domenica 30 novembre 2014

Persuaded

Autrice: Misty Dawn Pulsipher

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Persuaded è un retelling in chiave moderna del mio romanzo austeniano preferito, Persuasione.
La storia, che ha un prologo molto dolce, è per lo più ambientata in una sorta di villaggio vacanze privato a Old Lyme, Connecticut, in cui le strade non hanno nome, ma le casette monofamiliari si distinguono perché battezzate in modo diverso l'una dall'altra: abbiamo così Kelynch, dove vivono i Croft, e Uppercross, dimora dei Musgrove, che hanno ceduto per un'estate la loro casa ai figli Charles e Ella e alla nuora Mary.

La protagonista è Hanna, una maestra d'asilo ventottenne, che molto somiglia alla Anne Elliot di Persuasione, a cui vengono però risparmiati un padre vanitoso e anaffettivo e una sorella sprezzante (anche se i "Walter" ricorrono per un paio di volte nei discorsi di Maudelaine Russell, come insopportabili padre e figlia).
Il protagonista è invece Derick Wentworth, vincitore per tre volte dell'America's Cup, che accetta l'invito della sorella a Kelynch per trovare un po' di tranquillità e sfuggire ai paparazzi che lo tormentano dopo un suo ingiustificato abbandono di una delle gare.
E' proprio lì, però,che l'uomo si scontra con qualcosa, a prima vista, di ben peggiore dei fotografi: il suo passato, che tanto si era sforzato di dimenticare.
A questo punto, purtroppo, vi sono alcuni appunti da fare: il primo incontro tra i due, che tanto aspettavo, è stato deludente, privo di pathos, e il motivo per cui i protagonisti hanno rotto la loro relazione, ben dieci anni prima, potrebbe non essere condivisibile dai più.
A parte ciò, però, la storia è davvero emozionante ed oserei dire che crea dipendenza: sono rimasta sveglia anche di notte, senza accorgermene, dicendo a me stessa che ogni capitolo sarebbe stato l'ultimo, ma andando comunque avanti.

I personaggi di contorno sono riuscitissimi e ben delineati; fra tutti, ho trovato perfetta Mary, ipocondriaca, egocentrica e sempre dipendente dagli altri, ma anche davvero lievemente depressa, soprattutto a causa del suo vittimismo.

"If you combined a hypocondriac with a drama queen and a poorly functioning immune system, you got Mary."

Anche gli altri sono notevoli: l'indifferente Charles, che in fondo ama molto la moglie; il simpatico Adam Croft; l'amorevole Sophie, la superficiale Ella. Perfino Maudelaine, che pur compare poco, richiama parecchio la Mrs Russell del romanzo originale.
Mi è piaciuto molto il modo in cui è stato introdotto Eli, ovvero il corrispettivo del cugino Elliot, e davvero non avevo pensato a quale fosse la sua vera identità, che mi ha lasciata sorpresa.
I bambini, figli di Chrarles e Mary, sono veramente adorabili, così come è adorabile il fatto che il più grande, Cj, chiami la zia Hanna "Banana" (nonché Derick "Captain Wentworth").

Ciò che mi è piaciuto maggiormente del romanzo, è stato il fatto che non racconti solo di una seconda chance, ma quello a cui assistiamo è un vero e proprio re-innamoramento: i due protagonisti imparano a conoscersi di nuovo, e non possono fare a meno di sentirsi a casa l'uno con l'altra e di innamorarsi, così come Derick non può fare a meno di fare la corte ad Hanna anche se ha appena rotto con Ella, o di essere geloso di Benny (Benwick) e di Eli, ed Hanna non può fare a meno di pensare che lui non la guarderà più come faceva una volta.
Ci sono molte scene simpatiche con i bambini, o spiritose in cui Derick si diverte a prendere in giro Hanna, e naturalmente molte scene romantiche e molto dolci.

“You have this crazy notion that you’re not worth looking at—that you aren’t worth anything. But you don’t see what I see.” [...]
“I see someone so unforgettable that all these years later, I still can’t take my eyes off her.”

Unica nota un po' stonata del finale, che mi è dispiaciuta, il destino riservato ad Ella, la cui condizione sembra essere permanente, e l'egoismo di Benny, che pare quasi voglia fare di lei una copia della fidanzata perduta.
Malgrado ciò - ed il fatto che Hanna arrossisca troppo frequentemente - credo che Persuaded sia uno dei migliori retelling che abbia mai letto, e lo consiglio anche a chi non conosce Persuasione, ma abbia voglia di leggere una bella storia che sappia emozionare.

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Trama: Hanna Elliot had worn the ring faithfully at first. Some part of her still clung to the hope that all was not lost. As the days turned into weeks, she finally took it off and set it atop her dresser. When weeks gave way to months, the ring finally went back into its box, where it gathered dust until it was moved to Hanna’s unmentionables drawer. For the first few years, she had taken it out on the anniversary of the day she’d received it, allowing herself to wallow in what might have been. 

She had been all but stamped out of Derick Wentworth’s mind. 
Sure, he thought about her occasionally, especially on cloudless nights when he lay on the bow of the Laconia looking up at the stars. But as time went on, Derick began to feel grateful that it hadn’t worked out, for one thing was certain: if he ever did settle down, it would be with someone who knew her own mind. Someone who went after the thing she wanted without hesitation. Someone who would never allow herself to be persuaded otherwise. 


Hanna Elliot indossò l'anello con fiducia, all'inizio. Una parte di lei era ancora aggrappata alla speranza che non tutto fosse perduto. Mentre i giorni lasciavano il posto alle settimane, se lo tolse e lo ripose in cima all'armadio.
Quando le settimane divennero mesi, l'anello alla fine tornò nella sua scatola, dove accumulava polvere finché non veniva spostato dall'innominabile cassetto di Hanna. Per i primi anni, lei lo estraeva nell'anniversario del giorno in cui lo aveva ricevuto, permettendo a se stessa di crogiolarsi in ciò che sarebbe potuto essere.

Era tutto, fuorché uscita dalla mente di Derick Wentworth.
Certo, lui aveva pensato a lei occasionalmente, specialmente durante le notti senza nubi in cui era steso sulla prua della Laconia. guardando le stelle. Ma, mentre il tempo andava avanti, Derick cominciò a essere grato del fatto che non avesse funzionato, essendo certo di una cosa: se mai si fosse sistemato, sarebbe stato con una donna consapevole delle proprie opinioni.Qualcuno che avrebbe seguito ciò che voleva senza esitazioni. Qualcuno che non avrebbe mai permesso a se stessa di essere persuasa altrimenti.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 23 novembre 2014

La favola di Eros e Psiche

Autore: Apuleio

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La favola di Eros e Psiche è il famoso racconto di Apuleio in cui la fanciulla Psiche, a causa della sua bellezza, incorre nell'ira della dea Venere, e si ritrova sposata ad un "mostro", che si rivelerà invece il bellissimo Eros, figlio della stessa dea, di cui però la protagonista non può mai vedere il volto. Istigata dalle invidiose sorelle, Psiche rompe una promessa fatta al suo sposo, e, per ritrovare l'amore, dovrà superare alcune prove a cui verrà sottoposta dalla vendicativa suocera.

La favola fa parte dell'opera Le Metamorfosi, anche conosciuta come L'asino d'oro, ma, a causa della sua estensione e della sua popolarità nel corso dei secoli, viene spesso proposta come racconto a sé stante.

Non posso dire che il libro mi sia piaciuto tantissimo, anche se la favola ha il suo fascino ed ha il merito di essere la capostipite di tantissimi altri racconti che ne hanno mutuato alcuni elementi: l'impossibilità di vedere un marito presente solo di notte nella fiaba inglese delle Tre piume - da non confondere con l'omonima dei fratelli Grimm -; le prove da superare e l'aiuto esterno in quella orientale di Joza e Janek, nonché la famosissima La bella e la bestia, nella cui versione originale sono presenti due sorelle invidiose.

La protagonista Psiche pecca spessissimo non solo di ingenuità ma, cosa più grave, di stupidità, mentre Venere mostra tutto il suo lato umano mostrandosi ora adirata, ora crudele, ora volgarotta, ma anche risentita per il fatto di dover diventare presto nonna!

A mettere nei guai Psiche è la curiosità, uno dei temi principali del racconto. Per questo, leggendo la favola, si è tentati di pensare che essa voglia insegnarci che essere curiosi è un male, e che questo istinto porti con sé punizioni ed infelicità. In realtà, a quanto pare, Apuleio si riferiva ad una "curiosità sacrilega", e cioè alla profanazione dei segreti iniziatici dei culti misterici. Gli studiosi cristiani, invece, videro nella favola un significato morale, consistente nel "divieto" di vedere lo sposo nudo.
Affascinanti i richiami alle leggi romane sul matrimonio, e soprattutto l' "incontro" con vari personaggi della mitologia.

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Quarta di copertina: " C'erano una volta in una città un re e una regina, che avevano tre figlie bellissime..."
Comincia così, nel più classico dei modi la favola di Eros e Psiche, una lunga digressione narrativa contenuta in uno dei primi "romanzi" della letteratura occidentale, le Metamorfosi, composto nel II secolo d.C. 
L'autore è Lucio Apuleio, rampollo di una facoltosa famiglia romana della Numidia. L'episodio di Eros e Psiche rappresenta forse il momento di più alta ispirazione poetica delle Metamorfosi, carico di significati e simboli religiosi e filosofici.
Di certo la vicenda della fanciulla sposa di Amore, capace di suscitare la gelosia di Venere è un imperdibile capolavoro che ha avuto straordinaria influenza sulla letteratura e nella storia dell'arte dei secoli successivi. 

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Giudizio personale: 3/5

mercoledì 12 novembre 2014

Una ritrovata felicità

Autrice: Emma Tennant
Titolo originale: Elinor and Marianne
Sottotitolo: Il seguito di Ragione e Sentimento

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[attenzione: SPOILER]

Una ritrovata felicità è un romanzo che, sia col suo titolo originale, Elinor e Marianne, sia con la forma con cui è raccontata la storia, quella epistolare, vuole richiamare il libro di cui è sequel, e cioè quel Ragione e Sentimento di Jane Austen, che, prima della stesura definitiva, si intitolava appunto Elinor e Marianne, ed era un insieme di lettere che formavano una storia.

Avevo letto e sentito aspre critiche nei confronti di questo romanzo della Tennant, così ho voluto leggerlo per farmene un'idea.
La prima metà mi è piaciuta molto. I protagonisti erano in character (forse solo Mrs Jennings ha avuto i suoi alti e bassi), e la forma epistolare rendeva veloce e gradevole la lettura.
In particolare, e questa, a dire il vero, è una caratteristica che si mantiene quasi per tutto il romanzo, ho davvero apprezzato il modo con cui l'autrice ha reso l'ipocrisia e l'opportunismo di alcuni personaggi (un esempio lampante è Lucy), che ben cercano di mascherare tali difetti sotto l'affettazione e le belle parole; o la grettezza di altri, l'avarizia, le facili maldicenze.

La seconda parte è invece davvero incredibile. Nell'accezione più negativa della parola.
Eventi e situazioni assurde si susseguono l'uno dopo l'altro: Robert Ferrars si reca in Africa e viene mangiato (mangiato!) dai selvaggi; Marianne, che aspetta un bambino dal Colonnello Brandon, fugge con Willoughby, va a convivere con lui (che nel frattempo sta tentando di sedurre la piccola Margaret ormai cresciuta), ed insieme decidono di partire per le Americhe in cui daranno vita a una comune fondata sull'amore libero; la signora Ferrars perde anche il senno -letteralmente- dopo aver perso ogni suo avere a causa del figlio minore, si stabilisce a Barton Cottage, vi organizza una festa a cui invita persino il Principe Reggente... e il Principe Reggente... vi si reca.
Ecco, a questo punto credo proprio che non ci sia più nulla da dire...

Da segnalare, nell'edizione Sonzogno, l'idea carina di assegnare ad ogni epistola un proprio "simbolo": una "M" per le lettere scritte da Marianne, un toro in un ovale per quelle provenienti dalla Locanda del gallo e del toro, un piccolo cottage molto carino per quelle scritte a Barton Cottage e così via.

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Quarta di copertina: "Emma Tennant ha una tale padronanza dello stile e della sensibilità di Jane Austen che ci fa respirare l'atmosfera dei romanzi originali." The New York Times

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Trama: "Mia cara sorella, ti scrivo per dirti che a Delaford sentiamo molto la tua mancanza..."
In questo seguito del capolavoro di Jane Austen Ragione e sentimento le due sorelle Dashwood sono ormai entrambe sposate e la loro vita scorre lenta e tranquilla sui binari della rispettabilità. Diversissime di carattere - saggia, riservata e ironica Elinor, quanto Marianne è idealista, passionale e impulsiva - sono molto legate e non vedono l'ora di poter di nuovo abitare vicine. Cosa che potrebbe accadere presto, poiché il Colonnello Brandon - marito di Marianne - ha offerto al cognato Edward Ferrars, pastore d'anime, una parrocchia quasi attigua alla loro dimora.
Elinor tuttavia deve rimandare il trasferimento perché il fratello di suo marito è fuggito all'estero dopo aver sperperato il patrimonio familiare, lasciando tutti i parenti sul lastrico. I Ferrars stanno quindi vendendo la tenuta di famiglia ed Elinor non può certo abbandonare il consorte in un simile frangente.
Marianne è desolata: ha scoperto di essere incinta e anziché esserne felice è caduta in uno stato di profonda prostrazione. Le pesa sempre di più la differenza d'età con il marito, un uomo che potrebbe essere suo padre e che le malelingue insinuano sia un libertino. Lui non è certo tipo da comprendere le malinconie della giovane sposa, specialmente ora che aspetta l'erede dei Brandon, e infatti si allontana "per affari" proprio nel momento in cui Marianne avrebbe più bisogno di lui.
E la tempesta si profila all'orizzonte: ricompare sulla scena l'affascinante Willoughby, l'antico amore di Marianne, l'unico che le abbia mai ispirato la vera passione e che lei ha inutilmente tentato di cancellare dalla propria vita, ma che nel distacco ha idealizzato...
Il lettore viene a conoscenza di tutti questi avvenimenti - e di molti altri, come molti altri sono i protagonisti che fanno da contorno alle vicende di Elinor e Marianne - attraverso le lettere che le due sorelle si scambiano ininterrottamente. E grazie a questo artificio si trova immerso in un mondo storicamente lontano ma reso vicino e quasi tangibile dalla confidenzialità delle lettere, dove fra le notizie su amici e parenti, i pettegolezzi, i consigli e i resoconti della vita quotidiana fa capolino una società classista e un po' bigotta, spesso addirittura gretta, come era quella dell'Inghilterra di fine Settecento.
All'autrice Emma Tennant va il merito di aver fatto di Una ritrovata feliicità un romanzo epistolare, compiendo così anche una felice operazione "filologica". Perché la stessa Jane Austen aveva scritto la prima stesura di Ragione e sentimento sotto forma di epistolario fra le sorelle Dashwood, intitolandolo appunto Elinor e Marianne.

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Giudizio personale: 2/5

giovedì 6 novembre 2014

Becoming Mrs Norris

Autrice: Alexa Adams
Sottotitolo: A Mansfield Park prequel

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Becoming Mrs Norris è un breve racconto dell'autrice Alexa Adams, pubblicato a puntate sul suo blog in occasione di Halloween.

E' la prima volta che seguo con costanza un progetto del genere, ed è stato divertente; probabilmente è quanto di più si avvicina alla pubblicazione a puntate su quotidiani o riviste di quei classici che ora ospitiamo sulle nostre librerie.

Tornando alla storia, l'ho trovata interessante perché non avevo mai neppure pensato che Mrs Norris potesse essere la protagonista di un romanzo tutto suo, seppur, a ben pensarci, di lei non sappiamo quasi nulla, e si potrebbe speculare molto sulla sua vita prima dell'arrivo di Fanny a Mansfield.

Alexa Adams ci fa conoscere una Emily Ward (questo il nome dato alla protagonista) molto giovane, rimasta orfana di entrambi i genitori e costretta a vivere, insieme alle sorelle, sotto la tutela dell'odioso zio. Questi è uno dei personaggi che più mi ha fatto rabbia tra tutti quelli che ho finora incontrato nelle mie letture. Non si tratta di nulla di originale, in realtà, ma solo di un uomo avaro, egoista, ed estremamente malvagio, uno di quelli à la Scrooge che si possono incontrare facilmente, e che qualche tempo fa forse avrei anche trovato esagerato (ma, ahimé, tutti sappiamo che tipi del genere esistono eccome).

Ho apprezzato questa Emily che si erge come uno scudo tra le sorelle e lo zio, assorbendone tutti i colpi maggiori, e che avrebbe potuto avere una vita molto diversa, e di sicuro più felice (così come sarebbe potuto succedere a Francis, la madre di Fanny, mentre probabilmente l'unica a cui non poteva davvero andare meglio è Maria, colei che sarebbe diventata lady Bertram).

Francamente, non trovo che ci siano giustificazioni al comportamento di Mrs Norris nei riguardi della piccola Fanny, anche se questo romanzo tenta di fare luce sul cammino che ha portato il cuore della donna ad indurirsi ed a cercare una sorta di "vendetta" sulla figlia di quella che comunque era un'amata sorella. Mi ha anche fatto riflettere, ancora una volta, su quanto i comportamenti degli adulti possano influire sulla vita dei più piccoli, lasciando loro un'eredità davvero triste.

Tutte le puntate mi sono piaciute molto, ma ho trovato la conclusione un po' troppo affrettata: avrei voluto che i riflettori non si spegnessero così presto su questa atipica eroina.

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Trama: Fanny Price's Aunt Norris is one of the most despised characters Jane Austen ever created, but how did she become so repulsive? Becoming Mrs. Norris explores the events that occurred before Mansfield Park, when Sir Thomas Bertram was courting Miss Maria Ward. This "Twisted Austen" tale was written in honor of Halloween and was first published serially on the author's blog, alexaadams.blogspot.com.

La zia di Fanny Price, Mrs Norris, è uno dei personaggi più disprezzati che Jane austen abbia mai creato, ma come è diventata così ripugnante? Becoming Mrs Norris esplora gli eventi verificatisi prima di Mansfield Park, quando Sir Thomas stava corteggiando la signorina Maria Ward. Questa storia è stata scritta in occasione di Halloween ed è stata pubblicata per la prima volta a puntate sul blog dell'autrice: alexaadams.blogspot.com.

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Giudizio personale: 3/5

mercoledì 29 ottobre 2014

Decisamente morto

Autrice: Charlaine Harris
Titolo originale: Definitely dead
Volume: 6 di 13

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Decisamente morto, sesto volume della serie di Sookie Stackehouse, corregge di sicuro il tiro rispetto al romanzo precedente, risultando meno noioso, anche se non divertente, ma indugia ancora nei difetti tipici del ciclo.

Innanzitutto, sono davvero stufa di dover rileggere per l'ennesima volta la storia della casa della nonna, o chi è Bubba e cosa gli piace mangiare, o qualsiasi altra informazione già detta e ripetuta in tutti gli altri volumi precedenti. Va bene voler rendere la storia fruibile anche a chi non ha letto gli altri libri, ma quante possibilità ci sono che qualcuno scelga consapevolmente di cominciare una serie di romanzi dal sesto volume? O che ci si imbatta casualmente e lo legga?

Ad ogni modo, la storia beneficia del cambio di ambientazione: Sookie parte infatti alla volta di New Orleans per svuotare la casa di sua cugina Hadley, recentemente morta, e le descrizioni della città o del palazzo della regina della Louisiana danno un po' di respiro alla storia.
La questione della ricostruzione ectoplasmatica di avvenimenti precedenti da parte delle streghe non è male, così come la battaglia alla festa, mentre ho trovato noiosa tutta la storia dei Pelt e di Crystal.

Sookie mi piaceva nei primi volumi: era ingenua e formulava pensieri semplici ma autentici, mentre, con il tempo, si è trasformata in una persona che non fa altro che giudicare gli altri, compiacersi a dismisura del proprio aspetto fisico (e dei suoi abiti teletrasportati direttamente dagli anni '80 o dai primi '90), trovare lusinghieri anche quelli che sembrano dei veri e propri assalti fisici da parte degli uomini e considerare inferiore qualsiasi altra donna su cui posi gli occhi.
Il romanzo, inoltre, è come sempre infarcito di idee retrograde (davvero molte), che dimostrano quanto sia chiusa la mentalità di Sookie, a dispetto di tutte le sue avventure e della conoscenza dell'altro mondo, quello soprannaturale.

Ho trovato invece triste la storia della regina Sophie-Anne, la violenza sui bambini è sempre qualcosa che non riesco a sopportare.

La svolta nel rapporto tra Sookie e Bill, invece, mi ha lasciata indifferente, fatto dovuto di sicuro all'aver già visto come sarebbero andate le cose nella serie tv.

Nella sua totalità, il romanzo si è rivelato quindi un'altra delusione anche solo a volerlo confrontare con alcuni altri del ciclo (che, come ho già scritto in precedenza, non sono di certo capolavori, anzi) ed ha fatto scemare in me la voglia di andare avanti con la storia, da cui mi terrò alla larga almeno per un bel po'.

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Trama: In "Morto stecchito" avevamo lasciato Sookie alle prese con la trasformazione del fratello in una pantera. Ma ora, nella vita della cameriera di Bon Temps, fa il suo ingresso un'altra creatura soprannaturale: Quinn, un uomo-tigre, con il quale la protagonista, che ha ormai archiviato la sua storia d'amore con Bill, ha da poco intrecciato una nuova relazione. Al loro primo appuntamento, i due vengono aggrediti da misteriosi assalitori senza capire chi sia il vero obiettivo dell'attacco: ancora una volta in pericolo, Sookie userà i propri poteri telepatici per arrivare alla verità. Ma le indagini prenderanno vie tortuose e i nodi, più che sciogliersi, sembreranno farsi sempre più intricati, perché la cugina Hadley, vampira solo da pochi anni, è stata assassinata e le lascerà in eredità un appartamento a New Orleans. È lì che Sookie dovrà recarsi per scoprire in quali dubbiose circostanze Hadley sia morta, ed è lì che, durante le sue ricerche, si troverà di nuovo al cospetto di Sophie-Anne, amante di Hadley e Regina dei Vampiri della Louisiana.

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Giudizio personale: 2/5

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Volumi precedenti:
- Finché non cala il buio
- Morti viventi a Dallas
- Il club dei morti
- Morto per il mondo
- Morto stecchito

mercoledì 22 ottobre 2014

Deadly Heat

Autore: Richard Castle
Probabili ghost writers: Andrew Marlowe e Tom Straw
Titolo originale: Deadly Heat
Volume: 5

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Deadly Heat - quinto volume della serie di Nikki Heat - continua la storia terminata con un cliffhanger nel precedente Frozen Heat. In esso, la detective newyorkese si imbatte in un misterioso codice lasciato dalla madre, il cui assassinio non è ancora stato risolto.
In questo nuovo capitolo del ciclo, quindi, Nikki si ritrova a dover scegliere se fidarsi o meno del compagno Jameson Rook, confidandogli il ritrovamento del nuovo, e probabilmente definitivo, indizio riguardante l'omicidio della madre.

E questo è proprio uno degli aspetti che mi sono piaciuti di più del romanzo, l'ulteriore apertura di Nikki, l'ulteriore passo avanti nella sua storia con Rook.
Ad ogni modo, proprio a causa della trama principale, il libro è questa volta per lo più incentrato sul personaggio della detective. Jameson viene così lasciato un po' in ombra, e le sue battute spiritose scarseggiano rispetto al solito.

In particolare, è stato divertente leggere di un Nikki gelosa di Rook, senza che ciò provocasse grossi scossoni alla loro storia. In questo, i romanzi sono molto vicini alla serie tv, in cui, grazie al dialogo, i due protagonisti riescono a far funzionare la loro relazione. La sceneggiatura evita così dei banali e prevedibili tira e molla tra i due.

I riferimenti alla serie tv Castle quindi, anche questa volta sono innumerevoli, e di sicuro il fatto che Yardley Bell fosse chiaramente il corrispettivo cartaceo della Sophia di Pandora e Linchpin mi ha portato fuori strada nell'individuazione del big bad. Big bad che mi ha in realtà deluso: troppo repentino il suo smascheramento e troppo veloce la sua cattura, a fronte dell'importanza rivestita dal "Drago" nella serie tv.

L'omicidio di Cynthia Heat viene quindi risolto in questo capitolo della serie, così come viene risolto quello di Joanna Beckett nella sesta stagione della show, nel bell'episodio "Veritas" (6x22).
Sono contenta che abbia trovato una conclusione anche la storyline - se così possiamo chiamarla - della detective Hinesburg, che cominciava davvero a stancarmi.

Per quanto riguarda l'indagine che viene portata avanti parallelamente alla trama orizzontale, la storia del serial killer che Nikki si trova a fronteggiare è classica: vittime collegate in un certo modo tra loro; "souvenir" dell'assassino sul luogo del delitto; la protagonista come ultima vittima designata. Riesce comunque ad essere gradevole e non annoiare.
E mi fa piacere che la detective Heat non abbia peccato di stupidità, come accade spesso in storie del genere, in cui uno dei personaggi abbocca del tutto (come se non avesse un solo neurone) a quella che è palesemente una trappola del cattivo di turno.

Alcuni riferimenti alla serie tv:
- il serial killer del romanzo richiama chiaramente Scott Dunn, l'assassino seriale della seconda stagione dello show (2x17-2x18);
- il ritrovamento di un cadavere in un forno per pizze richiama l'episodio 3x20 "Slice of death" (probabilmente quello più citato nei romanzi);
- l'hashtag #belloevirile con cui Rook posta la sua foto con le fan su Twitter, è la traduzione italiana di #ruggedlyhandsome, termini con cui lo scrittore si definisce in molti episodi, e per la prima volta in "Always by retail", 1x06;
- Nikki trova un messaggio in codice scritto dalla madre, così come succede come succede a Kate - e a Castle - nell'episodio "Veritas", 6x22. Nello show, tuttavia, l'evento non ha ancora avuto un seguito, né si è mostrato indispensabile per la cattura del mandante dell'omicidio;
- il killer scrive il nome "NIKKI" su una tazza di cartone, come Dunn compone la frase "Nikki will burn" con delle incisioni sui proiettili che usa per uccidere le sue vittime;
- nell'ascensore del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, Nikki e Rook ricevono un trattamento simile a quello ricevuto dai loro alter ego televisivi in "Pandora" (4x15);
- come su scritto, l'agente Yardley Bell e il suo rapporto con lo scrittore, richiamano il personaggio di Sophia di "Pandora" e "Linchpin" (4x15-4x16);
- gli agenti del Dipartimento per la Sicurezza che invitano Nikki ad unirsi a loro, richiamano l'offerta di lavoro ricevuta da Kate da parte dell'FBI (5x24);
- la redazione della WHNY News sembra ricalcare quella di "Cloudy With a Chance of Murder" (5x02);
- alla redazione, Rook ha la stessa reazione di Castle davanti allo schermo LED ;
- la bionda presentatrice della WHNY News, si comporta con Nikki così come fa il suo alter ego bruno e prorompente con Castle nella 5x02...
- ... mentre il direttore del telegiornale parla ai due protagonisti così come fa il suo omologo televisivo nel medesimo episodio;
- Rook vuole spiegare a Nikki cosa significa chateau in francese;
- il killer lascia come indizio una piccola sezione della fotocopia di un dipinto a olio, così come succede con il cecchino di "Kill shot" (4x09);
- Rook investiga su "un sito dedicato ai linguaggi meticci di una serie televisiva intitolata Firefly";
- rispunta il giubbotto antiproiettile con la scritta "Giornalista";
- la persona responsabile dell'omicidio della madre di Heat viene chiamata "Il Drago", come accade nella serie tv;
- l'agente di Rook organizza un incontro con dei produttori della "Castle Rock" per ricavare un film dai servizi sulla detective Heat;
- ... per il quale "Nathan sarebbe perfetto per la parte";
- il presunto attacco bioterroristico che Salena Kaye avrebbe dovuto condurre a bordo di un furgone, mi ha ricordato l'evento simile occorso nell'episodio "Countdown" (3x17);
- i due protagonisti vengono esaminati alla ricerca di materiale radioattivo come in "Setup" (3x16);
- i pastori georgiani di Nikoladze, cani da esposizione, ricordano l'episodio "An embarrassment of bitches" (4x13);
- compare un agente Slaughter (4x21, "Headhunters") che sembra davvero poco sveglio;
- Rook ha "quel posto negli Hamptons";
- il carro rosso della Boz Brigade si trova "al castello";
- il combattimento tra Heat e Callan in palestra ricorda quello tra Beckett e Demming in "Overkill" (2x23).

La dedica e i ringraziamenti:
la dedica apposta a questo volume mi è piaciuta molto. Essa recita:

"A KB: 
Perché la danza non finisca 
e la musica non si fermi mai" 

e si riferisce ai dubbi che, nella 5x24, "Watershed", Kate esprime riguardo alla sua relazione con Castle, temendo, appunto, che prima o poi "la danza finisca e la musica si fermi".
I ringraziamenti, invece, mi sono sembrati meno calorosi rispetto ai precedenti. L'autore approfitta del fenomeno del Manhattanenge per paragonare Kate e poi tutti gli attori dello show a delle stelle, mentre Teri Edda Miller è l'aurora boreale che ha il suo "cuore tra le mani", Tom rappresenta "la bussola" ed Andrew "la stella polare" che illumina la via.

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Trama: Quinto capitolo della serie di Richard Castle, "Deadly Heat" prosegue il racconto della detective più conturbante dei nostri tempi e del suo irresistibile compagno di inchieste. Prendendo avvio dalla conclusione di "Frozen Heat" ritroviamo la detective Nikki Heat all'inseguimento dell'imprendibile ex agente della CIA che aveva ordinato l'uccisione di sua madre dieci anni prima. Nella caccia Nikki è ancora una volta affiancata dal suo compagno di lavoro, il giornalista premio Pulitzer Jameson Rook, e la loro ricerca della vecchia spia e dei motivi dj quell'omicidio svelano un intrigo terroristico che non riguarda affatto una storia passata. È una faccenda molto pericolosa e sta accadendo adesso. E il piano è già entrato nella fase di escalation finale. A complicare la missione di Heat, consegnare alla giustizia la spia corrotta e sventare l'incombente minaccia terroristica, si presenta un serial killer che minaccia il Ventesimo distretto di Polizia. La squadra Omicidi di cui Heat è a capo è così impegnata a fermare l'uomo, e deve far presto. Il terribile assassino, conosciuto per la sua inquietante capacità di rimanere in incognito, non solo ha scelto Nikki come unica destinataria dei suoi messaggi provocatori, ma ha anche svelato il nome della sua prossima vittima: Heat.

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Giudizio personale: 5/5

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Volumi precedenti:
- Heat Wave
- Naked heat
- Heat rises
- Frozen Heat

mercoledì 8 ottobre 2014

Revisit Mansfield Park

Autrice: Sarah Ozcandarli
Sottotitolo: How Fanny married Henry

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Probabilmente molti lettori di Mansfield Park - tra cui io stessa - hanno, almeno per un po', tifato per Henry Crawford, e sperato che fosse lui, piuttosto che Edmund Bertram, a conquistare infine il cuore di Fanny.
Forse l'impenitente Don Giovanni sarebbe cambiato sul serio, o forse no, non potremo mai saperlo, anche se, conoscendo il desiderio di Jane Austen di rendere felici tutte le sue eroine, propenderei per la prima ipotesi. Se l'amata autrice inglese avesse fatto prendere a Fanny una scelta diversa, allora la sua unione con Henry credo sarebbe stata molto felice, stimolante, e di sicuro più passionale rispetto a quella con il cugino.

Sarah Ozcandarli nel suo libro Revisit Mansfield Park, regala appunto ad Henry una seconda chance, immaginando che lui e Fanny intraprendano una fitta corrispondenza al fine di conoscersi meglio, e riuscire a confidarsi e raccontarsi cose che non sarebbero mai stati capaci di esprimere di persona.
La forma principalmente epistolare del romanzo lo rende molto fluido, e l'inglese è semplice da comprendere.

Mi piace molto questo Henry che decide, senza alcuna pressione esterna, di cambiare (non è questa poi l'unica forma durevole ed efficace di cambiamento, quella scelta consapevolmente e non imposta da altri?!), per cercare di diventare qualcuno che Fanny possa rispettare ed amare. Significativo, a questo proposito, mi sembra il pensiero di Fanny stessa, che riflette su come Henry pare aver compreso qualcosa che nessuno, nemmeno Edmund, è stato capace di capire: "Tutti loro si aspettavano che Fanny cambiasse - i suoi principi, il suo carattere - per adattarsi all'attaccamento di Mr Crawford nei suoi confronti, ma nella sua lettera Mr Crawford sembrava considerare la possibilità che lui potesse aver bisogno di cambiare, e che lei aveva il diritto di disapprovare qualcosa di lui".
Un bel cambiamento, quindi, ed un bel passo avanti rispetto alla concezione del tempo (pensiamo, ad esempio, che nel romanzo originale Edmund ama Fanny perché, in un certo senso, l'ha plasmata), nonché un atto di coraggio da parte di Henry.

Il Mr Crawfrd della Ozcandarli mi fa pensare a quello, che mi era piaciuto molto, del film del 1999 con Francis O'Connor, quell'uomo innamorato che entra nel tugurio di Portsmouth cantando e recando fiori per la sua Fanny.
Una Fanny che, forse complice la lontananza da Mansfield, riesce a definire anche il rapporto con il cugino, di cui, addirittura, ad un certo punto "dimentica l'infelicità", presa da altre, e più importanti, questioni.

Ritornando all'argomento del cambiamento, mi piace molto il fatto che quello di Henry abbia come conseguenza un cambiamento della stessa Fanny. Ho sempre pensato che l'eroina di Mansfield fosse molto di più che la ragazza timida e timorosa che sembra essere, e in questo romanzo è proprio la scelta di Henry, e la sua considerazione verso la ragazza, a fare in modo che la vera Fanny esca finalmente fuori, come una farfalla dalla sua crisalide.
Un cambiamento è ravvisabile anche in Sir Thomas, che, verso la fine della storia, affronta finalmente i propri errori di padre.

Riguardo agli altri personaggi, credevo che la scelta dell'autrice di far morire uno di loro mi avrebbe disturbato. Penso che Jane Austen non avrebbe mai riservato quella fine a quel personaggio - né lasciato entrare la violenza fisica nei suoi romanzi -, tuttavia l'evento è raccontato in modo da non turbare l'essenza del romanzo (come sembrano invece fare le due dipartite in Emma Watson di Joan Aiken, seguito de I Watson), mentre per il secondo personaggio che lascia la storia avrei preferito una soluzione diversa.

Molto dolce Henry con la sua neosposa (ancora, vedo del coraggio nel suo comportamento: non credo esistessero molti uomini del genere a quei tempi, se non appunto nei romanzi); forse superflua l'ultima lettera di Fanny alla sorella Susan, ma va bene così.

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Trama: It seems everyone at Mansfield Park is blind to Fanny Price's great potential except Henry Crawford, who falls in love with Fanny and wishes to marry her. Despite her uncle's disapproval, Fanny declines Henry's proposal, and her uncle sends Fanny to stay with her own family, in much reduced circumstances, in Portsmouth. Henry visits Fanny there, and asks her advice - should he go to Everingham and work, or to London and play - and Fanny, in this reimagining of Jane Austen's classic, gives her advice and changes everything.

Sembra che chiunque, a Mansfield Park, sia cieco al grande potenziale di Fanny Price, eccetto Henry Crawford, che si innamora di lei e desidera sposarla. Malgrado la disapprovazione di suo zio, Fanny rifiuta la proposta di Henry, e suo zio la manda a stare con la sua famiglia di origine, tra molte ristrettezze, a Portsmouth. Henry fa visita lì a Fanny, e le chiede un consiglio - dovrebbe andare ad Everingham e lavorare, o a Londra e divertirsi  - e Fanny, in questa riscrittura del classico di Jane Austen, dà il suo consiglio e cambia ogni cosa.

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Giudizio personale: 4/5