sabato 2 luglio 2016

Il nome del vento

Autore: Patrick Rothfuss
Lingua: italiano
Genere: fantasy
Prima pubblicazione: marzo 2007

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Ho desiderato per lungo tempo leggere Il nome del vento, e purtroppo devo proprio affermare che l’attesa è stata la parte migliore.

Quando, con molto entusiasmo, ho cominciato il romanzo, mi ha colpito come uno schiaffo inatteso la piattezza dello stile. Non ho potuto fare a meno di confrontarlo con quello de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin che, piacciano o meno, sono scritte in modo eccellente, e a cui la prosa di Patrick Rothfuss non è minimamente paragonabile.
Il setting è molto simile: un mondo simil medioevale privo quindi delle comodità moderne e con un pizzico di magia. L’universo di Rothfuss non è però per niente violento, e questo di sicuro non mi è dispiaciuto.
Messi a parte confronti con altre opere, Il nome del vento è stato deludente soprattutto per quanto riguarda la storia in sé.

Tutto ha inizio in una locanda, il cui locandiere, ci viene fatto ben intendere, non è ciò che sembra. Pare che egli sia considerato, infatti, ora un eroe, ora un assassino, ora un grande mago, ora un eccelso cantore o un farabutto.
Quindi, quando nella locanda fa il suo ingresso un Cronista (di nome e di fatto), e il locandiere Kote, sotto cui si nasconde il misterioso Kvothe, si accinge a raccontare tutta la sua storia, il lettore, o almeno io, immagina che davanti a sé si dispiegherà un mondo fatto di avventure, misteri e magia.
Niente di più diverso.
Dopo aver narrato, infatti, dell’infanzia di Kvothe e di alcuni anni passati dal fanciullo in completa miseria e solitudine nella crudele città di Trabean, il romanzo diventa né più né meno che la storia di un quindicenne durante i suoi primi mesi all’Accademia, una sorta di college in cui, tra le altre cose, si insegna la “simpatia”, qui nome attribuito alla magia perché basata sul legame tra le cose (la simpatia, appunto).

Il protagonista è un ragazzo piuttosto presuntuoso, che, a quanto pare, sa sempre cosa fare e come farlo bene, per poi peccare spesso di stupidità (e credo di averlo ormai ripetuto fino alla nausea, che la giovane età di un personaggio non è un pretesto valido. Gli adolescenti possono essere avventati e non avere esperienza, ma non sono stupidi).
Sua nemesi all'Accademia è Ambrose, un personaggio piuttosto stereotipato. Si tratta infatti del tipico ragazzo nobile, molto ricco, che prende di mira il compagno senza un soldo in tasca e non tollera che si faccia lo stesso nei suoi confronti. Le beghe fra i due sono ad un certo punto diventate così noiose che, nel leggere del loro ennesimo scontro, mi sono rifiutata per un po' di andare avanti.
Inoltre il protagonista-narratore predice di continuo delle conseguenze disastrose per la sua carriera in Accademia proprio a causa degli scontri con Ambrose, ma ciò, in realtà, almeno in questo primo volume, non si avvera mai.
Gli altri colleghi di Kvothe all'Accademia, sia ragazzi che ragazze, anche se poco indagati, hanno comunque una loro personalità definita.
I professori sono abbastanza stereotipati: c'è quello che prova immediatamente simpatia verso Kvothe; quello che, al contrario, tenta sempre di mettergli i bastoni tra le ruote e di farlo espellere; quello che sembra essere ormai impazzito da tempo (ma, in realtà, è palese che riesca a vedere ciò che a chiunque altro è precluso) e così via.

Per quanto riguarda i personaggi femminili, i più meritevoli di attenzione sono Devi, Auri e Denna.
La prima presta del denaro a Kvothe quando questi ne ha bisogno; benché sia una strozzina, non mi è dispiaciuta, e credo che avrebbe meritato più spazio.
Auri è un personaggio molto dolce, una ragazza piuttosto slegata dalla realtà, forse una ex allieva che non è riuscita a tenere il passo con i ritmi dell'Accademia, nei cui sotterranei vive in solitudine.
Denna, che avrebbe dovuto essere la più importante ai fini della storia, è invece una vera e propria spina nel fianco. Kvothe ne parla come di un essere straordinario, che le parole non potrebbero mai descrivere. Si tratta invece di una ragazza senza spessore, le cui caratteristiche principali - e forse uniche - sono quelle di attrarre qualsiasi uomo e di scappare, anche quando non ce ne sarebbe alcun bisogno (come nell'episodio del draccus). Il protagonista, quindi, non fa altro che cercarla, per lo più senza successo, anche se poi, chissà come, i due si ritrovano sempre nello stesso luogo, come se il mondo avesse solo tre città o giù di lì.
Per l'autore quella tra i due avrebbe probabilmente dovuto essere una grande e tormentata storia d'amore, ma, essendo piuttosto piatta e vuota, non mi ha suscitato alcuna emozione.

 Per le prime 150 pagine circa, la storia è poco accattivante; la parte centrale è abbastanza interessante, ma gli ultimi capitoli sono davvero noiosi, soprattutto quando si parla del draccus. Non vedevo l'ora che la tortura finisse!
Quello che avrebbe dovuto essere il nucleo del racconto, e cioè la ricerca dei Chandrian o di qualche informazione su di loro, non vede alcun progresso - e, a quanto pare, non ci sarà nessuna novità nemmeno nel volume successivo -.

Il nome del vento, infatti, è il primo volume di una trilogia, ma, piuttosto che lasciarmi la voglia di continuare a leggere le avventure del suo protagonista, mi ha fatto solo desiderare di starne alla larga.
Una vera delusione!

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Trama: "Ho percorso alla luce della luna sentieri di cui altri temono di parlare durante il giorno. Ho parlato a dèi, amato donne e scritto canzoni che fanno commuovere i menestrelli. Potresti aver sentito parlare di me."

La Pietra Miliare, una locanda come tante, nasconde un incredibile segreto. L'uomo che la gestisce, Kote, non è davvero il mite individuo che i suoi avventori conoscono. Sotto le sue umili spoglie si cela Kvothe, l'eroe che ha fatto nascere centinaia di leggende. Il locandiere ha attirato su di sé l'attenzione di uno storico, che dopo un lungo viaggio riesce a raggiungerlo e convincerlo a narrare la sua vera storia. Il nostro eroe muove i suoi primi passi a bordo dei carri degli Edema Ruh, un popolo di attori, musicisti e saltimbanchi itineranti che si rifà a nobili ideali. Kvothe riceve i primi insegnamenti dall'arcanista Abenthy, e viene poi ammesso all'Accademia, culla del sapere e della conoscenza. Qui apprenderà diverse discipline, stringerà salde amicizie e sentirà i primi palpiti dell'amore, ma dovrà anche fare i conti con l'ostilità di alcuni maestri, l'invidia di altri studenti e l'assoluta povertà; vivrà esperienze rischiose e incredibili che lo aiuteranno a maturare e lo porteranno a diventare il potentissimo mago, l'abile ladro, il maestro di musica e lo spietato assassino di cui parlano le leggende.

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Giudizio personale: 2/5

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