sabato 10 dicembre 2011

Il mandolino del Capitano Corelli

Autore: Louis De Bernieres
Titolo originale: Captain Corelli's mandolin

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Il mandolino del Capitano Corelli è una storia bellissima, e l'ho considerato uno dei migliori libri che avessi mai letto... fino a un certo punto.
Ma andiamo con ordine.
Siamo a Cefalonia, un'isola greca in cui la vita scorre semplice; c'è un uomo non laureato, il dottor Iannis, che fa da medico a tutti; c'è sua figlia, Pelagia, bella e troppo intelligente; c'è una galleria di personaggi indimenticabili, come Stamatis, che ha vissuto per tutta la vita sordo a causa di un pisello nell'orecchio, e che, una volta liberatosene, chiede al medico di rimetterlo al suo posto, perchè sente troppo la moglie che lo tormenta; ci sono, infine -e purtroppo- due uomini folli di nome Adolf Hitler e Benito Mussolini, artefici di una guerra orribile e sanguinosa, la cui pazzia sta per fagocitare anche Cefalonia e i suoi abitanti.
E' così che sull'isola sbarca l'esercito italiano e il Capitano Corelli, innamorato della musica e del suo mandolino, ed ha inizio una storia d'amore e di guerra appassionante ed a tratti commovente.

Il dottor Iannis tenta di scrivere una "Storia di Cefalonia", ed i brani del suo libro incompiuto sono davvero molto belli, intensi ed ironici, e fanno venir voglia di conoscere meglio la storia dell'isola.
Il secondo capitolo, intitolato "Il Duce", è un ritratto di Mussolini che da solo varrebbe la lettura del libro, e che avrei volentieri trascritto, se solo fosse stato più breve. In esso l'autore riesce a mettere in risalto l'egocentrismo dell'uomo, la sua superficialità, le sue menzogne e le contraddizioni delle sue affermazioni. Al duce si riferisce anche il capitolo 35, "Un opuscolo distribuito sull'isola e intitolato con il motto fascista ^Credere, obbedire, combattere!^ ", un pamphlet contenente un'ironica storia di Mussolini. In esso vediamo come la presunzione e l'egocentrismo di un ometto, costi la vita a migliaia di persone, sofferenze a nazioni intere, e come la pace venga barattata per una guerra inutile e ingiusta. C'è da dire che, purtroppo, l'opuscolo risulta, a tratti, ancora molto attuale.
Altri capitoli meravigliosi sono quelli che hanno per titolo "L'omosessuale"; soprattutto la prima lettera è molto toccante e commovente, così come si rivelerà la storia e la fine dell'uomo che l'ha scritta, che incontreremo nel corso della storia e a cui avremo occasione di affezionarci.
La storia ci avvicina naturalmente anche al mondo di Cefalonia, non solo descrivendoci le sue bellezze naturali, ma anche il modo di vivere dei suoi abitanti. Vediamo così che un uomo forzuto, Velisarios, ed un vecchio cannone, possono rivelarsi un'attrazione imperdibile, e che la festa del Santo -molto ben descritta- unisce credenti e non, e regala al paese miracolose guarigioni.
Ma non ci sono solo bellezze e folklore: come in molte altre parti del mondo, la condizione delle donne a Cefalonia non è delle migliori. Esse sono destinate ai lavori di casa, a viziare gli uomini, a discutere di cose importanti solo con le altre donne e in assenza degli uomini e, cosa peggiore, da vedove vengono mal viste dalla comunità, come se non avessero il diritto di sopravvivere al marito, e la loro unica assicurazione contro una vecchiaia indigente e spaventosa, consiste nell'avere figli maschi.

Il mandolino è tuttavia, oltre che una storia d'amore, una storia di guerra, irrazionale e crudele.
Credo che il lettore italiano sia molto impressionato dalle descrizioni dell'autore sulle condizioni dell'esercito italiano, mandato a combattere senza adeguati equipaggiamenti (nel capitolo 17 leggiamo: " Siamo ridotti a mille unità con quindici mitragliatrici e cinque mortai")e spesso soggetto a ordini assurdi. La disorganizzazione è imperante, e fa male leggere dei tanti tradimenti perpetrati a danno dei soldati dell'Italia, anche da chi avrebbe dovuto occuparsi del loro destino e li ha invece mandati a morire per inettitudine o a scopi strategici.
Vi sono, nell'esercito, molti uomini giusti che non sono d'accordo con la guerra ("Non detestiamo i greci, li combattiamo per ragioni oscure e senza onore"), e una volta che non bisogna più combattere per Benito Mussolini, tanti sono gli atti di eroismo.
Una volta andati via gli italiani, "cala" su Cefalonia l'esercito tedesco, e gli orrori non si contano. Orrori che vengono poi ripresi dagli andartes, greci che compiono azioni atroci e illegali ai danni dei loro stessi compatrioti, ed è triste vedere come ciò cambi il dottor Iannis, che non aveva mai perduto la bonomia e l'ironia ("In passato avevamo i barbari da accusare, adesso abbiamo solamente noi stessi").
Molte altre sarebbero le cose da dire su questo libro, accenno qui solo alla toccante scena della madre che rinnega il figlio nel capitolo 63, alla breve e tenera descrizione che fa Pelagia della sua infanzia col padre, e alla simpatia un pò folle di Corelli, che ad un tedesco che con la mano tesa che lo saluta dicendo: "Heil, Hitler", risponde: "Heil, Puccini".

Quindi cos'è che non mi è piaciuto di questo pur meraviglioso libro? Il finale.
E' vero, ho scritto molte volte che un lieto fine spesso non avrebbe lo stesso effetto di un finale che lieto non è. Ma ne Il mandolino non c'è la morte di uno dei protagonisti, o la scelta dilaniante di uno di loro. C'è solo lo spreco di tempo prezioso, la vita "non vissuta" di Pelagia. E questo è molto triste. Perchè se nella vita reale accadono cose di questo genere, uno scrittore, che ha il destino dei suoi personaggi nella penna -o nella tastiera-, dovrebbe, almeno quando possibile, cercare di renderli felici.

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Quarta di copertina: Nel 1940, durante l'invasione nazista della Grecia, Antonio Corelli, stravagante capitano alla testa di un battaglione dell'esercito italiano, è di stanza a Cefalonia, un'isola lontana anni luce dalla follia che sta travolgendo l'Europa. Più devoto alla musica e alle partite di calcio che alla guerra, vive a casa del colto e spiritoso dottor Iannis. Tra Pelagia, l'affascinante e orgogliosa figlia del medico, e il capitano nasce una passione intensa e discreta, che né il precipitare degli eventi bellici né il terremoto che sconvolge l'isola poco dopo la fine del conflitto potranno spezzare. Sullo sfondo di una delle pagine più dolorose del nostro passato, sospesa tra la tragedia e la commedia, venata di lirismo e humor, l'indimenticabile storia d'amore e di guerra ha ispirato l'omonimo film con Nicolas Cage e Penelope Cruz.

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Giudizio personale: 4/5

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Qui le citazioni dal testo


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