domenica 23 novembre 2014

La favola di Eros e Psiche

Autore: Apuleio

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La favola di Eros e Psiche è il famoso racconto di Apuleio in cui la fanciulla Psiche, a causa della sua bellezza, incorre nell'ira della dea Venere, e si ritrova sposata ad un "mostro", che si rivelerà invece il bellissimo Eros, figlio della stessa dea, di cui però la protagonista non può mai vedere il volto. Istigata dalle invidiose sorelle, Psiche rompe una promessa fatta al suo sposo, e, per ritrovare l'amore, dovrà superare alcune prove a cui verrà sottoposta dalla vendicativa suocera.
La favola fa parte dell'opera Le Metamorfosi, anche conosciuta come L'asino d'oro, ma, a causa della sua estensione e della sua popolarità nel corso dei secoli, viene spesso proposta come racconto a sé stante.
Non posso dire che il libro mi sia piaciuto tantissimo, anche se la favola ha il suo fascino ed ha il merito di essere la capostipite di tantissimi altri racconti che ne hanno mutuato alcuni elementi: l'impossibilità di vedere un marito presente solo di notte nella fiaba inglese delle Tre piume - da non confondere con l'omonima dei fratelli Grimm -; le prove da superare e l'aiuto esterno in quella orientale di Joza e Janek, nonché la famosissima La bella e la bestia, nella cui versione originale sono presenti due sorelle invidiose.
La protagonista Psiche pecca spessissimo non solo di ingenuità ma, cosa più grave, di stupidità, mentre Venere mostra tutto il suo lato umano mostrandosi ora adirata, ora crudele, ora volgarotta, ma anche risentita per il fatto di dover diventare presto nonna!
A mettere nei guai Psiche è la curiosità, uno dei temi principali del racconto. Per questo, leggendo la favola, si è tentati di pensare che essa voglia insegnarci che essere curiosi è un male, e che questo istinto porti con sé punizioni ed infelicità. In realtà, a quanto pare, Apuleio si riferiva ad una "curiosità sacrilega", e cioè alla profanazione dei segreti iniziatici dei culti misterici. Gli studiosi cristiani, invece, videro nella favola un significato morale, consistente nel "divieto" di vedere lo sposo nudo.
Affascinanti i richiami alle leggi romane sul matrimonio, e soprattutto l' "incontro" con vari personaggi della mitologia.

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Quarta di copertina: " C'erano una volta in una città un re e una regina, che avevano tre figlie bellissime..."
Comincia così, nel più classico dei modi la favola di Eros e Psiche, una lunga digressione narrativa contenuta in uno dei primi "romanzi" della letteratura occidentale, le Metamorfosi, composto nel II secolo d.C. 
L'autore è Lucio Apuleio, rampollo di una facoltosa famiglia romana della Numidia. L'episodio di Eros e Psiche rappresenta forse il momento di più alta ispirazione poetica delle Metamorfosi, carico di significati e simboli religiosi e filosofici.
Di certo la vicenda della fanciulla sposa di Amore, capace di suscitare la gelosia di Venere è un imperdibile capolavoro che ha avuto straordinaria influenza sulla letteratura e nella storia dell'arte dei secoli successivi. 

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Giudizio personale: 3/5

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