venerdì 18 agosto 2017

Her Majesty

Autrice: Lisa Graves
Sottotitolo: An Illustrated Guide to the Women who Ruled the World (Women in History)
Lingua: inglese
Genere: storia
Prima pubblicazione: febbraio 2015

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Essere un sovrano non è mai stato facile, soprattutto per le donne, spesso disprezzate, sottovalutate, o rifiutate semplicemente perché femmine.
Eppure, ogni volta che una di loro ha potuto esprimere il proprio potenziale, è riuscita a scolpire il suo nome nella storia, nel bene o nel male.

Her Majesty è un piccolo volumetto di sole 32 pagine, che racconta di 13 sovrane, alcune oramai famosissime, come Elisabetta I o Isabella di Castiglia, altre più sconosciute, come l'imperatrice Irene o Lakshmibai.
Ad ognuna di queste donne sono dedicate due pagine, decorate con splendide illustrazioni delle sovrane, cartine geografiche, stemmi e corone.
Per ognuna di esse sono indicati i dati essenziali (date di nascita e morte, consorti, figli, paese d'appartenenza), e le imprese e conquiste più importanti, non nascondendo crudeltà e scelte poco sagge.


Il tutto, con un linguaggio ed uno stile semplice adatto ai lettori più piccoli, ma dal contenuto tale da interessare anche gli adulti.
Ho apprezzato il fatto che sul retro l'autrice inviti i lettori a fare ulteriori ricerche sulle sovrane che hanno maggiormente destato la curiosità, inviti a scoprirne altre - come Maria Antonietta, "regina" della cover ma non presente all'interno - e lasci dei link da consultare.

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Sovrane descritte nel testo:
- Hapshepsut
- Boudica
- Zenobia
- Wu Zeitan
- Irene
- Matilda
- Isabella di Castiglia
- Elisabetta I
- Caterina II di Russia
- Luisa del Mecklenburg
- Lakshmibai
- Vittoria
- Alexandra di Russia

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La copertina: bella. E' costituita da un'illustrazione ad acquerello di una Maria Antonietta molto semplice, riconoscibile dalla caratteristica pettinatura e l'abito vaporoso. Il tutto su uno sfondo dai delicati colori pastello.

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Descrizione: This illustrated guide to famous (and infamous) queens tells us that power isn't everything. Each of the extraordinary women featured in this book have impacted world history. Featuring the bold and beautiful style of Lisa Graves' Women in History series, this book is sure to become a classroom, library and household favorite for parents and educators who want to show that being a princess or a queen means much more than fancy dresses and fairy tale endings.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 13 agosto 2017

Forgotten

Autrice: Nicole trope
Lingua: inglese
Genere: mystery / fiction
Prima pubblicazione: luglio 2017

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La chiamano "la Jodie Picoult australiana", Nicole Trope, e a ragione; anzi, benché siano passati molti anni dalla mia ultima lettura di un romanzo dell'autrice americana, posso affermare di apprezzare maggiormente la Trope per il realismo più spiccato e la capacità di dar vita a personaggi che sono piccoli universi, tanto minuziosa è la loro caratterizzazione.
Universi femminili, a dire il vero, perché in Forgotten, così come in Blame, sono le donne a farla da padrone, mentre gli uomini restano per lo più sullo sfondo, importanti a volte ai fini della storia, ma mai protagonisti.

Nucleo di questo romanzo è il rapimento di un bambino, Zach, che la madre, Malia, ha lasciato per qualche minuto in auto mentre si affrettava a comprare il latte per i due figli maggiori. Una donna immeritevole, ingrata, incauta... molti sono i commenti che potrebbero fioccare a causa del suo gesto - che è, sì, senza dubbio quanto meno poco saggio - eppure sin dalle prime righe della storia la Trope ci descrive una donna stressata, oberata dal lavoro, lasciata sola da un marito di cui non abbiamo ancora letto la parte peggiore, una donna, insomma, in cui qualunque altra potrebbe immedesimarsi, o  che almeno potrebbe essere profondamente capita.


La scomparsa del bambino apre il sipario ancora su altre donne, Jackie che l'ha preso, Ali che lo cerca, Edna che lo guarda alla tv, Garnet che pensa di averlo con sé.
Ognuna di queste donne, insieme a Malia, ha perso qualcosa, ma, a differenza della madre del piccolo Zach, per nessuna di loro c'è più alcuna speranza.
Ognuna ha una storia diversa, e un diverso modo di affrontare la perdita.
Ho trovato commovente il personaggio di Edna, un'anziana donna che vive in una camera in affitto, senza più marito e senza mai aver avuto figli, che ancora ricorda gli insegnamenti del padre, ma ha alla fine il coraggio di andarvi contro e fare la cosa giusta.
Controverso invece il personaggio di Jackie. E coraggiosa, direi, l'autrice, nel descrivere una madre che odia così tanto la sua bambina da mettere in piedi un piano che chiamare mostruoso è poco. Certo, c'è la sua infanzia orribile, la presenza certa di una psicosi, ma è impossibile empatizzare con la donna o provare pena per lei. Le pagine in cui Jackie fa da narratrice sono molto difficili da mandar giù, ed ho apprezzato molto il lavoro dell'autrice che è stata capace di farmi provare dei sentimenti tanto forti.
E poi c'è Ian, il padre di Zach, l'incubo di ogni moglie, e non perché sia un assassino o un adultero, ma semplicemente per la sua indifferenza verso la propria famiglia e per il suo egoismo che raggiunge vette davvero elevatissime. Un uomo normale, che non si farebbe fatica a rintracciare tra qualcuno dei nostri conoscenti.


Forgotten è un romanzo sulla fragilità umana, sulla maternità, sulle scelte, su ciò che è realmente o volutamente dimenticato - forgotten, temine che viene usato più volte all'interno del romanzo, e di cui ho apprezzato soprattutto l'utilizzo nel finale -. E' una storia che impegna emozionalmente e tiene col fiato sospeso fino alla fine. L'ho amato ancora più di Blame, e mi auguro che venga presto tradotto in italiano, così da poter essere conosciuto anche da chi non mastica l'inglese.

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La copertina: non mi piace e non la trovo adatta alla storia. La figura ripresa di spalle sembra quella di una bambina grandicella, mentre tutti i bambini menzionati nella storia sono piccoli, e quelli su cui ci si focalizza sono lattanti; nemmeno le scale hanno senso, danno l'impressione che ci si trovi in un palazzo piuttosto mal ridotto, qualcosa di molto lontano dalle abitazioni descritte nel romanzo.

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Trama: In a single day, a simple mistake will have life-altering consequences for everyone involved. 

A moment of distraction, an unlocked car and a missing baby. How on earth could this happen? 
All Malia needed was a single litre of milk and now she’s surrounded by police and Zach has disappeared. 
Detective Ali Greenberg knows that this is not the best case for her, not with her history - but she of all people knows what Malia is going through and what is at stake. 

Edna is worried about the new residents at the boarding house. She knows Mary would turn in her grave if she knew the kinds of people her son was letting in. 
And then there is someone else. Someone whose heart is broken. Someone who feels she has been unfairly punished for her mistakes. Someone who wants what she can’t have. 

What follows is a heart-stopping game of cat-and-mouse and a race against the clock. As the hours pass and the day heats up, all hope begins to fade. 
A gripping, haunting family drama shot through with emotion and suspense.

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Giudizio personale: 5/5

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Della stessa autrice:
- Blame

martedì 8 agosto 2017

Miss Marple: Nemesi

Autrice: Agatha Christie
Lingua: italiano
Genere: giallo
Prima pubblicazione: 1971

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L'estate è tradizionalmente stagione di gialli, ed io ho dedicato alcune torride giornate di luglio a Nemesi, l'ultimo romanzo scritto da Agatha Christie avente per protagonista Miss Marple.

Nella sua avventura finale, la perspicace vecchina è ingaggiata come detective, o, per meglio dire, Nemesi - ossia vendetta - da un uomo non più in vita, il signor Rafiel, che l'ha conosciuta in passato e che si è premurato di organizzare un ingegnoso piano prima della propria dipartita.

Ciò che rende interessante e divertente la storia, è la mancanza quasi assoluta di indizi con cui è lasciata Miss Marple, che avrà il compito di scoprire finanche lo scopo della sua missione.

Lo stile è limpido e asciutto e la protagonista è molto ben caratterizzata: l'autrice è bravissima nel rendere la figura di una donna anziana, curiosa, con i pregiudizi della sua età e del suo tempo, ma anche assetata di giustizia.

Mi è molto piaciuto che alla gita a cui partecipa Miss Marple aderiscano molte persone, per ognuna delle quali la Christie ha pronta un'esauriente descrizione che la definisce e la rende unica.

La trama è ben congegnata e, anche se avevo intuito qualcosa, ammetto di non aver pensato alla soluzione della faccenda.
Non si può dire che la storia riservi dei colpi di scena o tenga col fiato sospeso, ma ciò che mi è piaciuto è proprio la pacatezza e il garbo che permea il tutto.
Alla fine qualche elemento mi è parso un po' tirato per i capelli - il nascondiglio degli "angeli custodi", ad esempio - e mi è spiaciuto leggere alcuni commenti sessisti sulle ragazze pronunciati da due personaggi diversi.

Malgrado il signor Rafiel e diversi personaggi citati appaiano in un romanzo precedente, Nemesi può essere tranquillamente letto senza conoscere le altre avventure di Miss Marple.

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La copertina: mi piace molto il font utilizzato per il nome dell'autrice, nonché il colore giallo che contraddistingue il genere. L'albero richiama, pur se non chiaramente, la vicenda e, benché non possa dire che si tratti di una copertina accattivante, credo che il risultato finale sia abbastanza piacevole.

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Trama: Il vecchio miliardario Jason Rafiel ha lasciato una lettera ai suoi esecutori testamentari da consegnare a Miss Marple dopo la sua morte. Nella lettera si invita l'arzilla zitella di St. Mary Mead ad investigare su un omicidio senza specificare quale. Miss Marple riuscirà nell'intento ma dovrà passare attraverso una gita turistica per l'Inghilterra, la conoscenza di tre vecchie sorelle, un incidente di montagna con morto e la storia di una fanciulla deceduta dieci anni prima.

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Giudizio personale: 3/5

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Della stessa autrice:
- Dieci piccoli indiani
- Un cavallo per la strega
- C'è un cadavere in biblioteca

lunedì 7 agosto 2017

Aggiornamenti


Opinioni sul film tratto dal romanzo.

domenica 30 luglio 2017

La 19a moglie

Autore: David Ebershoff
Lingua: italiano
Genere: romanzo / storico / giallo
Prima pubblicazione: agosto 2008

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Era dai tempi di Big love, la serie tv della HBO incentrata su una famiglia poligama americana, che volevo leggere questo romanzo.
Si tratta di una narrazione corposa e molto particolare, che, almeno inizialmente, viaggia su due binari paralleli.

Il primo segue la storia di Ann Eliza Young, una donna realmente esistita che, nel 1873, chiese il divorzio da Brigham Young, secondo profeta dei Santi degli Ultimi Giorni, di cui era una delle innumerevoli mogli (a seconda del criterio di conteggio utilizzato, la 19a, o la 27a, o la 52a). Il suo gesto provocò un grande scossone all'interno della comunità mormone dell'epoca, e fece conoscere a tutti gli Stati Uniti l'esistenza del matrimonio plurimo e la condizione delle donne all'interno di esso.
Per raccontarci di lei, l'autore utilizza stralci della vera biografia della donna, documenti di archivio, pagine di Wikipedia, articoli di giornale e così via.
Ann Eliza Young
La storia è naturalmente romanzata, e non saprei dire quanti e quali di quei documenti siano effettivamente veri, ma, pur non trattandosi di un saggio, è piuttosto interessante e informativa, e l'autore è molto bravo nel narrare come la Chiesa dei Santi sia passata dall'essere una religione basata sull'amore, ad uno stile di vita fondato sulla sottomissione e schiavitù femminili.

Il secondo "binario" del romanzo segue invece una vicenda mystery ambientata ai giorni nostri. A narrare è la voce di Jordan, un ragazzo scacciato anni prima dalla comunità mormone poligama in cui era cresciuto, che cerca di far luce sull'omicidio del padre, di cui è accusata proprio la sua stessa madre, una tra le decine di mogli dell'uomo.
In questa parte del romanzo ci viene descritta la vita in un compound di poligami, l'orrore subito dalle donne e dalle ragazzine, molte delle quali, rese cieche dalla fede, dall'ignoranza e dall'indottrinamento, o anche solo dalla paura di una vita diversa, non accettano aiuti esterni né tentano di sottrarsi al giogo dei loro uomini.

Nella prima metà del romanzo, la storia di Eliza è quella che mi ha preso di più, tanto che non vedevo l'ora che il racconto di Jordan terminasse per tornare nel XIX secolo. Nella seconda metà, invece, è successo il contrario, anche se alcuni eventi ambientati nel nostro tempo mi sono sembrati un po' tirati per i capelli.


La 19a moglie è un romanzo che, nonostante la sua mole - più di 700 pagine - si divora in fretta e riesce a raggiungere diversi scopi: non solo intrattiene, ma insegna molto su una religione spesso sconosciuta, sulla sua nascita, le sofferenze dei suoi fedeli, l'aberrazione del matrimonio plurimo; fa riflettere sulla condizione femminile, sul potere dell'indottrinamento, sul coraggio di voler cambiare e sulla paura di essere liberi.

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Quarta di copertina: Questo straordinario romanzo racconta due storie parallele di poligamia. 
La prima si svolge in una setta religiosa nelle aride distese dello Utah, dove torbidi misteri si nascondono dietro l'apparente armonia di una famiglia in cui convivono più di venti mogli. Quandoil giovane Jordan, cacciato anni prima dalla comunità, scopre che la madre è accusata dell'omicidio del padre, decide di tornare nei luoghi della sua infanzia, determinato a conoscere la verità.
La seconda storia, che cresce come un fiume in piena per intrecciarsi alla prima, è quella di Ann Eliza, una donna che a fine Ottocento vide la madre accogliere una seconda moglie nel letto di suo marito, seguita da una terza e una quarta, sempre più giovani e pretenziose. Un destino a cui Ann Eliza si ribella, punita per questo suo gesto dal marito, leader e profeta della Chiesa mormone.
Tra crime story e romanzo storico, questo bestseller internazionale indaga con grande originalità il misterioso potere della fede.

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Giudizio personale: 5/5

domenica 23 luglio 2017

Il buco

Autrice: Anna Llenas
Lingua: italiano
Genere: libri per bambini
Prima pubblicazione: 2015

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Il buco è uno di quei libri dalle dimensioni non proprio contenute e dalle pagine patinate e illustrate che si trovano nel reparto bambini, ma che parla anche agli adulti.


E' la storia, molto breve, di Giulia, una bambina che si ritrova con un buco nell'anima, e cerca di riempirlo in tanti modi diversi: con cibo, farmaci, relazioni sbagliate...
Naturalmente, nessuno di questi espedienti sortisce alcun effetto positivo, e la piccola protagonista seguita a soffrire, finché non riesce a guardare al di là della sua situazione e ad accorgersi che tantissime persone convivono con un buco molto simile al suo. Giulia riesce così ad aprirsi al mondo e agli altri in modo sano, e ad apprezzare il suo buco come fonte di ricchezza.


Le illustrazioni del volume sono molto semplici, ritagliate dal cartone ondulato, colorate e simboliche (un pasticcino per le abbuffate).
Il significato profondo della storia non mancherà di arrivare anche ai più piccoli, come le vecchie fiabe dei Grimm -quelle non edulcorate dalle preoccupazioni degli adulti-, né di confortare i più grandi e farli sentire meno soli al mondo.

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La copertina: essenziale. Lo sfondo in cartone ondulato richiama la realizzazione delle illustrazioni all'interno del volume, anche se non so quanto il marrone e la quasi totale assenza di altri colori possano essere d'attrattiva per i bambini. Tranquillizzante l'immagine di Giulia che, pur avendo il buco, metafora delle sue perdite, sorride, come ad assicurare ai piccoli lettori che tutto andrà per il meglio.

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Quarta di copertina: Giulia sente un buco nella pancia che non le piace per niente. Allora prova in tutti i modi a riempire quel vuoto, per farlo scomparire. Ce la farà?

La vita è piena di incontri. E anche di perdite.
Alcune insignificanti, come quando si perde una matita o un foglietto. Ma alcune sono importanti, come la perdita di qualcosa a cui si tiene, della salute o di qualcuno che si ama.

Questa storia ci parla della nostra capacità di resistere e di superare le avversità, di trovare il senso della vita.

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Giudizio personale: 4/5

sabato 22 luglio 2017

Descendants - The rotten to the core Trilogy - Book 1

Tavole: Natsuki Minami
Adattamento: Jason Muell
Lingua: inglese
Genere: manga / fantasy
Volume: 1 di 3
Prima pubblicazione: giugno 2017

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Tempo fa guardai il film della Disney Descendants, lo trovai carino e divertente, volutamente kitsch nei costumi e nelle ambientazioni, probabilmente realizzato con un basso budget. Ciò che me lo rese simpatico fu proprio il fatto che non si prendesse sul serio e che tutto fosse intenzionalmente sopra le righe: dalla Regina malvagia in sovrappeso e, come gli altri cattivi, caricaturale; a Belle non proprio bellissima; alla presa in giro generale, ma con affetto, di tutti i classici Disney. 
Naturalmente non mancavano i buoni sentimenti, le canzoni orecchiabili e gli insegnamenti  morali (molto significativa la scoperta di Carlos e Jay del gioco di squadra e della condivisione, e la scelta finale di Mal), che ne fanno un prodotto adattissimo ai più giovani, target principale.


La TokyoPop, già editrice dei due bei manga de La Bella e la Bestia, si è proposta di realizzare una trilogia narrante la storia del film, di cui il primo capitolo è già stato pubblicato.
Si tratta di un volume di poco più di 80 pagine, veloce da leggere, e anche abbastanza piacevole. Le tavole sono molto belle, e il fatto che in realtà strizzino poco l'occhio al genere manga non è un difetto.
I colori sono brillanti, il personaggio di Carlos è somigliantissimo alla sua controparte in carne ed ossa, e spesso Evie risulta esteticamente molto più graziosa di Mal.


Il concept è carino: i figli dei "cattivi" delle storie Disney (Mal, figlia dei Malefica; Carlos, di Crudelia De Mon; Evie, della Evil Queen, e Jay, di Jafar), nati su un'isola priva di magia - e di wifi - in cui erano stati esiliati i propri genitori, vengono riammessi nel mondo dei "buoni" su iniziativa di Ben, il figlio della Bella e della Bestia. I nuovi ragazzi, cresciuti nel degrado, non sono abituati ai giochi, alla cioccolata o agli studi, ed arrivano ad Auradon con l'intento di rubare la bacchetta magica della fata Smemorina, e liberare così i propri genitori affinché il male possa regnare sovrano...

La storia segue fedelmente il film anche se, trattandosi solo del primo capitolo, questo volume potrebbe sembrare più che altro una presentazione dei personaggi e dell'ambientazione, e, come tale, risultare poco soddisfacente.
Credo inoltre che in alcuni punti la vicenda potrebbe rivelarsi confusa a chi non avesse guardato il film,a causa di repentini cambi di scena.

La trasposizione di storie dal grande schermo al fumetto è comunque un'idea che mi piace molto, e sono propensa a continuare a seguire la trilogia, e con essa a rivivere le avventure di Mal e compagni.

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La copertina: molto molto carina. Apprezzo soprattutto i colori, e il logo dei Descendants mi è sempre piaciuto. Da notare il gran numero di particolari, dagli abiti dei protagonisti, al volantino alterato sullo sfondo. Resi davvero bene i volti dei ragazzi.

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Trama: The VKs -- Mal, Evie, Jay and Carlos -- have been invited to attend Auradon Prep! But they have a sneaky plan to steal the fairy godmother's wand to rescue their parents from exile and let chaos reign over the people of the United States of Auradon. As the VKs tour the campus, they are introduced to the children of Disney's most famous heroes -- Ben, Audrey, Jane and Chad. After a spirited but ultimately fruitless attempt at stealing the wand, they are forced to continue their new double lives in the academy while they work together to concoct a new evil scheme.

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Giudizio personale: 3,5/5

domenica 16 luglio 2017

The rise of the Dawnstar

Autrice: Farah Oomerbhoy
Sottotitolo: The Avalonia Chronicles #2
Lingua: inglese
Genere: fantasy
Volume: 2 di 3
Prima pubblicazione: aprile 2017

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The rise of the Dawnstar è il secondo capitolo della trilogia delle Cronache di Avalonia di Farah Oomerbhoy.
Nel volume precedente avevamo lasciato la protagonista Aurora in fuga, insieme all'interesse amoroso Rafe, allo scopo di trovare un modo di salvare la madre prima di rifugiarsi dalla nonna nel regno di Elfi.
All'inizio di questa nuova avventura i due chiedono aiuto al nuovo personaggio di Santino, principe-pirata di Brandor, un regno ispirato al nostro Oriente.


Purtroppo la magia delle descrizioni che mi aveva catturato in The last of the Firedrakes è in questo romanzo del tutto scomparsa, e mi duole ammettere che tutta la prima parte della storia, prima dell'introduzione del regno di Elfi, è piuttosto noiosa.
Ho avuto l'impressione che ci sia qualcosa che non va nel personaggio di Rafe; le scene in cui è presente non funzionano, e la stessa protagonista, con lui, è molto meno interessante e propositiva. Nella loro storia d'amore, inoltre, tutto è troppo semplice e noioso.

Rispetto al primo capitolo, è però un fatto che Aurora sia finalmente cresciuta.
Se nel romanzo precedente, infatti, non faceva altro che cacciarsi nei guai, essere avventata, fidarsi di chiunque e non avere la più vaga idea di cosa significasse riflettere, questa volta ci troviamo di fronte a una ragazza più matura, che ha compreso, finalmente, che le proprie azioni hanno delle conseguenze e che non si aspetta più di essere salvata.

Dall'arrivo della protagonista ad Elfi, il romanzo si fa finalmente interessante.
Ho amato il nuovo regno.
Mi aspettavo una nonna paffuta, zuccherosa e protettiva, e un luogo da sogno dai colori pastello, mentre la Regina è esteticamente ancora attraente, ma fredda e manipolatrice, e la corte è teatro di lotte intestine e trame sotterranee. E' proprio qui che Aurora sperimenterà infatti, come non mai, l'inganno e il tradimento, ed imparerà che solo la dedizione e la fatica  possono portare a dei risultati tangibili.

"But she was as cold as the winter snow, an ice queen without emotion."

Ho apprezzato molto la "sorpresa" riguardante Penelope e mi è piaciuto che si parlasse della storia degli elfi, e che si sottolineasse il fatto che, per alcuni eventi, la versione dei maghi fosse diversa, a sottolineare che ogni popolo guarda ad un episodio in base alle conseguenze che ha avuto per la propria terra, e spesso ne enfatizza alcuni aspetti piuttosto che altri.
Purtroppo anche questa parte ha i suoi difetti, come le innumerevoli volte in cui Aurora sente "a shiver down my spine", e le reiterate descrizioni delle esercitazioni a cui si sottopone la protagonista, che a lungo andare finiscono per diventare noiose.
Tuttavia il tasto dolente è soprattutto la prevedibilità.
Credo che sia infatti chiaro cosa sia la Dawnstar, la stella dell'alba, e chi sia in realtà Illaria.
Tuttavia avrei di buon grado "perdonato" tutto ciò, anche la questione trita e ritrita dell'equivoco del matrimonio di Brandor, se non fosse stato per gli ultimissimi eventi del romanzo, e soprattutto per l'ultima scena, che mi ha fatto davvero sbuffare.

Un altro punto che non si può fare a meno di notare, è l'effetto che Aurora ha sugli uomini. Su qualunque uomo. Ora, sono consapevole del fatto che un autore voglia bene alle sue creature, e che per la scrittrice la sua protagonista sia la fanciulla più bella di tutto il mondo letterario, ma diventa noioso, ripetitivo e poco plausibile che qualunque essere di sesso maschile posi gli occhi sulla sedicenne, ne resti attratto all'istante o se ne innamori. Così come sembra piuttosto esagerato che tutti i ragazzi siano muscolosi e attraenti, tanto da far distrarre anche Aurora, innamoratissima del suo Rafe.

Mi sono inoltre accorta che, se la ragazza fa della missione di liberare la madre biologica lo scopo della sua vita, non spende mai un solo pensiero per i genitori adottivi, che pure l'hanno cresciuta fino al tragico incidente.
Mi piacerebbe molto se nel prossimo capitolo si desse un po' di spazio anche a loro, così come mi auguro che ci sia più originalità, in modo da chiudere in bellezza questo piacevole viaggio.

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La copertina: bellissima. Ancora migliore di quella del primo volume, che avevo apprezzato molto. Mi fa piacere che anche qui Aurora sia ritratta di spalle: non mi vanno a genio le copertine con questo o quel viso (magari utilizzato più volte per romanzi diversi), che limitano la fantasia del lettore.
Molto belli i colori, da quelli del paesaggio, che cozzano con l'azzurro del palazzo, freddo anche metaforicamente, a quelli dell'abito, che, insieme allo stesso abbigliamento, dichiarano come Aurora non sia più la principessa delle fiabe del primo volume, ma una guerriera.
Bella la decorazione dorata in basso, a mo' di cancello che divide il mondo della realtà da quello fantastico di Avalonia.

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Trama: Aurora Firedrake returns in the spellbinding sequel to The Last of the Firedrakes.

The seven kingdoms of Avalonia are crumbling and evil is spreading across the land like a plague. Queen Morgana is close to finding a way to open The Book of Abraxas and it’s only a matter of time until she uses the power trapped inside its pages to enslave the entire world.

With Avalonia growing more dangerous by the day, Aurora must travel through war-torn lands and deep into the heart of the fae kingdom of Elfi. Her goal is to find a legendary weapon infused with the last of the realm’s ancient magic—the only weapon in the world powerful enough to stop the queen.

Aurora might have survived her first battle against Morgana, but the true fight to save her kingdom and restore her throne has only just begun…

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Giudizio personale: 3/5

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Volume precedente:
- The last of the Firedrakes

domenica 9 luglio 2017

Beauty and the Beast - Belle's tale e The Beast's tale

Autrice: Mallory Reaves
Lingua: inglese
Genere: manga \ fiaba
Volumi: 1 e 2 di 2
Prima pubblicazione: marzo 2017

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In occasione dell'uscita nelle sale cinematografiche del film "La Bella e la Bestia" con Emma Watson e Dan Stevens, la Tokyopop ha distribuito un'interessante trasposizione della pellicola in formato manga. I due volumi che compongono l'opera raccontano entrambi la stessa storia, ma ognuno dal punto di vista di uno dei protagonisti.


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Belle's tale: il primo volume narra gli avvenimenti seguendo da vicino il personaggio di Belle. Nessuna strega, rosa e maledizione, dunque, ma un focus sulla cittadina di Villeneuve, i suoi meschini abitanti e una ragazza palesemente fuori posto in un ambiente del genere.


In principio il manga mi ha entusiasmato tantissimo, le tavole sono molto belle, soprattutto quelle che illustrano Villeneuve. Poche scene sono capaci di mostrare chiaramente la violenza di Gaston, e fanno riflettere su quale sarebbe stato il - triste - destino di Belle se questa avesse accettato di diventare sua moglie.
Tuttavia, mi aspettavo un po' di introspezione in più; inoltre non c'è nessun pathos nelle scene del ballo, né durante la trasformazione della Bestia.


Molto significative alcune battute; naturalmente la storia tocca il tema della diversità, dell'esclusione sociale, e illustra come cose meravigliose come l'amore, la letteratura e la cultura in generale possano essere viste negativamente.
Piuttosto bello l'epilogo, e soprattutto il fatto che il tradizionale "e vissero felici e contenti" non sia considerato come la fine, ma come un inizio.
Benché immagino che chiunque al mondo conosca la storia della Bella e la Bestia, e soprattutto la versione disneyana, credo che il manga si segua meglio dopo la visione del film, a cui è molto aderente.
Gli sketch finali che corredano il volume fanno comprendere quanto lavoro ci sia dietro un'opera del genere.

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The Beast's tale: il secondo volume narra invece la storia dal punto di vista della Bestia, e devo dire di averlo trovato migliore rispetto al precedente.
L'inizio è davvero molto bello.


Interessante la scena inedita in cui la Bestia sta leggendo su una guglia quando vede arrivare il padre di Belle. Veramente un'aggiunta molto carina!
Rispetto al volume dedicato alla protagonista femminile, troviamo qui molta più introspezione, viene indagato il rapporto della Bestia con la madre e i suoi sentimenti nei confronti della servitù.
Inoltre anche i disegni sembrano più belli, meno stilizzati. Notevoli le tavole in cui il protagonista lotta con i lupi.


Vi sono inoltre anche alcune scene divertenti, come quella in cui la Bestia fa le pulizie!
Come nell'altro volume, il manga concept art finale è piuttosto interessante.
L'unico appunto che potrei fare a questo manga, che mi è piaciuto veramente molto, è l'uso delle onomatopee in giapponese, la cui interpretazione ha richiesto molta fantasia.

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Le copertine: molto belle. Mi piace il fatto che siano state concepite come due parti di una stessa tavola, con i protagonisti disegnati di profilo. Ottimo l'accostamento del blu scuro e del giallo dorato. Ho apprezzato in particolare lo sfondo del primo volume e la resa della Bestia nel secondo.

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Trama - Belle's tale: In Disney's live-action film Beauty and the Beast, Belle, a bright, beautiful and independent young woman, is taken prisoner by a beast in his castle. Despite her fears, she befriends the castle's enchanted staff and learns to look beyond the Beast's hideous exterior and realize the kind heart and soul of the true Prince inside. This manga explores Belle's innermost thoughts as she learns that true beauty comes from within.


The Beast's tale: A tale as old as time ... told in timeless manga style Disney's much-anticipated live-action adaptation of "Beauty and the Beast" hits theaters in March 2017, and it stars Emma Watson and Dan Stevens. This original two-part manga series is based upon the upcoming movie... but you've never seen this classic love story told quite this way before. 
The "Beauty" manga delves into Belle's deepest thoughts as she's taken prisoner by the Beast in his majestic castle. Where the "Beast" manga explores Beast's deepest thoughts as he captures Belle in his castle and finds himself falling in love with her feisty attitude and adventurous spirit.

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Giudizio personale:
Belle's tale - 4/5
The Beast's tale - 5/5

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domenica 2 luglio 2017

Grace in the mirror

Autrice: Kristy Tate
Sottotitolo: Fairy Tale Found Book 1
Lingua: inglese
Genere: fantasy
Prima pubblicazione: aprile 2017

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Grace in the mirror è un romanzo la cui trama faceva sperare in una storia simpatica, divertente, zeppa di personaggi delle fiabe catapultati chissà come nel nostro mondo. Purtroppo la realizzazione è alquanto deludente, e, soprattutto nella seconda parte, il racconto si fa piuttosto scialbo e inconcludente.

Tutto comincia con il trasferimento della teenager Grace a Orange County a casa dei nonni, dopo la partenza del padre militare per una missione e un probabile diverbio con la madre.
La nuova vita non è congeniale alla ragazzina, a cui manca la migliore amica e le proprie abitudini, e di certo non giova la precaria situazione economica, benché gli egoisti e avari nonni siano più che benestanti.

Per fortuna Grace riesce in fretta a fare amicizia ed anche a trovare un lavoro, ma le cose prendono una strana piega quando la ragazza viene scambiata per Biancaneve e accusata da sette nani di aver rubato uno specchio magico...

Riguardo alla parte concernente la "vita reale", è bello che la protagonista abbia delle amiche e degli amici e l'autrice non abbia giocato l'ovvia carta dei ragazzi ricchi e quindi anche presuntuosi, spocchiosi, e magari bulletti, che condannano la nuova ragazza alla solitudine e alla sofferenza.

La prima parte della storia è abbastanza piacevole e piena di aspettative, e anche la descrizione dell'attrazione tra Grace e Brock è delicata e non fastidiosa né zuccherosa, come invece avrebbe potuto.

Purtroppo, è proprio il mash-up con le fiabe a non funzionare: i personaggi inseriti sono davvero pochi, e per lo più i dialoghi e le scene che li vedono protagonisti sono senza senso.
Tra le altre cose, il principe Azzurro di Biancaneve le rinfaccia di aver ucciso un drago per lei (non si trattava della storia della Bella Addormentata?); Grace ha bisogno di Google per capire che Charmant significa Charming; il famosissimo scrittore Hans Christian Andersen viene ripetutamente chiamato "Anderson" (spero sia un errore che verrà poi corretto in seguito) e quella raccontata, L'acciarino, è una delle sue fiabe più brutte (anche a detta di uno dei personaggi).
Ciò che più mi ha deluso è stato però il personaggio di Biancaneve: dopo tante produzioni - vedi Mirror, mirror, Once upon a time, perfino il per me pessimo Snow White and the huntsman - che hanno cercato di renderla un'eroina forte, pronta a combattere per la giustizia e i suoi diritti, qui non è altro che una svampita la cui felicità sta nel trovare una casa da pulire!


Il discorso della bellezza interiore purtroppo non salva la storia, che tra l'altro non è autoconclusiva. Spero proprio che il secondo volume sia migliore.

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La copertina: molto carina. Mi piace l'accostamento dei colori, rosa e verde acqua. Adoro la parte superiore dell'illustrazione, con lo sfondo a righe, lo specchio e le rose.

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Trama: Fairy tales can come true. But it’s terrifying when it happens to you.
Grace James thinks having to wear a hand-me-down uniform while trying to fit into her posh new school in glitzy Orange County is bad, but being followed to class by seven little angry men is worse. The dwarfs believe that Grace has stolen the magic mirror, and they want it back.
Opponents become allies and soon Grace can’t tell who is friend or foe and what is real or merely a fairy tale, so she cooks up a scheme that will take her back home to Oregon where life made sense - away from her stingy grandparents and her miniature stalkers. But a frantic cast of fairy tale characters have plans of their own that may or may not include a happily ever after.

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Giudizio personale: 3/5

sabato 24 giugno 2017

The spirituality of Jane Austen

Autrice: Paula Hollingsworth
Lingua: inglese
Genere: saggio
Prima pubblicazione: aprile 2017

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A dispetto del titolo, La spiritualità di Jane Austen, che in un primo tempo mi aveva portato a dubitare del fatto di volerlo leggere, il bel saggio di Paula Hollingsworth non si focalizza solo sul tema principale, ma ci regala una trattazione della vita della scrittrice inglese a 360°, includendo anche più informazioni dei Ricordi di James Edward Austen-Leigh.

Traducendo le parole dell'autrice, "Il termine spirituale è spesso usata oggi laddove la parola religioso sarebbe stata usata ai tempi di Jane Austen [...] per Jane Austen, la parola religioso avrebbe significato cristiano" e " religioso sarebbe stato sinonimo di credenze e riti degli anglicani praticanti appartenenti alla Chiesa d'Inghilterra".

Si tratta quindi di un saggio che, raccontandoci la vita di una delle più conosciute scrittrici di tutti i tempi, ci rende chiaro quelli che per lei erano i temi più cari: la casa, la chiesa e la comunità.


Jane Austen nacque in una famiglia amorevole e di larghe vedute, supportiva, capace di creare un ambiente molto sereno e piacevole, nonché molto legata alla religiosità e alla chiesa, vista l'occupazione non solo del capofamiglia, reverendo, ma anche di altri parenti.

Viene a dipingersi un quadro molto delicato di quella che doveva essere Jane Austen ragazzina e poi giovane donna, cresciuta credendo fermamente nella giustizia, nella costanza e nella capacità di ognuno di migliorarsi.
Molto toccante la parte riguardante il suo trasferimento a Bath. Oltre a fornire interessantissime informazioni sulla città, l'autrice riesce a farci comprendere quanto dové essere penoso e triste per la scrittrice l'allontanamento non solo dalla casa in cui era cresciuta, ma dalla comunità di cui si sentiva parte, e da tutto ciò che aveva costituito sino ad allora la sua vita e la sua quotidianità.

Bath
Tre capitoli sono dedicati all'analisi dei romanzi completi di Jane Austen, naturalmente con un'attenzione particolare alla religiosità. C'è da dire che, pur avendoli letti e riletti innumerevoli volte, sono riuscita ancora ad imparare qualcosa.
Che in Orgoglio e pregiudizio, ad esempio, oltre al noto tema del contrasto tra essere e apparenza, vi sono quelli di morte e resurrezione (interiore) e perdita e redenzione;
che i personaggi di Mr Collins e Lady Catherine, di sicuro non un esempio di ecclesiastico e di patronessa, nascevano dalla profonda consapevolezza di Jane Austen di quanto potere e influenza avessero le persone nella loro posizione, e di quanto male potessero arrecare alla comunità.
Che in Northanger Abbey l'autrice non polemizzava contro i romanzi gotici, bensì contro il fatto che li si leggesse senza riflettere, né comprendere la differenza tra finzione e realtà.
Che in Mansfield Park, la dimora dei Bertram e i suoi abitanti possono essere visti come un microcosmo, rappresentanti la gentry inglese dei tempi di Jane Austen, in declino, soprattutto morale, salvati da Fanny, grazie alla virtù della costanza.


La stessa costanza mostrata da Anne in Persuasione, che non smette di amare nonostante si sia piegata al volere dei suoi familiari, e che, nel suo penoso trasferimento a Bath, è probabilmente il personaggio più vicino a Jane Austen, e più lontano da Catherine Morland, che nella stessa città arriva ragazzina, con tutto l'entusiasmo della sua età e l'anticipazione di nuove scoperte.

Paula Hollingsworth inoltre pone anche l'accento su una interessante questione a cui probabilmente non si pensa spesso, e cioè sul fatto che le trasposizioni su grande e piccolo schermo dei romanzi austeniani, nonché i vari prequel, sequel e variation, allontanandosi dal messaggio originale dell'autrice, così attenta alla moralità e soprattutto alla crescita e alla profonda trasformazione interiore dei suoi personaggi, abbiano contribuito a dare alle opere di Jane Austen la fama di romanzi d'amore e nulla più.

Il saggio si chiude con alcune preghiere composte dalla stessa Jane Austen. L'impressione che ne ho tratto è che la mano che le ha scritte appartenesse ad una persona estremamente sensibile e veramente amabile.

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La copertina: molto bella.
E' costituita semplicemente dall'unico ritratto che disponiamo di Jane Austen, più il titolo, dal font elegante come la disposizione del testo, non chiassoso né ingombrante.
Ha sicuramente contribuito alla mia scelta del testo.

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Descrizione: Best known for her novels Pride and Prejudice, Sense and Sensibility, Mansfield Park, and Emma, published anonymously, Jane Austen commented, critiqued, and illuminated the life of the British gentry at the end of the 18th century. But did Jane’s writings highlight anything about her own spirituality?  In this celebratory book, Paula Hollingsworth explores Jane Austen's gentle but strong faith and the effect it had both on her life and her writing. Drawing on Jane’s life story, her letters, her friendships, her books, and the characters portrayed, Paula shows the depth of Jane Austin’s spirituality. Many people take the superficial view that because she made fun of some individual clergymen—Mr. Collins in Pride and Prejudice being the most obvious example—therefore she must have made fun of faith itself. In fact, one has only to read Mansfield Park and to see the commitment of Fanny and Edmund Bertram to realize that this was far from the case. Her letters, the memoirs of her family, and her epitaph in Winchester Cathedral give a much clearer idea of her faith.

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Giudizio personale: 4/5 

domenica 4 giugno 2017

A real life faitytale: Beauty and the beast

Autrice: Jamie Brook Thompson
Sottotitolo: Silver Creek Novella Series Book 2
Lingua: inglese
Genere: retelling \ romance
Prima pubblicazione: febbraio 2017

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[attenzione: SPOILER]

Presa dal mio Progetto fiaba e spinta dalla mia predilezione per La Bella e la bestia, ho scelto di leggere questo breve romanzo, secondo volume della serie Real life fairytale di Jamie Brook Thompson.

Belle, già comparsa nel primo volume come una sorta di fata madrina per Cindee, è qui la protagonista assoluta.
L'azione si svolge ancora una volta nella piccola cittadina di Silver Creek; piccola e bigotta, dovrei aggiungere: davvero negli Stati Uniti esistono posti in cui una ragazza è giudicata male e perde tutte le sue clienti per il solo fatto di avere un piccolo tatuaggio a forma di rosa su un polso? Incredibile!


In principio la storia è interessante: Belle è una ragazza californiana con un grande talento per le acconciature; la sua famiglia è in guai finanziari a causa dei pesanti debiti di gioco di sui padre, che è per questo perseguitato da Gaston; Adam è invece un bel ragazzo che, per il suo aspetto (capelli lunghi e barba...) e il suo passato da donnaiolo, è malvisto da tutti i cittadini, che lo considerano una "bestia".

Tuttavia, non si fa in tempo a pensare che potrebbe trattarsi di un racconto carino, che le cose precipitano: a parte la chiusura mentale davvero eccessiva di chiunque, a Silver Creek, esclusa Belle, le scene che coinvolgono Gaston sono davvero ridicole: l'uomo prima costringe la protagonista a salire sulla sua auto per un motivo non meglio specificato (farle violenza? Vendicarsi del padre debitore? Usarla per ricevere come riscatto i soldi del debito?), poi rapisce Belle e il genitore tenendoli legati nella loro stessa casa. I dialoghi sono veramente assurdi e quest'ultima scena è oltremodo risibile. Davvero non riuscivo a credere ai miei occhi durante la lettura.


Adam è probabilmente il personaggio migliore, perfetto, forse troppo, anche se alcuni lati del suo carattere sono eccessivamente estremizzati (arrivare a non rispondere ad una cameriera in un ristorante mi sembra veramente esagerato), e i suoi momenti con Belle sono molto dolci. Tuttavia, mi sembra assurdo che le chieda di sposarlo la seconda volta in cui interagiscono! Sono stata seriamente in dubbio di aver saltato delle pagine! Insomma, è pur vero che si tratta di una fiaba, ma se la si definisce "della vita reale", bisognerebbe sforzarsi un minimo di rendere le cose verosimili.
Riguardo a Belle, non sono sicura che mi sia piaciuta: non è un personaggio dolce; certo, viene descritta come una ragazza capace di saltar fuori da un'auto in corsa e di tener testa a chiunque, ma francamente l'immagine che ne viene fuori non è quella di una persona forte - qual era forse l'intento dell'autrice - bensì quella di una donna irritante e anche leggermente presuntuosa. E naturalmente per descriverla come la californiana disinibita e dalla mentalità aperta, non c'è niente di meglio che fare in modo che salti addosso ad Adam alla prima occasione. Molto stereotipato e triste...


Come in Cinderella, l'autrice si è sforzata di inserire quanti più elementi possibile della storia disneyana che tutti conosciamo, alludendo, alla fine, anche a una cuoca "arrivata da New Orleans", protagonista del volume successivo. Mi sarebbe piaciuto molto se ci fossero stati altri servitori oltre al corrispettivo di Lumiere, e che questi fosse stato qualcosa di più di una comparsa.
Malgrado le buone intenzioni, il racconto, almeno per quanto mi riguarda, si è rivelato piuttosto deludente, ma ha avuto il merito di "scuotermi" e di spingermi a cercare, per la prossima volta, un buon libro, finalmente!

Riguardo alla scrittura, da segnalare alcuni dialoghi in cui, ad un certo punto, non è più ben chiaro chi sia a parlare.

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Trama: There's a tale as old as time of two people falling in love, but what happens when Belle won't have anything to do with it. Join her with this real life fairytale set in the small town of Silver Creek to find out how she’ll transform the town's beast into a handsome prince with her heart, not her beautician skills.

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Giudizio personale: 2/5

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Della stessa serie:
- A real life fairytale: Cinderella

sabato 27 maggio 2017

A real life fairytale: Cinderella

Autrice: Jamie Brook Thompson
Sottotitolo: Silver Creek Novella Series Book 1
Lingua: inglese
Genere: retelling \ romance
Prima pubblicazione: marzo 2017

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Cinderella è la prima storia della serie Real life fairytale di Jamie Brook Thompson. Ammetto di averla letta solo dopo Beauty and the Beast, il secondo volume che non ho apprezzato molto, e per questo le mie aspettative erano davvero basse. Invece la storia di Cindee, pur con tutti i suoi difetti, si è rivelata di gran lunga migliore di quella di Belle.


L'autrice ha cercato di inserire pressappoco tutti gli elementi della fiaba in un contesto moderno. Così, la protagonista è un'orfana che è stata affidata allo zio, e che vive in un capanno sul retro della proprietà da quando l'uomo si è risposato ed ha accolto con sé non solo la nuova moglie, ma anche la figlia di questa, Priscilla.

Cindee è appassionata di motori e porta avanti l'officina di famiglia, con il risultato di avere sempre e solo abiti sporchi di olio e grasso.
La storia è ambientata nella piccola cittadina di Silver Creek, in cui la gente non fa altro che spettegolare, le donne portano tutte lo stesso taglio di capelli e qualsiasi eccezione alla regola viene punita con l'esclusione sociale.
L'interesse amoroso di Cindee, il suo Prince Charming, è Henry, un ragazzo per cui ha una cotta dagli anni del liceo, ma con cui non ha mai nemmeno scambiato una parola.

E qui cominciano a vedersi le crepe di una storia, che, seppur naturalmente prevedibile, avrebbe tutto sommato potuto essere piacevole.


Henry parla per la prima volta con Cindee a causa di un lavoro in officina, e lì scopre come si chiami la ragazza; i due si vedono una seconda volta sempre per motivi di lavoro... e al loro terzo incontro parlano di matrimonio! Di certo non sono veloci quanto Belle e Adam nel secondo volume, ma, a quanto pare, se a Silver Creek una donna e un uomo passano circa venti minuti da soli, devono considerarsi fidanzati!
E poi tutto si conclude non solo molto velocemente, ma anche in modo molto banale, con i due che in quattro e quattr'otto riescono a passare da una situazione alquanto disperata al successo immediato. Molto da cartone animato.

Per quanto riguarda i personaggi, c'è da dire che i protagonisti sono carini, ma si comportano come
dei liceali e non come persone più adulte quali sono descritti; Priscilla, la cugina acquisita di Cindee, è meno che monodimensionale: tipico personaggio "cattivo", è fastidiosa, viziata, esageratamente odiosa, malvagia - ma stupida, come tutti i malvagi che si rispettino e che vanno acciuffati - e, naturalmente, meno bella della protagonista.

Lo stile è semplice e chiaro, ma l'autrice tende ad usare un vocabolario poco ricco, utilizzando gli stessi termini innumerevoli volte e dando così l'impressione che le frasi continuino a ripetersi.

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Trama: If a dream is a wish your heart makes then Cindee Ellis is in major trouble. There’s no way Henry Christensen will ever notice her under all those oil stains and brake fluid splattered across her shirt. Unless—she’s dead wrong about him. Join her with this real life fairytale set in the small town of Silver Creek to find out how she’ll work her guts out to make her own happily ever after.

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Giudizio personale: 3/5

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Della stessa serie: