martedì 30 ottobre 2018

Trick or Sweet - Holidays with Jane 3



Autrici: K. Truesdale, R.M. Fleming, J. Becton, M. Buell, J. Grey, C. Gray

Lingua: inglese

Genere: antologia / retelling

Prima pubblicazione: settembre 2015




Trick or Sweet è una simpatica raccolta di racconti ispirati ai romanzi di Jane Austen, ma in puro stile Halloween!

- Must be magic, di Kimberly Truesdale, è la novella basata su Persuasione. Era quella che mi incuriosiva di più, ma purtroppo si è rivelata invece la più noiosa. Tanto di cappello all'autrice per aver re-immaginato e riscritto tutta la storia, ma né una Anne dotata di poteri, né un segreto in pericolo custodito nella vecchia casa di famiglia sono bastati ad accendere la magia. 3/5

- Once upon a story, di Rebecca Fleming, vede invece la dolce Catie di Northanger Abbey incontrare al Mensfield Perk due sorelle londinesi, tali Jane e Cassandra, e raccontare loro la sua disastrosa festa di Halloween, a causa della quale potrebbe perdere l'amicizia dei Tilney e soprattutto il suo Henry. 4/5

- Insensible, di Cecilia Gray, è probabilmente il mio preferito. L'autrice si focalizza sul personaggio di Marianne (qui Miriam) di Ragione e Sentimento, lasciata da sola e senza un soldo dai genitori a gestire la Dashing events. Oltre all'immane problema dovuto all'organizzazione dell'imminente party di Halloween richiesto dallo studio legale di Brandon Firestone, Miriam dovrà anche vedersela con l'attrazione che prova nei confronti dell'affascinante avvocato e del rocker della band Willow Bee. 4/5 


- In Emma ever after, Melissa Buell crea l'ambiente perfetto per Emma Woodhouse, che si inventa madrina di un'asta di single in occasione del party annuale d'autunno, soddisfacendo il suo desiderio di matchmaking ed attirando su di sé lo scetticismo dell'amico di sempre Grant Knightley. 3/5

- Con Mansfield unmasked, Jennifer Becton opera un vero e proprio mash-up tra il romanzo di Jane Austen e l'opera di Shakespeare Sogno di una notte di mezza estate. L'autrice elegge a novello Puck il cane Pug, che cerca di  far comprendere il valore della sua amata Pryce al giovane Spencer, con tutti gli equivoci tipici della commedia del bardo. L'idea è sicuramente originale e ben eseguita, ma io non ho mai amato Sogno di una notte di mezza estate, e questo ha sicuramente influenzato il mio giudizio anche nei confronti del racconto. 3/5

- Beyond midnight, scritto da Jessica Gray, è stato invece una sorpresa. Non confidavo molto né nell'ambientazione liceale, che non amo particolarmente, né nel fatto che il racconto fosse basato su Orgoglio e Pregiudizio, il romanzo di Jane Austen in assoluto più fatto oggetto di retelling, che, per questo motivo, mi è venuto un po' a noia. Invece la storia è molto carina e dolce, con un tocco di magia. 4/5

La raccolta si è rivelata davvero molto divertente, ho apprezzato le ambientazioni moderne e il fatto che tutte le autrici siano riuscite a conservare intatto lo spirito dei romanzi originali e a rendere così bene i vari protagonisti, da renderli ben riconoscibili al lettore. E' stato inoltre simpatico individuare il filo che lega tutte le storie, il Mansfield Perk, e ritrovare qui e là dei nomi familiari (Darcy Williams, West e Taylor Allen, Elton e Lance Knightley in Insensible, ad esempio, o l'insegnante di inglese Mr Willoughby in Beyond midnight).

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La copertina: senza infamia e senza lode. Di sicuro l'immagine e l'arancione scelto per una parte del titolo, rendono bene l'idea che si tratti di una raccolta di racconti a tema Halloween.

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Descrizione: Load up on pumpkin spice, grab your bowl of candy, and settle in for a spooky night with six brand-new modern Jane Austen adaptations from the authors of Holidays with Jane: Christmas Cheer and Spring Fever!

Must Be Magic
by Kimberly Truesdale
Eight years ago Anne Elliot made a devastating choice. When a new threat and an old love both come into her life, she faces that choice again. This time will it be love or will it be magic?

Once Upon a Story 
by Rebecca M. Fleming
Catie Morland isn’t sure how to explain what happened at Abbey College’s annual Fall-o-Ween event until bumping into vacationing sisters Jane and Cassie. Will everything begin to make sense as she tells them the whole story?

Insensible
by Cecilia Gray
Miriam Dashwood has to throw a party for straight-laced Brandon Firestone without spending a dime. When the lead for rock sensation Willow Bee offers a free performance, Miriam figures he's her hero. Brandon has other ideas, but will free spirited Miriam come around to his way of thinking?

Emma Ever After 
by Melissa Buell
Emma Woodhouse is determined that this year's Fall Ball will be the most successful one yet. An influx of single men in Highbury make a Bachelor Auction a reality. Can she work her matchmaking magic once again?

Mansfield Unmasked
by Jennifer Becton
An impromptu Halloween party at Mansfield Park Boarding House provides Pug an opportunity to use his magic powers to unite Pryce and Spenser. But can he expose their true feelings for each other before his powers fade?

Beyond Midnight 
by Jessica Grey
Halloween isn't what Will Harper planned. His sister is playing fairy godmother. He’s at Chawton High's Trick or Sweet Dance. He’s in costume...and falling for Elena Marquez? Is it real or magic…and can it last Beyond Midnight?

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Giudizio personale: 4/5

sabato 15 settembre 2018

Fai bei sogni


Autore: Massimo Gramellini

Lingua: italiano

Genere: autobiografico

Prima pubblicazione: 2012






Un bimbo di nove anni perde la mamma, malata di tumore. Gli viene detto che è stata colpita da infarto, e che prima di morire è riuscita ad andare a rimboccargli le coperte.
La tragedia influenzerà tutta la vita del protagonista, le sue scelte, il rapporto con il padre, le donne e il mondo intero.
Ma più della immane perdita, a gravare sull'anima del protagonista è la consapevolezza di una verità intuita, ma che gli è stata sempre taciuta...

Fai bei sogni aspettava pazientemente da tempo sulla mia libreria; l'ho cominciato senza documentarmi sulla trama e sull'autore (non guardo nemmeno molto la tv, in cui pare sia stato pubblicizzato e spoilerato) e così ho sperato che la storia raccontata non fosse autobiografica, perché anche se dolori del genere esistono innumerevoli nel mondo, se non altro ce ne sarebbe stato uno in meno. Speranza vana, lo sapevo, vista la partecipazione con cui è stato evidentemente scritto.

La storia è molto commovente, tanto che spesso mi sono ritrovata con un nodo alla gola. Avrei voluto abbracciare quel bambino, giocare con lui e farlo sentire meno solo.
L'autore è stato capace di rendere il punto di vista e i sentimenti di un piccolo di nove anni che si ritrova a crescere senza il suo maggior punto di riferimento. Cosa non semplice, neppure per un adulto che quei sentimenti li ha provati.
Ho trovato molto interessante il suo percorso di crescita e l'epifania finale, ed ho davvero apprezzato lo stile di scrittura, anche se i dialoghi mi sono sembrati un po' deboli.


La consapevolezza a cui giunge infine il protagonista lo porta a rivalutare i propri genitori, l'immagine che si era costruito dei due da tutta la vita. E' stato un passaggio molto duro, un qualcosa che spesso siamo costretti a vivere e che ci pone davanti ad azioni e sentimenti di un'intera vita, rendendoci deboli, disperati, colmi di rimorsi, e la cui soluzione è probabilmente solo perdonare e perdonarsi.

Il romanzo offre molteplici spunti di riflessione, sulle ragioni dei genitori, sul valore degli affetti, sull'influenza che hanno sui bambini le azioni di noi adulti.
Credo che chiunque, pur non avendo vissuto una tragedia del genere, possa, ad un certo punto della storia, immedesimarsi con l'autore o comunque essere spinto a guardarsi dentro e a smettere, anche solo per qualche minuto, di raccontarsi bugie allo scopo di non affrontare la realtà.

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La copertina: bella. Mi piace la preponderanza dell'azzurro e il fatto che sia essenziale e non pasticciata.

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Seconda di copertina: Fai bei sogni è la storia di un segreto celato in una busta per quarant'anni. La storia di un bambino, e poi di un adulto, che imparerà ad affrontare il dolore più grande, la perdita della mamma, e il mostro più insidioso: il timore di vivere. 
Fai bei sogni è dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa. Un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi. Come il protagonista di questo romanzo. Uno che cammina sulle punte dei piedi e a testa bassa perché il cielo lo spaventa, e anche la terra. 
Fai bei sogni è soprattutto un libro sulla verità e sulla paura di conoscerla. Immergendosi nella sofferenza e superandola, ci ricorda come sia sempre possibile buttarsi alle spalle la sfiducia per andare al di là dei nostri limiti. 
Massimo Gramellini ha raccolto gli slanci e le ferite di una vita priva del suo appiglio più solido. Una lotta incessante contro la solitudine, l'inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia. Il sofferto traguardo sarà la conquista dell'amore e di un'esistenza piena e autentica, che consentirà finalmente al protagonista di tenere i piedi per terra senza smettere di alzare gli occhi al cielo.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 19 agosto 2018

Jane Austen (Little People, Big Dreams)


Autrice: M. Isabel Sanchez Vegara

Illustratrice: Katie Wilson

Lingua: inglese

Genere: libri per bambini

Prima pubblicazione: giugno 2018


Questo libricino di poco più di dieci pagine racconta ad un pubblico molto molto giovane di lettori la vita di Jane Austen, mostrando loro come una scrittrice ancora oggi tanto apprezzata sia stata una bambina come loro.
Inoltre illustra un po' dello stile di vita del XIX secolo, sottolineando soprattutto i limiti imposti alle donne e alle bambine, a cui spesso non era consentito studiare o avere una vita al di fuori delle mura domestiche.

Le illustrazioni sono adorabili e la fanno da padrone, occupando tutto lo spazio a disposizione. Si tratta di disegni che richiamano quelli semplici dei bambini nel tratto e nella colorazione, eppure si presentano ricchi di particolari da scoprire.


Di sicuro il volumetto rappresenta un utile, primo passo per i piccoli verso il meraviglioso mondo della lettura.

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La copertina: molto carina ed accattivante, anche se forse non è dei migliori l'accostamento dell'azzurro dell'abito di Jane Austen ed il verde dello sfondo.

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Descrizione: Jane Austen was born into a large family with seven brothers and sisters. Shhe grew up reading and writing stories in the English countryside. As an adult, she wrote witty commentaries about the landed gentry in a way that no-one had ever done before. These novels made Jane one of the most loved British writers of all time. This inspiring story of her life features a facts and photo section at the back.

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Giudizio personale: 3/5

venerdì 17 agosto 2018

Villette


Autrice: Charlotte Bronte

Lingua: italiano

Genere: romanzo

Prima pubblicazione: 1853






L'anno scorso, dopo circa vent'anni, ho riscoperto Jane Eyre e l'ho adorato. Ho quindi voluto leggere altri romanzi di Charlotte Bronte per me inediti, come Shirley e Villette.
Se il primo mi era sembrato ammantato da un velo di opprimente malinconia, il secondo è chiaramente, sin dall'inizio, scritto da una mano disillusa.

L'autrice, alla sua stesura, aveva subito gravi lutti familiari, e ciò, unito forse a nuove considerazioni sulla vita, ha contribuito alla creazione di un romanzo cupo e pessimista, che spesso mi è sembrato così opprimente da rendermi la lettura intollerabile.

La protagonista della storia è Lucy Snowe, una ragazza che, dopo una difficile infanzia e con un futuro incerto dinanzi a sé, decide di imbarcarsi per il continente, ed arriva così in Francia, dove riesce a farsi assumere come insegnante in un collegio. Nella immaginaria cittadina di Villette incontrerà le sue vecchie conoscenze inglesi, si crederà innamorata, dovrà tener testa alla direttrice Madame Beck e alle sue allieve e, per qualche tempo, riuscirà anche ad essere felice, di quella felicità che solo l'attesa di tempi migliori riesce a dare.

Lucy ha alcune caratteristiche che la avvicinano a Jane Eyre, come il ruolo di insegnante, e soprattutto il coraggio di prendere in mano la propria vita e di fare scelte rischiose.
Tuttavia, laddove Jane era appassionata e impetuosa, Lucy è piatta, rassegnata e silenziosa.
Non sono riuscita ad amare questo personaggio, e neppure a provare empatia. Qualche volta mi è sembrato che quasi godesse nel crogiolarsi nel proprio pessimismo. Non cercata dai suoi amici, non avrebbe potuto cercarli lei stessa? Non avrebbe potuto scrivere alla sua madrina e far entrare così uno sprazzo di mondo esterno nel cupo e soffocante pensionnat?


E' anche vero che tutte le persone che circondano Lucy sembrano in qualche modo egoiste e concentrate su se stesse, a partire dall'amabile madrina, che pare dimenticare ed abbandonare la sua pupilla quando la vita offre qualcosa di più interessante, al dottor John, di cui tutti hanno un'elevatissima opinione, ma che nasconde dietro il bel viso e l'ammirevole professione, una personalità vuota, a tratti narcisistica, e pensieri tutt'al più superficiali.
Lucy non crede possibile che proprio lei possa essere felice, così strenuamente incolpa la Ragione di non lasciarle "sollevare gli occhi né sorridere né sperare". In tal modo sceglie di non concedersi mai, nemmeno per un attimo, la gioia che potrebbe illuminare le sue giornate, cupe e spente come gli abiti che si ostina ad indossare e che sono un ulteriore elemento di isolamento rispetto al mondo circostante.

Charlotte Bronte è bravissima, come sempre, a tracciare le personalità di ognuno dei suoi personaggi, la temibile Madame Beck, la vacua Ginevra (la cui vicenda mi ha ricordato, alla fine, quella di Lydia Bennet dell'austeniano Orgoglio e pregiudizio), e riesce a rendere il cambiamento che può verificarsi in una persona raccontandoci il carattere della piccola Polly e la sua metamorfosi nella giovane Paulina.
Il personaggio più importante per la vita di Lucy, M. Paul Emanuel, è riuscito a starmi simpatico solo alla fine, quando finalmente è venuta fuori la sua tenerezza e il suo buon cuore, mentre per tutto il romanzo l'ho trovato sgradevole, saccente e odioso, anche per il suo bisogno di domare una Lucy da cui si sentiva attratto.

Ciò che mi è piaciuto meno riguardo alla trama, è stato quel continuo rincorrersi di coincidenze. Se già in Jane Eyre non mi era andata giù che la protagonista fosse accolta proprio da quelli rivelatisi suoi parenti, qui Lucy incontra, in un piccolo paesino francese, tutte le sue conoscenze inglesi, e naturalmente viene fuori un rapporto di parentela. Inoltre, ad un certo punto, possiamo assistere ad una temporanea virata verso il genere gotico - la questione della suora -, che mi ha fatto temere il peggio e mi ha ricordato le atmosfere de I misteri del castello di Udolpho.

Nonostante le innegabili doti da scrittrice di Charlotte Bronte - in questo Villette, basti solo pensare alla descrizione del naufragio -, ho trovato il romanzo troppo lungo e negativo, senza un minimo spiraglio per la speranza. Non lo rileggerei e non mi sentirei di consigliarlo.

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La copertina: bella. Mi piace molto il modo in cui sono strutturate le copertine dei romanzi editi da Fazi: sono sempre sobrie, eleganti ed adatte al contenuto.

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Trama: Per potersi riconoscere veri non si deve piacere al mondo, ma essere amati da chi si ama, ecco l'esito dell'ultimo e più intenso romanzo di Charlotte Brontë, magistrale compimento dell'opera di una fra le più interessanti autrici dell'Ottocento letterario inglese. 
Pubblicato nel 1853, Villette è l'ultimo romanzo di Charlotte Brontë, l'unico che non si concluda con il matrimonio della protagonista, l'unico che abbia come titolo un luogo. Villette (immaginaria città del Continente in cui si adombra Bruxelles) rappresenta infatti un luogo fisico e una regione dell'anima: luogo della vita e della morte, della perdita e della speranza, ultima terra dove può realizzarsi l'amore. "Come sopportare la vita", aveva chiesto Charlotte all'amato professor Héger: Villette è, in un certo senso, la magistrale risposta a questa domanda. Villette, vero e proprio addio al tempo terreno, non è solo il romanzo "più bello", ma il romanzo più profondo di Charlotte Brontë.

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Giudizio personale: 2/5

martedì 14 agosto 2018

Slipper - Non terminato


Autrice: Hester Velmans

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: aprile 2018







Chiunque mi conosca o abbia dato un'occhiata a questo blog, sa che ho un debole per i retelling delle fiabe tradizionali, e Slipper, presentato come la storia vera che avrebbe poi ispirato Cenerentola, ha catturato subito la mia attenzione, ma è diventato purtroppo uno dei pochi libri che non terminerò.

La protagonista, Lucinda, rimasta orfana alla nascita, viene maltrattata dalle proprie zie, una delle quali la fa lavorare per un periodo come sguattera a casa sua.
E questo è ciò che di meglio capita alla povera bambina: qualsiasi disgrazia la prende di mira. Angosciante. 
Il suo mondo finisce col diventare cupo e asfittico. Intollerabile, per me.
Avrei voluto fermarmi una volta arrivata al 31% della storia, a cui ho però dato un'altra possibilità.
Ed ecco che il peggio accade: un personaggio buono come il pane trova ingiustamente la morte, ma, soprattutto, due uomini adulti approfittano di Lucinda quattordicenne. 
Disgustoso. Non pensavo che si sarebbe arrivati a tanto.
Non ho potuto proseguire, non è un romanzo che fa per me (la stessa autrice ha ammesso: "It may not be everyone's cup of tea..."), non in questo momento e probabilmente nemmeno in futuro.
E' angoscioso vedere Lucinda andare incontro alla propria rovina ed essere continuamente disillusa.

Nulla da ridire sullo stile della scrittrice, che ha di sicuro ricostruito con maestria il periodo storico ed ha descritto molto bene alcuni sintomi e malattie, tanto che mi sono chiesta se fosse un medico.

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La copertina: adatta, complice anche il titolo, a rendere l'idea di Cenerentola.

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Trama: Her life is the inspiration for the world’s most famous story.

Lucinda, a penniless English orphan, is abused and exploited as a cinder-sweep by her aristocratic relatives. On receiving her sole inheritance—a pair of glass-beaded slippers—she runs away to France in pursuit of an officer on whom she has a big crush. She joins the baggage train of Louis XIV’s army, survives a terrible massacre, and eventually finds her way to Paris. There she befriends the man who will some day write the world’s most famous fairy tale, Charles Perrault, and tells him her life story.

There is more: a witch hunt, the sorry truth about daydreams, and some truly astonishing revelations, such as the historical facts behind the story of the Emperor's new clothes, and a perfectly reasonable explanation for the compulsion some young women have to kiss frogs. 

This is not the fairy tale you remember.

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Giudizio personale: 2/5

lunedì 6 agosto 2018

Enemies in love


Autrice: Alexis Clark

Sottotitolo: A German POW, a Black Nurse, and an Unlikely Romance

Lingua: inglese

Genere: saggio / storia

Prima pubblicazione: maggio 2018



In Enemies in love, la storia d'amore tra un'infermiera di colore e un prigioniero di guerra tedesco, deportato negli Stati Uniti, è lo spunto per un interessante saggio sui trattamenti riservati agli afro-americani nell'esercito, che si trattasse di soldati o infermiere.

E' questa un'ulteriore pagina che si aggiunge alla vergognosa storia del razzismo, dell'apartheid e delle leggi Jim Crow.
Una pagina, però, che mi era quasi totalmente sconosciuta, e che non ha mancato di turbarmi.
L'autrice, infatti, pone l'accento sul fatto che i bianchi americani, ufficiali dell'esercito e civili, trattassero di gran lunga meglio i prigionieri tedeschi, appartenenti ad un popolo in quel momento nemico, piuttosto che i propri connazionali "rei" di avere la pelle scura. Se, infatti, ai soldati era praticamente preclusa la possibilità di una carriera e i loro luoghi di svago erano attentamente separati da quelli dei bianchi, la situazione delle donne non era migliore. Innanzitutto, pur avendo bisogno di infermiere, l'esercito negò per anni l'entrata di un elevato numero di infermiere di colore specializzate, destinando le poche che riuscirono a farcela, alla cura dei soli soldati neri e, ormai alla fine della guerra, ai campi che ospitavano prigionieri tedeschi, pensando che, tra i due gruppi, non avrebbero mai potuto instaurarsi rapporti di amicizia o cameratismo.


Nel profondo sud, inoltre, dove il razzismo era più radicato e le leggi Jim Crow seguite alla lettera, alle infermiere nere non era consentito frequentare locali pubblici, cosa che le condannava all'isolamento e alla frustrazione.

Tutto ciò ci porta a riflettere, con orrore, sulla somiglianza tra l'ideologia hitleriana della razza ariana superiore, e quella americana, di un popolo che pur combatteva il nazismo, ma che contemporaneamente considerava le persone di pelle scura, cittadini di seconda classe.


"... the liberties they fought for weren't extended to them."


" Germans learned from their American occupiers that white supremacy was a shared value in both American and German cultures." 


Proprio in un campo di detenzione per prigionieri tedeschi, si incontrarono e innamorarono i due "nemici" del titolo, Frederick, paracadutista amante della musica, ed Elinor, statuaria infermiera.
Dei due ci viene descritto il background familiare: anaffettivo per lui, sempre alla vana ricerca della considerazione e dell'apprezzamento di un padre assente e rigido; anomalo per quei tempi per lei, cresciuta in una comunità in cui la sua famiglia era rispettata e stimata.
L'autrice non ci narra un idillio, ma piuttosto la verità ricostruita attraverso svariate testimonianze: le difficoltà incontrate dalla coppia a causa del colore della pelle di Elinor; i tradimenti di Frederick; la distanza della coppia dai due figli, lasciati soli ad affrontare un mondo ostile.
In particolare, ho trovato interessante la parte in cui viene narrato il tentativo della famiglia di vivere in Germania, tentativo miseramente fallito a causa del rifiuto della società nei confronti delle coppie miste e dei loro figli.
A questo proposito, vi fu addirittura, dopo la guerra, il "Brown baby plan", un programma di adozione che trasferiva i bambini nati da donne tedesche e soldati afro-americani negli Stati Uniti, affinché i piccoli, outsider nel proprio paese e destinati a crescere negli orfanotrofi, fossero adottati da famiglie di colore e potessero così avere una vita migliore.


Ho trovato Enemies in love molto interessante, tuttavia non posso dire che mi abbia tenuto incollata alle pagine. Credo che se non fosse presentato solo come una storia d'amore, ma come ciò che è, ovvero principalmente un saggio - e un ottimo saggio, direi - potrebbe attirare una fetta di lettori più adatta, maggiormente interessata e ricettiva. Io stessa avrei scelto comunque di leggere il libro, ma in un momento diverso.

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La copertina: senza infamia e senza lode. Mi piacciono la foto e il font, ma se si voleva dare l'impressione dello scorcio di un album fotografico, credo che l'impresa sia riuscita solo a metà: l'immagine sembra circondata da metallo piuttosto che da carta.

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Trama: A true and deeply moving narrative of forbidden love during World War II and a shocking, hidden history of race on the home front
This is a love story like no other: Elinor Powell was an African American nurse in the U.S. military during World War II; Frederick Albert was a soldier in Hitler’s army, captured by the Allies and shipped to a prisoner-of-war camp in the Arizona desert. Like most other black nurses, Eleanor pulled a second-class assignment, in a dusty, sun-baked—and segregated—Western town. The army figured that the risk of fraternization between black nurses and white German POWs was almost nil.

Brought together by unlikely circumstances and racist assumptions, Elinor and Frederick should have been bitter enemies; but instead, at the height of World War II, they fell in love. Their dramatic story was unearthed by journalist Alexis Clark, who through years of interviews and historical research has pieced together an astounding narrative of race and true love in the cauldron of war.

Based on a New York Times story by Clark that drew national attention, Enemies in Love paints a tableau of dreams deferred and of love struggling to survive, twenty-five years before the Supreme Court’s Loving decision legalizing mixed-race marriage—revealing the surprising possibilities for human connection in one of history’s most violent conflicts.

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Giudizio personale: 3/5

sabato 23 giugno 2018

Manga Classics: The Count of Monte Cristo

Autrici: Stacy King; Crystal S. Chan

Mangaka: Nokman Poon

Lingua: inglese

Genere: manga / adattamento

Prima pubblicazione: aprile 2017





Il Conte di Montecristo è stato uno dei romanzi che ho letto nella mia primissima giovinezza, e che ho amato molto. Mi affascinava, allora, l'idea della vendetta, e il fatto che il protagonista, Edmond Dantes, riuscisse ad escogitare una punizione adatta ad ognuna delle persone responsabili della sua rovina, così da farle cadere una ad una, quasi stesse giocando una anomala partita di scacchi.

A distanza di molti anni ecco il manga tratto dal romanzo di Alexander Dumas, la cui uscita mi ha visto entusiasta, per la possibilità di incontrare di nuovo un "vecchio amico", ma anche incuriosita, perché Il Conte di Montecristo è pur sempre un romanzo di quasi 1000 pagine, e deve essere stata una sfida, nonché un lavoro veramente impegnativo, adattarlo per un formato così diverso ed avendo a disposizione uno spazio piuttosto ridotto.


La sfida può dirsi vinta: la storia è raccontata in modo da essere del tutto comprensibile anche a chi non abbia mai letto il romanzo originale e, cosa più importante per me, mi è sembrato che nessuno degli eventi significativi della storia sia stato escluso, cosa che non sempre accade, ad esempio, in molti degli adattamenti cinematografici e televisivi che sono stati realizzati nel corso dei decenni - vedi, ad esempio, la storia di Valentina -.

Riguardo alla trama in sé, questa volta sono state lampanti le sue caratteristiche da feuilleton (l'ambientazione in luoghi esotici, la dilatazione della trama, l'inserimento di rapimenti e banditi) che probabilmente oggi non gradirei del tutto, ed anche il tema della vendetta ha perso qualsiasi fascino potesse mai aver avuto, lasciando il posto, piuttosto, ad un bisogno di giustizia, che mi ha fatto apprezzare di più l'Edmond dubbioso riguardo alle proprie azioni, che quello accecato dalla sete di rivalsa.


Le tavole sono molto belle e i personaggi ben caratterizzati. Il protagonista, in particolare, è una figura affascinante e dannata, capace di far mettere sull'attenti, con la sua imponenza (e il suo patrimonio) un'intera masnada di furfanti.

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La copertina: bella. Mi piace che sullo sfondo ci sia il Castello d'If, il luogo in cui il protagonista ha più sofferto, ma anche che ha rappresentato una svolta per la sua intera esistenza, quando invece avrebbe dovuto rappresentarne solo la fine, e che Edmond si imponga al centro dell'immagine nell'atto di liberarsi dalle catene, anche se preferisco di gran lunga la versione con i capelli scuri all'interno del manga.

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Trama: A Conspiracy and a miscarriage of justice turn the gentle Edmond Dantès into an implacable agent of fate: The Count of Monte Cristo . Obsessed by vengeance and empowered by providence, the Count avenges himself on whose who have wronged him - but is this justice, or is this hubris? In the end, does even the Count know?

Alexandre Dumas' skillful narrative combines intrigue, betrayal, and triumphant revenge into a powerful conflict between good and evil. Now this exciting saga, rich and diverse, takes on an entirely new life in this Manga Classics adaptation!

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Giudizio personale: 5/5