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domenica 24 gennaio 2016

The Pretender - Rebirth

Autori: Steven Long Mitchell; Craig W. Van Sickle
Lingua: inglese
Genere: thriller
Prima pubblicazione: anno 2013

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The pretender (in italiano Jarod il camaleonte), è una serie TV trasmessa negli Stati Uniti sulla rete NBC a partire dal 1996; in Italia, in chiaro, è approdata su Rai Due nel 1998.
Il telefilm è composto da quattro stagioni e due film per la televisione che però, purtroppo, non danno un vero finale alla storia, né rispondono alle tante domande emerse nel corso degli anni.

Michael T. Weiss nel ruolo di Jarod

Le vicende ruotano intorno al personaggio di Jarod, rapito da bambino nel 1963 da un'oscura organizzazione chiamata "Il Centro", che ne sfrutterà per più di trent'anni le abilità di simulatore, ovvero le capacità di diventare chiunque voglia essere.
Attorno al protagonista, orbitano personaggi molto interessanti e di grande spessore, come lo scienziato che lo ha cresciuto, Sydney, o Miss Parker, la figlia del capo che viene incaricata di ritrovare il simulatore dopo la sua fuga, e che è una delle persone più segnate, insieme a Jarod, dall'esistenza stessa del Centro.

Andrea Parker nel ruolo di Miss Parker e Patrick Bauchau in quello di Sydney

Ogni episodio, a parte qualcuno incentrato solo sulle vicende dei protagonisti, vede Jarod risolvere un caso di ingiustizia, molto spesso costringendo il colpevole, con le buone, ma quasi sempre con le cattive, a confessare. Da questo punto di vista, la serie può risultare qualche volta troppo buonista, ma tale buonismo viene completamente a mancare quando si varcano le porte del Centro, con il suo carico di assassinii, rapimenti, inganni e sfruttamenti.
E' questo l'elemento che rende interessante la storia, e che ne ha fatto il telefilm preferito della mia adolescenza.
Purtroppo, dopo la quarta stagione, i fondi della serie TV vennero dirottati verso altri progetti.
Il primo film che fece seguito alla chiusura, Pretender 2001, potrebbe essere definito semplicemente un episodio più lungo del normale, mentre il secondo, L'isola del fantasma, cavalcò l'onda degli allora "famosi" templari, e diede alla storia una piega che preferisco dimenticare.
Da allora, per anni si sono susseguite voci di un terzo film o di una nuova stagione della serie, purtroppo mai realizzati.

Così, con mia grande gioia, nel 2013, dopo ben dodici anni dall'ultimo film, i creatori del camaleonte, Steven Long Mitchell e Craig W. Van Sickle, annunciarono l'uscita del primo romanzo di una serie che avrebbe ripreso le fila della storia di Jarod, e le avrebbe dato finalmente una degna conclusione.
Insieme all'entusiasmo, ammetto ci fosse un po' di preoccupazione per il fatto che la storia fosse stata traslata di venti anni: il corrispettivo cartaceo di Jarod, infatti, viene rapito nel 1983, e riesce a fuggire dal Centro ai giorni nostri.
Proseguendo la lettura del romanzo, però, mi sono resa conto che la traslazione temporale non comporta chissà quali cambiamenti, tranne uno: invece dei caratteristici quaderni rossi, Jarod utilizza un iPad rosso. Inezie.
Piuttosto, l'effetto del romanzo è stato un altro: mi ha fatto ricordare quanto amassi questa serie, e quante potenzialità avesse.


Devo però subito chiarire che il libro non riprende la storia di Jarod, Miss Parker e gli altri, ma è piuttosto un reboot, un nuovo inizio (o una rinascita, come recita il titolo).
Leggere il romanzo è come guardare un lungo episodio della serie TV, di cui richiama tantissime scene che ritornano alla mente con entusiasmo e un pizzico di nostalgia. Chi non ricorda i DSA, o Miss Parker fumare pericolosamente su una piattaforma petrolifera, o cercare disperatamente di ottenere l'affetto del padre, o, ancora, Jarod simulare un incendio in un albergo per parlare con Sidney e scappare da Miss Parker, o fingere di essere un medico? Tutto ciò accade nel romanzo, che, rispetto ad un episodio televisivo, ha il vantaggio di poter esplorare più profondamente l'animo dei personaggi.
Vediamo Jarod scoprire il mondo, così nuovo per lui, con gli occhi di un bambino, e contemporaneamente ingannare un medico senza scrupoli fingendosi un collega, per smascherare degli illeciti esperimenti su ignari e impotenti pazienti.
Le cose si complicano quando Jarod si rende conto che, con molta probabilità, il Centro ha rapito un altro bambino, il piccolo Luke. La vicenda ricorda molto da vicino gli ultimi episodi della seconda stagione, Legami di sangue (Bloodlines), ma nel romanzo non trova, per il momento, una conclusione, continuando invece nel secondo volume, significativamente intitolato Saving Luke.

Il font in cui è stampato il libro ricorda molto quello del titolo della serie TV, e la scrittura si avvale di tantissime onomatopee, cosa che avvicina ancora di più la storia all'opera televisiva.
Riguardo all'inglese, purtroppo Rebirth è stato il romanzo più difficile da comprendere che abbia mai letto, ed ho impiegato molto tempo per concluderlo, quando invece avrei voluto divorarlo.

La seconda edizione risulta arricchita da un intervento di Michael T. Weiss (l'attore che interpretava Jarod), breve ma molto sentito.

In assoluto, un libro da leggere per tutti i nostalgici appassionati di Jarod il camaleonte.

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Quarta di copertina: There are Pretenders among us, geniuses with the ability to become anyone they want to be. In 1983 a corporation known as The Centre isolated a young Pretender named Jarod and exploited his genius for their "research". Then, one day, their Pretender ran away…

The first in the exciting Pretender series of novels, Rebirth is an edge-of-your-seat mystery thriller about Jarod, a child prodigy, stolen and raised by a clandestine organization that exploited his gift for their nefarious activities. After his escape, this "ingenious Jason Bourne", a human chameleon that can literally become anyone he wants to be, rejoins the world denied to him for 30 years. While attempting to find his family, he uses his brilliance to protect the weak and abused, those who cannot protect themselves.

Jarod does this while staying one step ahead of his nemesis, Miss Parker, the sexiest woman on the planet who is hell-bent on tracking him down and returning him to her masters. Their multifaceted, love-hate relationship, driven by the emotional secrets they share, fuels a heated chase, pitting a cunning predator against her brilliant prey.

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Giudizio personale: 4/5

sabato 26 settembre 2015

La regina dei castelli di carta

Autore: Stieg Larsson
Titolo originale: Luftslottet som sprängdes
Lingua: italiano

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La regina dei castelli di carta è il volume conclusivo della trilogia Millennium (trilogia "forzata" dalla prematura morte dell'autore Stieg Larsson, che aveva progettato invece ben dieci volumi).

La storia continua direttamente quella de La ragazza che giocava con il fuoco. Troviamo, infatti, Lisbeth ricoverata in ospedale in seguito alle ferite ricevute a Gosseberga e in attesa del processo. Il romanzo, questa volta, si discosta dal tema degli uomini che odiano le donne, diventando piuttosto una (buona) spy-story, tanto che più di una volta il narratore o uno dei personaggi si vede costretto a sottolineare che, in fondo, si tratta comunque di violenza sulle donne.

La storia, purtroppo, è piuttosto noiosa: durante le prime 500 pagine, da cui comincia ad accadere qualcosa di interessante, ho pensato più volte di mollare il libro, ed ho continuato solo perché si trattava del romanzo conclusivo.
Lo stile dell'autore, che ci mette a parte di tutte le azioni dei protagonisti, come andare al bagno, mangiare un panino o sfogliare un giornale, pare appesantire il tutto e mi ha fatto ogni volta sperare che si andasse avanti con la storia, che accadesse qualcosa di importante!

Il senso di ingiustizia che si respira nel corso del romanzo è soffocante, e di sicuro non sarebbe stato un difetto bensì un pregio, se non fosse stato unito al senso di noia generale che ispira gran parte della storia.
Uno dei meriti dell'autore è sicuramente quello di mettere in luce vari aspetti negativi dell'organizzazione governativa di un paese, la Svezia, che, visto da fuori, può sembrare quasi perfetto a chi si accontenti di un'occhiata superficiale.

Il processo a cui è sottoposta Lisbeth è una delle parti migliori del romanzo, in cui i nodi vengono al pettine e finalmente c'è giustizia per la protagonista. Il senso di compiutezza dell'evento fa sì che la parte finale, con l'allontanamento della ragazza e poi l'incontro con Niedermann, risulti quasi qualcosa di estraneo e superfluo.
Restando in tema di eventi superflui, credo che si sia dato troppo spazio ad Erika: non è un personaggio così fondamentale o a cui ci si è affezionati nei precedenti volumi, quindi mi sembra inutile seguirla nella sua nuova veste di caporedattore dell'Smp. Probabilmente la sua vicenda con lo stalker è servita ad agganciarsi al tema della violenza sulle donne, ma ha appesantito di molto la storia. Le sue vicissitudini come nuovo caporedattore ci fanno sicuramente comprendere come sia difficile, per una donna assurta a un posto di potere, farsi accettare dai colleghi uomini, e c'è del buono in questo, ma dedicare meno spazio al personaggio riducendo la mole del romanzo e permettendo al lettore di focalizzarsi sulla protagonista, avrebbe secondo me giovato al romanzo.

In un post precedente avevo espresso il mio timore che la storia potesse non avere una degna conclusione a causa della morte del suo autore, così sono stata molto sorpresa nel constatare che invece La regina dei castelli di carta può essere considerata come la definitiva conclusione delle vicende di Lisbeth e Mikael Blomkvist. Nulla è lasciato in sospeso, mi sarebbe solo piaciuto sapere qualcosa di più su Camilla Salander, ma forse era nei piani dell'autore raccontarci di lei in uno dei sette romanzi successivi.

" È bello che sia finita" disse Armanskij.
"Amen" disse Mikael.

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Quarta di copertina: Lisbeth Salander è sopravvissuta al fuoco, ma è ancora lontana dall'aver risolto i suoi problemi. Persone potenti cercano di ridurla al silenzio per sempre. Intanto, Mikael Blomkvist è riuscito ad avvicinarsi alla verità sul suo terribile passato ed è deciso a pubblicare un articolo di denuncia che farà tremare il governo, i servizi di sicurezza e l'intero paese.

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Giudizio personale: 3/5

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[attenzione: qualche piccolo SPOILER]

Anche dal terzo volume della trilogia è stato tratto un film svedese, dal titolo Luftslottet som sprängdes, mandato in onda in Italia da laEffe come quinto e sesto episodio della serie tv Millennium.


Come i due precedenti, anche questo film è molto ben realizzato e, messa da parte la cittadina immaginaria di Hedestad, la macchina da presa può indugiare molto spesso sui bei paesaggi svedesi.

Il cast è quello consueto, con una Noomi Rapace molto brava e un Anders Ahlbom perfetto nella sua resa dell'odioso dottor Peter Teleborian. Fisicamente molto diversa da come l'avevo immaginata, invece, Mirja Turestedt nel ruolo di Monica Figuerola.



La trama si concentra essenzialmente sulla spy-story della Sezione, accennando solo all'inizio alla tratta delle donne.
Molto più che nelle due pellicole precedenti, possiamo osservare dei tagli rispetto al romanzo originale: la storia tra Monica e Mikael è del tutto cassata, e il giornalista trova una sorta di "lieto fine" con la collega Erika Berger. Il fatto che questa sia sposata viene accennato solo come scherzo in una breve scena durante un pranzo di famiglia, e la sua disavventura con lo stalker è molto ridimensionata.


venerdì 1 agosto 2014

La ragazza che giocava con il fuoco

Autore: Stieg Larsson
Titolo originale: Flickan som lekte med elden

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La ragazza che giocava con il fuoco è il secondo capitolo della trilogia Millennium, e mi è piaciuto più del primo, soprattutto perché gli eventi ruotano intorno ad una - se non l'unica - protagonista principale, Lisbeth Salander, accusata di duplice e poi triplice omicidio.

Lo stile mi piace, così come la sensazione di leggere una storia scritta da qualcuno che sa davvero di cosa sta parlando (in questo caso, del traffiking).
Ed è un pregio, secondo me, che l'azione cominci a circa 200 pagine dall'inizio del libro, senza che ciò che la precede annoi o stanchi il lettore, anche se ho trovato a volte eccessivamente ansiogeno il piano dell'avvocato Bjurman di far del male a Lisbeth (ma probabilmente solo perché ho letto il romanzo in un momento sbagliato).

Forse è proprio la parte centrale del romanzo quella che mostra di più il fianco: l'assenza di Lisbeth si sente, e si sente parecchio, ed ho trovato a volte molto noiose le pagine dedicate al distretto di polizia, anche se ho pensato che lo scrittore sia stato davvero bravo a rendere detestabili quei personaggi - uomini - insopportabilmente ignoranti e misogini.

Una cosa che mi ha colpito è il fatto che la rivelazione probabilmente più importante del romanzo, concernente uno dei personaggi - ed in particolare la sua relazione con uno dei protagonisti -, sia stata messa lì quasi con noncuranza, non posta alla fine del capitolo, né tanto meno "urlata", come forse mi sarei aspettata. Mi chiedo se ciò dipenda dalla "provenienza" del romanzo (non ho letto altri scrittori svedesi) o allo stile di Larsson.

Il finale è forse un po' tirato per i capelli, a tratti (penso, ad esempio, all' "impresa" di Mikael Blomkvist contro il gigante biondo), ma il romanzo ha comunque il pregio di tentare di andare dritto alle radici del male e di far riflettere, e questo mi piace sempre. Molto.

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Trama: Mikael Blomkvist è tornato vittorioso alla guida di Millennium, pronto a lanciare un numero speciale su un vasto traffico di prostituzione dai paesi dell'Est. L'inchiesta si preannuncia esplosiva: la denuncia riguarda un intero sistema di violenze e soprusi, e non risparmia poliziotti, giudici e politici, perfino esponenti dei servizi segreti. Ma poco prima di andare in stampa, un triplice omicidio fa sospendere la pubblicazione, mentre si scatena una vera e propria caccia all'uomo: l'attenzione di polizia e media nazionali si concentra su Lisbeth Salander, la giovane hacker, "così impeccabilmente competente e al tempo stesso così socialmente irrecuperabile", ora principale sospettata. Blomkvist, incurante di quanto tutti sembrano credere, dà il via a un'indagine per accertare le responsabilità di Lisbeth, "la donna che odia gli uomini che odiano le donne". È lei la vera protagonista di questo nuovo episodio della Millennium Trilogy, un thriller serrato che all'intrigo diabolico unisce un'acuta descrizione della società moderna, con le sue contraddizioni e deviazioni, consegnandoci con Lisbeth Salander un personaggio femminile unico, commovente e indimenticabile.

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Giudizio personale: 4/5

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Volume I: Uomini che odiano le donne

domenica 15 giugno 2014

Uomini che odiano le donne

Autore: Stieg Larsson
Titolo originale: Man som hatar kvinnor

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Uomini che odiano le donne è il primo volume della trilogia scritta da Stieg Larsson (che, leggo con tristezza, è morto molto prematuramente a causa di un attacco cardiaco, ed aveva in mente una serie di ben 10 romanzi).
Mi piacciono molto i libri corposi, ambientati in paesi di cui di solito leggo poco - in questo caso la Svezia -, nonché le saghe familiari, e Uomini che odiano le donne è tutto questo.
I personaggi sono molto ben delineati, in particolare mi sono piaciuti moltissimo Lisbeth Salander, protagonista molto particolare, e il tenace e manipolativo Henrik Vanger - che però riesce a fare anche tenerezza -, capostipite della grande famiglia Vanger, alla ricerca di una risposta alla scomparsa della sua nipote preferita, Harriet.
Inoltre, ho apprezzato molto la questione finanziaria ruotante intorno a Wennerstrom, nonché le descrizioni della cittadina immaginaria di Hedestad.
Mi ha lasciato invece un po' perplessa la parte in cui l'autore narra del nuovo avvocato tutore di Lisbeth, e le sue violenze nei confronti della ragazza: probabilmente si voleva delineare ancora meglio la protagonista, o, quasi certamente, sottolineare l'odio di alcuni uomini verso le donne, così come recita il titolo, ma ho trovato il tutto un po' forzato ed evitabile.
Le indagini sulla scomparsa di Harriet e la storia della famiglia Vanger mi hanno avvinto molto, tuttavia, una volta scoperta la verità e i motivi della sparizione della ragazza, mi sono sentita profondamente delusa: la storia aveva il sapore del già letto... davvero mi aspettavo di più.
Una svolta diversa, un colpevole insospettabile, avrebbero fatto di questo libro un romanzo da consigliare a chiunque .
Molto delicata la descrizione del sentimento che sboccia pian piano in Lisbeth, e che le permette, per una volta, di aprirsi al mondo. Temo però che, a causa della prematura scomparsa dell'autore, la storia orizzontale che si è andata a poco a poco delineando, non giungerà, nei due volumi successivi, a una vera e propria conclusione.

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Quarta di copertina: " Ti racconterò la storia della famiglia Vanger. E' una storia lunga e cupa, di odio, liti familiari e smodata avarizia.
Il motivo che mi spinge è il più semplice: la vendetta. E ciò che desidero è che ascolti la mia storia fino in fondo. "

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Trama: Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.

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Giudizio personale: 4/5

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(Aggiornamento 4 settembre 2015)

Uomini che odiano le donne è diventato un film in Svezia nel 2009 con il titolo Män som hatar kvinnor. In Italia è stato proposto per la prima volta in chiaro da laEffe nel settembre 2015, come una serie tv divisa in due episodi da circa 90 minuti ciascuno.


Gli attori principali sono Michael Nyqvist nel ruolo di Mikael Blomkvist, e Noomi Rapace in quello di Lisbeth. In generale, tutto il cast sembra più adatto rispetto a quello del film del 2011, anche se a tratti Noomi Rapace è più aggraziata sia della collega Roonie Mara che del suo corrispettivo cartaceo.
La sigla mi è sembrata un po' strana, quasi un cartone animato - pur se con una musica almeno all'inizio inquietante - che ha fatto da "riassunto" a chi avesse già letto i romanzi.


Confesso che sono rimasta davvero sorpresa dalla qualità di questa produzione: non avevo mai visto nulla che provenisse dalla Svezia, e non mi aspettavo la bella fotografia o la bravura degli attori.
Inoltre (complice anche il lungo minutaggio), pur con qualche leggera variazione ed omissione, guardare lo show è stato come vedere il romanzo prendere vita davanti ai miei occhi: è data molta attenzione ai particolari, e quasi nulla è tralasciato.


Almeno per quanto mi riguarda, la visione del film/serie tv svedese è stata più soddisfacente di quella della pellicola di Fincher, e lo consiglio a chiunque sia curioso di vedere Lisbeth e Mikael uscire dal libro e prendere vita sullo schermo televisivo.

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Successivo alla pellicola svedese, è il film Millennium - Uomini che odiano le donne, prodotto da Stati Uniti, Svezia, Regno Unito, Canada e Germania nel 2011, per la regia di David Fincher.


A interpretare Mikael Blomkvist è Daniel Craig, mentre Roonie Mara è Lisbeth Salander, Robin Wright veste i panni di Erika Berger e Joely Richardson quelli di uno dei componenti della famiglia Vanger.
Nessuno degli interpreti delude le aspettative, Roonie Mara su tutti, ma nessuno di loro, tranne, forse, il personaggio a cui presta il volto Joely Richardson, sono fisicamente come li avevo immaginati leggendo il romanzo.


Il film è molto ben fatto, e i suoi 160 minuti passano veloci senza annoiare mai. La location mi è piaciuta, anche se sembra abbastanza strano che in una storia ambientata in Svezia, compaia spesso la lingua inglese, ad esempio nei titoli del telegiornale.


La pellicola è piuttosto aderente al libro, anche se manca - per fortuna - la storia tra Cecilia e Mikael, già impegnato con Erika e Lisbeth, e se tutta la parte finale ambientata in Australia è cassata, immagino, per questioni di minutaggio. Il risultato è comunque molto buono, la storia non risente di questo piccolo cambiamento, e la risoluzione del caso di Harriet, che nel libro mi era sembrata banale, sullo schermo invece non delude.

Di seguito, la bella sigla iniziale, della durata di ben due minuti e mezzo:



domenica 11 novembre 2012

La casa degli inganni

Autori: James Patterson e Peter De Longe
Titolo originale: The beach house

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James Patterson è uno di quegli scrittori capaci di produrre opere diversissime e di altissimo livello come Il collezionista e A Jennifer con amore, per questo sono rimasta piuttosto perplessa riguardo a La casa degli inganni, che non conquista ed a tratti risulta noiosa.
Lo stile è ineccepibile, mi piace l'ambientazione -gli Hamptons-, ci sono innumerevoli personaggi, eppure la storia è un pò piatta, riuscendo a ravvivarsi solo nella parte centrale.
La relazione tra il protagonista e la detective è molto affrettata, alcuni personaggi sono solo abbozzati, ed il finto processo, che dovrebbe essere il fulcro di tutto il racconto, sembra davvero tirato per i capelli ed a volte ridicolo.

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Trama: Jack Mullen è un giovane che si è fatto dal nulla. Povero, ma determinato a riuscire, si è laureato in Legge e ha ottenuto un posto di rilievo in un importante studio legale di Manhattan. Coinvolto quasi controvoglia nel giro di amicizie del fratello Peter, Jack non immagina che un fine settimana in una magnifica villa sulla spiaggia possa trasformarsi in un incubo. Peter muore misteriosamente, annegato in piscina (-in realtà non si parla di nessuna piscina, ma dell'oceano- n.d. blogger), una fine che tutti hanno troppa fretta di liquidare come accidentale. Con l'aiuto di Pauline, investigatrice da sempre innamorata di lui, Jack comincia a  raccogliere prove, a scavare dove non dovrebbe...

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Giudizio personale: 3/5