sabato 29 gennaio 2011

Malombra

Autore: Antonio Fogazzaro

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Malombra non è certo un libro di facile lettura.
In esso, le descrizioni soprattutto sono croce e delizia, in quanto è vero che l'ambiente, la natura, il background in generale è parte integrante della storia e protagonista quanto e come la contessina, e che lo scrittore fa in modo di farci sentire l'odore dei fiori e la fragranza dell'erba, ma spesso tali descrizioni si dilungano un pò troppo, rallentano la lettura (e qui mi riferisco in particolar modo alle descrizioni concernenti i vari personaggi, come quelle che riguardano i sogni di gloria di Corrado Silla - a quanto pare autobiografici) ed a volte spingono a chiudere il libro.
Veniamo ai personaggi: la sensuale Marina di Malombra (in principio era Eva, ma sicuramente la ripetizione delle labiali crea un effetto diverso) non suscita simpatia; la contessina ci appare troppo presuntuosa, ingrata, cattiva, egoista; vive in un mondo di cui è assoluta protagonista, vittima e carnefice di chiunque, un mondo in cui è possibile che un soggiorno in una casa isolata si trasformi in prigionia e la convinca di essere protagonista non solo di questa vita, ma anche di un'altra, in cui si ritrova comunque vittima dai desideri di vendetta.
Corrado Silla mi ha fatto un pò pensare ad Alfonso Nitti, protagonista di Una vita di Italo Svevo. Egli è un intellettuale idealista, uno scrittore mancato, che forse pensa di meritare i suoi insuccessi e contemporaneamente incolpa per questo il destino; si crede indegno di qualsiasi forma d'amore, e quando è convinto di aver perso -o immaginato?- quello di Edith, sceglie di "cadere in basso" e "concedersi" a Marina, promessa sposa di un altro.
Edith "vince" di sicuro la gara di simpatia con la contessina, ma è comunque un personaggio che non ho trovato interessante, troppo buona, forse, nel suo voler sacrificare la sua vita e il suo amore per restare al fianco del padre.
Ho trovato molto tenera la figura di Padre Innocenzo, un uomo semplice, innamorato della sua casetta, dell'orto, dei fiori, umile, desideroso di imparare, assolutamente incapace di giudicare Steinegge, del quale invece diventa, paradossalmente, amico.
Paradossalmente perchè Steinegge è un uomo che disprezza i preti, e che si avvicina alla chiesa e a Dio solo per amore della figlia Edith ritrovata dopo anni. Si tratta di un personaggio che scopriamo a poco a poco, un uomo che ha molto sofferto nella sua vita, ma semplice almeno quanto Padre Innocenzo, capace di aprire il suo cuore a chiunque possa dimostrarsi un amico sincero.
Il conte Cesare, zio di Marina, è probabilmente la figura più disincantata del libro; egli ospita una nipote che lo disprezza, è abbandonato da Silla e poi da Steinegge, si ritrova circondato da parenti avidi e paga per colpe che non ha commesso.
I Salvador, Nepo e la madre, contessa Fosca, sembrano dapprima dei personaggi quasi comici, ma si rivelano poi interessati esclusivamente al denaro del conte Cesare. Drammatica la scena in cui, con il conte appena spirato nel letto, Nepo apre freneticamente tutti i mobili della stanza alla ricerca del testamento.

Ciò che colpisce, di Malombra, è la sua universalità.
Infatti, così come Piccolo mondo antico, con i suoi dialetti, le stradicciuole, i piccoli gesti quotidiani, era un romanzo ben collocabile nello spazio e proprio di un determinato luogo d'Italia, Malombra, eccetto pochissime parole dialettali attribuibili per lo più alla contessa Fosca, potrebbe appartenere a qualsiasi luogo.
Il Palazzo, ad esempio, starebbe benissimo in una desolata campagna inglese, ed è il fulcro gotico del romanzo.
Bellissima la descrizione della cena in terrazza; un pò amaro il finale, ma probabilmente l'unico possibile.

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Retrocopertina: In un lugubre castello vive, rinchiusa dallo zio Cesare, l'affascinante contessina Marina di Malombra. La giovane nobildonna trova in un angolo del castello un messaggio, forse proveniente dall'oltretomba, che la spinge a identificarsi con Cecilia, un'antenata che il padre di cesare, accecato dalla gelosia, aveva costretto a morire nello stesso cupo maniero. Marina, nel rivivere la tragedia di Cecilia, viene presa nel gorgo di una progressiva allucinazione che non potrà non concludersi in modo fatale.
Opera prima di Fogazzaro narratore, Malombra rappresenta nella letteratura italiana un originale esempio di romanzo "gotico". Scritta sotto la suggestione delle nuove esperienze delle scienze del profondo e dell'occultismo, questa storia "nera" e fosca apre uno squarcio, attraverso l'inquietante figura della protagonista, nelle regioni misteriose, enigmatiche dell'animo umano.

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Giudizio personale: 2/5

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Da Malombra sono stati estratti vari film, tra cui quello del 1942 diretto da Mario Soldati, con Isa Miranda nel ruolo di Marina e Andrea Checchi in quello di Corrado.


Il film è di altissima qualità; la storia è aderentissima al romanzo (solo il personaggio del conte Cesare, a mio avviso, è stato tratteggiato più severamente); Isa Miranda, che il regista non avrebbe voluto per la parte di Marina, ci regala un'interpretazione ottima, ella è capace di passare dal ruolo della ragazzina spensierata qual è la contessina al sua arrivo al Palazzo, alla donna folle e vendicativa diventata dopo il ritrovamento della lettera di Cecilia; piacevole anche l'interpretazione di Andrea Checchi; piuttosto piatta, invece, quella di Irasema Dilian, nel ruolo di Edith. Purtroppo i tempi cinematografici non lasciano molto spazio a Padre Innocenzo.

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