sabato 24 giugno 2017

The spirituality of Jane Austen

Autrice: Paula Hollingsworth
Lingua: inglese
Genere: saggio
Prima pubblicazione: aprile 2017

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A dispetto del titolo, La spiritualità di Jane Austen, che in un primo tempo mi aveva portato a dubitare del fatto di volerlo leggere, il bel saggio di Paula Hollingsworth non si focalizza solo sul tema principale, ma ci regala una trattazione della vita della scrittrice inglese a 360°, includendo anche più informazioni dei Ricordi di James Edward Austen-Leigh.

Traducendo le parole dell'autrice, "Il termine spirituale è spesso usata oggi laddove la parola religioso sarebbe stata usata ai tempi di Jane Austen [...] per Jane Austen, la parola religioso avrebbe significato cristiano" e " religioso sarebbe stato sinonimo di credenze e riti degli anglicani praticanti appartenenti alla Chiesa d'Inghilterra".

Si tratta quindi di un saggio che, raccontandoci la vita di una delle più conosciute scrittrici di tutti i tempi, ci rende chiaro quelli che per lei erano i temi più cari: la casa, la chiesa e la comunità.


Jane Austen nacque in una famiglia amorevole e di larghe vedute, supportiva, capace di creare un ambiente molto sereno e piacevole, nonché molto legata alla religiosità e alla chiesa, vista l'occupazione non solo del capofamiglia, reverendo, ma anche di altri parenti.

Viene a dipingersi un quadro molto delicato di quella che doveva essere Jane Austen ragazzina e poi giovane donna, cresciuta credendo fermamente nella giustizia, nella costanza e nella capacità di ognuno di migliorarsi.
Molto toccante la parte riguardante il suo trasferimento a Bath. Oltre a fornire interessantissime informazioni sulla città, l'autrice riesce a farci comprendere quanto dové essere penoso e triste per la scrittrice l'allontanamento non solo dalla casa in cui era cresciuta, ma dalla comunità di cui si sentiva parte, e da tutto ciò che aveva costituito sino ad allora la sua vita e la sua quotidianità.

Bath
Tre capitoli sono dedicati all'analisi dei romanzi completi di Jane Austen, naturalmente con un'attenzione particolare alla religiosità. C'è da dire che, pur avendoli letti e riletti innumerevoli volte, sono riuscita ancora ad imparare qualcosa.
Che in Orgoglio e pregiudizio, ad esempio, oltre al noto tema del contrasto tra essere e apparenza, vi sono quelli di morte e resurrezione (interiore) e perdita e redenzione;
che i personaggi di Mr Collins e Lady Catherine, di sicuro non un esempio di ecclesiastico e di patronessa, nascevano dalla profonda consapevolezza di Jane Austen di quanto potere e influenza avessero le persone nella loro posizione, e di quanto male potessero arrecare alla comunità.
Che in Northanger Abbey l'autrice non polemizzava contro i romanzi gotici, bensì contro il fatto che li si leggesse senza riflettere, né comprendere la differenza tra finzione e realtà.
Che in Mansfield Park, la dimora dei Bertram e i suoi abitanti possono essere visti come un microcosmo, rappresentanti la gentry inglese dei tempi di Jane Austen, in declino, soprattutto morale, salvati da Fanny, grazie alla virtù della costanza.


La stessa costanza mostrata da Anne in Persuasione, che non smette di amare nonostante si sia piegata al volere dei suoi familiari, e che, nel suo penoso trasferimento a Bath, è probabilmente il personaggio più vicino a Jane Austen, e più lontano da Catherine Morland, che nella stessa città arriva ragazzina, con tutto l'entusiasmo della sua età e l'anticipazione di nuove scoperte.

Paula Hollingsworth inoltre pone anche l'accento su una interessante questione a cui probabilmente non si pensa spesso, e cioè sul fatto che le trasposizioni su grande e piccolo schermo dei romanzi austeniani, nonché i vari prequel, sequel e variation, allontanandosi dal messaggio originale dell'autrice, così attenta alla moralità e soprattutto alla crescita e alla profonda trasformazione interiore dei suoi personaggi, abbiano contribuito a dare alle opere di Jane Austen la fama di romanzi d'amore e nulla più.

Il saggio si chiude con alcune preghiere composte dalla stessa Jane Austen. L'impressione che ne ho tratto è che la mano che le ha scritte appartenesse ad una persona estremamente sensibile e veramente amabile.

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La copertina: molto bella.
E' costituita semplicemente dall'unico ritratto che disponiamo di Jane Austen, più il titolo, dal font elegante come la disposizione del testo, non chiassoso né ingombrante.
Ha sicuramente contribuito alla mia scelta del testo.

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Descrizione: Best known for her novels Pride and Prejudice, Sense and Sensibility, Mansfield Park, and Emma, published anonymously, Jane Austen commented, critiqued, and illuminated the life of the British gentry at the end of the 18th century. But did Jane’s writings highlight anything about her own spirituality?  In this celebratory book, Paula Hollingsworth explores Jane Austen's gentle but strong faith and the effect it had both on her life and her writing. Drawing on Jane’s life story, her letters, her friendships, her books, and the characters portrayed, Paula shows the depth of Jane Austin’s spirituality. Many people take the superficial view that because she made fun of some individual clergymen—Mr. Collins in Pride and Prejudice being the most obvious example—therefore she must have made fun of faith itself. In fact, one has only to read Mansfield Park and to see the commitment of Fanny and Edmund Bertram to realize that this was far from the case. Her letters, the memoirs of her family, and her epitaph in Winchester Cathedral give a much clearer idea of her faith.

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Giudizio personale: 4/5 

domenica 4 giugno 2017

A real life faitytale: Beauty and the beast

Autrice: Jamie Brook Thompson
Sottotitolo: Silver Creek Novella Series Book 2
Lingua: inglese
Genere: retelling \ romance
Prima pubblicazione: febbraio 2017

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[attenzione: SPOILER]

Presa dal mio Progetto fiaba e spinta dalla mia predilezione per La Bella e la bestia, ho scelto di leggere questo breve romanzo, secondo volume della serie Real life fairytale di Jamie Brook Thompson.

Belle, già comparsa nel primo volume come una sorta di fata madrina per Cindee, è qui la protagonista assoluta.
L'azione si svolge ancora una volta nella piccola cittadina di Silver Creek; piccola e bigotta, dovrei aggiungere: davvero negli Stati Uniti esistono posti in cui una ragazza è giudicata male e perde tutte le sue clienti per il solo fatto di avere un piccolo tatuaggio a forma di rosa su un polso? Incredibile!


In principio la storia è interessante: Belle è una ragazza californiana con un grande talento per le acconciature; la sua famiglia è in guai finanziari a causa dei pesanti debiti di gioco di sui padre, che è per questo perseguitato da Gaston; Adam è invece un bel ragazzo che, per il suo aspetto (capelli lunghi e barba...) e il suo passato da donnaiolo, è malvisto da tutti i cittadini, che lo considerano una "bestia".

Tuttavia, non si fa in tempo a pensare che potrebbe trattarsi di un racconto carino, che le cose precipitano: a parte la chiusura mentale davvero eccessiva di chiunque, a Silver Creek, esclusa Belle, le scene che coinvolgono Gaston sono davvero ridicole: l'uomo prima costringe la protagonista a salire sulla sua auto per un motivo non meglio specificato (farle violenza? Vendicarsi del padre debitore? Usarla per ricevere come riscatto i soldi del debito?), poi rapisce Belle e il genitore tenendoli legati nella loro stessa casa. I dialoghi sono veramente assurdi e quest'ultima scena è oltremodo risibile. Davvero non riuscivo a credere ai miei occhi durante la lettura.


Adam è probabilmente il personaggio migliore, perfetto, forse troppo, anche se alcuni lati del suo carattere sono eccessivamente estremizzati (arrivare a non rispondere ad una cameriera in un ristorante mi sembra veramente esagerato), e i suoi momenti con Belle sono molto dolci. Tuttavia, mi sembra assurdo che le chieda di sposarlo la seconda volta in cui interagiscono! Sono stata seriamente in dubbio di aver saltato delle pagine! Insomma, è pur vero che si tratta di una fiaba, ma se la si definisce "della vita reale", bisognerebbe sforzarsi un minimo di rendere le cose verosimili.
Riguardo a Belle, non sono sicura che mi sia piaciuta: non è un personaggio dolce; certo, viene descritta come una ragazza capace di saltar fuori da un'auto in corsa e di tener testa a chiunque, ma francamente l'immagine che ne viene fuori non è quella di una persona forte - qual era forse l'intento dell'autrice - bensì quella di una donna irritante e anche leggermente presuntuosa. E naturalmente per descriverla come la californiana disinibita e dalla mentalità aperta, non c'è niente di meglio che fare in modo che salti addosso ad Adam alla prima occasione. Molto stereotipato e triste...


Come in Cinderella, l'autrice si è sforzata di inserire quanti più elementi possibile della storia disneyana che tutti conosciamo, alludendo, alla fine, anche a una cuoca "arrivata da New Orleans", protagonista del volume successivo. Mi sarebbe piaciuto molto se ci fossero stati altri servitori oltre al corrispettivo di Lumiere, e che questi fosse stato qualcosa di più di una comparsa.
Malgrado le buone intenzioni, il racconto, almeno per quanto mi riguarda, si è rivelato piuttosto deludente, ma ha avuto il merito di "scuotermi" e di spingermi a cercare, per la prossima volta, un buon libro, finalmente!

Riguardo alla scrittura, da segnalare alcuni dialoghi in cui, ad un certo punto, non è più ben chiaro chi sia a parlare.

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Trama: There's a tale as old as time of two people falling in love, but what happens when Belle won't have anything to do with it. Join her with this real life fairytale set in the small town of Silver Creek to find out how she’ll transform the town's beast into a handsome prince with her heart, not her beautician skills.

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Giudizio personale: 2/5

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Della stessa serie:
- A real life fairytale: Cinderella

sabato 27 maggio 2017

A real life fairytale: Cinderella

Autrice: Jamie Brook Thompson
Sottotitolo: Silver Creek Novella Series Book 1
Lingua: inglese
Genere: retelling \ romance
Prima pubblicazione: marzo 2017

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Cinderella è la prima storia della serie Real life fairytale di Jamie Brook Thompson. Ammetto di averla letta solo dopo Beauty and the Beast, il secondo volume che non ho apprezzato molto, e per questo le mie aspettative erano davvero basse. Invece la storia di Cindee, pur con tutti i suoi difetti, si è rivelata di gran lunga migliore di quella di Belle.


L'autrice ha cercato di inserire pressappoco tutti gli elementi della fiaba in un contesto moderno. Così, la protagonista è un'orfana che è stata affidata allo zio, e che vive in un capanno sul retro della proprietà da quando l'uomo si è risposato ed ha accolto con sé non solo la nuova moglie, ma anche la figlia di questa, Priscilla.

Cindee è appassionata di motori e porta avanti l'officina di famiglia, con il risultato di avere sempre e solo abiti sporchi di olio e grasso.
La storia è ambientata nella piccola cittadina di Silver Creek, in cui la gente non fa altro che spettegolare, le donne portano tutte lo stesso taglio di capelli e qualsiasi eccezione alla regola viene punita con l'esclusione sociale.
L'interesse amoroso di Cindee, il suo Prince Charming, è Henry, un ragazzo per cui ha una cotta dagli anni del liceo, ma con cui non ha mai nemmeno scambiato una parola.

E qui cominciano a vedersi le crepe di una storia, che, seppur naturalmente prevedibile, avrebbe tutto sommato potuto essere piacevole.


Henry parla per la prima volta con Cindee a causa di un lavoro in officina, e lì scopre come si chiami la ragazza; i due si vedono una seconda volta sempre per motivi di lavoro... e al loro terzo incontro parlano di matrimonio! Di certo non sono veloci quanto Belle e Adam nel secondo volume, ma, a quanto pare, se a Silver Creek una donna e un uomo passano circa venti minuti da soli, devono considerarsi fidanzati!
E poi tutto si conclude non solo molto velocemente, ma anche in modo molto banale, con i due che in quattro e quattr'otto riescono a passare da una situazione alquanto disperata al successo immediato. Molto da cartone animato.

Per quanto riguarda i personaggi, c'è da dire che i protagonisti sono carini, ma si comportano come
dei liceali e non come persone più adulte quali sono descritti; Priscilla, la cugina acquisita di Cindee, è meno che monodimensionale: tipico personaggio "cattivo", è fastidiosa, viziata, esageratamente odiosa, malvagia - ma stupida, come tutti i malvagi che si rispettino e che vanno acciuffati - e, naturalmente, meno bella della protagonista.

Lo stile è semplice e chiaro, ma l'autrice tende ad usare un vocabolario poco ricco, utilizzando gli stessi termini innumerevoli volte e dando così l'impressione che le frasi continuino a ripetersi.

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Trama: If a dream is a wish your heart makes then Cindee Ellis is in major trouble. There’s no way Henry Christensen will ever notice her under all those oil stains and brake fluid splattered across her shirt. Unless—she’s dead wrong about him. Join her with this real life fairytale set in the small town of Silver Creek to find out how she’ll work her guts out to make her own happily ever after.

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Giudizio personale: 3/5

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Della stessa serie:

domenica 14 maggio 2017

Harry Potter e il principe Mezzosangue

Autrice: J.K. Rowling
Titolo originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Volume: 6 di 7
Lingua: italiano
Genere: fantasy
Prima pubblicazione: dicembre 2005

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Harry Potter e il principe Mezzosangue è proprio come dovrebbe essere un romanzo: divertente, accattivante, con un inaspettato twist finale.
Il sesto volume della fortunata saga di J. K. Rowling non ha nulla dell'angoscia o della cupezza del suo predecessore, Harry Potter e l'Ordine della Fenice, e le sue 500 e più pagine scorrono via con facilità.
La storia si apre con due capitoli in cui il protagonista Harry non è presente, una novità, per quel che ricordo; il secondo, soprattutto, è molto significativo, e probabilmente l'irrimediabile scelta finale di Piton è dovuta proprio agli eventi che si svolgono a Spinner's End.

Il racconto prosegue laddove lo avevamo lasciato nel V volume: il Ministro della Magia Caramel rinuncia al suo incarico per aver ripetutamente scelto di voltarsi dall'altra parte riguardo al ritorno di Lord Voldemort; Harry riceve in eredità gli averi del defunto padrino Sirius Black e si appresta, con gli amici di sempre Ron ed Hermione, a cominciare il sesto anno alla scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts.
Si tratta di ragazzi cresciuti, che cominciano seriamente a pensare a cosa fare della propria vita e a cosa essere in futuro, ma che muovono anche i primi passi nelle relazioni sentimentali con l'altro sesso.
E' stato molto tenero leggere dei loro sentimenti, della gelosia, della felicità, del dolore... in particolare, piuttosto che quella tra Harry e Ginny, mi è sembrata più interessante la storia tra Ron ed Hermione, di cui, in realtà, si erano avuti svariati indizi nei volumi precedenti.


Il trasferimento del Professor Piton dalla cattedra di Pozioni a quella di Difesa dalle Arti Oscure dà ad Harry la possibilità di continuare a seguire il corso e, soprattutto, quella di non rinunciare al suo sogno di diventare Auror.
Il ragazzo, convinto del fatto che non avrebbe avuto più accesso all'aula di Pozioni, è costretto a prendere in prestito il libro di testo, e si ritrova tra le mani quello di un misterioso ex allievo, un certo Principe Mezzosangue i cui appunti aiutano Harry ad eccellere nella materia. La rivelazione finale della vera identità del proprietario del libro mi ha un po' deluso, in quanto avevo pensato ad un altro personaggio, la cui indole avrebbe così influenzato il protagonista, già molto legato a lui.


Piton, come nel volume precedente, si rivela quell'adulto che non ha superato i suoi traumi adolescenziali, ma, nonostante la sua tremenda azione alla fine del romanzo, non riesco ancora a vederlo sotto una luce del tutto negativa: credo che la sua scelta sia stata dovuta al giuramento fatto a Narcissa, o, forse alle conseguenze che la rottura del Voto Infrangibile avrebbe avuto su lui stesso, piuttosto che ad una genuina lealtà nei confronti di Lord Voldemort. Vedremo se l'ultimo capitolo della saga mi darà ragione o meno.


Come sempre, l'autrice è stata brava nella caratterizzazione dei personaggi, come il nuovo professore Horace Lumacorno, a cui piace circondarsi di allievi dai nomi altisonanti o "famosi" per diversi motivi. C'è da dire che gli adulti di questa saga poco frequentemente sono un esempio da seguire.
Mi è piaciuta la determinazione di Silente: quel suo bere dal bacile una pozione che avrebbe potuto ucciderlo, pur di recuperare l'Horcrux, è stato un gesto encomiabile.
Il Pensatoio anche questa volta ha contribuito a saziare la mia curiosità nei riguardi del passato di Voldemort, mentre un brutto incidente occorso a Bill Weasley mi ha fatto vedere sotto una nuova luce la tanto bistrattata Fleur DeLa Cour.

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Seconda di copertina: Alla fine dello scorso volume, abbiamo lasciato Harry Potter sconvolto, solo e preoccupato. Il suo amato padrino Sirius Black è morto, e le parole di Albus Silente sulla profezia gli confermano che lo scontro con Lord Voldemort è ormai inevitabile. Niente è più come prima: l'ultimo legame con la sua famiglia è troncato, perfino Hogwarts non è più la dimora accogliente dei primi anni, mentre Voldemort è più forte, crudele e disumano che mai. Harry stesso sa di essere cambiato. La frustrazione e il senso di impotenza dei quindici anni hanno ceduto il posto a una fermezza e una determinazione diverse, più adulte.

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Giudizio personale: 5/5

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Volumi precedenti:
- Harry Potter e la pietra filosofale
- Harry Potter e la camera dei segreti
- Harry Potter e il prigioniero di Azkaban
- Harry Potter e il calice di fuoco
- Harry Potter e l'Ordine della Fenice

lunedì 1 maggio 2017

Bizenghast Collector's Edition Vol.1

Autrice: M. Alice LeGrow
Lingua: inglese
Genere: fumetto \ gotico
Prima pubblicazione: gennaio 2017

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Pubblicato per la prima volta nel 2005, Bizenghast è un fumetto gotico in otto parti, di cui le prime tre sono state riproposte quest'anno nel primo volume dell'edizione da collezione.

Protagonista è una ragazzina rimasta orfana a causa di un incidente stradale, Dinah, che va a vivere con la zia in una casa dell'immaginaria cittadina di Bizenghast, nel New England. L'edificio ha in passato ospitato una sorta di collegio, in cui probabilmente i ragazzi non venivano trattati nel migliore dei modi.
Ciò che ben presto la quindicenne scopre, è che la dimora sorge su un mausoleo, e che lei stessa ha la missione di liberare ogni notte un fantasma; nel caso dovesse fallire, la sua punizione sarà rimanere in quel luogo per sempre.
La sua vita viene così a complicarsi di molto: tra il terrore delle avventure notturne, la perdita dei giorni di scuola, l'altalenante rapporto con la zia che la crede schizofrenica e medita di rinchiuderla in un istituto, l'unica persona che Dinah si ritroverà accanto sarà l'amico Vincent, fido compagno e aiutante nella sua lotta contro gli spiriti...



Il tratto utilizzato dall'autrice per la gran parte della storia purtroppo non mi è piaciuto, anzi, mi spiace dire di averlo trovato proprio brutto, mentre alcune tavole, e in particolare quelle recanti il titolo di ogni avventura, sono davvero bellissime.



Ho notato, però, che per parte di esse il richiamo alle illustrazioni di Alice in Wonderland di John Tenniel è davvero evidente (e immagino voluta), così come, riguardo questa volta la trama, la somiglianza tra l'episodio della mela e la storia biblica.

A sinistra, un'illustrazione di John Tenniel per Alice in Wonderland; a destra, una tavola di Bizenghast.


Le premesse della storia mi avevano incuriosito, ma la realizzazione è veramente confusa e disorganica.
Le avventure si concludono troppo velocemente; alcuni dei fantasmi avrebbero potuto essere dei personaggi molto interessanti, se solo fossero stati indagati più a fondo e le loro vicende avessero occupato più spazio.
Purtroppo, proprio quando mi sembrava che le cose si facessero finalmente coinvolgenti, il volume è terminato con un cliffhanger.

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Trama: When a young girl moves to the forgotten town of Bizenghast, she uncovers a terrifying collection of lost souls that leads her to the brink of insanity. One thing that becomes painfully clear: the residences of Bizenghast are just dying to come home. Marty Legrow has crafted an unforgettable Gothic drama that will leave readers haunted long after the last page is turned.

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Giudizio personale: 3/5


domenica 16 aprile 2017

Buona Pasqua!!


domenica 9 aprile 2017

Winter falls

Autrice: Jacque Stevens
Sottotitolo: A tale of the Snow Queen
Lingua: inglese
Genere: retelling \ fiaba
Prima pubblicazione: gennaio 2017

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Winter falls è un retelling de "La regina della neve" di Hans Christian Andersen.
Il tempo in cui è ambientata la storia non è ben specificato (nella trama si legge "in the postindustrial town"), anche se mi ha fatto pensare ai primi del '900, e qualche volta al vecchio West.
Protagonista è Katie, una ragazzina non ben integrata tra i suoi coetanei, che cade in una vera e propria depressione quando scopre che la madre non sta vivendo magnifiche avventure in giro per il mondo, ma si è suicidata anni prima lasciandola orfana. Le cose peggiorano quando l'adorato padre decide di sposarsi. Arrivano poi dei vivaci fratellini; il suo amico Shay le invia messaggi contrastanti riguardo al loro rapporto per poi sparire nel nulla; l'albergo di famiglia in cui ha speso tutta la sua infanzia e adolescenza pare sull'orlo della bancarotta, e la famiglia decisa a cominciare altrove una nuova vita.
L'unica soluzione a cui riesce a pensare Katie è la stessa a cui approdò sua madre anni prima: suicidarsi buttandosi nel lago.
Ma ciò che la ragazza ritrova dall'altra parte non è il paradiso né il nulla assoluto, bensì un mondo parallelo in cui, scoprirà alla fine, potrà scegliere se restare, come tanti altri che hanno perso la loro strada, tornare indietro alla vita o proseguire il cammino verso la morte.
E' proprio in questo mondo che l'autrice riprende la storia originale, in modo anche più armonico, oserei dire.
Nel corso della lettura apprendiamo che quell'universo parallelo era un tempo governato da quattro fate sorelle, ognuna rappresentante una stagione, ma che l'armonia si spezzò quando una di esse, Winter, ovvero la Regina della neve, causò la rottura di uno specchio magico che avrebbero dovuto condividere.
Da allora le quattro sorelle vivono, infelici, in angoli diversi del mondo, alla testa di Quattro infelici Regni, mentre Winter cerca in tutti i modi di riparare lo specchio, a scapito della vita di quei ragazzi dimenticati di cui nessuno si prende cura. Essi, come se fosse un puzzle mortale, tentano di rimettere insieme le schegge che, come nella storia originale, hanno preso possesso anche dei loro cuori e dei loro sentimenti.

Ultima preda della Regina della neve è proprio Shay, che Katie decide di andare a cercare, rinunciando alla tentazione di arrendersi e prendendo finalmente in mano la propria vita.
La ragazza attraversa così i Quattro Regni, incontra le fate e tanti altri personaggi, e durante il viaggio si rende conto di quanto sia importante la sua umanità e la sua individualità, fa chiarezza nei propri sentimenti nei confronti dell'amico e ritrova finalmente un posto in seno alla sua famiglia.


La storia è ben scritta, con una gradevole alternanza tra presente e passato; mi sono piaciuti molto i Quattro Regni, ognuno con le proprie peculiarità e i propri colori, così come le fate, diverse l'una dall'altra e ben caratterizzate.
Ho apprezzato anche i personaggi secondari, soprattutto i ragazzi-corvi.

Così come la fiaba originale, Winter falls è un racconto di crescita, ma anche di più: è un viaggio dentro se stessi alla scoperta della luce che tutti noi possediamo, ma è anche un tortuoso percorso dalle tenebre della depressione al fulgore della vita.
La scelta di parlare della depressione avrebbe potuto essere pericolosa o quantomeno difficile, ma è stata ben gestita, anche se verso la fine Katie appare troppo vittimista (è tutta sua l'idea che il padre non la porterà con sé una volta ceduto l'albergo) e la storia ne esce appesantita. Stesso risultato a cui si giunge per l'eccessiva lunghezza del romanzo, che forse sarebbe risultato più coinvolgente e avvincente se fosse stato più breve.


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Trama: Katie knows better than to believe in happy endings.

She learned there was no such thing after her mother died. In the postindustrial town of Riverside, Katie struggles to care for her distant father and his failing hotel. Her only comfort lies in the arms of her true love, Shay.

Yet one evening, he disappears without a trace.

Devastated, Katie jumps off a bridge in winter, expecting to meet death in the frozen water below. Instead, her fall transports her to a snowy netherworld, where trapped souls take on the form of animals and the only thing that matters is survival.

Then Katie discovers that Shay has been kidnapped by a deadly sorceress called the Winter Queen. She goes on a journey to find him, traveling through the realms of storybook fairies, princesses, thieves, and monsters to bring him home. But the path is harsh and dangerous. Will Shay and Katie be reunited? Or be forever trapped within an eternal winter?

A retelling of the classic fairytale The Snow Queen, WINTER FALLS is a young adult epic fantasy romance which examines the trials of depression and mental illness in a magical world of action and adventure.

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Giudizio personale: 3/5