lunedì 12 maggio 2014

Piece 10

Autrice: Hinako Ashihara
Titolo originale: Piece - Kanojo no Kioku
Volime: 10 di 10

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[attenzione: qualche piccolo SPOILER]

Termina, con questo decimo volume, il bel manga di Hinako Ashihara.

Risolte, nei precedenti numeri, tutte le questioni relative ad Haruka, quest'ultima parte si focalizza su Mizuho e sul cambiamento che tutta la vicenda ha portato in lei.
Un cambiamento ormai tangibile, che viene notato sia dai genitori che dagli amici della ragazza.
Mizuho ha deciso infatti di cominciare a vivere sul serio, di venire in contatto con i suoi sentimenti, il che, perché no, le permette anche di commuoversi e piangere in pubblico per una canzone.
La metamorfosi non può prescindere da Narumi, naturalmente, o meglio, dal rapporto che Suga ha, o ha creduto di avere, con lui: dopo aver opposto resistenza, la nostra protagonista si abbandona al dolore, per poi mettere da parte quel frammento, importantissimo, ma ormai passato, della sua vita.
E la "liberazione" dal passato e da un modo di guardare alla vita statico e immodificabile è tutto racchiuso nel significativissimo gesto di Mizuho che getta la macchinina appena comprata dal "fratellone", che invece in tutti quegli anni non è cambiato, e porta avanti la sua visione cinica e pessimistica della vita.

Un bel finale, non "lieto" nel senso canonico del termine - non c'è palesemente futuro per Suga e Narumi -, ma che apre nuovi scenari di vita alla protagonista, ed un goccio "creepy", nel riportare nella vita di tutti - attraverso la mamma di Mizuho - la mefistofelica presenza della signora Narumi.

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Quarta di copertina: Mizuho lascia Nagoya per tornare a Tokyo e si reca a casa di Narumi  il giorno che precede il compleanno del ragazzo: compiuti vent'anni, la madre smetterà di mantenerlo e lui dovrà lasciare la casa in cui vive. Quella notte Mizuho confessa per la prima volta a Narumi i propri sentimenti... 
Il rapporto tra i due è destinato a cambiare.

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Giudizio personale: 5/5

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Giudizio sull'intera opera: Piece è un manga che mi è piaciuto molto; profondo, capace di far riflettere e di mettere in campo dei buoni colpi di scena, ha per me l'ulteriore pregio di avere come protagonisti dei ragazzi con un'età leggermente superiore a quella dei protagonisti della maggior parte dei manga in circolazione.

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Dal manga Piece è stata tratta, in Giappone, una serie TV della durata di 13 episodi.
Lo show non è stato doppiato in italiano, ma i sottotitoli sono facilmente reperibili in rete.


L'adattamento è molto aderente al manga, anche se dà - purtroppo - poco spazio al background personale di Remi.
Piece è stato il primo show giapponese che io abbia mai visto, ed è stato piacevole guardare una storia ambientata in un paese così diverso non solo dal nostro ma dall'intero Occidente, in cui l'architettura, il modo di vestire, muoversi, parlare, mangiare, nonché la mentalità, sono così peculiari.
Se si riesce a sorvolare sulle scelte musicali, sul montaggio a volte un po' approssimativo e su un paio di scene più da anime che da live-action show, ci si può davvero godere una bella storia, interpretata da ragazzi secondo me abbastanza bravi (a cui la Ashihara dedica le ultime due pagine del volume 10 del manga).
L'adattamento riesce a rendere le varie sfumature del corrispettivo cartaceo, e soprattutto la difficoltà di crescere, maturare, e venire in contatto con i propri sentimenti.

La sigla della serie (in cui compaiono tutti i protagonisti) e la relativa traduzione:


You're my missing piece...
Nel momento in cui ho pensato che mi amassi
mi sono spaventato

Love me, love me not
Love me, love me not

Ho potuto facilmente
mentire a me stesso

Love me, love me not
Love me, love me not

Fino a quando
ho visto le tue lacrime
piove a dirotto
Ognuno è un pezzo irregolare
che noi con forza mettiamo insieme
rompendoli e danneggiandoli fra loro
Anche se il mio cuore continua ad inaridirsi
non ho bisogno della risposta giusta
finché sono con te

Qui il sito ufficiale dello show (per chi volesse dilettarsi con il giapponese)

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venerdì 2 maggio 2014

Aggiornamenti

Il portale delle tenebre
Aggiunte scene ed impressioni sulla terza stagione della serie tv.

C'era una volta... fiabe

Autore: Luigi Capuana

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Questa volta, per la mia occasionale "immersione" nel mondo delle fiabe, ho scelto Luigi Capuana, uno tra i più importanti scrittori veristi.

Del volume mi è piaciuta, innanzitutto, la Prefazione dello stesso autore: mi è sembrata molto sincera, genuina, tenera, quasi mi ha dato l'impressione di conoscere quest'uomo che, ad un certo punto della sua vita, si è immerso nel mondo fantastico delle fiabe...

       In quel tempo ero triste ed anche un po' ammalato, con un'inerzia intellettuale che mi faceva               rabbia, e i          lettori non immagineranno facilmente la gioia da me provata nel vedermi, a un          tratto, fiorire nella fantasia        quel mondo meraviglioso di fate, di maghi, di re, di regine, di              orchi, di incantesimi, che è stato il primo            pascolo artistico delle nostre piccole menti.

Le fiabe presentano un linguaggio molto semplice, come d'altronde ci anticipa lo stesso autore nella già citata Prefazione, e presentano caratteristiche tali da farmi pensare alle storie tramandate oralmente: schema ripetitivo, ritornelli, protagonisti molto simili tra loro. In particolare, mi è piaciuto molto che, in luogo di "principessa" e "principe", siano stati usati i vocaboli "Reginotta" e "Reuccio", e mi ha fatto sorridere che gli unici luoghi realmente esistenti menzionati, siano stati la Spagna e il Portogallo, luoghi di provenienza dei più ricchi ed ambiti reali.

Le storie sono molto carine, quasi tutte presentano uno svolgimento piuttosto corposo, ricco di ostacoli e prove da superare, mentre purtroppo la risoluzione appare per lo più affrettata, e sbucata d'improvviso dal nulla.

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Fiabe contenute:
- Spera di sole
- Le arance d'oro
- Ranocchino
- Senza-orecchie
- Il lupo mannaro
- Cecina
- L'albero che parla
- I tre anelli
- La vecchina
- La fontana della bellezza
- Il cavallo di bronzo
- L'uovo nero
- La figlia del re
- Serpentina
- Il soldo bucato
- Ti, tìriti, tì
- Testa-di-rospo
- Topolino
- Il racconta-fiabe
- La Reginotta

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Giudizio personale: 3/5

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E' possibile leggere on-line il libro qui e qui 

domenica 27 aprile 2014

Io, Lancillotto - Il cavaliere di Artù

Autore: Jack Whyte
Titolo originale: Clothar the Frank
Volume: 1 di 4

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Il cavaliere di Artù è il primo volume di una quadrilogia - purtroppo al momento difficilmente reperibile - avente per protagonista quello che sarebbe poi diventato il più famoso dei cavalieri della tavola Rotonda.

Il romanzo comincia con un Lancillotto ormai anziano, che si reca in Britannia per mantenere una promessa fatta anni prima all'amico Merlino, e devo ammettere che questa prima parte è proprio quella che mi ha conquistato per quanto riguarda lo stile, che, a tratti, ho trovato addirittura poetico.

Durante il viaggio di ritorno in Gallia, Lancillotto narra ad uno dei suoi figli, colui che lo ha accompagnato, la propria storia, perché i suoi figli "sapevano che" era "stato al fianco di Artù, re della Britannia, che" era "stato uno dei suoi cavalieri e uno dei suoi più cari amici. Ma nulla sapevano del ruolo che" aveva "giocato nella sua rovina, nella fine di Camelot, nella scomparsa di Excalibur".

La storia, però, comincia molto prima che Lancillotto incontrasse Artù, comincia quando il futuro cavaliere si chiamava Clothar, ed era solo un ragazzino di dieci anni che pensava di essere figlio di Ban, sovrano di Benwick.
Ma una notte il re gli racconta la verità, gli svela le sue vere origini, e così, grazie al suo racconto e a quello di Culderico, assistiamo allo spiegarsi di una storia nella storia, quella dei veri genitori di Clothar, la storia di un tradimento ed un assassinio che probabilmente giocherà un importantissimo ruolo nei volumi successivi.
Il romanzo segue poi Clothar ad Auxerre, dove, nella scuola del vescovo Germano, impara, tra le altre cose, l'arte della guerra, cresce, e diventa fidato amico di Stefano Lorco, con il quale vive la sua prima, reale, e purtroppo tragica avventura - probabilmente la mia parte preferita dopo quella iniziale -.

Il volume si conclude con la scoperta di un nuovo assassinio, e di un'incombente minaccia che grava sul regno di Benwick...

Il romanzo mi è piaciuto molto, l'ho trovato interessante, mai noioso, ben scritto, con una buona dose di avventura, intrighi e tradimenti. Non vedo l'ora di leggere il seguito, di conoscere i personaggi di Artù e Merlino, e di scoprire se e quanto la saga farà uso della magia.

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Quarta di copertina: E' Lancillotto, il più famoso e affascinante cavaliere di tutti i tempi, a raccontare la sua storia e quella del leggendario regno di Camelot.
Un romanzo potente ed epico, firmato da un autore che ha conquistato milioni di lettori.

"Abbagliante. Una straordinaria lettura della leggenda di Artù." Publishers Weekly

" Coloro che amano la storia di Artù e della Britannia devono leggere questo libro. Non resteranno delusi." The Telegram

" Uno splendido mix di realtà storica e leggenda." La Stampa

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Trama: Un vecchio cavaliere franco, accompagnato da una scorta di giovani guerrieri, attraversa lo Stretto della Manica e sbarca a Glastonbury. Non molti anni prima in quelle terre sorgeva il meraviglioso regno di Camelot, il dominio di Artù, la patria della nobiltà.
Il vecchio cavaliere conosce bene questi luoghi: lì ha passato gli anni migliori della sua vita, lì ha combattuto, ha sofferto, ha amato. Perché lui è Lancillotto, il cavaliere che gli abitanti della zona chiamavano "il Franco". Ed è tornato per onorare una promessa: dare degna sepoltura all'amico Merlino e recuperare Excalibur, la mitica spada di Artù. Questo è il suo modo di riscattarsi da un tradimento che chiunque altro avrebbe pagato con la vita.
Ma sa che non basta: deve fare qualcosa affinché la splendida epopea di Camelot non venga dimenticata. Tornato in Gallia, decide di scrivere la sua storia, sin da quando era un giovane franco spavaldo e coraggioso che tutti conoscevano come Clothar, figlio di Ban. E quel giovane non sapeva ancora nulla del destino che lo attendeva. Un destino di guerra e di amore, di passione, di amicizia e sangue: il destino dell'uomo che sarebbe diventato il più caro amico di Artù, e il suo traditore.

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Giudizio personale: 5/5

lunedì 14 aprile 2014

L'altra verità - Diario di una diversa

Autrice: Alda Merini

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Diario di una diversa è il racconto dell'esperienza - terrificante - vissuta da Alda Merini in manicomio.
Benché alla fine del libro si legga che "il vero Diario non è mai stato scritto" e che "i fatti sono simbolici", credo che ciò che vi è raccontato - che sia successo o meno - incarni comunque quel che la poetessa ha vissuto e patito nella struttura, mentre alcune frasi lasciate senza seguito ed altre affermazioni che contraddicono quanto sopra mi fanno pensare che qualcosa di vero ci sia.

Ma non è questo ciò che importa. La cosa terribile è che episodi del genere siano davvero successi a migliaia di persone.

Mi aspettavo, nel leggere il Diario, di ritrovarvi rabbia, o rancore, invece tutto è raccontato con la massima semplicità e, direi, serenità, probabilmente perché cose così orribili non hanno bisogno di nient'altro per colpire la sensibilità altrui se non di se stesse. 

In particolare, mi ha stupito che, in quella situazione, la scrittrice riuscisse ancora ad amare la vita, si aspettasse che qualcosa di bello le capitasse e avesse voglia ancora di amare e innamorarsi. Ritroviamo, tra elettroshock, torture e orribili condizioni di vita, tanto affetto e tanta umanità da parte di quelle persone bollate come "pazze". Mi ha colpito, riguardo a ciò, il fatto che la scrittrice racconti che molto spesso, nel manicomio, riceveva da qualcuna delle altre ricoverate un bacio della buonanotte, mentre fuori, tra i "sani", quel bacio non lo ha mai più ricevuto. 

Si tratta di un libro molto breve, che si legge in fretta, ma densissimo di pathos. Commuove, stupisce, fa arrabbiare. Un viaggio nell'inferno raccontato da chi c'è stato.

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Quarta di copertina: " Di rado è stata più fermamente sperimentata la qualità empirea della parola impegnata nella ricognizione dell'inferno; la felicità di questo testo di Alda Merini non è altro che l'incontro con la perfezione del dolore; la salvezza è il battesimo verbale della disperazione ". Giorgio Manganelli

Un alternarsi di orrore e solitudine, di incapacità di comprendere e di essere compresi, in una narrazione che nonostante tutto è un inno alla vita e alla forza del "sentire". Alda Merini ripercorre il suo ricovero decennale in manicomio: il racconto della vita nella clinica psichiatrica, tra elettroshock e autentiche torture, libera lo sguardo della poetessa su questo inferno, come un'onda che alterna la lucidità all'incanto. Un diario senza traccia di sentimentalismo o di facili condanne, in cui emerge lo "sperdimento", ma anche la sicurezza di sé e delle proprie emozioni in una sorta di innocenza primaria che tutto osserva e trasforma, senza mai disconoscere la malattia, o la fatica del non sentire i ritmi e i bisogni altrui, in una riflessione che si fa poesia, negli interrogativi e nei dubbi che divengono rime a lacerare il torpore, l'abitudine, l'indifferenza e la paura del mondo che c'è "fuori".

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Giudizio personale: 3/5

domenica 6 aprile 2014

Una piccola parte di me - Citazioni

" [...] mi ha salvato dal mio eterno rimuginare. L'unico modo di combattere il dolore è tenersi occupati. "

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" Questo mondo è un miracolo. Mi sorprende quando gli altri se lo dimenticano... "

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" Dicono che i genitori amino i propri figli nello stesso modo. Non è vero."

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" Che aspetto ha un cuore non amato? "

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" Non serve conoscere ciò che è successo in passato. "

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" Preoccupato com'era di tenerli nella bambagia, non si accorgeva che la stava soffocando. "

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" Quella che chiamiamo casa è diversa per ciascuno di noi. "

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" Si augura che un miracolo possa cambiare il suo passato. "

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" Come fa un giudice a sapere se la mia mamma è brava o no? Mica la conosce. "

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" Solo perché è tuo padre non significa che sia migliore di quello che è. "

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Qui la recensione del romanzo