lunedì 25 agosto 2014

Persuasione

Autrice: Jane Austen
Titolo originale: Persuasion

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E' sempre piacevole per me rileggere quel "Sir Walter Elliot... "con cui si apre l'ultimo romanzo compiuto di Jane Austen, Persuasione. Non sarà un incipit ironico e conosciuto, come quello di Orgoglio e Pregiudizio, ma chi lo legge può star sicuro di stare per immergersi in una bella storia.
Benché consideri Orgoglio e Pregiudizio il romanzo più luminoso, e la protagonista di Emma l'eroina più carina a cui la Austen abbia dato vita, Persuasione è senza ombra di dubbio il mio romanzo preferito. Sin dalla prima volta in cui lo lessi, molti anni fa.
Questa volta ho preso appunti durante la lettura, cosa che assicura la mia successiva incapacità di scrivere una recensione lineare (vedi Still a young man, o la recensione di Orgoglio e Pregiudizio, che non ha mai visto la luce proprio per questo motivo).
Persuasione non è solo la storia di un amore perso e ritrovato, non ci parla solo di seconde possibilità o del coraggio di cambiare e affermare se stessi per cercare la felicità, è anche - ma probabilmente soprattutto - un'aspra critica alla nobiltà del tempo, a quel ceto ormai in rovina che non riesce ad accettare il cambiamento e si crogiola nel passato e nel suono dei propri titoli nobiliari (proprio come Sir Walter, che non fa altro che sfogliare il suo prezioso Baronetage).
Il romanzo, come al solito, sa suscitare le più svariate emozioni, soprattutto, credo che faccia molto male e molto a lungo, come dopo quel primo incontro tra Anne e il Capitano Wentworth dopo la separazione, quando la donna si rende conto dell'enorme distanza che adesso li separa, ed inoltre apprende con dolore di essere cambiata così tanto, e in peggio, che lui avrebbe fatto fatica a riconoscerla, o quando, a Lyme, pensa con rimpianto degli ufficiali fraterni amici di lui: "Sarebbero stati tutti amici miei."
Ma c'è spazio anche per le emozioni positive, come quando il Capitano si preoccupa che Anne si sia stancata troppo e non solo sollecita un passaggio da parte dei Croft, ma addirittura issa Anne sul calessino, proprio quando lei aveva perso ogni speranza di un eventuale interessamento di lui, o come quando la donna è finalmente felice, al concerto, perché pensa che lui l'ami ancora.
Anne è un personaggio a tutto tondo e, per alcuni versi, a causa del suo cambiamento, simile ad Emma del romanzo omonimo, con la differenza che qui non conosciamo direttamente la giovane Anne, ma solo attraverso il resoconto dell'autrice, che ci descrive una ragazza dolce e innamorata, ma che si lascia persuadere a rinunciare alla sua felicità per una questione di classe ed interessi.
Quella che ritroviamo è una Anne ormai, potremmo dire, considerata quasi "condannata" dalla società che la circonda: è una donna ventisettenne - "vecchia", per quei tempi -, non più bellissima, molto silenziosa, poco amante della mondanità, circondata da un'aura di rassegnazione e infelicità.
Anne vive in una famiglia che le dà un "senso d'oppressione", che non la ascolta, per cui è "solo Anne", e allora la sua unica scelta, la sua salvezza, forse, è il silenzio, il non esprimersi, lasciare che gli altri non la vedano. Ma Anne è più acuta, simpatica e sensibile di quel che sembri, e il suo cambiamento sta proprio nel far finalmente sentire la sua voce, nel rifiutarsi di venire ancora persuasa e manipolata. Affronta infatti l'ira e il disprezzo del padre e della sorella quando si rifiuta di far visita alle nobili cugine Dalrymple, e quell'odio e quel disprezzo nulla possono contro la sua scelta di passare invece il pomeriggio con un'amica invalida nel quartiere peggiore di Bath. Il suo "risveglio" è ancora più lampante, però, quando si oppone ai progetti di quella Lady Russell che sì, l'ama come una figlia e vuole solo il suo bene, ma che, resa cieca dalle apparenze, non fa altro che renderla infelice ed è disposta anche a mentire pur di tenerla lontana dall'uomo che ama. Questa volta, durante la lettura, ho provato molta insofferenza nei confronti di Lady Russell. Il suo affetto nei confronti di Anne è autentico e sincero, ma è superato dalla presunzione di sapere cosa sia meglio per la ragazza, e dalla volontà di mantenere il controllo degli eventi.
Scevro da qualsiasi sentimento di affetto sembra invece Sir Walter, che incarna la vanità e l'orgoglio, e vive in un mondo che ormai sta scomparendo, non guarda al di là del proprio naso e giudica le persone in base al loro stato sociale, nonché secondo l'aspetto fisico.
L'orgoglio di appartenere alla famiglia degli "Elliott" è condiviso anche dalla figlia Mary, uno dei personaggi secondo me più riusciti di Jane Austen. Mary è una di quelle figure divertenti, in un certo qual modo, se incontrate in un romanzo, ma che, se fosse reale, sarebbe insopportabile. E' ipocondriaca, vittimista, egocentrica ed egoista. Nemmeno i suoi figli hanno più importanza di lei stessa, e strappa un sorriso amaro quando dice ad Anne di restare con il piccolo Charles momentaneamente infermo mentre lei va a cena nella casa grande per conoscere il Capitano Wentworth. "Tu, che non hai i sentimenti di una madre" dice alla sorella " sei di gran lunga la persona più adatta (a restare) ." Il suo matrimonio con Charles è un altro esempio austeniano di coppie mal assortite, il cui legame si regge in piedi solo perché deve, ma che non garantisce di certo la felicità.
Esempio lampante, invece, di coppia felice, sono i Croft, che ho letteralmente adorato. L'Ammiraglio - che è anche molto simpatico - e sua moglie hanno condiviso e condividono qualsiasi esperienza, sono affiatati ed assolutamente indispensabili l'uno all'altra. Ho trovato molto tenera la signora Croft quando afferma, raccontando dei suoi lunghi soggiorni in nave accanto al marito, durante la guerra, di essere stata infelice e preoccupata solo una volta, quando non ha potuto seguire l'Ammiraglio. E la donna è anche esempio di cambiamento e modernità: molto spesso ci viene presentata più giudiziosa del marito, più acuta, ma non per questo da lui sminuita o disprezzata.
Anche il Capitano Wentworth fa parte della schiera di quelli che mi viene da chiamare homini novi: è infatti un uomo che ha fatto fortuna in mare grazie al proprio lavoro, e che giudica sì gli altri, ma, a differenza di Sir Walter, il suo metro di giudizio è dato dall'intelletto. E' uno dei personaggi maschili austeniani che preferisco: è intelligente, affascinante, e soprattutto continua ad amare Anne nonostante questa gli abbia spezzato il cuore e nonostante siano passati ben otto anni, durante i quali si è rifugiato nel lavoro, nel rancore, ma non ha mai sostituito la donna amata con nessun'altra.
E la lettera che le scrive alla fine del romanzo, quella che permette loro finalmente di riappacificarsi, è una delle più belle, o forse la più bella, che abbia mai letto.
Veniamo ai Musgrove: adoro quella famiglia rumorosa e chiassosa ed è molto bella la scena in cui li vediamo tutti insieme nel Capitolo secondo del Libro secondo. Mi piace la semplicità di Charles, il rapporto tra Henrietta e Louisa, e il modo in cui tutti loro trattano Anne, anche se questa volta notato un po' di egoismo da parte del primo - non troppo dissimile da quello della moglie - ed anche di Louisa, nello spingere Henrietta di nuovo tra le braccia di Charles Hayter per poter così avere il Capitano tutto per sé. Ma soprattutto ho notato che c'è, sì, amicizia nei confronti di Anne, ma che questa è chiassosa e superficiale: in realtà nessuno di loro si cura veramente di lei, le pongono domande di cui non aspettano la risposta, non si chiedono se per una volta voglia ballare invece di suonare, la usano per scaricare le proprie frustrazioni.
Della critica alla società del tempo ho già accennato sopra; riguardo allo stile, più che ironico, questa volta direi che ci troviamo di fronte ad una lingua, o meglio, una penna veramente tagliente. Ne è un esempio l'impietosa descrizione di Dick Musgrove.
L'unica cosa che non mi convince di Persuasione, è il periodo con cui si chiude il romanzo: mi sembra di avvertire una certa stanchezza da parte dell'autrice, e quasi una nube, all'orizzonte, per Anne e il Capitano.
Ma, a parte ciò, Persuasione è una storia molto delicata, che a tratti può spezzare il cuore, ma non ci priva di un meritato lieto fine.

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Quarta di copertina: Anne Elliott, la protagonista del romanzo, ha sbagliato: da giovanissima, appena diciannovenne, si è lasciata convincere dall'opposizione del padre, Sir Walter, e dalla "persuasione" di Lady Russell a rompere il fidanzamento col giovanissimo ufficiale di marina Frederick Wentworth, amatissimo ma non ricco. Adesso, a ventisette anni, Anne è sola; per di più le sorti economiche della sua famiglia hanno subito un rovescio e il padre è stato costretto a dare in affitto la propria tenuta all'Ammiraglio Croft.
Ma un giorno l'Ammiraglio riceve la visita del proprio cognato, un affermato e facoltoso capitano di marina: è Frederick, e questa volta, otto anni dopo, Anne ha la sua seconda occasione. Ultimo e più maturo romanzo della Austen, Persuasione contiene un impareggiabile ritratto della provincia inglese d'inizio Ottocento e, attraverso la contrastata vicenda della protagonista, una intensa polemica antiaristocratica.

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Giudizio personale: 5/5

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Una bella rivisitazione in chiave moderna di Persuasione è Persuade me, di Juliet Archer.

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Da Persuasione è stato tratto, nel 1995, un film omonimo diretto da Roger Michell e con Amanda Root nel ruolo di Anne e Ciaran Hinds in quello del Capitano Wentworth.


 Il film è molto aderente al romanzo e mi piace tantissimo. Certo, al pubblico odierno Amanda Root può sembrare più grande di una donna di ventisette anni, ma è capace di espressioni che la fanno sembrare una bambina, e mi piace nelle scene in cui tira tira fuori quella parte di Anne spesso nascosta ai più e sempre in famiglia, l'entusiasmo e il piacere, ad esempio, nell'incontrare i Croft a Bath.


Il resto del cast mi sembra perfetto, ad eccezione, forse, di Phoebe Nicholls nel ruolo di Elizabeth Elliot, non perché l'attrice non si a brava, tutt'altro, ma perché mi è sembrato che con lei si sia voluto utilizzare il cliché della sorella che, essendo "cattiva", debba essere necessariamente anche più brutta della sorella "buona" (cosa che non accade nel romanzo, dove Elizabeth è descritta come molto più carina di Anne).


I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati, in particolare Mary (Sophie Thompson). La fisicità dell'attrice ed il modo in cui è stato scritto il suo ruolo, ci offrono il ritratto di una donna vittimista, orgogliosa e ipocondriaca (in poche parole, insopportabile), che sembra davvero appena uscita fuori dalle pagine del romanzo austeniano.


Nel film si è riuscito a dare anche molto spazio ai Croft, e a descrivere il loro rapporto sereno e la loro complicità, nonché la simpatia dell'Ammiraglio.


Molto particolare Lady Russell riguardo all'aspetto fisico: durante la lettura del libro io la immagino sempre più anziana e con abiti più tradizionali, mentre nella pellicola mi appare ogni volta piuttosto... "esotica" (i suoi copricapi, in realtà, sono molto simili a quelli sfoggiati da Mrs Croft. Non so se si trattasse o meno di una moda del momento, ma, nel caso della moglie dell'Ammiraglio, mi sembrano più adatti a causa della sua vita spesa per gran parte in viaggio in luoghi molto lontani, e con usi e costumi diversi dall'Inghilterra della Reggenza). 


Ciaran Hinds mi sembra invece perfetto nel ruolo del Capitano. E' credibile nelle vesti di uomo di mare, ed è capace di rendere appieno, di volta in volta, l'imbarazzo, il rancore, la gelosia, "l'agonia e la speranza".


Molto bella la scena della lettera, ma in generale tutte le scene che vedono insieme i due protagonisti. 
Come il romanzo, il film è capace di trasmettere allo spettatore emozioni molto diverse. Unico momento che mi fa un po' arricciare il naso è quello in cui Anne letteralmente rincorre il Capitano che sta andando via durante il concerto, attirando l'attenzione di molti degli astanti. La scena in sé non è brutta e comunica il senso di disperazione di Anne, solo pochi minuti prima così felice, e la rabbia, la gelosia e il rancore di nuovo affiorato di Wentworth, tuttavia ogni volta che guardo il film, ho sempre l'impressione che una Miss, a quei tempi, non si sarebbe mai comportata in tal modo.

Alcune foto promozionali




La scena della lettera:


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E' del 2007, invece, un nuovo adattamento della ITV.


Sally Hawkins è Anne e Rupert Penry-Jones interpreta Frederick Wentworth, mentre i fan di Buffy, the Vampire Slayer riconosceranno, nei panni di Sir Walter Elliot, Anthony Stewart Head, per molti anni l'Osservatore Rupert Giles nello show di Joss Whedon.


Il film non mi è piaciuto per niente. Probabilmente ci si voleva discostare dall'adattamento del 1995, ma in questo modo si sono prese le distanze anche dal romanzo austeniano.
I personaggi non sono indagati a fondo; un esempio lampante è Mary, la cui caratterizzazione mi era tanto piaciuta nella pellicola precedente, mentre qui è solo un'ombra di quella che dovrebbe essere, o i Croft, a cui si dà pochissimo spazio. Inoltre per un po' ho fatto fatica a capire chi, tra le attrici che le interpretano, fosse Henrietta e chi Louisa, tanto sono superficiali e solo abbozzati i loro personaggi.


Anche molti eventi del romanzo originale subiscono delle variazioni: passi che siano i Croft a suggerire spontaneamente di portare con sé Anne sul calessino (a cui segue una scena invero divertente del Capitano che ce la issa a forza) o che Mrs Smith possa camminare e correre, ma mi è sembrato che alcune scelte abbiano davvero rovinato la storia. Mi riferisco a uno dei dialoghi più importanti (se non quello più importante, che permette il plot twist decisivo) di Persuasione, quello sulla differenza dei sentimenti tra uomo e donna e sulla loro costanza: qui, "traslato" a Lyme, avviene tra Anne e il Capitano Benwick e non tra la protagonista e il Capitano Harville, e, inoltre, ben lontano dalle orecchie di Wentworth.


La più deludente, però, è stata la scena della lettera. Questa, com'è logico, non viene scritta dopo lo scambio di opinioni suddetto, visto che non viene ascoltato dal Capitano. La lettera è recapitata a mano da Harville, ed Anne sembra letteralmente percorrere mezza Bath di corsa per dare la sua risposta a Frederick...

Il trailer in occasione dell'uscita del DVD:

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Di Persuasione si parla anche nel film La casa sul lago del tempo (che è esso stesso una storia sull'attesa), con Sandra Bullock e Keanu Reeves.


Il romanzo è quello preferito dalla protagonista, Kate,che lo dimentica alla stazione (e ciò permette a lei e ad Alex, il protagonista maschile, di vedersi per la prima volta);


ne parla con Alex durante una festa di compleanno,

 

e lo tira fuori da un nascondiglio sotto un'asse del pavimento, come un tesoro, quando la sua vita sembra aver perso smalto (e amore).


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