venerdì 5 aprile 2019

Il manicomio dei bambini


Autore: Alberto Gaino

Sottotitolo: Storie di istituzionalizzazione

Lingua: italiano

Genere: saggio

Prima pubblicazione: 2017




Rinchiudere dei bambini in manicomio perché poveri o con alterazioni dello sviluppo sembra la trama di un romanzo distopico, eppure è ciò che è successo per anni e anni in Italia, fino a quando la legge Basaglia non ha messo la parola fine ad una pratica crudele ed insensata.

Alberto Gaino ci propone una attenta e lucida disamina di quella che era la situazione manicomiale soprattutto in Piemonte, soffermandosi dapprima sugli adulti e poi focalizzandosi sui bambini e sugli adolescenti, in particolari quelli che ebbero la sfortuna di ritrovarsi a Villa Azzurra, struttura in provincia di Torino che rappresentava un vero inferno per i piccoli ricoverati.
Il contenuto è di certo molto forte, non si può restare impassibili di fronte a ciò che bambini e ragazzi hanno sofferto una volta intrappolati in un sistema che non lasciava loro scampo, né si proponeva di aiutarli, ma solo di mondare la società della loro presenza. E fa rabbia leggere delle lotte di potere condotte sulla pelle dei bambini, degli interessi economici nascosti sotto il sistema dei ricoveri, degli abusi, dei medici indifferenti o, peggio, crudeli, delle vite danneggiate o distrutte, del tempo irrecuperabilmente perso.


La seconda parte è sicuramente quella più toccante, in cui l'autore propone delle testimonianze di persone che hanno vissuto tale realtà e sono riuscite a raccontare la propria esperienza.
La terza parte è invece la più lenta, benché interessante, e, direi, quasi altrettanto avvilente. In essa si sottolinea infatti l'insufficienza di strutture moderne in cui aiutare tali bambini, o anche solo di progetti o cure assicurate all'interno di ASL e ospedali pubblici, la mancanza delle quali spinge i più fortunati a cambiare regione, gli altri, a prolungate attese e a parcheggi nelle scuole, il più delle volte impreparate e lasciate sole a fronteggiare quello che è un problema che non si può fingere di non vedere.

Il saggio pone l'accento su come situazioni si mili a quella di Villa Azzurra possano ancora riproporsi, se la responsabilità di pazienti affettivamente ed intellettivamente bisognosi di aiuto viene posta nelle mani di persone che usano la propria autorità per perpetrare abusi orribili sui più deboli. Paradigmatico risulta il caso del Forteto, struttura a lungo elogiata e additata come esempio, ma in realtà ennesimo luogo di abusi e maltrattamenti, utile solo a rimpinguare le tasche di individui senza scrupoli. Interessante il focus sui ragazzi immigrati arrivati in Italia senza accompagnatori, e per lo più lasciati a vivere giornate vuote senza alcuna speranza per il futuro. Ancora più interessante che l'autore citi il caso di Riace come vero esempio da imitare, visto poi come sono andate le cose...

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La copertina: trovo il busto scelto come immagine di copertina pregnante e toccante. Ha uno sguardo assolutamente profondo ed umano, ma è rotto - irrimediabilmente, forse - e danneggiato come i bambini che hanno dovuto subire la prigionia del manicomio.

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Un interessante articolo sul saggio.

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Descrizione: «Avevo tre anni quando un’assistente sociale mi portò a Villa Azzurra che di quel colore non aveva proprio nulla. Ci finii perché quella buona donna di mia mamma mi aveva avuto da un uomo che della paternità se ne infischiò allegramente, non l’ho mai incontrato. Lei era giovane e sola…». Comincia così – con una storia terribilmente simile a molte altre – questo libro scritto per non dimenticare; per ricordare a chi è vissuto al tempo dei manicomi e per informare chi non c’era. Ma scritto anche per smontare l’illusione che oggi la fabbrica della follia sia altro da quanto era in passato: fenomeno di massa, fenomeno di poveri, manicomi (o realtà troppo simili) come discariche umane e sociali.

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Giudizio personale: 4/5

giovedì 28 marzo 2019

My daughter's secret


Autrice: Nicole Trope

Sottotitolo: The truth will tear your family apart

Lingua: inglese

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: marzo 2019



Un altro incisivo e toccante romanzo di Nicole Trope. In un periodo in cui stavo leggendo meno e più lentamente del solito, ho divorato questo libro, per altro non in italiano, in soli tre giorni. Il tutto grazie allo stile dell'autrice e alla sua capacità di creare delle trame a cui è difficile non appassionarsi.

Questa volta si tratta di una storia molto dolorosa, che non lascia speranze, come invece poteva accadere con Forgotten.
La vicenda si apre con il suicidio di Julia, bellissima ventenne universitaria, trovata impiccata sotto il portico di casa la notte di Halloween. Sua madre, Claire, circa otto anni prima era riuscita a liberare se stessa e i suoi tre bambini da un marito violento, di cui era costante vittima di abusi fisici e psicologici.

Il suicidio della figlia spinge Claire ad interrogarsi di continuo sui propri errori di madre, a scavare nei ricordi e a cercare risposte. Risposte che cominciano a palesarsi in una scatola di lettere trovata nel dormitorio di Julia, e grazie alle quali la donna comincia a mettere insieme i pezzi di un terribile puzzle: la ragazza intratteneva una relazione con un uomo molto più grande di lei che, dopo averla irretita e sedotta, per qualche motivo inizialmente non chiaro, le ha mostrato il suo lato peggiore, spingendola infine al suicidio...


My daughter's secret è un romanzo difficile, crudele, direi. I mostri, qui, sono ben due: il primo marito di Claire e l'uomo di Julia. Non so dire se siano stati più dolorosi i ricordi delle violenze dell'uno, o le lettere e i messaggi dell'altro.
Nel suo incessante torturarsi sui motivi del gesto della figlia, Claire ricorda vari episodi di violenza domestica, che sono un vero pugno nello stomaco e mi hanno più volte spezzato il cuore. D'altro canto, le lettere e i messaggi mi hanno prima provocato disgusto verso un uomo che si stava palesemente approfittando di una giovane ragazza vulnerabile e immatura, poi rabbia profonda, per le sue parole crudeli e l'assenza assoluta non tanto di quell'amore tanto professato, ma del semplice rispetto per la vita umana, e poi dolore per Julia e la situazione insostenibile e tormentosa in cui si era venuta a trovare. Pur essendo ella consenziente, infatti, anch'io, come Claire, che continua a definirla "my little girl", "my beautiful child", non sono riuscita a considerarla altro che una ragazzina, che in quei momenti avrebbe solo avuto bisogno della sua mamma.

Purtroppo l'identità dell'uomo con cui Julia aveva una relazione è stata abbastanza prevedibile, ma mi è piaciuto il modo in cui Claire ne viene finalmente a conoscenza. Da quel punto in poi, però, avrei preferito che la storia scorresse più velocemente. Inoltre, benché alla fine mi sia piaciuto che Claire scelga se stessa, non ho condiviso il fatto che lasci perdere ciò che concerneva Julia: avrei voluto almeno la promessa di una denuncia e di indagini per omicidio o induzione al suicidio (semmai tale reato esista anche in Australia).

Riguardo allo stile della scrittrice, lo definirei "cinematografico". Il suo modo di raccontare, infatti, riesce a creare nella mente del lettore immagini vive e vivide di ciò che accade. Da ricordare in particolare, a questo proposito, la scena in ospedale, quando a Claire viene detto della morte di Julia e tutto il mondo intorno a lei diventa ovattato e sfocato, per poi ripopolarsi di nuovo, a mano a mano, di immagini e suoni.

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La copertina: mi piace l'accostamento di colori e la semplicità dei font scelti.

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Trama: In the middle of the night, Claire wakes up to discover that her beloved daughter, Julia, is dead – and life, as she knows it, is over.

Searching for answers, Claire stumbles upon a pile of letters, hidden under Julia’s bed in an old, battered shoebox, and feels closer to her daughter than ever before. They tell her that Julia was happy, that she was thriving at university, that she was in love. 

But as the letters go on, Claire starts to feel uneasy at something hidden between the lines. Even as she grieves, she must prepare to face a shocking discovery. Because Julia was hiding a terrible secret – and when it’s uncovered, it will devastate a family already torn apart by tragedy.

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Giudizio personale: 4/5 

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Della stessa autrice:
- Blame
- Forgotten

domenica 24 marzo 2019

La legge e la signora


Autore: Wilkie Collins

Lingua: italiano

Titolo originale: The law and the lady

Genere: giallo / mystery

Prima pubblicazione: 1875




Dopo aver letto La donna in bianco, continuo a subire il fascino dei romanzi di Wilkie Collins. Questa volta la mia scelta è caduta su La legge e la signora, che mi aveva incuriosito in quanto presentato come uno dei primi gialli in cui una donna, ingannata dal marito, veste i panni di detective. Cosa piuttosto singolare, se pensiamo che la storia è ambientata nel XIX secolo, quando alle donne era richiesto semplicemente di avere un bel faccino, e non vi era dubbio che fossero intellettualmente inferiori agli uomini.

Nonostante le premesse, La legge e la signora si è rivelato avere molto meno mordente de La donna in bianco, e spesso la lettura mi ha annoiato.

Protagonista è Valeria Brinton che, poco dopo le nozze, scopre che il marito Eustace l'ha ingannata, prendendola in moglie sotto falso nome. Il motivo risiede nel fatto che sull'uomo pende un verdetto scozzese: accusato anni addietro dell'avvelenamento della prima moglie, Eustace è stato scagionato solo per mancanza di prove. Il fatto di non essere stato esplicitamente dichiarato innocente, porta l'uomo ad allontanarsi da Valeria una volta venuto allo scoperto il suo segreto, temendo una vita matrimoniale funestata dal sospetto e dalla sfiducia.
Intenzionata a non perdere il marito e a riabilitare il suo nome, Valeria decide, in disaccordo con parenti e conoscenti, di indagare di persona e scoprire così la verità.

La donna contatta amici e avvocati del marito, e legge gli atti del processo, convincendosi che uno dei testimoni in particolare, Miserrimus Dexter, possa essere determinante per la riuscita della sua missione...


Valeria è un personaggio da apprezzare, è caparbia e determinata, e, in modo molto "moderno", non accetta di essere limitata dal proprio sesso, ma prende in mano la sua vita e si batte strenuamente per difendere ciò che le è più caro.

Proprio Miserrimus Dexter, invece, è stato per me l'anello debole. Ho trovato interessantissimi gli atti del processo, e mi è piaciuta molto la caratterizzazione del Maggiore Fitz-David, ma sono stata delusa in quello che avrebbe dovuto essere uno dei personaggi più importanti di tutta la storia. Probabilmente il mio interesse ha raggiunto il picco poco prima dell'entrata in scena dell'uomo, dopo di che è scemato senza sosta.
Miserrimus Dexter ci viene presentato come un personaggio fuori dagli schemi (e con ciò non mi riferisco alla sua disabilità), sul baratro della follia, che avrei visto bene in soffitta con la moglie di Rochester in Jane Eyre.
La sua casa sembra uscita da un romanzo gotico, così come la sua parente-schiava, una fanciulla affetta da ritardo mentale, che viene usata dall'uomo come un giocattolo, e che in cambio lo adora incondizionatamente. Mi è sembrato che, con il personaggio di Dexter, l'autore cercasse il clamore a tutti i costi, e ho trovato questa cosa fastidiosa e noiosa.

Ciò che cercavo era un giallo ben scritto, particolare per i suoi tempi, con una storia interessante che mi rendesse curiosa della verità. Tuttavia, benché la trama sia senza dubbio ben congegnata, l'esperienza di lettura non è stata piacevole quanto mi aspettavo.

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La copertina: elegante come tutte le copertine Fazi che mi è capitato di vedere. La donna del dipinto non si può dire bella, ma credo che si accordi bene con il personaggio di Valeria.

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Trama: La Legge e la Signora, opera della maturità di Wilkie Collins, oltre a presentare diversi elementi della moderna letteratura di genere, è il primo esempio di romanzo poliziesco che ha per protagonista un investigatore donna. La vita matrimoniale di Valeria ed Eustace Woodville inizia sotto cattivi auspici. Un piccolo incidente durante la celebrazione del rito sembra confermare il clima di diffidenza e sospetto che lo ha accompagnato e che cresce ulteriormente quando, durante la luna di miele a Ramsgate, la donna viene a sapere che il vero cognome del marito è Macallan. Tornata a Londra, decisa ad andare fino in fondo, scopre che anni addietro Eustace è stato accusato di aver avvelenato la prima moglie ed è stato assolto per insufficienza di prove. Per salvaguardare il suo matrimonio, Valeria s’improvvisa detective: è convinta dell’innocenza del marito e determinata a ristabilire la verità. Si troverà così ad affrontare problemi ritenuti “inadatti a una donna”, riuscendo a venirne a capo e dimostrando la fondatezza delle proprie azioni, che tutti stigmatizzavano come folli e avventate.

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Giudizio personale: 3/5

giovedì 28 febbraio 2019

Corpi senza volto


Autrice: Tess Gerritsen

Lingua: italiano

Titolo originale: The sinner

Genere: mystery / crime

Prima pubblicazione: 2003





Ero abbastanza curiosa di leggere uno dei romanzi di Tess Gerritsen, essendo incappata in alcune scene della serie TV Rizzoli & Isles, ispirata proprio alla serie della scrittrice americana.

In questo volume, la detective Jane Rizzoli e la patologa Maura Isles si ritrovano ad indagare sull'omicidio di due suore, nonché sul mistero di un cadavere reso irriconoscibile. I due casi, a prima vista non correlati, si riveleranno poi strettamente connessi non solo tra loro, ma ad una realtà ben più terribile.
Sul fronte personale, Maura dovrà fare i conti con i sentimenti suscitati in lei dal ritorno dell'ex-marito, mentre Jane dovrà decidere come affrontare un evento inaspettato...

Ammetto di non essere una grande estimatrice dei romanzi gialli, e probabilmente anche per questa
ragione non ho trovato la storia molto avvincente. Ho apprezzato la descrizione della vita claustrale e quel timido sbocciare di sentimenti tra Maura e padre Brophy, ravvisabile anche nelle poche righe dedicate alle loro interazioni.


Pensavo che avrei trovato interessanti gli elementi orizzontali della storia, ovvero le vicende private delle due protagoniste, ma anche su questo fronte devo purtroppo ammettere di essermi annoiata. Non sono riuscita a sentirmi interessata. E l'amicizia tra le due, a quanto pare vero perno della serie TV, sembra, almeno per il momento, appena abbozzata.

Riguardo allo stile, non mi è piaciuto. Amo molto le metafore, ma mi sembra che l'autrice ne faccia un uso eccessivo, appesantendo ulteriormente la narrazione.
La storia è sicuramente ben congegnata, ma credo proprio che questo sarà la mia prima e unica incursione nel mondo di Rizzoli & Isles.

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La copertina: mi piace la scelta del blu come colore predominante. L'immagine della donna mi fa pensare a Maura; per il resto, l'immagine non è molto pertinente al contenuto.

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Quarta di copertina: Boston, pochi giorni a Natale. La città è imbiancata dalla neve, serrata dal gelo in attesa delle festività. Maura Isles, patologa della polizia metropolitana soprannominata la «Regina dei Morti», viene convocata dal detective Jane Rizzoli a ora tarda, nella cappella del convento di Nostra Signora della Divina Luce. A terra giacciono due corpi massacrati: la novizia Camille e l'anziana suor Ursula. Per la giovane non c'è nulla da fare, ma sorella Ursula viene trasportata d'urgenza in ospedale. Forse, se riprende conoscenza, potrà fornire qualche indizio... Jane Rizzoli sta per scendere di nuovo all'inferno, sulle tracce di un feroce assassino.

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Giudizio personale: 3/5

sabato 23 febbraio 2019

Mini recensioni [1]

MARIA LUCAS

Autrice: Jennifer Becton
Lingua: inglese
Prima pubblicazione: novembre 2010

Maria Lucas è un brevissimo racconto che si pone in coda a quello che a sua volta è un sequel dell'austeniano Orgoglio e pregiudizio, Charlotte Collins. Tuttavia, mentre quest'ultimo mi era piaciuto molto, la storia che dovrebbe completare le vicende mi è sembrata del tutto inutile ed insoddisfacente: l'autrice, infatti, aveva già lanciato degli hint alla fine del romanzo principale, affinché il lettore capisse che le cose sarebbero andate per il meglio tra Maria e suo marito.
Il racconto non aggiunge nulla di nuovo, ed è anche piuttosto noioso.

Giudizio personale: 2/5

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A PERPETUAL ESTRANGEMENT

Autrice: Alice B. Ryder
Lingua: inglese
Prima pubblicazione: novembre 2016

Ero molto contenta di aver trovato un retelling di Persuasione, il mio romanzo austeniano preferito, e per di più ambientato ai giorni nostri, il tipo di setting che prediligo.
Purtroppo A perpetual estrangement è uno dei più brutti romanzi che abbia mai letto.
Lo stile è pessimo e volgare, la storia noiosa e ridicola. Inoltre trovo sempre assurdo quando i protagonisti di questo tipo di libri si ritrovano a leggere gli stessi romanzi di Jane Austen, senza porsi la minima domanda sul fatto che stiano vivendo i medesimi eventi.
Quanto meno, Mr Elliott è ben rappresentato.

Giudizio personale: 2/5

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SWAY

Autrice: Melanie Stanford
Lingua: inglese
Prima pubblicazione: dicembre 2015

Retelling di Persuasione che ero ansiosa di leggere. Molto ben scritto ed organizzato, di sicuro migliore di molti altri, a giudicare dal giudizio personale dato a caldo. Eppure... non sono mai riuscita a scrivere una recensione su questo romanzo, perché dopo averlo terminato non mi era rimasto nulla. Probabilmente a causa dell'ambientazione musicale, che non preferisco, o per i flashback, che raccontano la storia tra i due protagonisti dall'inizio, mentre in ogni retelling di Persuasione io voglio immergermi immediatamente nel tumulto di emozioni provocato dal ritorno di Frederick Wentworth, e godermi il racconto di una insperata seconda chance.

Giudizio personale: 4/5

domenica 17 febbraio 2019

The other Mr Darcy


Autrice: Monica Fairview

Lingua: inglese

Genere: Sequel

Prima pubblicazione: 2009





Disperata per le nozze di Darcy ed Elizabeth, Caroline Bingley si rifugia in biblioteca, dove però la sua esternazione di dolore trova un inaspettato testimone nell'altro Mr Darcy, Robert, un cugino del facoltoso proprietario di Pemberley, proveniente da Boston.
Per Caroline si tratta non solo dell'uomo la cui presenza l'ha fatta sentire umiliata nel momento peggiore della sua vita, ma, per una lady qual è lei, anche del meno desiderabile e più rozzo scapolo del circondario. Un americano, non certo un gentleman inglese!
Sarà solo quando si ritroverà in un finto fidanzamento proprio con Robert Darcy, che Caroline imparerà a conoscerlo ed amarlo, nonché a scoprire ed amare se stessa...


The other Mr Darcy è un romanzo leggero e gradevole, che si legge in fretta. Non è memorabile, ma mi ha aiutato ad uscire da un brutto book slump (si dirà così?) che mi affliggeva da mesi.

Essendo la protagonista della storia, naturalmente Caroline è amabile. A me è bastato che mostrasse genuino affetto per Jane, per stare dalla sua parte. Tuttavia, benché il suo cambiamento all'inizio del romanzo sia credibile e gradevole, con il procedere degli avvenimenti esso si fa troppo marcato e quasi irritante, rendendo pressoché irriconoscibile un personaggio già così trasformato.
Inoltre un paio di cose mi hanno lasciato perplessa: innanzitutto, Caroline soffre profondamente per le nozze di Darcy, che più di una volta viene indicato come "il suo vero amore". Nel romanzo originale non mi era mai sembrato che la donna fosse sinceramente innamorata di Fitzwilliam. Piuttosto, mi è sempre parso che fosse innamorata della prospettiva di diventare la signora di Pemberley, la ricca e ammirata Mrs Darcy. Inoltre, in Orgoglio e pregiudizio, Caroline è l'unica a chiamare Elizabeth, "Eliza". In questo romanzo, invece, non solo la voce narrante, ma chiunque altro si riferisce a lei in quel modo.


Riguardo agli altri personaggi, devo ammettere di essere contenta che appaiano molto poco, soprattutto Elizabeth, perché l'autrice non è molto brava a mantenerli aderenti agli originali. Ciò che mi è spiaciuto di più è stato però il non sentire quasi nulla nei confronti della storia d'amore tra i due protagonisti. Non sono riuscita ad appassionarmi. Interessante, invece, il percorso di crescita di Caroline.

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La copertina: mi piace moltissimo! Ho apprezzato la scelta dei colori, delle immagini, dei font e la loro disposizione.

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Quarta di copertina: When Caroline Bingley collapses to the floor and sobs at Mr Darcy's wedding, imagine her humiliation to discover that a stranger has witnessed her emotional display. Miss Bingley, understandably, resents this unknown gentleman very much, even if he is Mr Darcy's Amrican cousin.

Mr. Robert Darcy is as charming as Mr. Fitzwilliam Darcy is proud, and he is stunned to find a beautiful young woman weeping brokenheartedly at his cousin's wedding. Such depth of love, he thinks, is rare and precious. For him, it's love at first sight. Alas, regaining her good graces seems an impossible mission, and he is left to hope that someday their paths will cross again.

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Giudizio personale: 3/5

sabato 9 febbraio 2019

Elizabeth è scomparsa


Autrice: Emma Healey

Lingua: italiano

Titolo originale: Elizabeth is missing

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 2014




Maud è una donna che ha visto oramai più di ottanta primavere, e che sta sprofondando nel terribile baratro della demenza senile.
La sua vita è fatta di post-it su cui annotare fatti che troppo facilmente sfuggono alla memoria, di tè preparati e mai bevuti che si freddano in ogni angolo della casa, di pane tostato ripetutamente mangiato e dimenticato.
Una sola cosa è certa, per lei: c'è qualcosa che deve assolutamente ricordare, qualcosa che i suoi post-it continuano a ricordarle, ovvero che la sua cara amica Elizabeth è scomparsa.

Con la caparbietà di un segugio e la disperazione che nasce dal sentirsi sola e abbandonata nella sua ricerca, Maud si mette di continuo sulle tracce dell'altra donna, dimenticando ogni volta il motivo delle sue uscite, e notando particolari importanti a cui però non riesce ad aggrapparsi.

La scomparsa di Elizabeth le riporta alla mente l'altra grande perdita della sua vita, quella della sorella Sukey, sparita improvvisamente nel 1946 e mai più ritrovata.
Eppure, nell'altalenante memoria di Maud, sembrano esserci davvero tutti gli indizi per risolvere entrambi i casi. Se solo lei riuscisse a ricordare...

Elizabeth è scomparsa è un romanzo che mi ha spezzato il cuore. O, meglio, mi ha spezzato il cuore il modo in cui la storia è raccontata. Gli eventi ci vengono infatti narrati dalla stessa Maud, che continua a dimenticare, meravigliarsi, disperarsi e dimenticare ancora...

Tanto di cappello all'autrice che ha saputo così egregiamente calarsi in una mente tanto provata dalla demenza, e rendere il personaggio di Maud credibile e realistico.
Sono però stata sollevata dal fatto che il racconto degli eventi svoltisi nel passato sia più lineare: ciò alleggerisce il racconto, che altrimenti sarebbe risultato troppo pesante da sopportare, sia emotivamente che a causa dello stile.
Mi ha fatto molta tristezza partecipare al declino di questa donna, soprattutto tenuto conto del fatto che la sua è una orribile patologia da cui nessuno può dichiarasi immune a priori. Ma ho sentito anche molta tenerezza e calore per i sentimenti che legano le due anziane donne, che hanno trovato l'una nell'altra il sostegno e l'affetto nella solitudine della terza età.

Molto interessante la parte del racconto ambientata durante l'adolescenza di Maud, un bello spaccato sulla vita quotidiana del secondo dopoguerra.

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La copertina: mi piace lo sfondo e la cornice che racchiude titolo e nome dell'autrice, ma non capisco il senso della foto delle bimbe, che sembrano due gemelle - mentre tra Maud e la sorella scomparsa vi doveva essere una differenza di età di almeno cinque anni -, e della chiave, che non ha nessun ruolo nella storia (a meno che non ci si riferisca alla chiave che apre la porta della malconcia memoria di Maud, ma sarebbe una spiegazione troppo tirata per i capelli).

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Seconda di copertina: "Elizabeth è scomparsa!" è scritto sui fogli che Maud si ritrova nelle tasche, appiccicati al frigo, vicino al telefono, e per di più scritti a mano con la sua grafia. Maud sta diventando un po' smemorata e la sua presa sulla realtà a volte vacilla. Continua a comprare barattoli su barattoli di pesche sciroppate quando ne ha la dispensa piena, si dimentica di bere le tazze di tè che ha appena preparato, e scrive un sacco di appunti per ricordare a se stessa le cose. 
Non si dimentica però della sua amica Elizabeth, scomparsa e probabilmente in pericolo. Ma nessuno sembra darle retta, non sua figlia, non le infermiere che vengono a prendersi cura di lei, non i poliziotti, e nemmeno Peter, l'egoista figlio di Elizabeth. Maud è sospettosa, non ha la minima fiducia nelle loro rassicurazioni ed è determinata a scoprire cosa è successo. Ancora non sa che le sue smemorate ricerche stanno per condurla indietro di cinquant'anni, nell'Inghilterra dell'immediato dopoguerra, alla sua infanzia e a un mistero irrisolto che aleggia come un fantasma sulla sua famiglia: la scomparsa dell'adorata sorella maggiore Sukey. E se il mistero della scomparsa di Sukey contenesse la chiave per ritrovare Elizabeth? 
Emma Healey, con un talento impressionante in un'autrice esordiente, intreccia il potere ambiguo dei nostri ricordi con la forza dei sentimenti, in un puzzle misterioso dove i tasselli vengono mescolati di continuo fino all'ultima pagina. E anche se Maud è sempre sul punto di scordare un dettaglio essenziale e la verità sembra sfuggirle per un soffio, voi, statene certi, non vi dimenticherete di lei.

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Giudizio personale: 4/5