sabato 29 maggio 2010

Il Profeta

Autore: Kahlil Gibran

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Forse proprio perchè avevo sentito parlare troppo di questo libro e le mie aspettative erano troppo alte, che ne sono rimasta delusa.
Di sicuro ci sono versi davvero belli e toccanti; il dolore del profeta per l'arrivo della nave che lo porterà via, misto contemporaneamente alla gioia di quello stesso arrivo, è qualcosa che a tutti è capitato di provare, almeno una volta nella vita.
Per il resto, devo confessare che Il Profeta non mi ha entusiasmato; a tratti l'ho trovato un pò troppo utopistico; in altri, sembrava di ricevere insegnamenti da qualcuno che non aveva mai esperito ciò di cui stava parlando.

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Retrocopertina: Nato come parte di una trilogia sui rapporti dell'uomo con se stesso, con la natura e con Dio, "Il Profeta" rappresenta il capolavoro di Kahlil Gibran.
Attraverso la figura del profeta Almustafa (l'eletto), lo scrittore libanese scandaglia l'animo umano con sensibilità poetica e forza visionaria, affrontando i grandi temi dell'esistenza umana e dei suoi enigmi: la vita e la morte, la gioia e il dolore, la natura, il tempo e l'imperscrutabile mistero di Dio, svelando l'uomo all'uomo, con le sue perle di saggezza.

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Giudizio personale: 3/5

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Qui le citazioni dal libro


sabato 15 maggio 2010

Fahrenheit 451 - Citazioni


" Non è delle cose che amo parlare, ma del significato delle cose. E mentre seggo su questa panca e mi guardo intorno so di essere vivo ".

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" Chi crea non può fare a meno di distruggere ".

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" Se nascondi la tua ignoranza, nessuno ti darà una bastonata, ma tu non imparerai mai ".

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" Un altro anno era passato nel ticchettio di una sola ora, e l'alba attendeva, oltre la riva più lontana del fiume ".

L'educazione sentimentale

Autore: Gustave Flaubert
Titolo originale: L'éducation sentimentale

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Sono stata tacciata, per il fatto di aver scelto di leggere L'educazione sentimentale, di pazzia, il che ha contribuito a fare in modo che restassi piacevolmente sorpresa, nel constatare che è un bel libro, e non quella noiosa mostruosità che mi era stata prospettata.
Si legge, tra le pagine della presentazione, che questo libro è "l'epopea della mediocrità"; io credo che esso riesca ad essere, riguardo la sua tematica principale, ancora oggi attuale.
La storia, infatti, è quella di un giovane, Federico Moreau, il quale si innamora di una donna più matura, la signora Arnoux, che però non potrà mai avere, in quanto sposata, e fedele all'adultero marito.
Così tutta la vita di Federico scivola via - in un caleidoscopio di personaggi, rivolte, cene tra nobili, rovesci di fortune - guardando a quello che non è stato mai, ma che avrebbe potuto essere.
Il protagonista, a quanto pare, incarna l'autore stesso, ma potrebbe essere chiunque di noi, qualcuno che ad un certo punto della sua vita si volta indietro, e scopre che l'ha lasciata andare, scappare, senza goderla, in attesa, e perso in qualcosa che non è successo.
Davvero perfetta la descrizione della società del tempo - la storia ha inizio nel 1840 - dei salotti, dei ritrovi, delle rivolte...
incantevole la signora Arnoux ( scrisse il Lugli: " ... a nessuno può sfuggire la delicata figura della signora Arnoux, una creazione di poeta... " ); odioso il traditore Deslauries; diabolica la signora Dambreuse; a tratti tenera e commovente Rosanette; viscido il signor Arnoux.
Un libro che vale la pena di leggere, anche se può risultare noioso, a mio parere, quando l'autore si dilunga sulle dissertazioni politiche dei personaggi.

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Retrocopertina: Secondo alcuni, l'espressione letteraria più alta della Francia del secolo scorso. Uno spaccato perfetto della società del tempo, ricostruita con grande accuratezza nelle vicende storiche che fanno da sfondo, nei rapporti sociali ed umani che intercorrono tra i protagonisti, negli ambienti in cui essi si muovono. Un'opera autobiografica costata all'autore vent'anni di lunga faticosa gestazione.

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Giudizio personale: 4/5


domenica 4 aprile 2010

Colomba - Citazioni



" Sentiva in quella ragazza scialba un tenue calore femminile, come una brace coperta e soffocata dalla cenere che a soffiarci sopra avrebbe potuto tornare a ravvivarsi e si chiedeva se lui avrebbe avuto il fiato necessario per rianimare quel fuoco ".

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" Per me l'amore è anche questo: stare vicini senza dirsi niente ".

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" Come può morire una madre? Come può essere sepolta una creatura dotata della meravigliosa capacità di raccontare storie? ".

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"... il fruscio del vento fra i tronchi che col suo andare e venire, sembra voler imitare il respiro del mare ".

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" Interi discorsi muti, domande, raccomandazioni, promesse, esclusivamente con la forza degli occhi che da soli sapevano superare le proibizioni, le regole, i divieti ".

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" L'aria è umida e fresca e porta dentro di sè il ricordo di una oscurità violenta ".

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" Forse il segreto delle bugie sta [...] nella perfetta sincerità della loro finzione ".

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" Paura forse che quella perfezione venga in qualche modo incrinata da una parola sbagliata, da una luce inattesa, da un movimento inconsulto. [...]. In ogni perfezione c'è la minaccia e il presentimento della fine... ".

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" ...i numeri esprimono l'infinito [...], bisogna lasciarli parlare... ".

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" Sembravano bisognosi l'uno dell'altra ma incapaci di incontrarsi ".



Il bambino di Noè

Autore: Eric-Emmanuel Schmitt
Titolo originale: L'enfant de Noé

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Immaginate l'orrore del nazismo visto da un bambino di sette anni, fino ad allora amato e protetto dalla sua famiglia; un bambino che ci commuove, quando, portato dai genitori a casa di alcuni signori affinché venga nascosto, crede che ciò stia succedendo perché lui stesso è un nobile, e deve stare tra i suoi pari.

Il bambino di Noè è un libro meraviglioso, che ci narra con delicatezza la storia di un bimbo, e di molti altri come lui, scampati alla terribile realtà dei campi della morte grazie ai "giusti", a coloro che hanno rischiato la propria vita, pur di salvare quella degli altri.

Il Noè del nostro racconto è padre Pons, un prete che accoglie, proprio come la figura biblica del titolo, bambini e ragazzi ebrei a Villa Gialla, per metterli al riparo dal diluvio dell'odio nazista.
E ciò che sorprende, di questo prete, oltre all'infinita bontà e umanità, è il fatto che egli tenga tantissimo al fatto che i suoi protetti restino ebrei, non tenta di convertirli al cristianesimo, anzi, rimprovera il piccolo protagonista, Joseph, quando questi gli confida di voler abbandonare la propria fede.

Commoventi le "collezioni", di padre Pons, il quale raccoglie tutto ciò che gli uomini tentano di distruggere e far dimenticare, siano testimonianze dell'esistenza degli ebrei, degli indiani d'America, dei vietnamiti...
Significative le figure di Rudy, il ragazzone di Villa Gialla che si rifiuta di studiare, perché suo padre e i suoi fratelli, laureati, sono tutti morti nei lager, e quella della farmacista, soprannominata "Perdio" a causa delle sue frequenti bestemmie, che però non si tira indietro, quando si tratta di compilare documenti falsi o rubare, per aiutare padre Pons e i suoi ragazzi.

Una storia, insomma, che ha tutto il sapore della favola, e che ci sorprende, e forse, ci fa ancora più male, perché tutto ciò che vi è raccontato è davvero accaduto; Joseph è lo stesso Schmitt, padre Pons è ora uno dei "Giusti delle Nazioni", Rudy vive ad Israele tra guerriglia e violenze quotidiane.
Solo un difetto: è un libro che si legge - e termina - troppo in fretta.

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Quarta di copertina: Belgio, primavera 1945. A Villa Gialla, un collegio-orfanotrofio, i piccoli ospiti sperano di essere riconosciuti dai genitori scampati alla guerra, o di trovare una nuova famiglia. Fra questi bambini c'è Joseph, ebreo che ha cambiato cognome e ha imparato a conoscere i riti cristiani, affidato alle cure di padre Pons per sottrarlo al rischio della deportazione. Un mondo intero rischia di scomparire e padre Pons, proprio come un moderno Noè, vuole salvarlo: il piccolo Joseph viene custodito in una cripta che si trasforma in un'arca magica e assoluta, finchè il diluvio nazista non esaurisce la sua opera di devastazione.
Un romanzo ispirato a una storia vera, un inno ai valori umani dell'amicizia e della solidarietà, un tributo al coraggio di quanti, come padre Pons, sono posseduti dalla follia dei giusti.

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Giudizio personale: 5/5

sabato 20 marzo 2010

Buffy the Vampire Slayer - La lunga strada verso casa

Autori: Joss Whedon - Georges Jeanty
Titolo originale: The long way home
Volume: 1 di 8

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[attenzione: SPOILER]

Non posso affermare di essere stata una fan sfegatata di Buffy, ai tempi della serie tv, anzi, credo di aver guardato tutti gli episodi solo delle ultime due stagioni. Tuttavia ho sempre apprezzato il lavoro di Joss Whedon, la trama ben scritta, i personaggi e le loro storie personali.

La lunga strada verso casa è l'ottava stagione di Buffy, in versione fumetto, il che, almeno, non ci fa temere defezioni di attori o chiusure per bassi ascolti o budget di produzione troppo alti.
Il volume, edito da FreeBooks, racchiude i 4 volumetti americani, riportando, all'interno, le bellissime copertine.

I nostri sono emigrati in Scozia (anche se qualcosa li richiamerà presto alla loro cara, vecchia... scomparsa Sunnydale); Xander dirige "i lavori" al di là di schermi giganti e tastiere; Dawn si è trasformata in una gigantessa per essere andata a letto con un Trismegisto; Willow tornerà più potente di prima, mentre Buffy cadrà preda di incantesimi, sarà ricercata, e protetta da cacciatrici che si fingono lei...
ritroviamo anche Giles, Andrew, Amy - più folle che mai -, Ethan Rayne e Warren (certo, nel Buffyverse perché essere stato scuoiato vivo dovrebbe essere un problema?! ).

Toccante è l'ultimo episodio, "La catena", in cui ci viene narrata la storia di una ragazza che si scopre cacciatrice, e viene in seguito addestrata ad essere una sorta di "controfigura" di Buffy.
Motivo per il quale sarà brutalmente assassinata.
Un lavoro davvero ben fatto, che fa venir voglia di leggere il seguito.

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Quarta di copertina: "Joss Whedon, l'uomo, il mito, la leggenda, scrive il fumetto con lo stesso genio impiegato nel telefilm. I disegni, opera di Georges Jeanty, sono altrettanto favolosi". Janet Evanovich, autrice di Hard Eight, best seller del New York Times.
"Uno dei venti eventi più importanti del 2007". Entertainment Weekly.
"Sembra già... l'inizio del film di Buffy da trecento milioni di dollari che desiderate tutti in fondo al cuore". Ain't it Cool News.
"Un volume pieno d'azione e con l'ormai caratteristica parlantina sveglia brevettata di Whedon". Wizard Magazine.
Il fenomeno di culto mondiale Buffy the Vampire Slayer torna con l'Ottava stagione... solo nei fumetti! Il creatore della serie Joss Whedon torna quindi ancora una volta a scivere per questo seguito ufficiale della serie tv, gestendo i fumetti così come ha gestito sette stagioni di Buffy alla tv. Questa prima storia introduce una misteriosa minaccia conosciuta come "Twilight" e fa tuffare Buffy e la gang nella loro più grande avventura... senza le limitazioni del budget di una serie tv.

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Giudizio personale: 5/5


domenica 21 febbraio 2010

Mai senza mia figlia

Autrice: Betty Mahmoody
Titolo originale: Not without my daughter

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Sembra impossibile che al mondo succedano cose del genere.
Che inferni come quello vissuto da Betty esistano davvero.
Perché Mai senza mia figlia è il racconto della discesa all'inferno di una donna americana e della sua bambina, Mathab, portate in Iran dal rispettivo marito e padre per "una visita ai parenti" trasformatasi in una prigionia che si sarebbe voluta perpetua.
E' vero, la vicenda si è consumata a partire dal 1984, ma quanto è cambiato da allora?
Quanto è migliorato?

Betty ci narra con dovizia di particolari la sua vita in Iran, la sporcizia imperante nelle case dei parenti di suo marito, le botte ricevute dal suo uomo improvvisamente nemico degli Stati Uniti, nei quali aveva vissuto e si era laureato in medicina; le scuole iraniane, rigorosamente divise secondo il sesso, nelle quali al mattino, prima delle lezioni, dalle classi risuona "Morte all'America-Morte all'America", e le bambine vengono umiliate e rimproverate, affinché si abituino a non pensare, ma solo ad obbedire. 
Vi sono poi i terribili pasdaran, sorta di "guardiani del buon costume", che vanno in giro su camioncini vigilando che le donne siano adeguatamente coperte, i capelli non fuoriescano dal velo, le calze non facciano pieghe...
e le scuole di Corano, e i pellegrinaggi obbligatori, e le mille e più proibizioni, ma anche, per fortuna, gli iraniani con un cuore, di quelli che aiutano Betty e Mathab a sopportare quella vita e/o a fuggire dall'Iran, e mettere fine all'incubo.

Un libro meraviglioso e coinvolgente, shockante e drammatico, che non si lascia finché non lo si è terminato; con un lieto fine, per una volta, vero.

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Quarta di copertina: Una madre americana, un padre iraniano, una figlioletta. Un giorno lui decide di lasciare gli Stati Uniti e portare la famiglia nel proprio paese per una vacanza. Per la donna l'incubo inizia quando scopre che il marito l'ha ingannata e intende restare in Iran.
Segregata in casa, costretta a subire umiliazioni d'ogni genere, divisa dalla bambina, le resta solo la speranza di poter fuggire con la piccola. Una speranza che si concretizza dopo mesi di inenarrabili vicissitudini...
Una storia vera d'amore e di coraggio che ha commosso il mondo intero.
Un'esperienza unica e allo stesso tempo comune a molte donne che vivono l'era della società multietnica e globalizzata.

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Giudizio personale: 5/5

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Da Mai senza mia figlia è stato tratto un film omonimo. Betty Mahmoody è impersonata da una splendida Sally Field, e la sceneggiatura è scritta molto bene, benché, essendo i tempi abbastanza ristretti, esso non contenga che una minima parte di quanto è narrato nel libro. Per questo consiglio di leggerlo a chiunque abbia guardato questo emozionante (ed angosciante) film, e sia interessato a saperne di più.