sabato 23 giugno 2018

Manga Classics: The Count of Monte Cristo

Autrici: Stacy King; Crystal S. Chan

Mangaka: Nokman Poon

Lingua: inglese

Genere: manga / adattamento

Prima pubblicazione: aprile 2017





Il Conte di Montecristo è stato uno dei romanzi che ho letto nella mia primissima giovinezza, e che ho amato molto. Mi affascinava, allora, l'idea della vendetta, e il fatto che il protagonista, Edmond Dantes, riuscisse ad escogitare una punizione adatta ad ognuna delle persone responsabili della sua rovina, così da farle cadere una ad una, quasi stesse giocando una anomala partita di scacchi.

A distanza di molti anni ecco il manga tratto dal romanzo di Alexander Dumas, la cui uscita mi ha visto entusiasta, per la possibilità di incontrare di nuovo un "vecchio amico", ma anche incuriosita, perché Il Conte di Montecristo è pur sempre un romanzo di quasi 1000 pagine, e deve essere stata una sfida, nonché un lavoro veramente impegnativo, adattarlo per un formato così diverso ed avendo a disposizione uno spazio piuttosto ridotto.


La sfida può dirsi vinta: la storia è raccontata in modo da essere del tutto comprensibile anche a chi non abbia mai letto il romanzo originale e, cosa più importante per me, mi è sembrato che nessuno degli eventi significativi della storia sia stato escluso, cosa che non sempre accade, ad esempio, in molti degli adattamenti cinematografici e televisivi che sono stati realizzati nel corso dei decenni - vedi, ad esempio, la storia di Valentina -.

Riguardo alla trama in sé, questa volta sono state lampanti le sue caratteristiche da feuilleton (l'ambientazione in luoghi esotici, la dilatazione della trama, l'inserimento di rapimenti e banditi) che probabilmente oggi non gradirei del tutto, ed anche il tema della vendetta ha perso qualsiasi fascino potesse mai aver avuto, lasciando il posto, piuttosto, ad un bisogno di giustizia, che mi ha fatto apprezzare di più l'Edmond dubbioso riguardo alle proprie azioni, che quello accecato dalla sete di rivalsa.


Le tavole sono molto belle e i personaggi ben caratterizzati. Il protagonista, in particolare, è una figura affascinante e dannata, capace di far mettere sull'attenti, con la sua imponenza (e il suo patrimonio) un'intera masnada di furfanti.

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La copertina: bella. Mi piace che sullo sfondo ci sia il Castello d'If, il luogo in cui il protagonista ha più sofferto, ma anche che ha rappresentato una svolta per la sua intera esistenza, quando invece avrebbe dovuto rappresentarne solo la fine, e che Edmond si imponga al centro dell'immagine nell'atto di liberarsi dalle catene, anche se preferisco di gran lunga la versione con i capelli scuri all'interno del manga.

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Trama: A Conspiracy and a miscarriage of justice turn the gentle Edmond Dantès into an implacable agent of fate: The Count of Monte Cristo . Obsessed by vengeance and empowered by providence, the Count avenges himself on whose who have wronged him - but is this justice, or is this hubris? In the end, does even the Count know?

Alexandre Dumas' skillful narrative combines intrigue, betrayal, and triumphant revenge into a powerful conflict between good and evil. Now this exciting saga, rich and diverse, takes on an entirely new life in this Manga Classics adaptation!

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Giudizio personale: 5/5





mercoledì 25 aprile 2018


sabato 10 marzo 2018

First impressions - A contemporary retelling of Pride and Prejudice


Autrice: Debra White Smith

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: dicembre 2004







First impressions di Debra White Smith è, come ci indica il titolo, un retelling - in chiave moderna - di Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen.

La protagonista, Eddi/Edwarda (Elizabeth), è un'avvocatessa che sceglie di trasferirsi nella piccola cittadina di London, Texas, desiderosa di vivere una vita più semplice - nonché di allontanarsi dalla propria famiglia.
Dave (Darcy) è invece l'uomo più ricco del posto, e per questo lo scapolo più ambito, ma nasconde dei segreti riguardo se stesso e il suo passato...

Le prime interazioni tra i due non fanno ben sperare: come nella storia originale, Eddi ascolta Dave fare dei commenti negativi su di lei all'amico Calvin (Bingley), ed è inoltre irritata dall'orgoglio dell'uomo, che giudica rozzo e sgarbato.
Dave, dal canto suo, è stanco di essere inseguito da donne interessate solo al suo patrimonio, e col tempo si forma una pessima opinione delle sorelle di Eddi, Jenny (Jane) e Linda (Lydia).

L'attrazione che i due provano l'uno per l'altra è però innegabile, ed entrambi si ritroveranno poi a soffrire per scelte sbagliate e per essersi lasciati accecare dall'orgoglio e dal pregiudizio...


Il romanzo purtroppo non mi è piaciuto, e più di una volta ho avuto la tentazione di mollarlo. Solo verso la fine sono riuscita a trovarlo interessante (ma forse perché volevo semplicemente il mio lieto fine).
Innanzitutto non ho apprezzato lo stile, che a tratti mi è parso grossolano.
Il problema maggiore, però, è stato lo stesso cuore della storia: quasi tutti i personaggi, infatti, sono impegnati nel mettere in scena una riduzione teatrale di... Orgoglio e pregiudizio.
Ora, provo sempre fastidio e perplessità quando i personaggi di un retelling austeniano leggono il romanzo di Jane Austen da cui è tratta la loro stessa storia, o ne guardano un adattamento in tv, o, come in questo caso, ne imparano a memoria le battute.
Non faccio che chiedermi: " Non si accorgono di vivere gli stessi identici eventi?"; " Nessuno si chiede come mai i nomi di tutti, nonché le loro personalità siano uguali, o quanto meno poco dissimili, a quelli dei personaggi a cui si stanno appassionando?".
Personalmente lo trovo un fastidioso glitch, una sorta di bug.

Altro elemento che non ho apprezzato è stata la violenza. Non parlo di violenza fisica: nessuno (o quasi) viene malmenato. Tuttavia Eddi viene di continuo strattonata, trascinata da una parte all'altra e sembra tutto normale, nemmeno una donna forte e in carriera come lei si ribella a questo comportamento. Mi hanno infastidito, sempre riguardo a questo punto, anche alcune interazioni tra i coniugi Boswick (Bennet), nonché i modi di fare di Dave, che avrebbe dovuto essere l'epitome del fascino, ma non mi ha per nulla incantato.


Mi è piaciuto il cambiamento di cui è stata oggetto Lady Catherine (qui Mrs DeBloom), tuttavia, all'occorrenza, all'improvviso la dolce zia si è trasformata nel suo corrispettivo cartaceo, altezzosa e classista...

Vi sono stati però anche degli elementi che ho apprezzato molto: Calvin, ad esempio, e la sua reazione nel vedere Jenny per la prima volta, o il modo di presentare il disagio di Linda, di sicuro influenzata dalla predilezione del padre per Eddi, o dalla decantata bellezza di Jenny; la gelosia di Dave nel vedere Conner (Collins) essere in confidenza con Eddi.
Anche il rapporto tra i coniugi Boswick è stato indagato a fondo, tuttavia credo che un padre non dovrebbe parlare in modo così aperto alla propria figlia della relazione con la madre.

Nella storia non ci sono contenuti maturi (e di questo ne sono stata ben lieta) e abbastanza intrusivo è il ruolo della religione.

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La copertina: è carina. Mi piace la scelta del font e dei colori. E' moderna e vivace.

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Trama: Lawyer Eddi Boswick tries out for a production of Pride and Prejudice in her small Texas town. When she's cast as the lead, Elizabeth Bennet, her romantic co-star is none other than the town's most eligible--and arrogant--bachelor.

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Giudizio personale:3/5

domenica 25 febbraio 2018

I could write a book

Autrice: Karen M. Cox

Sottotitolo: A Modern Variation of Jane Austen's "Emma"

Lingua: inglese

Genere: retelling

Prima pubblicazione: settembre 2017





Sono sempre alla ricerca di un bel retelling moderno dei romanzi austeniani, e questo di Karen M. Cox è certamente uno dei migliori che abbia mai letto.

I could write a book è la riscrittura di Emma, ambientato questa volta negli anni '70 nel Kentucky, sud degli Stati Uniti.
Dopo un inizio un po' lento in cui ho dovuto abituarmi al nuovo background di cui non ho una conoscenza personale, sono stata catturata dalla storia e dallo stile dell'autrice.

La trama è piuttosto aderente al romanzo originale: Emma Woodhouse è una ragazza di buona famiglia, cresciuta tra lodi e complimenti; amici e parenti costituiscono tutto il suo mondo, che è invero piccolo. Emma, infatti, fatica ad allargare i propri orizzonti a causa della propria situazione familiare: dopo aver subito la morte della madre, il padre, in passato noto avvocato, necessita di cure per i reliquati di un ictus. Emma rinuncia così al college, scegliendo di restare a casa.
Suo amico da sempre è George Knightley, figlio del socio di Mr Woodhouse e anch'egli avvocato. Diversamente da Emma, ha potuto conoscere il mondo e sperimentare la vita, e rimprovera alla ragazza la sua inesperienza, nonché la convinzione di credere sempre di sapere cosa sia meglio per tutti. George è un uomo gentile, un gentiluomo, anzi, che intreccia di continuo relazioni fallimentari con donne sicure e di successo.

Come il suo corrispettivo austeniano, anche questa Emma è una ragazza piuttosto sola: sua sorella è ormai sposata e assorbita da marito e figli; la zia che si è presa cura di lei, Miss Taylor, ha trovato l'amore e la sua strada; il padre, che ha problemi di memoria, occupa tutto il suo tempo.
La trovo una protagonista molto coraggiosa: nonostante la vita potrebbe darle di più e nonostante i suoi sacrifici, non si lamenta mai, è sempre vivace, e non prova rancore nei confronti di quella famiglia che continua a tenerla legata a sé e a tirarla giù, quando lei potrebbe allontanarsi ed emergere dalla ristretta comunità in cui si ritrova a vivere.
Anche George è un personaggio adorabile, ed ho amato leggere della sua progressiva consapevolezza dei propri sentimenti verso Emma.

Come dicevo, l'autrice è riuscita a restare molto aderente al romanzo originale, non tralasciando nessun personaggio: c'è spazio per Frank e Jane Fairfax, per la storia tra Miss Taylor e il signor Weston, per gli odiosi Elton, per la semplice Mary Jo (Harriet), che, spinta dalle buone intenzioni di Emma, rischia di allontanarsi dalla propria felicità, credendosi innamorata ora dell'uno, ora dell'altro degli uomini che popolano il romanzo; più sottotono, invece, le apparizioni delle Bates (e forse è meglio così, trovo sempre penosi gli eventi di Box Hill).
Karen M. Cox ci regala anche delle toccanti scene con protagonista Emma e sua madre, che hanno fatto aumentare in me la tenerezza verso la protagonista e il suo buon cuore ferito.

Emma è la mia eroina austeniana preferita, protagonista di una storia profonda e divertente e di un processo di crescita doloroso e valido. Nonché di alcune delle scene più dolci con uno dei gentiluomini più amabili e affascinanti della letteratura.

I could write a book mantiene inalterate tutte queste caratteristiche e si rivela una lettura emozionante e piacevole anche per chi sia a digiuno dei romanzi di Jane Austen.

Come in Find wonder in all things, invece, non ho gradito del tutto l'epilogo con i protagonisti invecchiati, perché, come ho già ribadito altrove, a me piace pensarli giovani e felici per sempre.
Molto stimolante la sezione finale, contenente alcune domande su cui riflettere, tra cui un interessante confronto tra il personaggio di Emma e quello di Mr Darcy di Orgoglio e pregiudizio.

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La copertina: molto carina. Mi piace l'accostamento di colori e il fatto che ci sia una silhouette piuttosto che una foto.

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Trama: “Emma Woodhouse, handsome, clever and rich…”
Thus began Jane Austen’s classic, a light and lively tale set in an English village two hundred years ago. Yet every era has its share of Emmas: young women trying to find themselves in their own corners of the world. 
I Could Write a Book is the story of a self-proclaimed modern woman: Emma Katherine Woodhouse, a 1970s co-ed whose life is pleasant, ordered, and predictable, if a bit confining. 
Her friend George Knightley is a man of the world who has come home to fulfill his destiny: run his father’s thriving law practice and oversee the sprawling Donwell Farms, his family legacy in Central Kentucky horse country. 
Since childhood, George’s and Emma’s lives have meshed and separated time and again. But now they’re adults with grown-up challenges and obligations. As Emma orchestrates life in quaint Highbury, George becomes less amused with her antics and struggles with a growing attraction to the young woman she’s become. 
Rich with humor, poignancy, and the camaraderie of life in a small, Southern town, I Could Write a Book is a coming of age romance with side helpings of self-discovery, friendship, and finding true love in the most unlikely places.

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Giudizio personale: 5/5

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Della stessa autrice:
- Find wonder in all things

domenica 11 febbraio 2018

The unthinkable triangle


Autrice: Joana Starnes

Sottotitolo: A Pride and Prejudice variation

Lingua: inglese

Genere: variation

Prima pubblicazione: settembre 2015



Che Joana Starnes sappia scrivere - ma scrivere davvero - è palese anche per chi, come me, legge i suoi libri in una lingua che non è la propria.
Dalla sua penna sono già scaturiti The subsequent proposal e The second chance, che mi avevano attirata per il fatto che, pur essendo variation di Orgoglio e pregiudizio, incrociavano le storie di Darcy, Lizzie e gli altri con quelle dei personaggi di Persuasione l'una, e di Ragione e sentimento l'altra. Tuttavia di sicuro il mio romanzo preferito della scrittrice britannica - per ora - è proprio The unthinkable triangle, che, riguardo a personaggi e ambientazione, si mantiene strettamente nei limiti di Orgoglio e pregiudizio.


Nocciolo della storia è, come ci suggerisce il titolo, l'impensabile triangolo a cui la stessa Jane Austen aveva alluso, ovvero quello tra Elizabeth, Darcy e il colonnello Fitzwilliam. Nella storia originale, infatti, quest'ultimo confessa che, se non dovesse necessariamente sposare una donna ricca, essendo lui un figlio cadetto, le sue attenzioni ricadrebbero con piacere sulla secondogenita dei Bennet.
Nel romanzo di Joana Starnes, il colonnello, Richard, manda all'aria tutti i suoi precedenti propositi matrimoniali pur di coronare il suo sogno d'amore con Elizabeth, che, a sua volta, non dà peso alle condizioni economiche dell'uomo.
Darcy, dal canto suo, assiste impotente alla materializzazione di un incubo: la donna amata legata non solo ad un altro uomo, ma a quello che è il suo affezionato cugino nonché amico fraterno ...


Già in The subsequent proposal Joana Starnes era stata superba nel descrivere la disperazione di Darcy, allora permeata, almeno in principio, di rabbia a causa del rifiuto della sua proposta di matrimonio. Qui abbiamo invece la disperazione che nasce dal rimpianto per aver sprecato tempo prezioso: Richard, infatti, si dichiara ad Elizabeth ad Hunsford proprio lo stesso giorno in cui Darcy si era finalmente deciso a compiere lo stesso passo (in quella che probabilmente sarebbe stata, come nel romanzo originale, una proposta disastrosa).

La storia riesce ad essere piacevole ed originale: ad un certo punto ho pensato a ben tre svolte della vicenda, tutte prevedibili e noiose in realtà, ma la scrittrice è riuscita a trovare una strada inaspettata e realistica. 

I personaggi mi sono piaciuti molto, li ho trovati tutti in linea con i corrispettivi austeniani (e ringrazio di tutto cuore l'autrice di aver tenuto fuori Wickham). Mrs Bennet è resa benissimo, non è presente in molte scene, ma mi ha strappato un sorriso ad ogni apparizione. Elizabeth è molto dolce, non una super donna come spesso accade in altre variation, e Mr Bennet perfettamente pacato ed amorevole.
Se dovessi trovare una nota negativa, direi che non mi sono sentita coinvolta nella storia tra Lizzy e Richard, probabilmente perché essa è stata raccontata solo attraverso quest'ultimo, e quasi nulla ci viene mostrato del suo sbocciare.


La mia parte preferita è stata di sicuro quella del chiarimento tra i due protagonisti principali, Darcy ed Elizabeth. Si è trattato di una scena molto delicata, dolce ed emozionante quale raramente mi è capitato di trovare in un romanzo.

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La copertina: non mi fa impazzire ma nemmeno mi dispiace. Apprezzo il contrasto tra il rosso e il giallo, tuttavia credo che avrei preferito un'impostazione meno geometrica.

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Trama: All is fair in love and war – or is it? What if Mr. Darcy’s rival for Elizabeth Bennet’s hand and heart is not some inconsequential stranger, but his dearest, closest friend? How is he to reconcile the claims of loyalty and kinship with the urge to pursue his heart’s desire?

"Eyes tightly shut against the horrifying future, Darcy dug his fingers in his hair. Lost to him forever. Not merely lost, but promised to his cousin – firmly in his life, but never his! How in God’s name was he to bear it and not become unhinged? How was he to have her at his table as Richard’s affianced, and not betray himself? How was he to see her, time and again, and give no sign that he wanted her more than he had ever wanted any woman? How was he to keep up the pretence, day after excruciating day?"

“This cannot be! Today’s events have tampered with your judgement.”
“Elizabeth, pray let my judgement be my concern alone. From the very first days of our acquaintance I sat in judgement instead of courting you, and I paid a terrible price for it. After a year such as I had, there is nothing – nothing, do you hear? – that I would not do to be with you.”
He kissed her with a passion bordering on desperation, then burst out, more fiercely than ever:
“You must leave me room to hope! Or, as God is my witness, by this time tomorrow I will have carried you off to Gretna Green and damn the consequences!”

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Giudizio personale: 5/5

sabato 10 febbraio 2018

Casa Howard - Citazioni

" E' così facile parlare di emozione passeggera, dimenticando quanto fosse intensa prima che passasse. "

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" ... sentiva che quanti si preparano in anticipo a tutte le emergenze della vita, rischiano di farlo a spese della gioia. "

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" Non sempre i poveri possono raggiungere quelli che vogliono amare e quasi mai fuggire da quelli che non amano più. "

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" La vita è davvero pericolosa, ma non nel modo in cui ci vorrebbe far credere la morale. E' davvero ingovernabile, ma la sua essenza non è una battaglia. E' ingovernabile perché romanzesca, e la sua essenza è la bellezza romantica. "

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" - La mia convinzione - dice il mistico - si rafforza infinitamente nel momento in cui un'altra anima vi crede. "

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" Non si è sicuri di nulla, tranne che della verità delle proprie emozioni. "

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" Senza dubbio non v'è riposo per noi sulla terra. Ma v'è certamente felicità... "

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" Ella sapeva che dall'espediente della Natura noi abbiamo costruito una magia che ci conquisterà l'immortalità. "

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" Tutto era così solido e lindo, che il passato scattò in alto, fuori dalla vista, come una tendina avvolgibile, lasciando non arrotolati soltanto gli ultimi cinque minuti. "

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" ... ma noi sappiamo che nessuna generalizzazione è possibile riguardo a quelli che amiamo; non lo stesso cielo li attende, né lo stesso oblio. "

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" Ora è tutta una questione di affetto. [...] E l'affetto, quando è ricambiato, dà dei diritti. "

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" Io so cose che loro non possono sapere, e anche tu le sai. Noi sappiamo che c'è la poesia. Noi sappiamo che c'è la morte. Loro possono soltanto accettarle per sentito dire. "

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" E fra tutti i mezzi di rigenerazione il Rimorso è certamente il più rovinoso. Insieme a quelli avvelenati taglia via i tessuti sani. "

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Qui la recensione del romanzo

sabato 27 gennaio 2018

Maria Antonietta

Autrice: Antonia Fraser
Lingua: italiano
Sottotitolo: La solitudine di una regina
Titolo originale: Marie Antoinette. The journey
Genere: saggio
Prima pubblicazione: 2001

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Quella di Maria Antonietta, lo sanno tutti, è una storia senza lieto fine.
Sia lei che il marito, diventato poi Luigi XVI, salirono al trono quasi per uno scherzo del destino: a causa del vaiolo che sfigurò una sorella promessa al delfino, l'una; per la prematura morte del fratello maggiore, l'altro. Fu così che due ragazzi giovani, inesperti, sottovalutati, poco avvezzi agli intrighi politici e, almeno nel caso di Luigi, con una scarsa autostima, si ritrovarono ad essere sovrani di una nazione che, dopo qualche tempo, si sarebbe violentemente sollevata contro di loro.

Maria Teresa d'Austria
Antonia Fraser, già autrice del bellissimo Le sei mogli di Enrico VIII, traccia con elegante maestria la storia di questa regina, inserendola sapientemente nel suo contesto storico ed arricchendo il saggio di informazioni non sempre facili da reperire.
Ne viene fuori il ritratto di una donna piuttosto sola, non all'altezza della potente madre, l'imperatrice Maria Teresa, e dopotutto non interessata alla manovre politiche, né propensa a favorire la sua terra natia a scapito della nuova patria. Di certo le pressioni subite dalla famiglia di origine, come testimoniano le lettere provenienti dall'Austria, furono tante: in esse è lampante il fatto che Maria Antonietta fosse vista semplicemente come pedina sullo scacchiere politico, nonché come strumento per mettere al mondo i futuri sovrani di Francia. E' raro leggere di un interessamento verso la sua persona da parte dei familiari, e suona quanto meno meschino da parte del fratello, erede al trono imperiale e con una sola figlia, premere su Maria Antonietta, già madre di un maschio e una femmina, affinché dia alla luce un altro figlio, che sostituisca il delfino in caso di morte prematura.

Maria Antonietta con i figli Maria Teresa Carlotta, Luigi Giuseppe, Luigi Carlo e la culla vuota di Sofia Elena Beatrice, morta prima di compiere un anno.

Naturalmente la parte più penosa è quella riguardante la Rivoluzione. Non avevo mai letto un resoconto così chiaro e crudo che mi facesse riflettere sulla profonda violenza dell'evento, di cui di solito si predilige il ruolo di apripista ai valori di liberté, égalité, fraternité.
Maria Antonietta, che era stata sentita dalla popolazione come una straniera, sospettata di favorire l'Austria e accusata di ogni nefandezza - le vignette satiriche e offensive che la ritraevano regina di lussuria avrebbero spezzato chiunque -, naturalmente non fu risparmiata dai rivoltosi: spaventata nella propria casa, tenuta prigioniera, privata degli affetti, fu perfino accusata di aver molestato il figlio, e condannata da un tribunale dopo un processo che anche alcuni tra gli stessi fautori della Rivoluzione giudicarono una farsa.
Così la regina di Francia per caso, che aveva trovato nella passione per gli abiti e le acconciature che oggi ci paiono ridicole, il rimedio a una vita passata in gran parte in solitudine in un paese ostile, se ne andò via, pare, con i capelli diventati improvvisamente bianchi, attraverso quella che fu uno dei simboli della Rivoluzione francese, la ghigliottina, ignara anche del destino che attendeva i figli ancora in vita (e che fu ben penoso, soprattutto per il maschietto).

Il volume è un saggio interessantissimo, dalla scrittura coinvolgente, e corredato al centro da una serie di ritratti che ci permettono di conoscere più da vicino la regina di Francia e la sua famiglia.

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La copertina: mi piace molto. Il ritratto utilizzato è quello dell'artista francese Elizabeth Vigée-Lebrun, che ci restituisce l'immagine di una Maria Antonietta nella sua maturità, ed in cui spicca il rosso del velluto che ricopre i mobili e il blu dell'abito della regina.
Mi piace in generale l'impostazione delle copertine Oscar storia della Mondadori, purtroppo recentemente cambiata in quello che mi sembra un design vecchio e per nulla attrattivo:

La nuova copetina

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Quarta di copertina: La figura magnifica e tragica di Maria Antonietta, figlia di Maria Teresa d'Austria e moglie di Luigi XVI di Francia, continua a suscitare sentimenti contrastanti: fu solo una vittima innocente? Influenzò gli eventi della Rivoluzione dell'89? In questa appassionante biografia Antonia Fraser ricostruisce l'itinerario di formazione personale e politica dell'infelice regina, liberando il personaggio dagli stereotipi e restituendola alla sua dimensione umana e storica.
Le ricerche della Fraser non hanno trascurato nulla, dal costume europeo dell'Ancien Régime all'ambiente politico-economico e a quello dell'apparato cortigiano, dalla cerchia di amici e di consiglieri, dei quali viene indagata la psicologia, al coro di voci dei testimoni coevi che raccontano ognuno una parte della vicenda. Con lo stile di narratrice di razza che le è proprio, l'autrice descrive le grandi decisioni, gli errori di giudizio, gli slanci, le potenti aspirazioni individuali di Maria Antonietta, una donna sopraffatta dai grandi sconvolgimenti della Storia.

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Giudizio personale: 5/5