Autrice: Lisa Jane Smith
Titolo originale: The Vampire Diaries: the awakening
Volume: 1 di 10
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Lisa Jane Smith ha scritto questo romanzo in tempi "non sospetti", cioè molto prima che impazzasse la moda dei vampiri e delle altre creature soprannaturali. La prima edizione de Il risveglio risale infatti al 1991, e pare che dalla serie dei Diari abbia preso spunto la signora Meyer per la sua saga (che non ho mai letto, quindi non posso affermare che ci sia somiglianza).
Ammetto che mi aspettavo di peggio, invece la storia si lascia leggere con facilità. La scrittrice ha saputo rendere abbastanza bene l'ambiente liceale e l'età adolescenziale. I personaggi -per lo più quelli femminili- si trovano in una difficile fase della loro vita, non sanno ancora chi sono e chi saranno, c'è la paura del futuro, l'amicizia, i primi amori. Non mi stupisce che piaccia molto ai teenagers.
Ho trovato un pò assurdo che i due fratelli vampiri, nati nel Rinascimento in Toscana, si chiamino Stefan e Damon. Non credo che un uomo del 1400 avrebbe dato questi nomi ai suoi figli -probabilmente non succederebbe nemmeno al giorno d'oggi-, sarebbe stato più realistico se la scrittrice avesse detto che i "ragazzi" avevano col tempo cambiato i loro nomi, ma tant'è.
In un'altra ottica, si potrebbe anche leggere Stefan come rappresentante del "diverso" in una società omologata (qui la piccola cittadina di Fell's Church), che lo addita e non lo accetta e ne fa il capro espiatorio quando viene a mancare la linearità (come nell'episodio della festa della casa stregata).
Ho anche apprezzato il richiamo alle storie classiche dei vampiri, con il morso che è quasi metafora del sesso e le caratteristiche delle creature della notte, che si inceneriscono alla luce del sole o possono trasformarsi in animali (come nel caso del corvo).
Rimarrà invece deluso chi spera di ritrovare nel libro una trascrizione del telefilm The Vampire Diaries, molto differente dalla storia originale.
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Retrocopertina: Elena Gilbert è una ragazza d'oro, è bella, è brillante, ha tutto nella vita. Ma le sue giornate non hanno nulla di eccitante. Così, alla ricerca del brivido, intreccia una relazione con il tenebroso Stefan. Ma Stefan nasconde un segreto che potrà sconvolgere per sempre la vita della protagonista... Ha inizio per Elena la più affascinante e pericolosa delle avventure. Una storia d'amore e odio, di luce e ombra, in cui Stefan e Damon, due vampiri fratelli, avversari in una guerra millenaria, si contenderanno il cuore della ragazza e il suo destino.
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Giudizio personale: 4/5
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Volumi successivi:
- La lotta
- La furia
- La messa nera
- Il ritorno
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Nel 2009 ha debuttato negli Stati Uniti la serie The vampire Diaries tratta dalla saga di Lisa Jane Smith.
Benché io non abbia ancora terminato la prima serie, posso già dire che la storia telefilmica si discosta molto da quella contenuta nel libro. Innanzitutto i personaggi sono molto diversi, sia fisicamente che caratterialmente: nel romanzo Elena è la tipica queen bee, bionda, altezzosa, egoista, un pò superficiale, nel telefilm è invece la tipica protagonista buona, brava e senza malizia, inoltre nel libro ha una sorellina di quattro anni, mentre nel telefilm un fratello adolescente; lo Stefan della Smith è un bel ragazzo con i capelli ricci e molto tormentato dal suo passato; Bonnie è una ragazzina con i capelli rossi, e Caroline è in diretta competizione con Elena.
Molto diversa soprattutto la figura di Katherine, una vampira molto fragile e delicata, che, almeno da quanto è narrato in questo primo volume, non potrebbe tornare, come invece sembra che farà il suo corrispettivo televisivo.
The vampire diaries non è tra i miei show preferiti, anche se c'è di peggio. Alcuni episodi sono interessanti e fanno venir voglia di proseguire nella visione, altri risultano noiosi. Ci sono molte ripetizioni, come le innumerevoli feste; spesso la storia è molto lenta, e personalmente trovo il personaggio di Bonnie oltremodo irritante.
Salvo le scene ambientate nel passato: mi piacciono i costumi che vengono utilizzati, e le trovo interessanti.
Peccato che non si segua la storia del libro, o almeno che non se ne traggano più scene: sarebbe stato bello vedere sullo schermo, ad esempio, quella in cui Elena si traveste da dama del Rinascimento per far piacere a Stefan, e invece finisce inconsapevolmente per presentarsi a lui come il ritratto vivente di Katherine.
lunedì 26 dicembre 2011
domenica 25 dicembre 2011
Per orgoglio o per amore
Autrice: Pamela Aidan
Titolo originale: An assembly such as this
Volume: 1 di 3
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Dopo le delusioni di Orgoglio e preveggenza e Sospetto e sentimento, ho impiegato un pò prima di leggere di nuovo un derivato dei romanzi di Jane Austen. Ma per fortuna questa volta mi è andata piuttosto bene.
Per orgoglio o per amore è la storia di Orgoglio e pregiudizio raccontata dal punto di vista del protagonista maschile, Fitzwilliam Darcy.
Lo stile non è certo quello della Austen, almeno nella traduzione italiana, ma ciò non è per niente una pecca: il romanzo è comunque scorrevole e godibile.
Naturalmente ritroviamo molti degli episodi del romanzo originale, e questo di sicuro fa piacere agli amanti di Orgoglio e pregiudizio. Inoltre è interessante conoscere più da vicino Mr Darcy, sapere quali sono i suoi pensieri e i suoi tormenti, cosa accade "dietro le quinte" del romanzo originale.
Benché sia piacevole seguirlo a Londra, vederlo "gareggiare" suo malgrado con il Beau, o acquistare amorevolmente dei regali per la sorella Georgiana, il lettore è in trepidante attesa delle scene in cui finalmente Elizabeth e Darcy si incontrano ed interagiscono, anche se sa già cosa si diranno e cosa succederà.
Adorabile Darcy con il segnalibro "rubato" a Lizzy, e che fa un pò da "surrogato" della fanciulla nelle scene in cui questa non può essere presente.
Piacevolissimi anche i titoli dei capitoli, molto "Regency" secondo me: A un ricevimento di questa sorta, Intermezzo, Finta e parata, Il suo peggior nemico, Al di là del pensabile, Mali di questa fatta, ecc.
I personaggi nuovi sono piuttosto pochi ed indispensabili, e mi fa piacere che non abbiano stravolto la storia originale; ho qualche riserva solo riguardo Fletcher, il valletto di Darcy, che non riusciva a non farmi pensare ad un personaggio della Disney.
Per orgoglio o per amore è seguito da altri due volumi che completano la storia, e questo può essere piuttosto seccante, visto che sembra più una mossa commerciale che un'esigenza dovuta alla lunghezza dell'opera (questo primo volume occupa solo 256 pagine scritte in caratteri abbastanza grandi).
Termino con una mia personalissima osservazione riguardo il nome della signora Bennet: la scrittrice sceglie Fanny, ma al tempo in cui è ambientato Orgoglio e pregiudizio, si usava dare alla prima figlia femmina il nome della madre, e, visto che la prima Bennet si chiama Jane, mi sarei aspettata lo stesso per Mrs Bennet.
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Retrocopertina: Fitzwilliam Darcy ed Elizabeth Bennet: una delle storie d'amore più romantiche di tutti i tempi, finalmente raccontata da punto di vista di lui.
"La commovente supplica dell'aria e la tenera espressione che ornava i lineamenti di Elizabeth durante il canto diedero vita a una risonanza, in profondità inesplorate dentro di lui, che si diffuse rapidamente in tutto il suo essere. Darcy si protese in avanti, non volendo perdere la minima sfumatura, aggrappandosi con fermezza ai braccioli della poltrona. Dovette farlo per restare seduto, così forte era l'impulso ad avvicinarsi. Immaginò di chinarsi su di lei, di sfiorarla per voltare le pagine dello spartito...".
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Giudizio personale: 4/5
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Parlerò dei film e della serie tratti da Orgoglio e pregiudizio in un prossimo post dedicato al libro, tuttavia le trasposizioni cinematografiche e televisive colpiscono la nostra fantasia, e ci impediscono di immaginare i personaggi di un libro senza associarli agli attori che hanno dato loro i volti.
Nel leggere Per orgoglio o per amore, Darcy per me non ha potuto non avere l'aspetto di Colin Firth, protagonista maschile nella serie del 1995:
Elizabeth l'ho immaginata il 50% delle volte con il volto di Jennifer Ehle, dalla serie del '95:
l'altro 50% con quello di Keira Knightley, dal film del 2005:
Riguardo Miss Bingley, benché io preferisca di gran lunga Kelly Reilly (2005),
l'ho immaginata con le sembianze di Anna Chancellor (1995):
Mr Bingley ha avuto invece il volto di Simon Woods (2005), un tantino meno svagato, forse:
Titolo originale: An assembly such as this
Volume: 1 di 3
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Dopo le delusioni di Orgoglio e preveggenza e Sospetto e sentimento, ho impiegato un pò prima di leggere di nuovo un derivato dei romanzi di Jane Austen. Ma per fortuna questa volta mi è andata piuttosto bene.
Per orgoglio o per amore è la storia di Orgoglio e pregiudizio raccontata dal punto di vista del protagonista maschile, Fitzwilliam Darcy.
Lo stile non è certo quello della Austen, almeno nella traduzione italiana, ma ciò non è per niente una pecca: il romanzo è comunque scorrevole e godibile.
Naturalmente ritroviamo molti degli episodi del romanzo originale, e questo di sicuro fa piacere agli amanti di Orgoglio e pregiudizio. Inoltre è interessante conoscere più da vicino Mr Darcy, sapere quali sono i suoi pensieri e i suoi tormenti, cosa accade "dietro le quinte" del romanzo originale.
Benché sia piacevole seguirlo a Londra, vederlo "gareggiare" suo malgrado con il Beau, o acquistare amorevolmente dei regali per la sorella Georgiana, il lettore è in trepidante attesa delle scene in cui finalmente Elizabeth e Darcy si incontrano ed interagiscono, anche se sa già cosa si diranno e cosa succederà.
Adorabile Darcy con il segnalibro "rubato" a Lizzy, e che fa un pò da "surrogato" della fanciulla nelle scene in cui questa non può essere presente.
Piacevolissimi anche i titoli dei capitoli, molto "Regency" secondo me: A un ricevimento di questa sorta, Intermezzo, Finta e parata, Il suo peggior nemico, Al di là del pensabile, Mali di questa fatta, ecc.
I personaggi nuovi sono piuttosto pochi ed indispensabili, e mi fa piacere che non abbiano stravolto la storia originale; ho qualche riserva solo riguardo Fletcher, il valletto di Darcy, che non riusciva a non farmi pensare ad un personaggio della Disney.
Per orgoglio o per amore è seguito da altri due volumi che completano la storia, e questo può essere piuttosto seccante, visto che sembra più una mossa commerciale che un'esigenza dovuta alla lunghezza dell'opera (questo primo volume occupa solo 256 pagine scritte in caratteri abbastanza grandi).
Termino con una mia personalissima osservazione riguardo il nome della signora Bennet: la scrittrice sceglie Fanny, ma al tempo in cui è ambientato Orgoglio e pregiudizio, si usava dare alla prima figlia femmina il nome della madre, e, visto che la prima Bennet si chiama Jane, mi sarei aspettata lo stesso per Mrs Bennet.
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Retrocopertina: Fitzwilliam Darcy ed Elizabeth Bennet: una delle storie d'amore più romantiche di tutti i tempi, finalmente raccontata da punto di vista di lui.
"La commovente supplica dell'aria e la tenera espressione che ornava i lineamenti di Elizabeth durante il canto diedero vita a una risonanza, in profondità inesplorate dentro di lui, che si diffuse rapidamente in tutto il suo essere. Darcy si protese in avanti, non volendo perdere la minima sfumatura, aggrappandosi con fermezza ai braccioli della poltrona. Dovette farlo per restare seduto, così forte era l'impulso ad avvicinarsi. Immaginò di chinarsi su di lei, di sfiorarla per voltare le pagine dello spartito...".
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Giudizio personale: 4/5
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Parlerò dei film e della serie tratti da Orgoglio e pregiudizio in un prossimo post dedicato al libro, tuttavia le trasposizioni cinematografiche e televisive colpiscono la nostra fantasia, e ci impediscono di immaginare i personaggi di un libro senza associarli agli attori che hanno dato loro i volti.
Nel leggere Per orgoglio o per amore, Darcy per me non ha potuto non avere l'aspetto di Colin Firth, protagonista maschile nella serie del 1995:
Elizabeth l'ho immaginata il 50% delle volte con il volto di Jennifer Ehle, dalla serie del '95:
l'altro 50% con quello di Keira Knightley, dal film del 2005:
Riguardo Miss Bingley, benché io preferisca di gran lunga Kelly Reilly (2005),
l'ho immaginata con le sembianze di Anna Chancellor (1995):
Mr Bingley ha avuto invece il volto di Simon Woods (2005), un tantino meno svagato, forse:
domenica 11 dicembre 2011
L'ombra del vento - Citazioni
" Le parole che hanno avvelenato il cuore di un figlio, pronunciate per meschinità o per ignoranza, si sedimentano nella memoria e lasciano un marchio indelebile ".
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" ...esistiamo fintanto che siamo ricordati ".
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" Sono poche le ragioni per dire la verità, mentre quelle per mentire sono infinite ".
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" I libri sono specchi: riflettono ciò che abbiamo dentro ".
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" Si stavano domandando se il loro destino era stato deciso dalle carte toccate loro in sorte o dal modo in cui le avevano giocate ".
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" Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall'indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato ".
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" Gli esseri umani sono disposti a credere a qualunque cosa tranne che alla verità ".
sabato 10 dicembre 2011
Il mandolino del Capitano Corelli
Titolo originale: Captain Corelli's mandolin
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Il mandolino del Capitano Corelli è una storia bellissima, e l'ho considerato uno dei migliori libri che avessi mai letto... fino a un certo punto.
Ma andiamo con ordine.
Siamo a Cefalonia, un'isola greca in cui la vita scorre semplice; c'è un uomo non laureato, il dottor Iannis, che fa da medico a tutti; c'è sua figlia, Pelagia, bella e troppo intelligente; c'è una galleria di personaggi indimenticabili, come Stamatis, che ha vissuto per tutta la vita sordo a causa di un pisello nell'orecchio, e che, una volta liberatosene, chiede al medico di rimetterlo al suo posto, perchè sente troppo la moglie che lo tormenta; ci sono, infine -e purtroppo- due uomini folli di nome Adolf Hitler e Benito Mussolini, artefici di una guerra orribile e sanguinosa, la cui pazzia sta per fagocitare anche Cefalonia e i suoi abitanti.
E' così che sull'isola sbarca l'esercito italiano e il Capitano Corelli, innamorato della musica e del suo mandolino, ed ha inizio una storia d'amore e di guerra appassionante ed a tratti commovente.
Il dottor Iannis tenta di scrivere una "Storia di Cefalonia", ed i brani del suo libro incompiuto sono davvero molto belli, intensi ed ironici, e fanno venir voglia di conoscere meglio la storia dell'isola.
Il secondo capitolo, intitolato "Il Duce", è un ritratto di Mussolini che da solo varrebbe la lettura del libro, e che avrei volentieri trascritto, se solo fosse stato più breve. In esso l'autore riesce a mettere in risalto l'egocentrismo dell'uomo, la sua superficialità, le sue menzogne e le contraddizioni delle sue affermazioni. Al duce si riferisce anche il capitolo 35, "Un opuscolo distribuito sull'isola e intitolato con il motto fascista ^Credere, obbedire, combattere!^ ", un pamphlet contenente un'ironica storia di Mussolini. In esso vediamo come la presunzione e l'egocentrismo di un ometto, costi la vita a migliaia di persone, sofferenze a nazioni intere, e come la pace venga barattata per una guerra inutile e ingiusta. C'è da dire che, purtroppo, l'opuscolo risulta, a tratti, ancora molto attuale.
Altri capitoli meravigliosi sono quelli che hanno per titolo "L'omosessuale"; soprattutto la prima lettera è molto toccante e commovente, così come si rivelerà la storia e la fine dell'uomo che l'ha scritta, che incontreremo nel corso della storia e a cui avremo occasione di affezionarci.
La storia ci avvicina naturalmente anche al mondo di Cefalonia, non solo descrivendoci le sue bellezze naturali, ma anche il modo di vivere dei suoi abitanti. Vediamo così che un uomo forzuto, Velisarios, ed un vecchio cannone, possono rivelarsi un'attrazione imperdibile, e che la festa del Santo -molto ben descritta- unisce credenti e non, e regala al paese miracolose guarigioni.
Ma non ci sono solo bellezze e folklore: come in molte altre parti del mondo, la condizione delle donne a Cefalonia non è delle migliori. Esse sono destinate ai lavori di casa, a viziare gli uomini, a discutere di cose importanti solo con le altre donne e in assenza degli uomini e, cosa peggiore, da vedove vengono mal viste dalla comunità, come se non avessero il diritto di sopravvivere al marito, e la loro unica assicurazione contro una vecchiaia indigente e spaventosa, consiste nell'avere figli maschi.
Il mandolino è tuttavia, oltre che una storia d'amore, una storia di guerra, irrazionale e crudele.
Credo che il lettore italiano sia molto impressionato dalle descrizioni dell'autore sulle condizioni dell'esercito italiano, mandato a combattere senza adeguati equipaggiamenti (nel capitolo 17 leggiamo: " Siamo ridotti a mille unità con quindici mitragliatrici e cinque mortai")e spesso soggetto a ordini assurdi. La disorganizzazione è imperante, e fa male leggere dei tanti tradimenti perpetrati a danno dei soldati dell'Italia, anche da chi avrebbe dovuto occuparsi del loro destino e li ha invece mandati a morire per inettitudine o a scopi strategici.
Vi sono, nell'esercito, molti uomini giusti che non sono d'accordo con la guerra ("Non detestiamo i greci, li combattiamo per ragioni oscure e senza onore"), e una volta che non bisogna più combattere per Benito Mussolini, tanti sono gli atti di eroismo.
Una volta andati via gli italiani, "cala" su Cefalonia l'esercito tedesco, e gli orrori non si contano. Orrori che vengono poi ripresi dagli andartes, greci che compiono azioni atroci e illegali ai danni dei loro stessi compatrioti, ed è triste vedere come ciò cambi il dottor Iannis, che non aveva mai perduto la bonomia e l'ironia ("In passato avevamo i barbari da accusare, adesso abbiamo solamente noi stessi").
Molte altre sarebbero le cose da dire su questo libro, accenno qui solo alla toccante scena della madre che rinnega il figlio nel capitolo 63, alla breve e tenera descrizione che fa Pelagia della sua infanzia col padre, e alla simpatia un pò folle di Corelli, che ad un tedesco che con la mano tesa che lo saluta dicendo: "Heil, Hitler", risponde: "Heil, Puccini".
Quindi cos'è che non mi è piaciuto di questo pur meraviglioso libro? Il finale.
E' vero, ho scritto molte volte che un lieto fine spesso non avrebbe lo stesso effetto di un finale che lieto non è. Ma ne Il mandolino non c'è la morte di uno dei protagonisti, o la scelta dilaniante di uno di loro. C'è solo lo spreco di tempo prezioso, la vita "non vissuta" di Pelagia. E questo è molto triste. Perchè se nella vita reale accadono cose di questo genere, uno scrittore, che ha il destino dei suoi personaggi nella penna -o nella tastiera-, dovrebbe, almeno quando possibile, cercare di renderli felici.
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Quarta di copertina: Nel 1940, durante l'invasione nazista della Grecia, Antonio Corelli, stravagante capitano alla testa di un battaglione dell'esercito italiano, è di stanza a Cefalonia, un'isola lontana anni luce dalla follia che sta travolgendo l'Europa. Più devoto alla musica e alle partite di calcio che alla guerra, vive a casa del colto e spiritoso dottor Iannis. Tra Pelagia, l'affascinante e orgogliosa figlia del medico, e il capitano nasce una passione intensa e discreta, che né il precipitare degli eventi bellici né il terremoto che sconvolge l'isola poco dopo la fine del conflitto potranno spezzare. Sullo sfondo di una delle pagine più dolorose del nostro passato, sospesa tra la tragedia e la commedia, venata di lirismo e humor, l'indimenticabile storia d'amore e di guerra ha ispirato l'omonimo film con Nicolas Cage e Penelope Cruz.
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Giudizio personale: 4/5
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Qui le citazioni dal testo
sabato 19 novembre 2011
Morte a credito - Citazioni
" In me è la stanchezza ".
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" Nell'ombra s'alzano i rantoli dell'immensa agonia di un esercito... ".
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" Tutti i regni finiscono in un sogno! ".
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" I vecchi ricordi sono tenaci... ma anche fragili, pronti a infrangersi... ".
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" A me non restava che aspettare, guardando fuori... il più lontano possibile... ".
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" Il babbo [...]. Mi sarebbe piaciuto molto che mi parlasse... ".
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" Già occupavamo così poco posto al mondo, eppure avremmo voluto farci ancor più piccoli... ".
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" Chi ha in sé la passione non fa calcoli ".
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" ...fa un certo effetto quando, per tirare un pò di fiato, non ci restan più che postacci uno più orribile dell'altro ".
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" Perfino i suoi capelli, quando passava davanti al caminetto, diventavan puri giochi di luce ".
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" La sua voce era come tutto il resto, un sortilegio di dolcezza... ".
--
" ...quando t'accorgi per la prima volta... come la gente la si perda per via... compagni che non rivedremo più... mai più... che sono scomparsi come tanti sogni... che tutto è finito... svanito... che anche noi ci perderemo così... un giorno ancor molto lontano... ma ineluttabilmente... nello spietato torrente delle cose, delle persone... dei giorni... delle forme che passano... che non si fermano mai... ".
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" Nell'ombra s'alzano i rantoli dell'immensa agonia di un esercito... ".
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" Tutti i regni finiscono in un sogno! ".
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" I vecchi ricordi sono tenaci... ma anche fragili, pronti a infrangersi... ".
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" A me non restava che aspettare, guardando fuori... il più lontano possibile... ".
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" Il babbo [...]. Mi sarebbe piaciuto molto che mi parlasse... ".
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" Già occupavamo così poco posto al mondo, eppure avremmo voluto farci ancor più piccoli... ".
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" Chi ha in sé la passione non fa calcoli ".
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" ...fa un certo effetto quando, per tirare un pò di fiato, non ci restan più che postacci uno più orribile dell'altro ".
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" Perfino i suoi capelli, quando passava davanti al caminetto, diventavan puri giochi di luce ".
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" La sua voce era come tutto il resto, un sortilegio di dolcezza... ".
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" ...quando t'accorgi per la prima volta... come la gente la si perda per via... compagni che non rivedremo più... mai più... che sono scomparsi come tanti sogni... che tutto è finito... svanito... che anche noi ci perderemo così... un giorno ancor molto lontano... ma ineluttabilmente... nello spietato torrente delle cose, delle persone... dei giorni... delle forme che passano... che non si fermano mai... ".
domenica 13 novembre 2011
Harry Potter e la pietra filosofale
Autrice: J.K. Rowling
Titolo originale: Harry Potter and the philosopher's stone
Volume: 1 di 7
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Anni fa avevo letto un estratto di Harry Potter e la pietra filosofale, non mi era piaciuto ed avevo rifiutato di leggerlo nonostante numerosi commenti entusiastici.
Ora mi ci sono avvicinata quasi per scommessa, e devo ammettere di essere rimasta piacevolmente meravigliata.
Titolo originale: Harry Potter and the philosopher's stone
Volume: 1 di 7
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Anni fa avevo letto un estratto di Harry Potter e la pietra filosofale, non mi era piaciuto ed avevo rifiutato di leggerlo nonostante numerosi commenti entusiastici.
Ora mi ci sono avvicinata quasi per scommessa, e devo ammettere di essere rimasta piacevolmente meravigliata.
Innanzitutto la scrittura non è così semplice come mi sarei aspettata, benché si tratti palesemente di un libro scritto soprattutto per bambini e ragazzi.
Il piccolo Harry risulta subito simpatico, anche se la scrittrice ce lo presenta come un novello "Cenerentolo" o un bimbo dickensiano, il che di solito mi fa odiare il personaggio in questione. Forse è un po' troppo esagerato in senso negativo il modo con cui i Dursley trattano il bambino, ad esempio facendolo dormire in uno sgabuzzino. Mi è venuto da pensare che sarebbe stato interessante leggere di un Harry cresciuto in una famiglia amorevole ma che gli ha mentito sulle sue vere origini, ed assistere ai conflitti nati nel ragazzo dall'amare queste persone ma provare del rancore verso di loro, dal voler andare nella scuola di magia di Hogwarts ma contemporaneamente non voler lasciare la casa in cui è cresciuto.
E' interessante comunque che gli zii incarnino la paura del diverso, mentre Harry la condizione di chi non appartiene -e sente di non appartenere- al posto in cui si trova.
Il piccolo Harry risulta subito simpatico, anche se la scrittrice ce lo presenta come un novello "Cenerentolo" o un bimbo dickensiano, il che di solito mi fa odiare il personaggio in questione. Forse è un po' troppo esagerato in senso negativo il modo con cui i Dursley trattano il bambino, ad esempio facendolo dormire in uno sgabuzzino. Mi è venuto da pensare che sarebbe stato interessante leggere di un Harry cresciuto in una famiglia amorevole ma che gli ha mentito sulle sue vere origini, ed assistere ai conflitti nati nel ragazzo dall'amare queste persone ma provare del rancore verso di loro, dal voler andare nella scuola di magia di Hogwarts ma contemporaneamente non voler lasciare la casa in cui è cresciuto.
E' interessante comunque che gli zii incarnino la paura del diverso, mentre Harry la condizione di chi non appartiene -e sente di non appartenere- al posto in cui si trova.
Il primo elemento buffo della storia è il gatto -che poi scopriremo essere la professoressa McGranitt, e che per me non ha potuto non avere il volto della bravissima Maggie Smith-.
Ma simpatico è anche il personaggio del professor Silente, dolce, paterno e potente, una persona con la quale ci si sentirebbe protetti e al sicuro, per di più protagonista di varie situazioni che suscitano il sorriso -quali la storia del ghiacciolo, dei paraorecchi, della cicatrice che ricalca i percorsi della metro, della cuffia a fiori, dei calzini e le "tre" parole al discorso-.
Divertente risulta anche il personaggio di Hagrid, soprattutto quando sferruzza; la questione della bacchetta e dell'ombrello risulta però un po' prevedibile.
Ma simpatico è anche il personaggio del professor Silente, dolce, paterno e potente, una persona con la quale ci si sentirebbe protetti e al sicuro, per di più protagonista di varie situazioni che suscitano il sorriso -quali la storia del ghiacciolo, dei paraorecchi, della cicatrice che ricalca i percorsi della metro, della cuffia a fiori, dei calzini e le "tre" parole al discorso-.
Divertente risulta anche il personaggio di Hagrid, soprattutto quando sferruzza; la questione della bacchetta e dell'ombrello risulta però un po' prevedibile.
Proseguendo nella lettura, nel capitolo 4 troviamo un Harry che fa tenerezza: quando Hagrid si arrabbia con i Dursley perché hanno tenuto il piccolo all'oscuro della verità riguardo i genitori, ed urla che allora il ragazzo non sa niente di NIENTE, leggiamo: " Questo, a Harry, sembrava un po' troppo. Dopo tutto, era andato a scuola e i suoi voti non erano poi tanto male".
Ho trovato molto accurato l'elenco delle cose da portare ad Hogwarts, ed i nomi degli autori dei libri di testo risultano molto buffi, il che denota un'ottima traduzione -due esempi per tutti: Phyllida Spore per Mille erbe e funghi magici e Arsenius Brodus per Infusi e pozioni magiche-.
La lista appartiene al capitolo 5, dedicato a Diagon Alley, il "quartiere degli acquisti" dei maghi, che ho trovato estremamente affascinante e curato nelle descrizioni.
La lista appartiene al capitolo 5, dedicato a Diagon Alley, il "quartiere degli acquisti" dei maghi, che ho trovato estremamente affascinante e curato nelle descrizioni.
Riguardo ai personaggi dei Weasley, mi è piaciuto molto il loro ingresso nella storia, ed alla stazione l'autrice è stata molto brava a farci arrivare i loro sentimenti reciproci e le simpatiche dinamiche familiari attraverso lo scambio di battute tra madre e figli.
Interessante come, una volta sul treno diretto alla scuola di magia, il concetto di normalità risulti capovolto: Ron dice, infatti, che pensa che la mamma abbia un cugino di secondo grado che fa il ragioniere -e quindi non è un mago- ma che in famiglia non ne parlano mai.
Restando in tema di famiglie, mi è piaciuta anche quella di Neville, nel capitolo 7; i metodi utilizzati dal prozio del ragazzo al fine di saggiarne le capacità nel campo della magia sono tragicamente divertenti.
Interessante come, una volta sul treno diretto alla scuola di magia, il concetto di normalità risulti capovolto: Ron dice, infatti, che pensa che la mamma abbia un cugino di secondo grado che fa il ragioniere -e quindi non è un mago- ma che in famiglia non ne parlano mai.
Restando in tema di famiglie, mi è piaciuta anche quella di Neville, nel capitolo 7; i metodi utilizzati dal prozio del ragazzo al fine di saggiarne le capacità nel campo della magia sono tragicamente divertenti.
La seconda parte del libro, a partire cioè dal capitolo 9, "Il duello di mezzanotte", è purtroppo più lenta e noiosa; non mi è piaciuto l'episodio del mostro nel bagno nel capitolo "Halloween", anche se vi troviamo una nota simpatica nel professor Raptor, che si siede sulla tazza del water a causa della paura suscitata dal mostro.
Naturalmente in una storia del genere la magia la fa da padrona, ed ho trovato molto affascinante il fuoco che si può conservare nel barattolo della marmellata, e divertente l'incantesimo dei gemelli Weasley sulle palle di neve, che si mettono ad inseguire Raptor ovunque vada.
Anche se può apparire poco originale, mi piace il principio secondo il quale chi ha ceduto l'anima a Voldemort non può toccare Harry, in quanto questo è stato così amato dalla madre, che la donna non ha esitato a morire per salvarlo, e tanto amore è un tormento per chi è carico solo di odio, brama e ambizione.
A questo proposito il professor Silente afferma che "Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più".
E' molto bello anche che Neville Paciock sia premiato per il coraggio che ha avuto di affrontare i propri amici, perchè "affrontare i nemici richiede notevole ardimento. Ma altrettanto ne occorre per affrontare gli amici".
A questo proposito il professor Silente afferma che "Essere stati amati tanto profondamente ci protegge per sempre, anche quando la persona che ci ha amato non c'è più".
E' molto bello anche che Neville Paciock sia premiato per il coraggio che ha avuto di affrontare i propri amici, perchè "affrontare i nemici richiede notevole ardimento. Ma altrettanto ne occorre per affrontare gli amici".
Purtroppo avevo già visto il film, quindi mi sono rovinata la sorpresa finale, ma credo che l'identità della persona che vuole appropriarsi della pietra filosofale sia un buon colpo di scena.
Una curiosità: nel primo capitolo, a proposito di Harry Potter, leggiamo: "Su di lui scriveranno volumi, tutti i bambini del mondo conosceranno il suo nome!", quasi l'autrice, in un impeto di preveggenza, abbia voluto svelare ai lettori e a se stessa il destino del suo piccolo, grande eroe.
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Quarta di copertina: "Ma è contro le nostre leggi" disse Ron. "L'allevamento dei draghi è stato dichiarato fuori legge dalla convenzione degli Stregoni nel 1709, questo lo sanno tutti. E' difficile non farsi notare dai Babbani se alleviamo un drago in giardino, e comunque non si possono addomesticare: troppo pericoloso. Dovreste vedere le bruciature che si è beccato Charlie in Romania coi draghi selvatici".
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Giudizio personale: 4/5
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Nel 2001 Harry Potter e la pietra filosofale è diventato un film diretto da Chris Columbus, con protagonista l'allora dodicenne Daniel Radcliffe. Grazie alla collaborazione dell'autrice del romanzo, J.K. Rowling, la pellicola è molto aderente alla storia originale.
I tre bambini protagonisti sono molto bravi; in particolare ho apprezzato le espressioni buffe o eloquenti di Rupert Grint nel ruolo di Ron, e il talento di Emma Watson nei panni di Hermione.
Da segnalare una sempre bravissima Maggie Smith nel ruolo della professoressa McGrannitt.
Il film è molto piacevole, soprattutto nella sua prima parte, con l'introduzione dei vari luoghi magici caratteristici dell'universo potteriano, quali la scuola di Hogwarts, Diagon Alley o la Gringott: credo che il regista Columbus sia riuscito nel suo intento di creare un mondo magico " intriso di colori, buon umore e dettagli ".
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Quarta di copertina: "Ma è contro le nostre leggi" disse Ron. "L'allevamento dei draghi è stato dichiarato fuori legge dalla convenzione degli Stregoni nel 1709, questo lo sanno tutti. E' difficile non farsi notare dai Babbani se alleviamo un drago in giardino, e comunque non si possono addomesticare: troppo pericoloso. Dovreste vedere le bruciature che si è beccato Charlie in Romania coi draghi selvatici".
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Giudizio personale: 4/5
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Nel 2001 Harry Potter e la pietra filosofale è diventato un film diretto da Chris Columbus, con protagonista l'allora dodicenne Daniel Radcliffe. Grazie alla collaborazione dell'autrice del romanzo, J.K. Rowling, la pellicola è molto aderente alla storia originale.
Da segnalare una sempre bravissima Maggie Smith nel ruolo della professoressa McGrannitt.
Il film è molto piacevole, soprattutto nella sua prima parte, con l'introduzione dei vari luoghi magici caratteristici dell'universo potteriano, quali la scuola di Hogwarts, Diagon Alley o la Gringott: credo che il regista Columbus sia riuscito nel suo intento di creare un mondo magico " intriso di colori, buon umore e dettagli ".
sabato 5 novembre 2011
La valle delle rose
Autore: Lucien Bodard
Titolo originale: La valleé des roses
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Yi è una giovane ragazza cinese il cui mito è l'imperatrice Wu-cei, vissuta secoli prima e macchiatasi di innumerevoli atrocità.
Quando l'Imperatrice madre indice un "concorso" al fine di scegliere una moglie e trenta concubine per il figlio Imperatore, Hieng-Fong, Yi è sicura che il suo destino sarà quello di signora e padrona della vita di milioni di cinesi, anche se questo significherà abbandonare per sempre l'uomo che la ama e che avrebbe dovuto sposarla.
"La valle delle rose" del titolo è la parte del suo corpo con cui Yi è convinta di poter scalzare l'Imperatrice consorte e dare un nuovo Figlio del Cielo alla Cina, divenendo in tal modo la nuova Imperatrice madre.
Ma la ragazza non sa che Hieng-Fong è un pederasta che detesta le donne e passa tutte le sue giornate in compagnia dei favoriti, che lo ubriacano di piacere e di alcol al fine di accorciargli la vita e prendere il suo posto.
L'obiettivo di Yi sembra diventare così quasi impossibile, ma la scaltra concubina non ha intenzione di darsi per vinta, ed è pronta a servirsi di qualsiasi astuzia e a subire ogni umiliazione pur di regnare sulla Cina...
La valle delle rose ci apre le porte della Città Proibita, e ci mostra la Cina del XIX secolo con i suoi valori, le atrocità, gli usi e i costumi.
La storia è molto romanzata e interessante, ma subisce due brusche battute d'arresto durante i mesi che Yi passa chiusa nel padiglione in attesa che l'Imperatore la faccia chiamare, e nella seconda parte, in cui i personaggi che hanno animato la prima sembrano sparire, per far posto agli eserciti francese ed inglese che invadono la Cina.
E' questa una parte magnificamente scritta, con un'ironia che accompagna ogni espressione e regge fino alla fine; è interessante che le descrizioni architettoniche, soprattutto quelle riguardanti il Palazzo d'estate, siano qui molto più numerose che nella prima parte, e che paradossalmente trovino la loro ragione d'esistere nella distruzione di ciò che descrivono. Impressionanti le atrocità commesse dagli europei, che però impallidiscono di fronte a quelle dei cinesi, in una sorta di "gara" di malvagità che mette davvero i brividi.
Si rivela questa, tuttavia, una parte troppo lunga, che induce il lettore a chiedersi che fine abbiano fatto Yi e Hieng-Fong, e gli fa tirare un sospiro di sollievo quando la storia torna a focalizzarsi su di loro.
I personaggi sono tutti molto ben costruiti, Yi è bellissima, furba e malvagia; Hieng-Fong uno scherzo della natura che soffoca la propria infelicità nell'ubriachezza, nei piaceri e nelle condanne a morte; Ngan Te-Hai un eunuco che rimpiange la propria virilità e che soffre nel poter amare solo a metà.
E' proprio lui il personaggio più umano del libro, l'unico che mostra di avere dei sentimenti e che agisce per amore, ed è probabilmente solo per lui, che speriamo che, alla fine, la sua gelida ed amata Yi riesca ad uscire indenne dai pericolosi e mortali giochi di potere...
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Giudizio personale: 3/5
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Approfondimenti - L'Imperatrice Tseu-Hi
Il personaggio di Yi, realmente esistito, divenne Imperatrice con il nome di Tseu-Hi, che può avere varie traslitterazioni, come Tzu Hsi, Tz'u-hi e Cixi.
In questo approfondimento manterrò il nome di Tseu-Hi.
Tseu-Hi nacque a Pechino nel 1835 e morì nella Città Proibita nel 1908.
Figlia di un porta insegne imperiale del clan Manciù, alla morte dei genitori la sua educazione fu affidata ad uno zio.
All'età di 15 anni fece parte di un gruppo di donne tra le quali sarebbero state scelte le concubine per l'imperatore cinese Xiangfeng.
Tseu-Hi fu scelta come concubina di rango basso.
Un giorno il suo eunuco personale violò le regole della Città Proibita, e le rivelò che avrebbe potuto fare in modo che l'Imperatore la scegliesse per passare la notte con lei. Tseu-Hi usò così tutta la sua astuzia per entrare nelle grazie del capo eunuco della Città Imperiale, il quale elogiò la bellezza della concubina con l'Imperatore.
Nel 1852 questi la prese come amante, e la tenne presso di sè per tre mesi.
Il 27 aprile 1856, Tseu-Hi diede alla luce un figlio di nome Zaichun, che divenne erede al trono. La concubina divenne così la donna più importante dell'Impero dopo l'Imperatrice consorte. A quest'ultima e agli eunuchi di corte fu affidata l'educazione del bambino, mentre Tseu-Hi divenne consigliere dell'Imperatore.
Alla morte di questi, la donna divenne Imperatrice vedova insieme all'Imperatrice consorte, e il piccolo Zaichun, di sei anni, fu incoronato Imperatore col nome di Tongzhi.
Nel 1881 l'Imperatrice consorte morì, e Tseu-Hi restò la sola detentrice del potere. Il suo fu chiamato dai contemporanei "regno dietro la tenda", perchè la donna fece installare dietro il trono del Figlio del Cielo -ossia l'Imperatore-, una tenda che le permetteva di vedere senza essere vista, nascondendola, così, mentre dettava il proprio volere all'Imperatore.
Questi lasciava spesso la Città Proibita per andare a divertirsi con le prostitute e fumare oppio; la vita dissoluta e gli eccessi lo portarono alla morte a soli 19 anni, nel 1874. Sua moglie era però incinta, e se avesse messo al mondo un maschio, sarebbe divenuta Imperatrice reggente, scalzando Tseu-Hi.
Questa, allora, con un vero e proprio colpo di stato, fece proclamare imperatore il figlio di sua sorella, Zaitian, di tre anni, che, come il suo predecessore, fu un burattino tra le mani di Tseu-Hi, la quale non riuscì ad accorgersi che la Cina imperiale stava declinando.
Di fronte al desiderio di indipendenza e cambiamenti del nipote ormai cresciuto, Tseu-Hi lo dichiarò incapace di governare, e lo confinò nel suo palazzo, assumendo la reggenza dell'Impero.
Il figlio del suo stretto consigliere fu designato erede al trono.
Per contrastare l'influenza delle potenze straniere, l'Imperatrice appoggiò la rivolta dei Boxer del 1900, ma fu poi costretta a fuggire e, per placare le potenze straniere, ordinò alle truppe imperiali di partecipare alla repressione del movimento.
Zaitian morì nel 1908, probabilmente avvelenato per ordine di Tseu-Hi con uno yogurt all'arsenico.
Il giorno successivo la donna dichiarò nuovo Imperatore il figlio del principe Chun, Puyi -che sarebbe poi stato l'ultimo Figlio del Cielo-.
Il giorno seguente la stessa Tseu-Hi morì.
Fonte:http://fr.wikipedia.org/wiki/Cixi
Titolo originale: La valleé des roses
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Yi è una giovane ragazza cinese il cui mito è l'imperatrice Wu-cei, vissuta secoli prima e macchiatasi di innumerevoli atrocità.
Quando l'Imperatrice madre indice un "concorso" al fine di scegliere una moglie e trenta concubine per il figlio Imperatore, Hieng-Fong, Yi è sicura che il suo destino sarà quello di signora e padrona della vita di milioni di cinesi, anche se questo significherà abbandonare per sempre l'uomo che la ama e che avrebbe dovuto sposarla.
"La valle delle rose" del titolo è la parte del suo corpo con cui Yi è convinta di poter scalzare l'Imperatrice consorte e dare un nuovo Figlio del Cielo alla Cina, divenendo in tal modo la nuova Imperatrice madre.
Ma la ragazza non sa che Hieng-Fong è un pederasta che detesta le donne e passa tutte le sue giornate in compagnia dei favoriti, che lo ubriacano di piacere e di alcol al fine di accorciargli la vita e prendere il suo posto.
L'obiettivo di Yi sembra diventare così quasi impossibile, ma la scaltra concubina non ha intenzione di darsi per vinta, ed è pronta a servirsi di qualsiasi astuzia e a subire ogni umiliazione pur di regnare sulla Cina...
La valle delle rose ci apre le porte della Città Proibita, e ci mostra la Cina del XIX secolo con i suoi valori, le atrocità, gli usi e i costumi.
La storia è molto romanzata e interessante, ma subisce due brusche battute d'arresto durante i mesi che Yi passa chiusa nel padiglione in attesa che l'Imperatore la faccia chiamare, e nella seconda parte, in cui i personaggi che hanno animato la prima sembrano sparire, per far posto agli eserciti francese ed inglese che invadono la Cina.
E' questa una parte magnificamente scritta, con un'ironia che accompagna ogni espressione e regge fino alla fine; è interessante che le descrizioni architettoniche, soprattutto quelle riguardanti il Palazzo d'estate, siano qui molto più numerose che nella prima parte, e che paradossalmente trovino la loro ragione d'esistere nella distruzione di ciò che descrivono. Impressionanti le atrocità commesse dagli europei, che però impallidiscono di fronte a quelle dei cinesi, in una sorta di "gara" di malvagità che mette davvero i brividi.
Si rivela questa, tuttavia, una parte troppo lunga, che induce il lettore a chiedersi che fine abbiano fatto Yi e Hieng-Fong, e gli fa tirare un sospiro di sollievo quando la storia torna a focalizzarsi su di loro.
I personaggi sono tutti molto ben costruiti, Yi è bellissima, furba e malvagia; Hieng-Fong uno scherzo della natura che soffoca la propria infelicità nell'ubriachezza, nei piaceri e nelle condanne a morte; Ngan Te-Hai un eunuco che rimpiange la propria virilità e che soffre nel poter amare solo a metà.
E' proprio lui il personaggio più umano del libro, l'unico che mostra di avere dei sentimenti e che agisce per amore, ed è probabilmente solo per lui, che speriamo che, alla fine, la sua gelida ed amata Yi riesca ad uscire indenne dai pericolosi e mortali giochi di potere...
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Giudizio personale: 3/5
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Approfondimenti - L'Imperatrice Tseu-Hi
Il personaggio di Yi, realmente esistito, divenne Imperatrice con il nome di Tseu-Hi, che può avere varie traslitterazioni, come Tzu Hsi, Tz'u-hi e Cixi.
In questo approfondimento manterrò il nome di Tseu-Hi.
Tseu-Hi nacque a Pechino nel 1835 e morì nella Città Proibita nel 1908.
Figlia di un porta insegne imperiale del clan Manciù, alla morte dei genitori la sua educazione fu affidata ad uno zio.
All'età di 15 anni fece parte di un gruppo di donne tra le quali sarebbero state scelte le concubine per l'imperatore cinese Xiangfeng.
Tseu-Hi fu scelta come concubina di rango basso.
Un giorno il suo eunuco personale violò le regole della Città Proibita, e le rivelò che avrebbe potuto fare in modo che l'Imperatore la scegliesse per passare la notte con lei. Tseu-Hi usò così tutta la sua astuzia per entrare nelle grazie del capo eunuco della Città Imperiale, il quale elogiò la bellezza della concubina con l'Imperatore.
Nel 1852 questi la prese come amante, e la tenne presso di sè per tre mesi.
Il 27 aprile 1856, Tseu-Hi diede alla luce un figlio di nome Zaichun, che divenne erede al trono. La concubina divenne così la donna più importante dell'Impero dopo l'Imperatrice consorte. A quest'ultima e agli eunuchi di corte fu affidata l'educazione del bambino, mentre Tseu-Hi divenne consigliere dell'Imperatore.
Alla morte di questi, la donna divenne Imperatrice vedova insieme all'Imperatrice consorte, e il piccolo Zaichun, di sei anni, fu incoronato Imperatore col nome di Tongzhi.
Nel 1881 l'Imperatrice consorte morì, e Tseu-Hi restò la sola detentrice del potere. Il suo fu chiamato dai contemporanei "regno dietro la tenda", perchè la donna fece installare dietro il trono del Figlio del Cielo -ossia l'Imperatore-, una tenda che le permetteva di vedere senza essere vista, nascondendola, così, mentre dettava il proprio volere all'Imperatore.
Questi lasciava spesso la Città Proibita per andare a divertirsi con le prostitute e fumare oppio; la vita dissoluta e gli eccessi lo portarono alla morte a soli 19 anni, nel 1874. Sua moglie era però incinta, e se avesse messo al mondo un maschio, sarebbe divenuta Imperatrice reggente, scalzando Tseu-Hi.
Questa, allora, con un vero e proprio colpo di stato, fece proclamare imperatore il figlio di sua sorella, Zaitian, di tre anni, che, come il suo predecessore, fu un burattino tra le mani di Tseu-Hi, la quale non riuscì ad accorgersi che la Cina imperiale stava declinando.
Di fronte al desiderio di indipendenza e cambiamenti del nipote ormai cresciuto, Tseu-Hi lo dichiarò incapace di governare, e lo confinò nel suo palazzo, assumendo la reggenza dell'Impero.
Il figlio del suo stretto consigliere fu designato erede al trono.
Per contrastare l'influenza delle potenze straniere, l'Imperatrice appoggiò la rivolta dei Boxer del 1900, ma fu poi costretta a fuggire e, per placare le potenze straniere, ordinò alle truppe imperiali di partecipare alla repressione del movimento.
Zaitian morì nel 1908, probabilmente avvelenato per ordine di Tseu-Hi con uno yogurt all'arsenico.
Il giorno successivo la donna dichiarò nuovo Imperatore il figlio del principe Chun, Puyi -che sarebbe poi stato l'ultimo Figlio del Cielo-.
Il giorno seguente la stessa Tseu-Hi morì.
Fonte:http://fr.wikipedia.org/wiki/Cixi
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