domenica 15 giugno 2014

Uomini che odiano le donne

Autore: Stieg Larsson
Titolo originale: Man som hatar kvinnor

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Uomini che odiano le donne è il primo volume della trilogia scritta da Stieg Larsson (che, leggo con tristezza, è morto molto prematuramente a causa di un attacco cardiaco, ed aveva in mente una serie di ben 10 romanzi).
Mi piacciono molto i libri corposi, ambientati in paesi di cui di solito leggo poco - in questo caso la Svezia -, nonché le saghe familiari, e Uomini che odiano le donne è tutto questo.
I personaggi sono molto ben delineati, in particolare mi sono piaciuti moltissimo Lisbeth Salander, protagonista molto particolare, e il tenace e manipolativo Henrik Vanger - che però riesce a fare anche tenerezza -, capostipite della grande famiglia Vanger, alla ricerca di una risposta alla scomparsa della sua nipote preferita, Harriet.
Inoltre, ho apprezzato molto la questione finanziaria ruotante intorno a Wennerstrom, nonché le descrizioni della cittadina immaginaria di Hedestad.
Mi ha lasciato invece un po' perplessa la parte in cui l'autore narra del nuovo avvocato tutore di Lisbeth, e le sue violenze nei confronti della ragazza: probabilmente si voleva delineare ancora meglio la protagonista, o, quasi certamente, sottolineare l'odio di alcuni uomini verso le donne, così come recita il titolo, ma ho trovato il tutto un po' forzato ed evitabile.
Le indagini sulla scomparsa di Harriet e la storia della famiglia Vanger mi hanno avvinto molto, tuttavia, una volta scoperta la verità e i motivi della sparizione della ragazza, mi sono sentita profondamente delusa: la storia aveva il sapore del già letto... davvero mi aspettavo di più.
Una svolta diversa, un colpevole insospettabile, avrebbero fatto di questo libro un romanzo da consigliare a chiunque .
Molto delicata la descrizione del sentimento che sboccia pian piano in Lisbeth, e che le permette, per una volta, di aprirsi al mondo. Temo però che, a causa della prematura scomparsa dell'autore, la storia orizzontale che si è andata a poco a poco delineando, non giungerà, nei due volumi successivi, a una vera e propria conclusione.

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Quarta di copertina: " Ti racconterò la storia della famiglia Vanger. E' una storia lunga e cupa, di odio, liti familiari e smodata avarizia.
Il motivo che mi spinge è il più semplice: la vendetta. E ciò che desidero è che ascolti la mia storia fino in fondo. "

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Trama: Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda, un rito che si ripete puntuale e risveglia l'inquietudine di un enigma mai risolto. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista Millennium, specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.

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Giudizio personale: 4/5

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(Aggiornamento 4 settembre 2015)

Uomini che odiano le donne è diventato un film in Svezia nel 2009 con il titolo Män som hatar kvinnor. In Italia è stato proposto per la prima volta in chiaro da laEffe nel settembre 2015, come una serie tv divisa in due episodi da circa 90 minuti ciascuno.


Gli attori principali sono Michael Nyqvist nel ruolo di Mikael Blomkvist, e Noomi Rapace in quello di Lisbeth. In generale, tutto il cast sembra più adatto rispetto a quello del film del 2011, anche se a tratti Noomi Rapace è più aggraziata sia della collega Roonie Mara che del suo corrispettivo cartaceo.
La sigla mi è sembrata un po' strana, quasi un cartone animato - pur se con una musica almeno all'inizio inquietante - che ha fatto da "riassunto" a chi avesse già letto i romanzi.


Confesso che sono rimasta davvero sorpresa dalla qualità di questa produzione: non avevo mai visto nulla che provenisse dalla Svezia, e non mi aspettavo la bella fotografia o la bravura degli attori.
Inoltre (complice anche il lungo minutaggio), pur con qualche leggera variazione ed omissione, guardare lo show è stato come vedere il romanzo prendere vita davanti ai miei occhi: è data molta attenzione ai particolari, e quasi nulla è tralasciato.


Almeno per quanto mi riguarda, la visione del film/serie tv svedese è stata più soddisfacente di quella della pellicola di Fincher, e lo consiglio a chiunque sia curioso di vedere Lisbeth e Mikael uscire dal libro e prendere vita sullo schermo televisivo.

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Successivo alla pellicola svedese, è il film Millennium - Uomini che odiano le donne, prodotto da Stati Uniti, Svezia, Regno Unito, Canada e Germania nel 2011, per la regia di David Fincher.


A interpretare Mikael Blomkvist è Daniel Craig, mentre Roonie Mara è Lisbeth Salander, Robin Wright veste i panni di Erika Berger e Joely Richardson quelli di uno dei componenti della famiglia Vanger.
Nessuno degli interpreti delude le aspettative, Roonie Mara su tutti, ma nessuno di loro, tranne, forse, il personaggio a cui presta il volto Joely Richardson, sono fisicamente come li avevo immaginati leggendo il romanzo.


Il film è molto ben fatto, e i suoi 160 minuti passano veloci senza annoiare mai. La location mi è piaciuta, anche se sembra abbastanza strano che in una storia ambientata in Svezia, compaia spesso la lingua inglese, ad esempio nei titoli del telegiornale.


La pellicola è piuttosto aderente al libro, anche se manca - per fortuna - la storia tra Cecilia e Mikael, già impegnato con Erika e Lisbeth, e se tutta la parte finale ambientata in Australia è cassata, immagino, per questioni di minutaggio. Il risultato è comunque molto buono, la storia non risente di questo piccolo cambiamento, e la risoluzione del caso di Harriet, che nel libro mi era sembrata banale, sullo schermo invece non delude.

Di seguito, la bella sigla iniziale, della durata di ben due minuti e mezzo:



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