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sabato 23 maggio 2015

Attraverso lo specchio (e ciò che Alice vi trovò)

Autore: Lewis Carroll
Titolo originale: Through the looking-glass and What Alice found there

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Attraverso lo specchio è il seguito del più famoso Alice nel Paese delle Meraviglie, scritto circa sei anni dopo il volume precedente.

L'ho trovato di sicuro più carino e divertente (tralasciando la storia delle ostrichette, veramente inquietante), anche se non mi ha certo tenuta incollata alle pagine.
Anche questo libro è dedicato ad Alice Liddell, la bambina realmente esistita che chiese a Lewis Carroll una storia durante una gita in barca sul Tamigi, dando il via alla nascita della Alice letteraria e delle sue avventure. In apertura e chiusura del romanzo è palese il dispiacere dell'autore dovuto al fatto di non vedere più da tempo la bambina, il cui nome viene formato dalla prima lettera di ogni verso della poesia finale (nella versione in lingua originale).

Questa volta la piccola Alice non cade attraverso la tana di un coniglio per ritrovarsi poi nel Paese delle Meraviglie, bensì attraversa lo specchio del suo salotto, attraverso il quale riesce a scorgere solo una parte della stanza, e ciò stimola la sua curiosità riguardo a cos'altro possa esserci dietro l'angolo che lei non riesce a vedere bene.

Anche questa volta l'autore usa l'espediente del sogno per permettere alla bambina di vivere le sue avventure, in un mondo che mi è piaciuto di più rispetto a quello sotto terra della storia precedente.
Soprattutto all'inizio del racconto, l'universo oltre lo specchio sembra funzionare davvero al contrario: bisogna correre a perdifiato per restare nello stesso posto, e distribuire le fette di torta prima di tagliarle.

Tra gli strani personaggi incontrati da Alice, i più importanti sono sicuramente i "pezzi" della scacchiera, come la Regina Rossa e la Regina Bianca, o il Cavaliere Bianco che accompagna Alice alla fine del racconto. La piccola si muove infatti su di una scacchiera, che è il mondo stesso, con l'intento di diventare ella stessa una Regina.

Durante il suo viaggio incontrerà fiori parlanti, i gemelli Tuidoldam e Tuidoldì, Humpty Dumpty (che le parla del famoso non-compleanno attribuito poi in seguito al Cappellaio Matto dalle varie trasposizioni cinematografiche e non), il leone e l'unicorno.
Molto simpatico l'episodio nella bottega della pecora, in cui la merce sembra fluttuare, cosicché ogni volta che Alice punta lo sguardo su uno degli scaffali, questo le appare vuoto.

Al di là del nonsense che sembra pervadere anche questa storia, vi troviamo comunque degli elementi interessanti: Alice si ritrova in un mondo strano e sconosciuto, ma la sua curiosità e la sua apertura mentale la spingono a visitarlo e a relazionarsi con tutti i personaggi che incontra. La confusione generata nella piccola dal fatto che al di là dello specchio si seguano regole del tutto diverse da quelle - rigide - che le hanno impartito, le insegna che è possibile guardare le cose da un punto di vista diverso, ed è possibile scorgere anche una sottile critica proprio a tutte quelle regole che gli adulti impongono ai bambini - e a se stessi -, che impediscono poi loro il cambiamento, la curiosità e, soprattutto, la tolleranza.

Uno dei personaggi più importanti nel viaggio di Alice è sicuramente il Cavaliere bianco, colui che la libera dal Cavaliere Rosso e la conduce alla fine della scacchiera per permetterle di diventare Regina. Si tratta di una figura molto divertente, ma a tratti anche commovente: non conosce la strada e cade di continuo da cavallo, tuttavia non si abbatte, né crede di essere eccentrico, così come non crede che sia strano portare un alveare attaccato alla sella o ideare invenzioni del tutto inutili. E' probabilmente lui, più di qualunque altro personaggio, a far comprendere ad Alice ed al lettore quanto le convenzioni e le regole siano poco naturali e quanto spesso tengano imbrigliata la mente ed impediscano la crescita di quegli stessi uomini che le hanno codificate.

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Alice Liddell, la bambina a cui Lewis Carroll dedicò i due romanzi di Alice, fotografata dallo stesso scrittore nel 1858.

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Quando decise di pubblicare il primo volume delle avventure di Alice, Carroll commissionò le illustrazioni a John Tenniel, i cui disegni sono poi divenuti famosissimi ed hanno in parte ispirato le varie trasposizioni della storia. L'illustratore continuò il suo lavoro anche per Attraverso lo specchio.

Illustrazioni per Alice's adventures in Wonderland
Il Coniglio Bianco

Il tè dei matti

Le carte da gioco e le rose della Regina di Cuori

Il processo

Illustrazioni per Through the Looking-Glass, and What Alice found there
L'incontro con Humpty-Dumpty

Tuidoldam e Tuidoldì

La bottega della pecora

Il Cavaliere Bianco



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E' possibile leggere o scaricare gratuitamente Attraverso lo specchio ai seguenti link:

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Trama: La facoltà, infantile per eccellenza, di osservare con perfetto candore ciò che ci circonda, servì a Carroll per mettere a nudo le assurdità e le incoerenze della vita adulta e per dar vita a incantevoli giochi basati sulle regole della logica. I personaggi che in Alice nel Paese delle Meraviglie sono carte da gioco, in Attraverso lo specchio, il suo seguito, sono pezzi degli scacchi: il loro comportamento è dettato dalle regole della partita, ma si colora di originalissimi toni comici. 

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Giudizio personale: 3/5

domenica 17 maggio 2015

Alice nel Paese delle Meraviglie

Autore: Lewis Carroll
Titolo originale: Alice's adventures in Wonderland

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Alice nel Paese delle Meraviglie è il breve romanzo scritto dal reverendo Charles Lutwidge Dodgson sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll, e pubblicato nel lontano 1865. 
Esso narra del sogno della piccola Alice, che, inseguendo un coniglio, si ritrova nel Paese delle Meraviglie, popolato da strani personaggi ed in cui accadono eventi bizzarri.

Lessi per la prima volta questo libro da ragazzina, e lo trovai molto noioso e per questo difficile da terminare, mentre adesso mi è sembrato abbastanza piacevole ed a tratti divertente.

La denominazione "Paese delle Meraviglie" è sempre stata molto affascinante per me, anche se mi riporta alla mente scene più fiabesche rispetto a quelle di cui ci narra Carroll (che, in realtà, aveva parlato di "sottomondo" o "sottosuolo").

Ciò che mi è piaciuto di più sono stati i personaggi, così diversi tra loro, dal coniglio alla lepre marzolina, dal famosissimo cappellaio al simpatico Guglielmo la lucertola, fino ai miei preferiti, il mazzo di carte con la Regina di Cuori dalla condanna facile.

Ad una lettura superficiale, la storia può apparire il trionfo del nonsense, ma una frase del testo mi ha colpito particolarmente, e mi ha spinto a riflettere meglio sulle avventure di Alice:" Guardate al senso; le sillabe si guarderanno da sé", dice infatti la Duchessa, che cerca una morale in tutto. Eppure, non potrebbe forse essere questo un messaggio dello stesso autore, che ci invita a non fermarci alle "sillabe", alla storia in sé, ma a guardare sotto la superficie?

Ci sono in particolare tre elementi su cui credo valga la pena soffermarsi: il primo è il personaggio stesso di Alice. Ammetto che la bambina non mi è stata simpatica, mi è sembrata un po' presuntuosa e pronta a cacciarsi nei guai, eppure proprio quest'ultimo aspetto è dovuto a nient'altro che alla curiosità, che spesso - e a torto - noi adulti tendiamo a condannare, ed inoltre occorre una gran bella dose di coraggio  - e di incoscienza - per affrontare qualcosa o qualcuno di cui non sappiamo nulla, come riesce a fare Alice. Il suo continuo crescere e rimpicciolirsi, inoltre, potrebbe essere collegato alla difficoltà di diventare grandi, ed alla confusione in cui spesso si ritrovano soprattutto i ragazzini, sospesi tra fanciullezza ed età adulta.

Il secondo elemento è il tempo: l'orologio del cappellaio è fermo ormai da un po', e l'ora del tè si dilata senza fine, portando i convitati a scambiarsi ininterrottamente posto a tavola, ma anche a non terminare mai la propria bevanda o i propri biscotti, perché il tempo è fermo, cristallizzato, e, se questo fa in modo che non abbia più il "potere" di "rubare" secondi, minuti ed ore, d'altro canto non permette neppure all'uomo (o lepre o tasso che siano) di compiere qualsivoglia azione ed andare avanti con la propria vita.

L'ultimo elemento che mi ha colpito è il fatto che alla sorella di Alice, dopo aver ascoltato il racconto del sogno della piccola, sembra quasi essere nel Paese delle Meraviglie, "benché sapesse" scrive l'autore, " che aprendo gli occhi tutto si sarebbe mutato nella triste realtà". Queste ultime parole, "triste realtà", mi hanno portato a domandarmi se Carroll non avesse voluto suggerirci che quella di Alice  fosse stata una fuga da una quotidianità difficile, o se si riferisse, genericamente, alla realtà di tutti noi.

Tra gli episodi per me più carini, l'iniziale caduta attraverso il tunnel (e tutto ciò che lì vi si trova); la casettina del coniglio, le chiacchierate con il gatto del Cheshire e il bruco e, naturalmente, il croquet della Regina.

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E' possibile leggere o downlodare gratuitamente Alice nel Paese delle Meraviglie ai seguenti link:
- Boorp.

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Trama: A oltre un secolo dalla sua pubblicazione, Alice, come romanzo e come personaggio, conserva ancora intatta tutta la sua freschezza, incantando non solo i più giovani ma anche gli adulti, che nel suo mondo meraviglioso scoprono un altro sé, pronto a sfidare ardui giochi linguistici, entusiasmanti trucchi psicologici, situazioni impossibili che mettono in discussione la realtà e svelano l’irresistibile fascino dell’assurdo. In un romanzo in cui la sospensione dell’incredulità è d’obbligo, il gusto del gioco non può essere dimenticato e va riscoperto con occhi che sappiano guardare al di là del consueto. Perché qui è l’essenza della vita, e forse tra i sogni segreti di tanti c’è proprio la tana di un coniglio bianco in cui perdersi...

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Giudizio personale: 3/5 

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Ad Alice nel Paese delle Meraviglie sono ispirati numerosi fumetti e manga. Tra questi, Alice in Heartland di Queen Rose e Soumei Hoshino.

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La trasposizione più famosa di Alice nel Paese delle Meraviglie è sicuramente la versione animata della Disney, risalente al 1951.


La storia racchiude in sé anche numerosi episodi del secondo libro delle avventure di Alice, Attraverso lo specchio. Sono infatti estratti da questo romanzo i personaggi di Pinco e Panco (Tuidoldam e Tuidoldì) e dei fiori canterini, le filastrocche del nonno e delle ostrichette (quest'ultima inquietante tanto quanto nel romanzo) ed il non-compleanno, un concetto appartenente però ad Humpty-Dumpty e non al Cappellaio Matto.


Il film presenta una grafica molto accattivante, con colori vivaci e personaggi diventati veri e propri cult, come il Cappellaio Matto o la stessa Alice (chi riesce ad immaginarla diversamente da una bambina con i capelli biondi ed il vestitino azzurro coperto dal grembiulino bianco?).
Riguardo al contenuto, invece, l'ho trovato piuttosto noioso, sono infatti riuscita a guardare il cartone animato per intero solo di recente, dopo aver letto il libro, e sforzandomi un po', mentre da piccola mi sono sempre fermata ben prima della fine.

I dialoghi sono resi molto bene in italiano, conservando i giochi di parole caratteristici della storia.

  
Simpaticissimi gli animaletti "ibridi" che Alice incontra nella foresta.




Una menzione particolare agli indimenticabili personaggi della Regina di Cuori ( qui "fusa" con quello della Regina Rossa), il Bianconiglio (neologismo efficacissimo e tutto italiano) e lo Stregatto, vere colonne portanti della pellicola.

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Alle avventure di Alice si rifà anche Once upon a Time in Wonderland, spin-off del più famoso Once upon a Time della ABC.


La serie tv conta una sola stagione di 13 episodi. Nel pilot ritroviamo la protagonista rinchiusa in un manicomio dell'Inghilterra vittoriana a causa delle sue presunte "farneticazioni" sul Paese delle Meraviglie. La ragazza ha perso ormai qualsiasi speranza e la voglia di lottare, in quanto crede - a torto - che l'uomo che amava, il Genio della lampada, sia morto, ucciso dalla Regina Rossa.


Una volta venuta a conoscenza della verità, però, Alice ritorna nel Paese delle Meraviglie, dove, aiutata anche dall'amico Will Scarlett (il Fante di Cuori), cerca di ricongiungersi con il Genio, Cyrus, e di sconfiggere il perfido Jafar, vero big bad dello show, alleatosi con la Regina Rossa.

La storia è risultata abbastanza carina (con episodi che però, secondo me, non superano la sufficienza, eccetto il secondo e pochi altri, tra cui l'undicesimo), e mi sono piaciute molte ambientazioni, come l'Inghilterra vittoriana o il "locale" del Brucaliffo, ma spesso ci si ritrova di fronte a dei pessimi effetti speciali (un esempio su tutti, il volo di Jafar sul tappeto, nel pilot). Reso benissimo, invece, il coniglio.


La più grossa pecca dello show è secondo me rappresentata dal cast.
La protagonista, Alice, interpretata da Sophie Lowe, è infatti piuttosto irritante e non mi ha suscitato nessuna simpatia,


mentre la Regina Rossa, a cui dà il volto Emma Rigby, pare più adatta ad uno show della HBO, piuttosto che a uno della ABC,


anche se nei panni di Anastasia è abbastanza carina, e la sua storia con Will ha finito con l'essere più appassionante di quella dei due protagonisti.


Azzeccato, invece, Neveen Andrews, che interpreta un Jafar malvagio e senza scrupoli. Senza infamia e senza lode Michael Socha, il Fante di Cuori (sempre che si riesca a scendere a patti con il suo continuo "Bloody Hell!") e Peter Gadiot nei panni di Cyrus.


Dalla serie madre, solo una breve apparizione per Robin Hood (Sean Maguire) e la Regina di Cuori, Cora (Barbara Hershey), ampiamente vista in Once upon a Time in quanto madre di Regina, la Evil Queen di Storybrook e della Foresta Incantata. Del tutto assente, purtroppo, il Cappellaio, comparso nella prima e seconda stagione di Once ed interpretato da Sebastian Stan.


In breve, una serie tv consigliata a chi ama le fiabe (e soprattutto le loro rivisitazioni) e ai fan di Once upon a Time, che potrebbero chiedersi chi bloody hell è quel tale Will Scarlett, che sembra uscito fuori dal nulla nel corso della quarta stagione.

venerdì 2 maggio 2014

C'era una volta... fiabe

Autore: Luigi Capuana

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Questa volta, per la mia occasionale "immersione" nel mondo delle fiabe, ho scelto Luigi Capuana, uno tra i più importanti scrittori veristi.

Del volume mi è piaciuta, innanzitutto, la Prefazione dello stesso autore: mi è sembrata molto sincera, genuina, tenera, quasi mi ha dato l'impressione di conoscere quest'uomo che, ad un certo punto della sua vita, si è immerso nel mondo fantastico delle fiabe...

       In quel tempo ero triste ed anche un po' ammalato, con un'inerzia intellettuale che mi faceva               rabbia, e i          lettori non immagineranno facilmente la gioia da me provata nel vedermi, a un          tratto, fiorire nella fantasia        quel mondo meraviglioso di fate, di maghi, di re, di regine, di              orchi, di incantesimi, che è stato il primo            pascolo artistico delle nostre piccole menti.

Le fiabe presentano un linguaggio molto semplice, come d'altronde ci anticipa lo stesso autore nella già citata Prefazione, e presentano caratteristiche tali da farmi pensare alle storie tramandate oralmente: schema ripetitivo, ritornelli, protagonisti molto simili tra loro. In particolare, mi è piaciuto molto che, in luogo di "principessa" e "principe", siano stati usati i vocaboli "Reginotta" e "Reuccio", e mi ha fatto sorridere che gli unici luoghi realmente esistenti menzionati, siano stati la Spagna e il Portogallo, luoghi di provenienza dei più ricchi ed ambiti reali.

Le storie sono molto carine, quasi tutte presentano uno svolgimento piuttosto corposo, ricco di ostacoli e prove da superare, mentre purtroppo la risoluzione appare per lo più affrettata, e sbucata d'improvviso dal nulla.

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Fiabe contenute:
- Spera di sole
- Le arance d'oro
- Ranocchino
- Senza-orecchie
- Il lupo mannaro
- Cecina
- L'albero che parla
- I tre anelli
- La vecchina
- La fontana della bellezza
- Il cavallo di bronzo
- L'uovo nero
- La figlia del re
- Serpentina
- Il soldo bucato
- Ti, tìriti, tì
- Testa-di-rospo
- Topolino
- Il racconta-fiabe
- La Reginotta

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Giudizio personale: 3/5

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E' possibile leggere on-line il libro qui e qui 

sabato 29 dicembre 2012

The curious case of Benjamin Button

Autore: Francis Scott Fitzgerald

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The curious case of Benjamin Button è un racconto breve capace di far sorridere, riflettere, commuovere.
In particolare, mi ha colpito favorevolmente l'ironia che l'autore utilizza all'inizio per descrivere la borghesia di Baltimora, personificata poi dal padre di Benjamin.
Fitzgerald gli attribuisce una cecità -che evidentemente pensa estesa a tutta la classe- verso qualsiasi evento inatteso e spiacevole che possa incrinare il mondo all'apparenza perfetto dei benestanti. E così, il signor Button va ad acquistare per il suo bebè dall'aspetto di un ottuagenario, biancheria da neonato e giocattoli, lo iscrive all'asilo, e per molto tempo lo costringe -e non solo metaforicamente- nei panni di un bambino. Peccato per la completa assenza della signora Button, mi sarebbe piaciuto vedere la sua reazione di fronte all'anomala nascita.
Riguardo Benjamin, è un personaggio per il quale spesso ho provato compassione. Certo, può far sorridere il fatto che, quasi neonato, sia coetaneo ed amico del proprio nonno, ma a parte ciò, mi è sembrato per lo più molto solo e incompreso, prigioniero di un corpo e di una mente controcorrente rispetto al tempo. E' davvero commovente, ad esempio, leggere della sua voce rotta dal pianto quando nessuno lo riconosce come l'uomo che ha combattuto, e valorosamente, in guerra, o quando è costretto a scappare dall'università perché è letteralmente perseguitato da una folla che lo canzona per il suo desiderio di iscriversi pur avendo un corpo da anziano. Ciò fa molto riflettere su quanto siamo abituati a giudicare dall'apparenza, e a scostarci da tutto quello che si allontana dai binari della normalità.
E' triste leggere del naufragio del matrimonio di Benjamin - le cose sarebbero andate nello stesso modo se la strana attitudine a "decrescere" fosse scomparsa? - e della poca memoria delle persone, dimentiche dell'aver criticato il fatto che un anziano sposasse una ragazza, mentre spettegolano sul fatto che un ragazzo stia con una donna non più giovane, o, ancora, del disgusto provato dal figlio del protagonista nel doversi occupare di un padre non più tale.
Bellissime le ultime righe, nelle quali tutta la vita, i ricordi e i sentimenti di Benjamin si perdono per sempre dissolvendosi nel buio.

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Trama: This story was inspired by a remark of Mark Twain's to the effect that it was a pity that the best part of life came at the beginning and the worst part at the end. By trying the experiment upon only one man in a perfectly normal world I have scarcely given his idea a fair trial. Several weeks after completing it, I discovered an almost identical plot in Samuel Butler's "Note-books"...

La vita scorre all'indietro, per Benjamin Button. In un giorno d'estate del 1860, per un inspiegabile scherzo del destino, lui nasce già vecchio: un uomo dell'apparente età di settant'anni, dentro una culla. E poi comincia a ringiovanire, muovendosi controcorrente rispetto alla Storia. Mentre la buona borghesia di Baltimora, a cui appartiene anche suo padre, osserva con un misto di meraviglia, imbarazzo e riprovazione.

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Giudizio personale: 3/5

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E' possibile scaricare gratuitamente il libro in lingua originale su feedbooks

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E' del 2008 il film Il curioso caso di Benjamin Button, con protagonisti Brad Pitt e Cate Blanchett.
La storia narrata è del tutto diversa da quella del libro, di cui conserva solo lo strano destino di Benjamin, nato anziano e ringiovanito nel corso della vita.
Nella pellicola il "neonato" verrà infatti abbandonato dal padre in una casa di riposo, e vivrà in seguito una storia d'amore con Daisy.
Molto bello il finale, anche se ricordo che all'epoca trovai il film eccessivamente lungo, ed incapace di appassionare davvero.

Il trailer in italiano:


mercoledì 14 novembre 2012

I misteri del castello di Udolfo - Parte II

Autrice: Ann Radcliffe
Titolo originale: The misteries of Udolpho
Parte: 2 di 2
Volumi: 3 e 4 di 4

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Questa seconda parte de I misteri del castello di Udolfo è decisamente -e, direi, fortunatamente- più interessante e scorrevole rispetto alla prima, tanto che, in alcuni punti, non riuscivo a smettere di leggere.
Il cambio di ambientazione - dal castello di Udolfo a quello di Blangy- dà molto respiro alla storia, ed il secondo maniero presenta più elementi gotici meglio raccontati e amalgamati con gli eventi e che risultano, al lettore di oggi, più interessanti e divertenti.
Abbiamo così passaggi angusti, corridoi bui, morti misteriose, letti che si muovono, strane apparizioni -e sparizioni-, musiche inspiegabili, ma il tutto in un'atmosfera non claustrofobica e pesante qual era quella del castello di Udolfo.
Le lunghe descrizioni lasciano il posto ai dialoghi, e vengono introdotti nuovi personaggi - anche se quello di Bianca sembra una copia carbone quasi perfetta della protagonista -.
Emilia continua a non riuscire ad accattivarsi le simpatie di chi legge, né a risultare minimamente interessante, sempre occupata a far la cosa giusta e, soprattutto, a svenire.
Molto molto simpatico, invece, il personaggio della serva Annetta, logorroica, superstiziosa, ingenua ed estroversa; interessante anche la vecchia Teresa, depositaria di quella saggezza popolare che scuote la testa dinanzi agli immotivati problemi dei ricchi.
Un pò noioso l'episodio dei briganti, ma molto interessante quello di suor Agnese, un vero e proprio plot twist che davvero non mi aspettavo.
Peccato solo non ne sia stato mai tratto un film.

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Trama: Considerato l'archetipo del romanzo gotico, "I misteri di Udolpho" fu pubblicato nel 1794, anno dell'ascesa e della caduta di Robespierre. Sull'apparente struttura del racconto di formazione femminile, Ann Radcliffe modella un percorso attraverso gli spazi sublimi del terrore, nei quali l'eroina si smarrisce in una vertigine noir che la conduce oltre i limiti della ragione e della natura. Nella Francia del 1584 la giovane e sensibile Emily St. Aubert, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene rinchiusa dalla zia Madame Cheron e dal suo compagno, il perverso zio Montoni, nel tenebroso castello di Udolpho, sugli Appennini. Solo dopo una convulsa serie di avvenimenti agghiaccianti Emily riesce a riacquistare la libertà e a ricongiungersi con il suo innamorato, Valancourt.

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Giudizio personale: 3/5

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E' possibile scaricare gratuitamente l'e-book de I misteri del castello di Udolfo qui.

lunedì 2 luglio 2012

I misteri del castello di Udolfo - Parte I

Autrice: Ann Radcliffe
Titolo originale: The misteries of Udolpho
Parte: 1 di 2
Volumi: 1 e 2 di 4

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Ero curiosa riguardo I misteri del castello di Udolpho dai tempi di Northanger Abbey, la cui protagonista legge proprio il romanzo della Radcliffe, ed in cui Jane Austen si prende un pò gioco delle gothic novel, tanto in voga ai suoi tempi.
Ebbene,questi due primi volumi sono stati una noia totale.
La protagonista, Emilia, non trasmette nulla, le vicende non sono interessanti, e soprattutto il viaggio che la fanciulla compie insieme al padre fa davvero venir voglia di chiudere il libro.
Il castello di Udolfo entra in scena solo alla fine di questa prima parte, portando una lieve ventata di interesse alla storia, ed un pò di respiro si ha unicamente nei brevi dialoghi tra la protagonista e la serva Annetta.
Spero in un miglioramento nella seconda parte.

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Trama: Considerato l'archetipo del romanzo gotico, "I misteri di Udolpho" fu pubblicato nel 1794, anno dell'ascesa e della caduta di Robespierre. Sull'apparente struttura del racconto di formazione femminile, Ann Radcliffe modella un percorso attraverso gli spazi sublimi del terrore, nei quali l'eroina si smarrisce in una vertigine noir che la conduce oltre i limiti della ragione e della natura. Nella Francia del 1584 la giovane e sensibile Emily St. Aubert, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene rinchiusa dalla zia Madame Cheron e dal suo compagno, il perverso zio Montoni, nel tenebroso castello di Udolpho, sugli Appennini. Solo dopo una convulsa serie di avvenimenti agghiaccianti Emily riesce a riacquistare la libertà e a ricongiungersi con il suo innamorato, Valancourt.

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Giudizio personale: 2/5

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L'e-book de I misteri del castello di Udolfo è scaricabile gratuitamente in italiano qui.


domenica 15 gennaio 2012

Blu quasi trasparente

Autore: Ryu Murakami
Titolo originale: Kagirinaku tomei ni chikai buru

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Blu quasi trasparente è un romanzo breve autobiografico "per metà", scritto con uno stile chiaro ed essenziale che ho apprezzato molto.
Racconta di un gruppo di ragazzi piuttosto giovani -il protagonista, Ryu, ha solo diciannove anni- che passano le loro giornate assumendo qualsiasi tipo di droga e praticando sesso promiscuo -è presente la descrizione di un'orgia, piuttosto esplicita e che finisce col risultare disgustosa-.
Il libro fece molto rumore in Giappone ai tempi della sua pubblicazione, perché forse per la prima volta qualcuno osava parlare dell'altra faccia della medaglia di una società ordinata e limpida -rappresentata, a mio avviso, dalle persone, splendidamente descritte, che si intravedono passare attraverso la porta aperta della casa di Ryu-.
I ragazzi della storia ci appaiono infatti senza futuro, completamente sbandati, a tratti violenti -ma anche all'occorrenza solidali gli uni con gli altri- e disincantati. Solo il protagonista, infatti, sembra conservare ancora dentro di sé una sensibilità tale da fargli apprezzare ciò che vede al di là di un vetro, ed anche un briciolo di ingenuità.
Molto bella la metafora, che per alcuni sta per la bomba che sconvolse il Giappone, ma che io ho letto come qualcosa di oscuro e cattivo che si nasconde al di sotto della società ed è contemporaneamente la società stessa, e che Ryu chiama "l'uccello nero", così grande che non si riesce mai a vederlo per intero.

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Giudizio personale: 2/5

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E' possibile scaricare gratuitamente l'e-book di Blu quasi trasparente -in italiano- a questo indirizzo.

sabato 5 luglio 2008

Quo vadis?


Autore: Henry Sienkiewicz
Titolo originale: Quo vadis?

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[attenzione: SPOILER]

Il romanzo narra la storia di un soldato romano, Vinicio, che si innamora perdutamente di un ostaggio ligio, la giovane e bellissima Callina, chiamata Ligia.
In principio l'uomo tenta di prenderla con la forza, ma viene respinto. 
Ligia, cresciuta in una casa romana, è stata allevata dalla madre adottiva come cristiana, ed è proprio dai cristiani del Trastevere che la giovane scappa per evitare di diventare concubina di Vinicio, o, peggio, vivere al Palatino alla corte del perverso Nerone.

Per cercare l'amata, Vinicio entra così in contatto con la comunità cristiana, ed ascolta le parole dell'apostolo Pietro. In lui si verifica uno straordinario mutamento, che lo porta gradualmente, da giovane viziato, violento ed irascibile, a diventare un fervido amante di Cristo e della dottrina cristiana.

Quando tutto sembra volgere per il meglio, ed i due giovani, riappacificatisi, sono ormai promessi, scoppia a Roma il terribile incendio, dal quale solo quattro dei quattordici quartieri si salveranno. Per sviare i sospetti da Nerone - presentato nel libro come il "mandante" dell'incendio -, della tragedia sono incolpati i cristiani, che vengono perseguitati, catturati e massacrati nei modi più terribili nel circo di Roma.

L'apostolo Pietro, spinto dai fedeli, si appresta a lasciare la città, ma durante il cammino vede il Signore, al quale chiede: "Quo vadis, Domine?" (Dove vai, Signore?).
Cristo gli risponde che sta tornando a Roma, per essere crocifisso di nuovo.
Pietro capisce allora di dover tornare indietro e condividere i supplizi del suo gregge. Una volta in città, infatti, viene crocifisso a testa in giù.

Naturalmente anche Ligia e il fedele quanto forte schiavo Ursus sono catturati, e per loro Nerone ha in serbo un supplizio particolare: la ragazza viene legata alle corna di un feroce toro, il quale viene lasciato entrare nell'arena, dove si trova Ursus. Il ligio, alla vista della sua signora in pericolo, abbatte l'animale spezzandogli le corna a mani nude.
La plebe spettatrice è così entusiasta che Nerone è costretto a concedere la grazia ai due.
Ligia viene condotta in Sicilia da Vinicio, dove i due possono finalmente cominciare una vita insieme.


Ammetto di aver intrapreso la lettura di Quo vadis? in un momento di profonda astinenza da libri; il capolavoro -ora posso con ragione chiamarlo così- di Sienkiewicz era da anni ospite di una delle librerie di casa senza aver mai suscitato il minimo interesse da parte mia.
Mi aspettavo un polpettone didascalico con pagine pesanti quanto mattoni, ed invece mi sono dovuta ricredere.

La Roma di Nerone è rappresentata in modo affascinante; la lettura risulta piacevole; ai personaggi è dato il giusto spessore, ed è interessante essere "spettatori" delle dinamiche interpersonali del tempo.
Ho trovato sorprendente -seppur terribile, considerando anche che si tratta di un episodio realmente accaduto- la descrizione dei supplizi subiti dai cristiani nell'arena; emozionante e commovente l'immagine del padre che, coperto di pelli d'animali per essere più "appetibile" per i leoni, stringe a sé il figlioletto...
come pur emozionante risulta la descrizione dell'incendio di Roma, e la ricerca di Vinicio tra i vicoli in fiamme e la disperazione del popolo.

Molto molto piacevole la figura di Petronio, balzato dai libri di letteratura del liceo direttamente tra le pagine di Sienkiewicz, che ce lo presenta tristemente ironico, consapevole, eppur profondamente amante della vita -tanto da volerla lasciare a modo suo-, facendolo risultare uno dei personaggi più gradevoli del libro.

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Giudizio personale: 5/5