, o Gendry "prescelto" quale vittima sacrificale dalla donna rossa in luogo di un inesistente Edric Storm; altre mi sono piaciute un po' meno, mi riferisco in particolare a ser Barristan Selmy, che svela subito la propria identità a Daenerys - cosa che, secondo me, ha tolto tutta la sorpresa che si poteva avere leggendo il romanzo -, o Shae innamorata di Tyrion - spero proprio che al processo non lo tradirà "per gelosia" -.


Tra i nuovi personaggi, ho trovato splendida lady Olenna Tyrell - divertentissimi i suoi duetti con Varys - ed adorabile la piccola Shireen Baratheon.

Di seguito, una scena per ogni episodio:

episodi 1 a 3

episodio 4 (probabilmente la mia scena preferita)

episodi 5 a 7

episodi 8 a 10

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La quarta stagione, che opera qualche incursione anche nel volume successivo, raccontando, ad esempio, del viaggio di Bran alla ricerca del corvo con tre occhi, è sicuramente migliore della terza.


Gli eventi che si rincorrono sono numerosi, a cominciare dalle nozze di Joffrey, di cui mi è piaciuta molto l' "organizzazione" e i colori, ma un po' meno la resa della morte del re (probabilmente perché parte della soddisfazione immancabilmente sfuma dopo la lettura del romanzo, che, naturalmente, elimina anche tutto il fattore sorpresa).


Riguardo Jaime e Cersei, non starò qui a parlare della tanto chiacchierata scena tra i gemelli nel tempio (probabilmente ne sono stufi tutti), secondo me realizzata malissimo e peggiorata dalle dichiarazioni successive.
Rimanendo in "casa Lannister", molto bello il processo a Tyrion (e molto bravo Peter Dinklage), mentre mi ha deluso la scena che aspettavo più di tutte, ovvero l'assassinio di Tywin, che non mi ha, ahimé, regalato alcuna emozione.


Interessante invece il percorso di Sansa; le scene a Nido dell'Aquila sono state secondo me tra le migliori, adoro la folle Lysa e le macchinazioni di Ditocorto.
Niente di nuovo - o quasi - sul fronte Arya, anche se è da segnalare la risata di rassegnazione/disperazione alla notizia della recentissima morte della zia, e la bella scena sulla nave che chiude l'intera stagione.
Stagione che ha saputo rendere finalmente interessanti  Bran e soprattutto Jon. Bello, a questo proposito, l'episodio L'ultima notte dei ribelli, ed anche il nono, di solito dedicato agli eventi di maggior impatto emotivo (vedi Le piogge di Castamere), e questa volta incentrato completamente sulla battaglia alla Barriera tra i Guardiani della Notte e il popolo libero. Mi sono piaciuti i giganti e il mammuth, le variazioni rispetto al testo, ed in particolare la falce, di grande impatto visivo. Commoventi quanto basta le dipartite di Pyp e Grenn.


Piuttosto ripetitive le scene con Daenerys, ma per me è sempre un piacere vederla liberare schiavi ed essere osannata dalla popolazione.
Riuscitissimo il personaggio di Oberyn Martell, la vipera rossa di Dorne, secondo me anche migliore del suo corrispettivo cartaceo. Quasi temevo la visione del nono episodio, che credevo contenesse lo scontro con la Montagna, mostrato invece nell'ottava puntata. Da brivido i minuti finali.
Molto belli i confronti tra i personaggi - come sempre in GoT - quali quelli in cella tra Tyrion e Jaime, Pod o Bronn.
Le variazioni - sempre più numerose - rispetto ai romanzi non mi sono dispiaciute, ma, anzi, mi hanno incuriosito, anche se alcune mi hanno lasciata un po' perplessa, come la scena dell'incontro tra Brienne e Arya e il Mastino. Sembra infatti alquanto improbabile che né la vergine di Tarth né Pod odano le urla di Sandor Clegane e possano, così, ritrovare la piccola Stark.
Grande assente, lady Stoneheart, la rediviva Catelyn, la cui entrata in scena pare non sia scontata, vista la piega che è stata data agli eventi.
Personalmente, non so se esserne dispiaciuta o meno, dato che per il momento la donna - o quel che ne resta - pare solo uno sterile strumento di morte.
Chi vivrà vedrà.

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Volumi precedenti:
Il Trono di Spade
Il Grande Inverno
Il Regno dei Lupi
La regina dei Draghi
Tempesta di Spade
I Fiumi della Guerra